Stregata dalla Luna

stregata_dalla_luna_locandinaQuesta volta scrivo del primo film che abbia mai visto in lingua originale. Un (ormai) classico del (lontano) 1987, vincitore di tre premi Oscar: Cher come Migliore attrice protagonista, Olympia Dukakis come Migliore attrice non protagonista, e John Patrick Shanley per la Migliore sceneggiatura.

Loretta Castorini/Cher è una vedova 37enne, figlia unica di una coppia di italoamericani di seconda generazione, che vive la sua vita quotidiana da ragioniera con una certa rassegnazione, fino a quando un uomo che lei frequenta, Johnny Cammareri/Danny Aiello, le chiede di sposarlo e lei accetta (non senza fare un po’ di storie). Prima del matrimonio però, lui deve partire per la Sicilia per andare al capezzale della madre moribonda, e chiede a Loretta di contattare suo fratello Ronnie/Nicolas Cage con cui non corre buon sangue da cinque anni. Lui parte, e lei comunica alla famiglia la notizia: la madre Rose/Olimpia Dukakis non appare molto convinta, tormentata nel frattempo dal sentore di una relazione extraconiugale del marito, ed il padre, Cosmo/Vincent Gardenia, non approva il matrimonio e si rifiuta anche di pagare per il matrimonio. L’unico che non si esprime sul matrimonio ma che cercherà poi di far ragionare Cosmo, è il nonno di Loretta.
La vita prosegue e la notizia raggiunge lo zio materno di Loretta, Raymond Capomaggi/Louis Guss e sua moglie Rita/Julie Bovasso, e proprio quest’ultimo, davanti alla tavolata imbandita, enuncia di vecchi ricordi sul fidanzamento di sua sorella Rose con Cosmo, e l’aneddoto che poi è una scena ricorrente durante il film: una luna incantevole, che ispira all’amore.
Loretta si da da fare per il matrimonio e come promesso al suo fidanzato, va a trovare il fratello di quest’ultimo. Ronnie non prende bene la notizia e svela il motivo in maniera molto teatrale: cinque anni prima, suo fratello Johnny era andato a trovarlo in negozio per complimentarsi per il fidanzamento del fratello e per distrazione, poggiando una mano su una’affettatrice, si mozzò le dita, e da allora, vive con una mano artificiale e lavora nel sotterraneo infornando e sfornando il pane.
La discussione fra Loretta e Ronnie prosegue nell’appartamento di quest’ultimo e finite le parole, passano “ai fatti”. Conscia dell’errore commesso andando a letto con Ronnie, Loretta scappa ma Ronnie le fa promettere che tutto rimarrà solo un ricordo se lei andrà quella sera al Metropolitan Theather a vedere “La Bohème” di Puccini.

Loretta, dopo essersi confessata dal prete che la invita a mettere giudizio nella sua vita, riprende a lavorare come se niente fosse, ma sa già che non è così, e dopo una prima tappa di lavoro (ritirare l’incasso degli zii da versare poi in banca), entra dalla parruchiera a darsi una sistemata (la parrucchiera, a vederla esclama “erano anni che sognavo una cliente così”, e ho detto tutto!), e poi a comprare vestiti e scarpe.
Rientra a casa, e sola, beve un bicchiere di vino davanti al caminetto acceso mirando i suoi ultimi acquisti (e le pubbicità di Zalando mute!) e si prepara per la serata.
Mentre lei e Ronnie – meravigliato dalla trasformazione di Loretta – assistono alla rappresentazione, la madre di Loretta va a mangiare da sola, tormentata dal dubbio e dalla gelosia, quando al tavolo accanto al suo, un professore di mezza età viene scaricato dall’ennesima studentessa. Fra Rose ed il professore si instaura un dialogo, lei vuole sapere cosa spinge gli uomini a cercare altre donne, lui tenta una risposta e la corteggia ma viene cortesemente respinto. A teatro, intanto, nell’intervallo, Ronnie incrocia il padre di Loretta (ancora non lo conosce) e Loretta incrocia l’amante di suo padre (lei non la conosce), alla fine della rappresentazione i quattro si incrociano e dopo uno scambio di battute, ognuno riprende la propria strada.
Loretta accompagna Ronnie a casa, e dopo un breve dialogo sull’amore lei accetta finalmente i suoi sentimenti e passa la notte con lui. Nel frattempo Rose, tornata a casa riceve la visita di Johnny, tornato trafelato dalla Sicilia per comunicare una novità importante a Loretta, ma dopo aver dato la risposta che Rose aspettava alla sua domanda (“perché gli uomini tradiscono?”) se ne va, con l’intenzione di ripassare la mattina dopo.

La mattina dopo, Loretta torna a casa innamorata e trasognante, e trova sua madre in cucina a dirle che Johnny è tornato e che sarebbe ripassato in mattinata, e rimproverandola per un vistoso succhiotto sul collo! Intanto anche gli altri componenti della famiglia raggiungono la cucina:

  • papà Cosmo che dopo essere stato affrontato con determinazione da sua moglie con un breve scambio di battute, decide di lasciare l’amante, ribadendo (per la prima volta nel film) quanto lui amasse ancora sua moglie,
  • il nonno che per quasi tutto il film, non faceva altro che andare a spasso coi cani o a funerali, darà una lezione al figlio su come si sta al mondo (no, non lo pesta col giornale, gli fa una ramanzina),
  • Ronnie che non riusciva a stare lontano da Loretta,
  • gli zii Raimond e Rita che erano passati in banca e non sapevano che fine avessero fatto gli incassi che Loretta doveva versare il giorno prima (che invece si era pure dimenticata di passare dalla banca)
  • ed infine arriva Johnny.

Anche se il film è vecchio, ho già spoilerato abbastanza, e le carte in tavola, rispetto all’inizio del film cambiano radicalmente per il meglio e si arriva al finale con un sonoro brindisi, tutti felici e contenti.


Ottimo cast, e gli Oscar l’hanno dimostrato, carine la colonna sonora e la trama, ma lo devo dire: il film è pieno zeppo di stereotipi sugli italiani! (Ogni italiano che parlava gesticolava in maniera esagerata! Loretta che si confessa subito dopo aver fatto sesso con quello che dovrebbe diventare suo cognato, ma avanti! Gli italiani, tutti appassionati di opera?! La cucina di 50 metri quadri?! La scena con la madre moribonda, poi!! Per non parlare della scena in aereoporto: ma quali italiani – o presunti tali – all’estero si vestivano così nel 1987??!!) La regia e la sceneggiatura, in America sono stati ampiamente apprezzati per questo, per aver venduto il classico stereotipo degli italiani. Non è quindi un caso che in America sia risultato il film con maggiore incassi della stagione.  Forse non è un caso che non abbia partecipato al Festival cinematografico di Venezia, tuttavia, in Italia, Cher ha vinto un David di Donatello come Migliore attrice straniera.

Nonostante siano passati più di 30 anni, rimane una delle commedie più gradevoli degli anni ’80, da vedere sul divano con tanto di popcorn e bibite.

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02.02.2020 – La notte che uscimmo dall’Euro

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euroSergio Rizzo ha pienamente dimostrato di appartenere alla vecchia scuola di giornalismo e scrittura con questo “romanzo” che descrive in maniera semplice e iper-realistica il peggior scenario che l’attuale Governo possa provocare (e che gli dei ce ne scampino)!

Tutto comincia dall’esito disastroso di un summit tenuto segreto “e a titolo personale” condotto dal Presidente del Consiglio italiano con il Ministro delle finanze tedesco – la cancelliera a questo giro non voleva perdere tempo con l’avvocato – in cui il Presidente si rende conto di essere stato una semplice marionetta in un gioco al massacro più grande di lui. Sergio Rizzo annota la sequenza di eventi che porterà al più grande disastro dell’Italia Repubblicana: l’uscita dell’Italia dalla moneta unica e dall’Unione Europea.
In sottofondo l’ottusità, le mediocrità, le meschinità, l’ignoranza dei politici che compongono l’esecutivo, descritti minuziosamente ma senza mettere nomi – è facilissimo individuare chi è chi – e alcuni personaggi di contorno: una funzionaria di banca che osserva non senza timore le speculazioni che agitano i mercati, con un marito portavoce del vicepremier che non esita a “intascare qualche piccolo extra facendo favori agli amici venuti da lontano”, un grafico incisore in cerca di vana notorietà, ed uno speculatore senza scrupoli.

Lo scenario raccontato dal libro al momento dell’attuazione del cosiddetto piano “B” (piccolo spoiler necessario: si, quello ipotizzato dal Ministro Savona che voleva stampare ed immettere una nuova moneta nazionale nel giro di un fine settimana) è stato già enunciato da molti giornali finanziari e raccontato da Sergio Rizzo assume una verosimiglianza, un riscontro con la realtà, che fa davvero rabbrividire per la crudezza e la rapidità con cui si avvia il Paese alla catastrofe.
Dei tanti libri di romanzi distopici (o di fantapolitica, se vogliamo) che ho letto, questo è il libro più oggettivo e raggelante che abbia mai letto, con buona pace di “2061”.

Il finale è forse scontato o magari deludente (soprattutto per chi si dichiara “sovranista”) e Sergio Rizzo “ritrae” l’attuale Presidente del Consiglio (pur senza nominarlo mai) con una personalità decisamente diversa da quella mostrata dal soggetto reale stesso ai mass media, ma per la prima volta, voglio finire una recensione consigliando un libro molto più utile per capire in che punto ci troviamo e che mi è stato consigliato a mia volta da una persona che stimo: è un libro di Carlo Cottarelli (si, quello sfanculato in una trasmissione televisiva da colei che fu poi nominata viceministro all’economia) e si intitola “I sette peccati capitali dell’economia italiana”.

A cosa serve San Valentino? – 3a parte

Ebbene si, ecco la terza ed ultima parte di questo lungo lungo articolo.
Non ho trovato una risposta, in mezzo ai miei ricordi, ma forse la vera domanda era un’altra. Tuttavia, anche se non ho trovato una risposta, non mi andava di rimanere in silenzio e allora eccovi qualcosa che non avevo ancora fatto su questo blog: un racconto.

Buona lettura!


15 febbraio 2019 – Reggio Emilia
Dopo una giornata di lavoro, un uomo stanco arriva a casa, di sera tardi.
Apre il cancelletto, e lo accompagna a chiudere con la mano per non fare rumore.
Apre il portone del palazzo, e accompagna anche quello con la mano, a chiudere senza far rumore.
Sale pian piano le scale che lo conducono al suo appartamento all’ultimo piano, inserisce la chiave e apre il portone per poi richiuderlo subito dopo dietro di sé, e posa a terra la sua borsa. Accende la luce, ed entra in cucina, poggiando la giacca sulla sedia e prendendo dal frigo il piatto di avanzi del pranzo, e la margarina.
Apre la valvola del gas, prende una padella, ci butta una leggera foglia di margarina e accende il fuoco per poi buttarci dentro quei 4 fusilli aglio olio e peperoncino avanzati a pranzo, intanto mette le polpette a scaldare nel microonde e va a togliersi rapidamente le scarpe per indossare le ciabatte. “Bel San Faustino!” – pensò fra sé – “Come che non bastasse quell’inutile scemenza di San Valentino! Festa inutile, ma a che serve?”
L’uomo cena in cucina, senza voglia di sentire alcun rumore attorno a se, nemmeno quello della tv.
Appena finito, lava quelle poche stoviglie e guardando verso fuori…

Indossa la giacca della tuta, apre il balcone e mette fuori il tavolino della cucina e una sedia, accende un paio di cerini, e torna dentro per prendere un bicchierino e una bottiglia di vodka alla pesca e una donna altissima e slanciata con lunghi capelli color della notte, elegante e austera con quel suo lungo abito stellato, scura ma dall’aspetto rassicurante, si siede sulla sedia vuota. L’uomo posa il tutto sul tavolino, guarda la signora e la saluta con un cenno del capo, e prende un altro bicchierino ed un’altra sedia. Riempe il bicchierino e poi lo porta vicino al labbro e annusa la vodka. Uno dei cerini si spegne.
– “Cosa fissi?” chiese la Solitudine all’uomo col bicchierino in mano.
– “Il mondo là fuori. -rispose l’uomo- E come una versione sfigata di Amélie Poulaine, mi chiedo quante coppie in questo momento stanno avendo un orgasmo.”
– “Mh. E non hai ancora bevuto!”
– “In realtà mi chiedo se ho ragione. Se è vero che nasciamo con un orientamento sessuale o un altro, in modo da avere un indizio per trovare l’anima gemella.”
– “Teoria interessante.”
– “Penso alle coppie che ho conosciuto e che stanno insieme nonostante tutto. Ammiro la loro forza, ammiro il loro amore, e in un certo senso, li invidio un po’.”
– “Se sono qui è perché non sei innamorato, lo sai bene questo, invece di guardare e invidiare, perché non ti dai da fare?”
– “Perché per me è troppo tardi ormai. All’amore che sboccia come nei film, o robe del genere, almeno per me, non ci credo più!” E detto questo, l’uomo svuota il primo bicchierino. Lo riempe di nuovo e ricomincia ad annusarlo.
– “Non ti sembra di esagerare?”
– “La mia storia la conosci. Mi conosci meglio di quanto mi conoscano i miei genitori.”
– “Sei stato innamorato anche tu.”
– “Anche troppe volte, ed ora non ci riesco più, ho fatto troppi errori.”
– “Gli errori servono a crescere, se impari dagli errori che hai fatto.”
– “Oh si, ho imparato eccome, che senso ha amare qualcuno chi non è la tua anima gemella? A niente, forse solo a sfogare gli ormoni. Ho amato uno che voleva solo farsi “sturare”. Ho amato uno che era troppo ubriaco per vedermi bene e che ci ha messo tre mesi per confessarmi la cosa illudendomi. Ho amato uno che prendeva più uomini che ossigeno. Ho amato uno che mi ha preso per nave scuola per mollarmi poi per un modello. Ho amato uno che se la spassava con qualsiasi creatura vivente e respirante, d’età compresa fra i 18 ed i 40. Ho amato uno psicolabile fissato che se torna a contattarmi è la volta buona che lo denuncio per diffamazione e stalking e gli andrebbe pure di lusso!” Giù il secondo bicchierino, e riempe il terzo.
– “Ci sarà qualcun altro se solo gli andassi incontro.”
– “Chi? Un altro psicolabile fissato come quello che voleva fistarmi per non tradire il suo fidanzato? Giusto per dirne uno, ma anche no, basta! Mi sono stancato! Ormai, quelli della mia età, se sono buoni e validi, sono già accoppiati. Altrimenti nessuno li ha voluti perché hanno qualche magagna, qualche tara.”
– “Quindi tu che magagna o che tara hai?”
– “Io? Ho avuto la sfortuna di incontrare il mio ultimo ex, ma maledetto quel giorno! Dopo di lui ho paragonato lui ed i suoi predecessori con l’unico che mi ha amato veramente. Da allora non riesco nemmeno a concepire l’idea di innamorarmi, ecco qual’è la mia tara!”
– “Chi ti ha amato veramente?”

L’uomo non risponde, mantiene lo sguardo fisso sul vuoto. tracanna il terzo bicchierino e  lo riempe nuovamente.
E la Solitudine incalza:
– “Avanti, dimmelo. Chi ti ha amato veramente?”
– “Lo sai già chi era la mia anima gemella. Non c’è più, rien ne va plus!”
E detto questo, tracanna anche il quarto bicchierino. Riempe il quinto.
– “A volte mi manca da matti. Eppure sono andato avanti. Ho fatto da solo quello che avrei voluto fare con lui.”
– “Ti ho visto infatti, i viaggi, le esperienze, la casa. Io sono la Solitudine, ricordatelo.”
– “Se solo avessi avuto il coraggio allora.”
– “Cosa sarebbe cambiato?”
– “Forse ora non saresti qui a tormentarmi.”
– “Io non tormento, osservo soltanto. Io sono un’astrazione, mica mi diverto, in questi momenti non sei molto simpatico.”
– “Ah questa poi! Sto sui cohones anche alla Solitudine!” E tracannò il quinto bicchierino, riempì poi il sesto.

L’uomo cominciò a sentire il calore dei cinque bicchierini di vodka, e si giro a contemplare la bottiglia di vodka alla pesca, comprata anni prima.
– “Non ricordo più quando ho comprato questa bottiglia.”
– “Era il periodo che andavi spesso in discoteca, è un peccato che non ci vai più!”
– “Non ho più il fisico, dopo che ho smesso di fumare mi son lasciato andare.”
– “Ah non ricominciare con quest’altro piagnisteo, ti prego!”
– “Per essere la Solitudine sei un po’ troppo pretenziosa, lo sai?!”
– “Disse il gran maestro dell’imprecazione creativa!”
La Solitudine continuava a sorridere enigmatica e pacata.
L’uomo tracannò il sesto bicchierino di vodka e automaticamente riempi il settimo.
– “Passano i giorni, passano gli anni, e il tempo cura solo in teoria. Ormai è troppo tardi!”
– “Che fai? Citi le canzoni della Carrà adesso?”
– “Non reggo più bene l’alcol come una volta.”
– “Bere non ti riempirà il vuoto che provi dentro.”
– “Lo so, ma che alternative ho per non pensarci?”
– “Io sono la Solitudine, non una psicologa!”
– “Nemmeno il cibo lo riempe. Neanche mi piace mangiare.”
– “Quando cucini, sei uno spettacolo, con pochi ingredienti fai dei piatti gustosi, e anche quando ti dedichi alle tue passioni te la cavi. Dovresti dedicare più tempo alle tue passioni e a te stesso.”
L’uomo beve lentamente il settimo bicchierino. E l’ottavo si riempì da solo.
La Solitudine fissava l’uomo, tante volte aveva visto sguardi così tristi, e quello che osservava adesso non era diverso dagli altri.
– “Il mio cuore è come questa bottiglia di vodka. Ogni bicchierino è stato l’uomo sbagliato di cui sono stato innamorato, e adesso quella bottiglia è vuota.”
– “E chi ha riempito quella bottiglia?”
L’uomo beve l’ottavo bicchierino e riempe il nono portando alle labbra il bicchiere, ma la risposta arriva prima del bicchierino e all’uomo stesso, la risposta non piacque affatto.
– “L’Amore!” -disse l’uomo dopo aver tracannato il nono bicchierino tutto d’un fiato.
La Solitudine sorrise teneramente all’uomo.
– “Mi chiedo dove sia andato a finire. -continuo l’uomo- Mi chiedo perché non torna da me, per alleviare questa pena.”
– “L’Amore non è come me, l’Amore è un’astrazione così complicata che nemmeno voi avete capito bene, nei secoli l’avete rappresentata in molti modi così diversi.”
– “Dici che potrei riempire da solo quella bottiglia?”
– “Hai viaggiato, hai fatto tante altre cose e con gusto, se hai fatto quelle, certo che puoi riempire quella bottiglia!”
– “E come?”
– “Ti lascio un suggerimento ma tanto ci sei arrivato da solo: amati prima te stesso, solo così puoi trovare l’amore di un altro uomo!”
L’uomo osservò il bicchierino che aveva riempito ormai per la decima volta.
Lo annusò e si bagno il labbro, poi lo allontanò da se, e pensando confusamente ai suoi viaggi, alle foto, alle escursioni in bici, alle letture, avvicinò il bicchierino al collo della bottiglia. Con pazienza e precisione, versò la vodka dentro la bottiglia, ma la bottiglia scivolò dalle mani e si schiantò a terra frantumandosi in mille pezzi.


L’uomo si svegliò nella sua cucina, con ancora i piatti da lavare.
Lavati i piatti, si recò in soggiorno, aprì il mobile bar e vide la bottiglia di vodka alla pesca ancora intatta. Ma mentre stava chiudendo l’anta, notò che mancava uno dei bicchierini.

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A cosa serve San Valentino? – 2a parte

Come affermato nel post precedente, questo articolo è stato diviso in tre parti per via degli argomenti trattati. La terza parte, uscirà fra 24 ore circa. Sempre se avrò voglia di terminarlo. Si consiglia di ascoltare anche i brani che non sono stati scelti in maniera casuale, anzi!

Buona lettura e buon ascolto!


20 agosto 2005, Teramo
Due ragazzi camminano per il centro storico, deserto quella notte, dopo aver cenato insieme e parlato a lungo, stavolta dal vivo e non per email come dallo scorso marzo erano soliti fare. Ad un tratto uno dei due si ferma e afferra l’altro per le spalle, lo porta sotto l’arco al riparo dalla luce del lampione e si baciano con trasporto. L’altro ragazzo non credeva di poter provare di nuovo qualcosa di simile. Non così a breve dopo la tragedia… Sembrava un sogno, ma stavolta non voleva commettere errori, a costo di lasciare la sua casa. Qualunque cosa potesse accadere, non avrebbe permesso al destino di ostacolare di nuovo l’amore.

26 novembre 2005, Roma – Stazione Termini
Le speranze avevano mosso un ragazzo a trasferirsi per amore. Un nuovo amore. Qualcosa che potesse far dimenticare la morte. E invece no, il ragazzo scoprì di non essere ricambiato dopo aver rinunciato al suo lavoro per trasferirsi a Teramo prima e a Pescara poi. Un guaio dopo l’altro, il lavoro precario in abruzzo sparito, e una dozzina di giorni passato inosservato nella stazione cercando di non spendere niente, in balia di un dubbio: tornare a casa dei propri genitori con una mano davanti e una di dietro, con tutti i giudizi negativi e le paternali conseguenti il fallimento, o farla finita buttandosi nel Tevere?
L’ultima notte, il vero amore si porse a dare consiglio nell’unico luogo possibile: il sogno. E svegliatosi alle 3 del mattino, uscito dal suo nascondiglio perfetto, il ragazzo si avvicinò ad una biglietteria automatica e fece il biglietto più economico per tornare a casa. Pagando, gli rimasero 20 €, e le conseguenze dei suoi errori, dell’amore non ricambiato, e del lutto che ancora provava nel suo cuore.


2 luglio 2009, Sant’Ilario
Dopo aver mangiato insieme, due ragazzi si dirigono a casa di uno dei due. Mentre guida, il ragazzo lascia la sua mano sul pomello della leva del cambio e muovendo due dita, cerca di attirare l’attenzione dell’altro ragazzo. Gli afferra la mano e la tiene stretta, quella sera sarà speciale. Sarà per la prima volta sul letto di qualcun altro, timoroso di provare dolore, e trovando invece un amante premuroso, dolce, sensibile e passionale allo stesso tempo.

22 settembre 2009, Bologna
Sull’autobus per andare al lavoro, un ragazzo con gli occhi rossi è in balia della rabbia e non vede l’ora di scendere per fumarsi qualche sigaretta prima di attaccare al lavoro e di bere qualche drink superalcolico dopo il lavoro, prima di riprendere il treno per tornare a casa. Quel mese di trasferta sembra non finire mai, e col cuore infranto, ancor di più.
Il giorno prima, mentre stava recandosi a Bologna con il regionale del mattino presto, mandò un sms al suo innamorato “buon inizio d’autunno, mi manchi!” ricevendo per risposta qualche ora dopo un sms con su scritto “voglio vederti stasera, dobbiamo vederci, voglio parlarti”… …12 ore dopo, con un giro di parole durato un quarto d’ora, quest’ultimo rispose a quel sms dicendo chiaro e tondo che non gli mancava per niente.
Era solo una storiella estiva senza importanza, preferiva star da solo.

29 settembre 2009, Reggio Emilia
Quella trasferta sembrava non finire mai, e quel ragazzo era talmente esausto da essersi addormentato sul treno prima e sul’autobus poi… dovette scendere alla fermata vicino al capolinea e attendere in quel vasto parcheggio l’autobus che lo portasse indietro, ma riconobbe un’auto con a bordo il ragazzo che una settimana prima gli aveva spezzato il cuore. Stava staccando il labbro superiore di un altro ragazzo dal fisico molto più tonico. E mentre loro si concedevano l’uno all’altro, il ragazzo alla fermata attuò la sua vendetta, soddisfacendo il suo ego ferito ma rimanendo col cuore svuotato.


10 ottobre 2010, Reggio Emilia
Un ragazzo pianifica di vedersi con la sua nuova fiamma, un angelo biondo che poco più di due mesi prima, aveva conquistato con pochi gesti semplici il suo cuore.
Dopo aver mandato un sms, riceve la risposta negativa di quest’ultimo ma dopo neanche pochi minuti, un altro sms svelava l’inghippo… si stava vedendo con una ragazza.
L’incredulità lasciò spazio alla rabbia quasi subito. Ancora una volta, una presa in giro.
Adesso basta farsi mollare, adesso basta farsi prendere in giro.

Settembre 2011, Reggio Emilia
A quasi un anno di distanza, il ragazzo tornava a casa quando nella distesa estiva di un locale, vide il suo ex angelo biondo in compagnia di una ragazza incinta e di una coppia di loro amici. Rapidamente il ragazzo si sedette in modo da farsi vedere dall’angelo biondo e dalla sua compagnia. Il ragazzo ordinò un long drink e cominciò a sorseggiarlo in maniera esasperatamente lenta ammiccando e facendo smorfie rasenti l’osceno in direzione del ragazzo biondo che cominciava a sudare sempre di più. Dopo un’abbondante mezzora si alzò e si avvicino a lui e alla sua compagna, E quando aprì bocca, il biondo sudato e bianco in volto, trattenne il respiro, mentre la ragazza incinta ringraziò il ragazzo in piedi per averle detto che era caduto il suo foulard, neanche se ne era accorta.


23 aprile 2011, Modena, Bologna, e Reggio Emilia
Un ragazzo che ha finito di lavorare si precipita in stazione per prendere il treno che porterà lui ed il suo ragazzo – salito a Reggio Emilia – a Bologna. Fa giusto in tempo ad arrivare e salire su una vettura a caso, per poi cercare il ragazzo che lo sta aspettando.
Lo trova due carrozze dopo, che parla con un altro uomo. Per un attimo un campanello d’allarme suona agitato dalla gelosia, ma il sentimento calma l’anima, nessuno è perfetto.
Un salto alla libreria gay, una cena sotto le due torri (o quasi), e si rientra a casa a Reggio Emilia. Si festeggia un mese di relazione con una notte di passione. E pazienza se uno dei due vuole la colonna sonora.

26 giugno 2011, Amsterdam
Un ragazzo cammina lungo i canali della capitale olandese con in mano la sua fotocamera, dopo aver visto musei, e fotografato piccoli particolari che attirano la sua curiosità, il suo occhio, un sorriso. Il telefono riceve un sms e la sua suoneria spaventa e fa andare via le oche che stava fotografando mangiare pezzi di pane buttati da una ragazza e da quella che ad un occhio attento sembra essere qualcosa di più di una semplice amica. Letto l’sms, il ragazzo è tentato di buttare il telefono nel canale, anche se in realtà vorrebbe buttarci il mentecatto che glielo ha mandato. Si trattiene a stento. Il pomeriggio rovinato da un’insulsa richiesta di scuse e un patetico tentativo di allacciare una relazione tossica e ormai disintegrata dalla vigliaccheria e dalla “voglia”, finisce in una birreria.

Ottobre 2011, Reggio Emilia
Un ragazzo è appena tornato a casa da uno speed date bolognese. Gli unici due interessati a lui erano un sadomasochista ed un insegnante sulla soglia della pensione. Qualche ora dopo, si mette in chat, alla ricerca di un incontro per dare libero sfogo ai suoi ormoni repressi. Invece litiga in chat con il ragazzo che ha mollato mesi prima e che gli aveva rovinato un pomeriggio della sua vacanza ad Amsterdam. Inorridito dalle bugie che si sono svelate in quella litigata, comincia a vomitare come se non ci fosse un domani. Chiama al lavoro e avvisa che non andrà perché sta male. Innervosito, comincia a bere del thè sperando che passi, ma niente da fare. E tra una tazza di thé ed una volata presso tutt’altro tipo di “tazza”, mette a fuoco una tremenda verità, svenendo sul pavimento.


Fine della seconda parte

A cosa serve San Valentino? – 1a parte

Una piccola premessa: quest post è stato diviso in tre parti non tanto per la lunghezza del post in sé, quanto per il tema trattato nei vari paragrafi. Il tutto rientra sia nelle riflessioni profonde che negli sfoghi. Il tutto accompagnato da brani musicali non scelti a caso.

Buona lettura e buon ascolto.



Giugno 2004, Roma, Galleria Sordi – ex Galleria Colonna
Presso la libreria, un ragazzo osserva vecchi cd scontati del 15 %, cercando la canzone della sua storia d’amore, invece ne afferra un altro e mentre sta leggendo le tracce, girandolo, gli scivola dalle dita e quasi gli cade per terra. Uno strano presentimento gli attraversò la schiena e comprò quel cd, pensando che anche quello, come regalo, non era affatto male. Non riuscì a farlo incartare, non voleva farsi vedere dalla comitiva di vecchietti con cui era, e poi dovevano andare alla vecchia autostazione Tiburtina se non volevano rimanere appiedati. SI ricongiunse lì con il suo ragazzo a cui passò il cd regalo che aveva comprato per lui. Fu un regalo molto apprezzato. E complice il pannello con mensola davanti, si tennero per mano per tutto il viaggio di ritorno. Unico contatto che potevano permettersi, nascosto agli occhi degli sconosciuti conterranei o no, che viaggiavano su quello stesso autobus.

14 Settembre 2004, Milano e Roma
In quella notte di fine estate, una delle migliori voci italiane si spegne dopo aver lottato per anni contro il cancro. Giuni Russo, una vita dedicata interamente e con passione alla musica, aveva da poco compiuto 53 anni. In quello stesso giorno, una terribile sentenza medica non dava più speranza, le precedenti sere d’agosto sarebbero state – da li a breve – un dolce/amaro ricordo. Di uno dei due.

Agosto 2004, pressi di Amantea
Una notte in campeggio solitari, due ragazzi hanno montato la tenda vicino a dei ruderi di un antico monastero caduto in rovina da secoli. Stanchi, ascoltano un po’ di musica che passa la radio, e nonostante la tenda sia montata, dormiranno abbracciati dopo aver spento il fuoco, sotto le stelle, la mattina uno dei due ha uno stano pallore sul volto, forse una reazione allergica delle sterpaglie…

22 Dicembre 2003, Stretto di Messina
Sul traghetto “Rosalia” della compagnia “Blu-via” – ex Ferrovie dello Stato – due amanti clandestini, dal salone (deserto) di poppa,  ammirano la costa messinese illuminata nel buio e ricordano le stelle viste quella notte di fine settembre da quella torre. Fa molto freddo e tutti sono al caldo del bar, qualcuno in macchina fa partire l’autoradio a tutto volume, un brano in particolare, Mediterranea, un brano perfetto scelto dal caso fa decidere ai due giovani amanti di ballare insieme abbracciati, per non sentire freddo, come quella notte. Anche quella volta, quelle due anime innamorate si fusero – con un ballo – in un corpo solo, nel salone deserto.

28 settembre 2003, San Fantino
Due amanti clandestini hanno approfittato del black out che in quella notte ha colpito il Paese, escono per le strade deserte di quel piccolo villaggio ove erano e camminano mano nella mano fino ad una collina. Scavalcano un recinto malandato e attraversano una terra incolta fino ad arrivare ad un promontorio ma si sbagliano a causa del buio. Arrivano ad un’antica torre d’avvistamento semi abbandonata, salgono la scala di ferro ed entrano dentro, salgono un’altra scala e arrivano sul terrazzino/tetto, e ammirano dall’alto il mare e le stelle che illuminano tutto.

La brezza è un po’ fredda ma si riscaldano abbracciandosi e ammirando le stelle. Sogni e progetti si accavallano fra baci e tenerezze.
Passata l’alba, i due amanti lasciano la torre e camminano nel villaggio in riva al mare, fra gente che pesca incazzata per non sapere cosa diavolo sia successo e soprattutto, lamentandosi di non poter seguire le partite di calcio, anzi non sapendo nemmeno se si sarebbero svolte o meno, in quella domenica così particolare.

31 dicembre 2003 – Messina
Sulla terrazza di un piccolo appartamento sulla fascia collinare della città peloritana, due ragazzi attendono la mezzanotte con la radio accesa – non c’è la tv in quell’appartamento affittato per pochi giorni – e davanti a loro si para un maestoso panorama naturale, la costa tirrenica calabrese da Capo Vaticano fino a Reggio Calabria, con le luci dei paesini adagiati sulla costa, e aspettando con una bottiglia di spumante e due bicchieri, ballano ancora una volta, a modo loro, un tango. Neanche fosse un film, quando alla fine del pezzo i due ragazzi si baciano, ecco uno spettacolo pirotecnico unico illuminare il cielo lungo 50 chilometri di costa! Milioni di fuochi d’artificio, per niente sincronizzati, in parte riflessi dalle acque marine, e stringendo la persona amata, i due amanti non potevano accogliere in modo migliore l’anno nuovo.


Fine della prima parte

Outing

Questo articolo è in realtà uno sfogo.
Sarò breve: sabato 12 gennaio ho subito un outing al lavoro.

Per chi non lo sapesse, l’outing è la dichiarazione dell’omosessualità (o bisessualità) di un’altra persona e nonostante la confusione che alcuni giornalisti continuano a perpetrare definendo i coming out (dichiarazione della propria omosessualità o bisessualità) con questo termine, esso resta una violenza verbale e psicologica.

Durate un turno di lavoro in cui c’è stato inviato un trasfertista da un altro punto vendita (causa malattie di altri colleghi), nel momento in cui mi stavo presentando, un collega “sputtanetor” (lo definisco così per non incorrere in una denuncia) si è presentato a sua volta, chiedendo poi al collega in trasferta se gli piacevano i maschi, dato che lui era fresco e giovane e a me non piace la figa, e mentre il collega trasfertista rimaneva un attimo imbarazzato, mi sono voltato verso “sputtanetor” dicendogli “come a te non piace farti i cazzi tuoi!”

Innervosito ho continuato a lavorare fino a che non ho incrociato il mio capo a cui ho riferito l’accaduto dicendo chiaro e tondo che se fosse successo di nuovo, non avrei esitato un secondo a timbrare il cartellino in uscita e a fare una denuncia. Il mio caporeparto ha compreso il mio stato d’animo e mi ha detto che avrebbe fatto un discorsetto a “sputtanetor” e dopo essere andato in pausa caffè, al rientro “sputtanetor” mi ha chiesto scusa.
Ma le sue scuse non le ho accettate.

Non ho intenzione di subire, per questo perdono col contagocce.
Non gli concedo più un minimo briciolo di confidenza, e se sono di malumore, non lo saluto nemmeno.

La cosa che più mi ha sorpreso e che non mi aspettavo, è stato l’appoggio dei miei colleghi di reparto. C’ho messo dieci anni a fare coming out con loro e questo loro appoggio mi ha ripagato tanti silenzi.

Aldilà della mia esperienza, nessuno dovrebbe subire una simile violenza, l’outing stesso non dovrebbe esistere. Anzi mi correggo, l’outing stesso non dovrebbe avere ragione di esistere!

Omofobi di tutto il mondo, estinguetevi!

Andato anche il 2018

Salem gattoEd ecco a tirare i conti di un altro anno.
Anche nel 2018, come nell’anno precedente, ho scritto e pubblicato poco, molto poco, rispetto a tutte le idee che avevo in mente, ma già da metà estate ho cominciato a mettere ordine e a “buttare via” le cose ormai inutili (e a continuare a tenerne alcune, ma in cantina, non sul tavolino davanti alla tv)(e questa affermazione non è solo una metafora!) e devo dire che mi ritrovo meglio oltre a riuscire a mettere all’angolo certi cattivi pensieri che periodicamente fanno capolino nei momenti più sgraditi e sgradevoli.
Già a gennaio è stata dura tirare i conti del 2017 ma devo dire che ho respirato un’aria diversa da quella degli altri gennai, non uno strascico degli anni precedenti piuttosto un’aria pesante di cambiamenti, avveratisi poi con le vergognose commedie politiche a seguito dell’esito (scontato) delle elezioni. Anche per questo ho deciso di prendermi un anno sabbatico dalla passione politica, tanto ormai non esiste neppure un barlume di partito in cui ritrovarmi, in cui avere un’idea con sani principii in cui credere e con cui portare un qualche contributo alla società civile.IMG_20180701_163625

E sempre in questo stesso periodo è successo un fatto che mi ha fatto sentire male, dopo tanto tempo mi sono sentito “bullizzato“, stavolta sui social, dai nuovi passionari politici… un branco di mentecatti reazionari convinti di detenere la verità e la giustizia in mano, gente arrogante e rozza e ignorante, che se ne strafrega di quello che è un sano confronto politico, gente che prende la politica per religione, il pragmatismo come mezzo per trovare le soluzioni attraverso dei propri valori e dei propri principi viene messo da parte per un dogmatismo in cui non importano i valori ed i principi (non hanno manco idea di cosa siano) “il capo ha sempre ragione!”, ed il confronto come mezzo per trovare soluzioni e compromessi è stato sostituito da un ciclico frasario ormai monotono in cui addossare le proprie negligenze su altri soggetti indesiderati se non sui propri avversari, un continuo insultare l’interlocutore invece di mettere su un dialogo in cui costruire un confronto positivo,  bulli che usano un frasario che immagino sia per questa gente quasi come il breviario per il prete. Si, perché da quasi un quarto di secolo a questa parte, sempre più persone si sono impigrite: perché sprecare fatica e ragionare quando si possono comodamente ripetere frasi enunciate dal capo? Troppo facile seguire un messia, che sia un politico o un religioso o un’autorità riconosciuta, è sempre immensamente più comodo che ragionare con il proprio cervello.
E questi bulletti del web, avevano cominciato a guardare il mio profilo facebook per trovare qualcosa a cui appigliarsi per insultarmi. Profili palesemente fake che mi accusavano di essere un fake: il bue che dà del cornuto all’asino in versione 2.0!!!
Ed allora ho reso privato il mio profilo facebook in cui solo i miei amici possono vedere le mie idee scritte nero su bianco sulla bacheca virtuale. E la cosa mi dispiace molto, ma questi sono i venti che soffiano in questi tempi, venti insani di tempi ostili.

 

chiamami col tuo nome locandinaTanto che effettivamente, nell’anno appena concluso, ho scritto solo recensioni, a partire da quel bellissimo film che poi, a mente fredda, mi è venuto a diventare quasi come un pugno sullo stomaco: Chiamami col tuo nome, la storia di un primo amore alla fine dell’adolescenza e all’inizio dell’età adulta, fatta di momenti romantici e di illusioni e di sogni e di conflitti e di disillusioni e di lacrime. Ho già dato in questo e l’esperienza mi è stata fatale! Vedere quel capolavoro cinematografico ha su di me lo steso effetto di un vaso di nutella per un diabetico. Il film successivo è stato poi “L’ora più buia” e che è stato l’ultimo film che ho visto al cinema al corso quando ancora abitavo in centro storico.

A marzo, dopo le elezioni, nell’ennesima ricerca della casa perfetta, ho trovato un affare e tre mesi di trattative dopo, tirando e ri-tirando conti, dopo aver investito quante più risorse ed energie possibili , ho comprato la mia casa!
E dopo aver rifatto l’impianto elettrico e aver dato una nuova tinta alle pareti, ecco il mio nido prendere forma, il trasloco è stato sottovalutato e pieno di imprevisti a cui sono riuscito a far fronte prontamente! Un’impresa che non sarebbe stata possibile se non avessi chiesto e ricevuto aiuto ad alcuni amici fidati a cui sarò sempre grato.

IMG_20180701_154528Alla fine di giugno, dopo tanti anni, sono andato ad un matrimonio di  famiglia. Lo sposo è un mio cugino, in lombardia, sono stato ospite di una mia cugina a cui ero molto legato da adolescente, e tristemente, non sono riuscito a fare coming out nemmeno con lei. Sono stati pochi giorni ma abbastanza belli ed intensi, nonché gli ultimi in cui ho visto mio zio A. – un fratello di mia mamma – che un mese e mezzo dopo, ci ha lasciato. Ha lottato una vita, ha sconfitto due tumori, ha cresciuto i suoi figli, e li ha visti sistemati, e ha visto crescere i suoi nipoti che mai dimenticheranno un nonno così forte. Un altro funerale, in cui tutti hanno esternato ricordi ed emozioni, pianto senza far scenate, e tenendo tutto sotto controllo a cominciare appunto dalle proprie emozioni, come da tradizione. A questo “turno” c’era anche mia mamma… non la vedevo da un anno Uno dei miei cugini , al momento di salutarci, ha detto che fra tutti, ero quello più “granitico”, quello che osservava tutto con maggior controllo e distacco. Controllo e distacco… quelle due cose che mi sembra di perdere quando più mi servono nella mia vita quotidiana.

Si dice che il trasloco sia stressante come un lutto. Devo dire che l’ho sottovalutato, ma per quanto questa diceria sia spesso ripetuta da molti, il trasloco è stato meno stressante dei tre lutti affrontati tutti nella seconda metà del 2018: oltre a mio zio, ho “detto addio” ad una collega morta improvvisamente, e alla barista di riferimento dove abitavo prima.

IMG_20181125_100326Anche quest’anno non sono andato all’estero, e mi chiedo se ci riuscirò con l’anno nuovo. Intanto l’unico svago che mi sono concesso è stato qualche film al cinema, come “Mamma mia – ci risiamo!” o “Un figlio all’improvviso” e “Pupazzi senza gloria” per non parlare poi di “Bohemian Rapsodhy” e qualche uscita a qualche sagra con una macchina prestata. Ma lo stress l’ho sentito eccome, basta pensare a cosa cantavo al lavoro quando eravamo chiusi al pubblico… si… davanti ad un paio di colleghi allibiti ho cantato “Discodildo” di Immanuel Casto… 

E a parte qualche rara uscita con amici, sono state tutte cose che ho fatto da solo. Rimangiandomi nei fatti la promessa che mi ero fatto tempo fa. Qualcosa dentro mi si è ormai rotto, e dopo tanto tempo non so neanche dove metter mano a riparare. Per il 2019 non mi prefiggo più obbiettivi da raggiungere, anche perché viaggi non ne ho fatti, foto molte meno del 2017, politica non ne voglio parlare, giusto rimango a fare un po’ di volontariato e altre passioni le ho accantonate quasi tutte. Forse l’unico obbiettivo da perseguire sarebbe quello di perdere qualche kg, giusto per non avere un infarto.

Non dico di voler aprire i meloni coi glutei, però due chiappe d’acciaio possono sempre tornare utili!