L’uomo che cade

uomo-che-cade_copertinaQuarto libro di Marino Buzzi, ci narra la storia di Marco – schivo, riflessivo ed introverso – che dopo 20 anni di relazione con Federico – al contrario di Marco, è intraprendente e ambizioso – si trova ad affrontare la tragica perdita del suo compagno, la scoperta di sorprese certo non belle, ed un percorso in salita verso una nuova vita, di cui non vi farò spoiler.

Il libro è diviso in tre parti, e già nella prima la situazione “precipita” – letteralmente – per il povero Marco che si ritroverà davanti ad un evento che nessuno di noi vorrebbe mai affrontare, e come se non bastassero la madre ed il fratello di Federico – molto ostili al contrario del padre – e gli amici (rivelatisi falsi), Marco si trova a che fare con le conseguenze e le scoperte amare, e a mettere in discussione un rapporto ormai dato per scontato chiedendosi cosa è stato del suo amore, rivedendo sotto critiche lenti d’ingrandimento 20 anni passati insieme. Tuttavia, grazie anche all’aiuto degli amici – Linda e Antonio – e di condomini – come Pina e la simpatica Gioconda – un po’ impiccioni, Marco troverà la strada per smaltire il dolore e la rabbia e rinascere a nuova vita. Ogni capitolo è narrato in prima persona dai protagonisti di questo libro: Marco che si dispera e reagisce e Federico che dall’aldilà commenta e segue passo passo le mosse di Marco , nella prima parte; e Marco e Sara nella seconda e terza parte. Chi è Sara? Ah no, ho detto che non vi faccio altri spoiler!!!😉

La lettura è molto scorrevole e in men che non si dica, ci si ritrova a metà libro chiedendosi quanto tempo sia passato dalla prima pagina del libro. Ben scritto, mostra molto a fondo le emozioni e le sensazioni dei vari personaggi, inoltre è un libro che ha un bel lieto fine. Consigliato caldamente!

Rainbow Republic

copertina_rainbow_republicIn copertina, due rami di quercia circondano il viso di Maria Callas, ed è questo l’emblema della nuova Rainbow Republic: la Grecia che dopo il default e l’uscita dall’euro, si è reinventata e convertita alla “pink economy”, attirando gay/lesbiche/bisex/trans da tutto il mondo prima, e capitali dopo, divenendo una potenza economica, culturale, e tecnologica di prim’ordine. Ulisse Amedei è il primo giornalista italiano invitato dal capo del governo ellenico per illustrare agli italiani quanto il Paese sia cambiato, ed in pochi giorni incontra ministri a raffica che illustrano come la diversità del Paese sia una ricchezza da sfruttare per creare benessere non solo economico, ma anche morale. Ulisse scriverà ottimi articoli sottolineando come la toponomastica sia cambiata, come la festa nazionale sia il 28 giugno, anniversario dei moti di Stonewall, osservando le singolari banconote della nuova moneta: la DraGma – su ogni banconota è raffigurata una drag queen passata alla storia, gli sconti fiscali che godono i locali che trasmettono musica anni ’80! In queste e tante altre sorprese che attendono solo di essere lette e scoperte, il colpo di scena è dietro l’angolo e dalla satira si passa a qualcosa di un po’ più profondo. Ulisse intraprende un viaggio in cui scoprirà quanto variegato è l’universo gay, e di quali potenzialità è capace. Quando Ulisse arriverà al termine del suo viaggio, sarà un uomo completamente diverso.

Romanzo distopico, satira intelligente, un po’ caricaturale – a detta stessa del suo autore, nella postilla alla fine del libro – contiene moltissime citazioni interessanti e curiose, spesso ignorate dal grande pubblico: una che mi aveva colpito in particolare e di cui ignoravo l’esistenza, la “National Gay and Lesbian Chamber of Commerce”, la Camera di Commercio Gay e Lesbica che esiste negli Stati Uniti, giusto per dirne, una.

I capitoli sono intitolati ognuno ad un colore diverso, colore chiave del capitolo, la lettura molto scorrevole ed i personaggi a dir poco fantastici nonostante alcuni rispecchino un po’ dei cliché… …ma d’altronde, l’ho già scritto prima che è anche un po’ caricaturale. Il libro di Fabio Canino è stato per me una vera sorpresa, e devo dire, davvero gradevole.

Cafè Society

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L’ultimo film di Woody Allen… Il protagonista è il giovane Bobby che lascia la sua famiglia ebrea a New York, per tentare di sfondare a Hollywood nel mondo del cinema, con l’aiuto di suo zio produttore. Qui conoscerà una ragazza, Vonnie, che inizialmente lo respinge, poi se ne innamorerà, poi lo respinge di nuovo perché… …e poi Bobby lascia Los Angeles, e con il bagaglio di esperienze fatte in California, aiuta il fratello maggiore – legato alla malavita newyorkese- nella gestione del club, divenendo a tutti gli effetti un membro di quella Cafè-Society degli anni ’30. Si sposa, passa il tempo, ma ad un tratto torna Vonnie nella sua vita e… Insomma, l’ennesimo film di Woody Allen in cui il protagonista, altro non è che l’ennesimo Woody-Allen-calato-in-un-altro-contesto-diverso-da-quello-del-suo-precedente-film.

Degna di nota la colonna sonora, la scelta degli attori – fra cui spicca un inconfondibile (anche se visibilmente invecchiato) Steve Carell – è stata impeccabile, molte battute sono brillanti ed inserite nei momenti e nelle circostanze giuste, e il solito finale dal retrogusto un po’ amarognolo.
Buone risate, forse la solita zuppa, ma abbastanza piacevole nel complesso.

Camera Single

copertina_camera_singleRieccomi dopo un bel po’ di tempo con una recensione rimasta in sospeso per problemi di tempistica… la mia! Che tra tante cose da fare, ne ho rimandate tante da aver dimenticato quante sono!
Fra cui, la recensione di questo libro, che pochi minuti fa mi è ricapitato fra le mani, mentre mettevo da parte i libri da portare al Centro Documentazione del circolo Arcigay Gioconda, di cui curo – appunto – la piccola minibiblioteca.

Camera Single – sottotitolo “la fisioterapia del cuore” – nasce dall’omonima rubrica del sito LezPop, scritto e curato da Chiara Sfregola, in cui la protagonista, Linda dopo la fine del suo storico rapporto, racconta in prima persona i cambiamenti che affronta, con uno stile che ricorda un po’ “Sex & the City”,  in capitoli brevi e scorrevoli – capitoli come ciliege, uno tira l’altro – circondata dalle sue amiche quotidiane ed inseparabili, le “lelle ignoranti” – ovvio richiamo alle fate ignoranti di Ozpetec – variegate e divertenti nella loro originale quotidianità, che l’autrice ripropone presentando ogni personaggio con la propria vita e le proprie aspirazioni/desideri/perplessità/difficoltà senza mai essere noiosa. Lungo tutto il libro, Linda si mostra per quello che è: una ragazza come tante, che affronta una rottura sentimentale continuando a frequentare le amiche, a lavorare (con un capo che ricorda il dottor Cox di “Scrubs”), a conoscere nuove donne con cui uscire (più o meno), e a ricevere… le telefonate della mamma da Bari! (Ogni telefonata, un capitolo! Un divertentissimo capitolo!)

Nel finale, Linda trova il suo nuovo equilibrio, dichiarando conclusa la fisioterapia del cuore a cui si stava sottoponendo con la sua vita quotidiana.
Alla fine del libro, in appendice, un glossario ben fornito per spiegare a tutti i vari termini in gergo lgbt – la lettura del libro è consigliata a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale – e la fonte delle moltissime citazioni usate lungo tutto il romanzo, e c’è anche una playlist su spotify per accompagnare la lettura all’ascolto di piacevole musica.
Per chi segue la rubrica del blog, questo libro ha molto di nuovo da raccontare – solo 1/3 del libro ripropone materiale già pubblicato su internet – e per chi non segue la rubrica del blog, basta solo dire che viene proposta una protagonista che non rispecchia alcuno stereotipo lesbo come la camionista sgraziata, ma la semplice ragazza acqua e sapone della porta accanto, ed ogni personaggio non è mai pesante per quanto sia stato abbastanza approfondito. Giusto per rimarcare che le lesbiche (come anche le altre componenti della sigla “lgbt”) siamo tutte persone normali, uniche e originali, e non le menzogne viventi che chi ci discrimina dipinge su molti mass media.

L’amore a cinque colori

Piccola recensione per questo libro che con la sua copertina mi ha attirato e con il suo finale mi ha ricordato il detto sul non giudicare un libro dalla copertina.

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Diviso in cinque parti, con cinque colori ed ambientazioni e date diverse, le prime tre parti sono abbastanza interessanti e calzanti, le finali due un po’ meno.

Nella prima parte, molto breve, si accenna ad una morte improvvisa e prematura, ma a differenza di quanto pensavo, la vicenda non ha influenzato il seguito della storia. O così mi è parso.

Invece nella seconda parte , l’autore Renzo Gorini mostra una particolare conoscenza del centro storico di Reggio Emilia, tanto da sbalordirmi nella lunga descrizione (quasi manzoniana) di un percorso in cui alla fine mi chiedevo se – già che c’era – ci fosse scritto chi ci fosse ad abitare nel mio bilocale che affaccia su una delle vie citate nel capitolo. Insieme alla terza parte, questo è il capitolo più intrigante.

La quarta e la quinta parte sono invece ambientate in un ipotetico futuro. Non farò altri spoiler ma ammetto che sono stati interessanti quanto forse anche un po’ smelensi. Il finale vira – perdonatemi il gioco di parole – dal giallo al rosa, anzi, dal giallo al blu, passando per il rosso ed il grigio. Un conoscente che l’ha letto, l’ha trovato molto carino, io invece non avendo forse la sua stessa sensibilità e/o gusti (basta vedere le birre che beviamo) non ho trovato il finale così coinvolgente come le due parti centrali, ma anche se ne sono rimasto un po’ deluso, lo consiglio comunque. (Come sapete, ho letto libri di gran lunga peggiori!)

Un piccolo spoiler ma anche un piccolo sassolino dalla scarpa, però, me lo voglio levare: posso capire che raccontando lo scenario futuro, si possa fare un mini accenno all’attuale residente di Palazzo Chigi, ma la slecchinata al Papa-marketing, no! Quella è stata pure peggio del finale tronco ed asciutto!

2 giugno triste

Ieri – convenzionalmente – la nostra Repubblica ha compiuto 70 anni.

2giugnofreccetricoloreConvenzionalmente, perché in realtà si tratta dell’anniversario del primo giorno di voto in cui si eleggeva l’Assemblea Costituente, e si sceglieva con un referendum istituzionale, se lo Stato italiano dovesse uscire dalle macerie della guerra mantenendo una forma di governo monarchica, o se invece, avesse dovuto intraprendere questo nuovo percorso con una forma di governo repubblicana. E per la prima volta, tutti erano chiamati a votare: uomini e donne, ricchi e poveri.

Si votò il 2 ed il 3 giugno 1946.
Il Paese si divise nettamente in due.
Italian_referendum_1946_support_for_republic_it.svg_I territori che più avevano patito per l’occupazione nazista, avevano scelto con forza e determinazione la repubblica, mentre i territori “liberati” per primi, già poco prima della caduta della dittatura di Mussolini, nei primi giorni del’estate del 1943, votarono nettamente a favore della monarchia.
I voti a favore della repubblica sono 12.717.923 pari al 54,3 % dei voti totali, circa 2.000.000 di voti in più rispetto alla monarchia.

Ci furono ricorsi da parte della fazione monarchica, e poco prima della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, il 13 giugno 1946, l’ultimo Re, Umberto II° scioglie dal giuramento alla monarchia ma non al Paese tutti coloro che lo avevano fatto, e si reca – non senza fare poemica – a Cascais, nel sud del Portogallo (emulando il suo antenato Carlo Alberto che un secolo prima si recò in esilio dall’altra parte del Paese lusitano, ad Oporto).

La Corte di Cassazione metterà fine alla transizione rigettando il ricorso dei monarchici e rendendo ufficiali i risultati definitivi nazionali del referendum istituzionale, il 18 giugno 1946.


Fino a qui, ho cercato di essere obiettivo nello scrivere e riportare quelli che sono i fatti.

Ora scendo sulle mie considerazioni personali.
Ricordo benissimo di quando mia nonna mi raccontava della sua gioventù. Io ascoltavo i suoi racconti, lunghi dettagliati e appassionanti come libri, e disse che quel 2 giugno… votò per la Repubblica, in uno sputo di paesino in provincia di Catanzaro – allora risiedeva lì con suocera e figli – dove 8 persone su 10 erano ferventi (ignorantoni) monarchici! Diceva che tre Savoia ci sono bastati. E sono d’accordo!

D’altronde, analizziamo i fatti:

  • Vittorio Emanuele II° detto il Re Galantuomo o anche meglio, il Padre della Patria fu si un sovrano che si spese parecchio (ci rimise la Savoia) per l’ideale di un’Italia unita, ma aldilà della retorica Risorgimentale, fu un piemontesizzatore miope: piemontesizzando il mezzogiorno, oltre a creare grandi disagi sociali che ancora oggi non sono affatto risolti, mise in ginocchio l’economia (non certo stabile e florida e mirabolante come sostengono i neo-borbonici) dell’ex regno borbonico delle due sicilie. (E non sono un sostenitore dei neo-borbonici!)
  • Umberto I° detto il Re buono… …buono non lo era affatto! Un fottuto reazionario, più autoritario del padre! Chi ricorda la storia, ricorda certo le decorazioni concesse al sanguinario Bava Beccaris, che nel 1898, per disperdere la folla che prese parte ai tumulti contro la nuova pesante tassa sul macinato – definita la protesta degli stomaci – non si fece scrupolo di prendere i milanesi a cannonate! Si, letteralmente, a cannonate!!! Cannonate rivolte a civili a Milano: 80 morti e oltre 400 feriti! Ma ha avuto la fine che meritava, due anni dopo, a Monza: Gaetano Bresci, anarchico, lo prende in pieno con tre pallottole! Polmone, spalla, e cuore.
  • E poi, Vittorio Emanuele III° detto il Re soldato… …un nano egocentrico, un altro reazionario che soffocava ogni consiglio datogli dal figlio o dalla nuora che era molto più lungimirante di lui! Colui che aveva fatto entrare in guerra un Paese impreparato nel 1915, con un esercito male equipaggiato al comando del macellaio Cadorna, con generazioni chiamate alla leva prima del tempo, falciando famiglie a milioni! Colui che aveva permesso la nascita della dittatura fascista come risposta alle lotti sociali e alle paure dei “bolscevichi in Patria”. Un Re che lasciava gestire lo Stato ad un dittatore pragmatico (populista diremmo oggi) giusto per tenersi incollato il culo al trono, e lasciando ripetere il copione del 1915 con il trippone di Predappio che dà “manforte” al baffino austro-nazista-tedesco, con altri milioni di vittime! Il nano che si è sempre schierato dalla parte sbagliata!

Umberto II° in esilio è stato più “signore” rispetto ai suoi avi, ma appunto… …era in esilio, non sul trono! (Quanto alle Regine, c’è da dire altro ma lo farò forse a parte.)


La Repubblica nacque dopo un secondo Risorgimento qual’è stata la Resistenza, nacque sfidando i reazionari e i conservatori, nacque con le speranze, i sacrifici, ed i sogni di libertà, di persone che erano appena uscite da una tremenda guerra che aveva distrutto se non tutto, quasi tutto.

E 70 anni dopo?

Onestamente, ieri non me la sono sentita di festeggiare.

Non me la sono sentita perché vedo che i valori fondanti questa Repubblica sono sempre più bistrattati e violati.

Vedo ladri più tutelati dei lavoratori onesti, politici con la faccia come il culo che mentono spudoratamente senza nemmeno salvare le apparenze, fra i tanti particolari che posso citare, dico solo che un capo dell’esecutivo che ripropone il peggio della vecchia politica e lo propone come il meglio della nuova, arrivato a Palazzo Chigi con spallate e metodi ai limiti della Costituzione, non solo è “discutibile” ma anzi, è contrario a quei stessi valori che dovrebbero ancora essere saldamente difesi perché a base della nostra Repubblica.

Vedo scuole sempre più disorganizzate e fatiscenti che non sono in grado di formare degnamente nuovi cittadini ma solo bambocci capricciosi arroganti e prepotenti. Ragazzi impreparati alle sfide della vita vera, cittadini infelici ed incivili, senza un futuro.1

E vedo tante persone coi sogni infranti dopo una vita di sacrifici, tirare avanti con sempre meno serenità, nel menefreghismo più assoluto di questa Repubblica ormai vecchia e logora che dimentica gli articoli 2 e 3 della propria Costituzione.

Tutto ciò mi ha fatto arrabbiare, e parecchio! Ed è per questo che ieri non ho acceso la TV, per non veder qualche telegiornale con i responsabili di questo sfacelo: Politici di merda, che invece di occupare quelle poltrone, dovrebbero andare a zappare e concimare i campi!

Mattarella-passa-in-rassegna-i-repartiMi sono perso pure la parata militare. Non me la perdevo mai.

La disciplina, l’ordine, l’autorità che protegge il Paese, la Nazione e la sua Comunità. Sembra un’idea nobile, quasi romantica… …eppure – purtroppo, come in ogni contesto sociale umano – anche lì, elementi marci hanno violato l’onore delle forze armate della Repubblica che nell’articolo 11 della Costituzione – fra i suoi Principi Fondamentali – ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali.

Messina_Targa_riconoscimento_onorifico_della_Conferenza_di_Messina(1955)E vogliamo parlare poi della volontà di cooperazione? Oltre alla Nato, L’Italia repubblicana ha sempre cercato di costruire l’ideale di una Europa unita e coesa come soluzione atta a sventare tragedie come quelle dell’immane guerra finita poco tempo prima! Ha iniziato con accordi bilaterali all’inizio, e poi con trattati veri e propri… …l’Italia Repubblicana fu presente sin dal Trattato di Parigi che nel 1951 ha istituito la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, ma fu a Messina che in una Conferenza Interministeriale nel giugno 1955 si animarono i lavori che hanno portato al Trattato di Roma che ha istituito la Comunità Economica Europea, e di seguito, l’Unione Europea… …e ci sono tanti partiti e movimenti politici che sostengono la folle idea per cui la salvezza del nostro Paese, della nostra Repubblica, passa dall’abbandonare questo principio di Europa unita.


Purtroppo, nei miei pensieri sono giunto alla conclusione che si è ormai perso lo spirito di questa Repubblica, nonostante la retorica dei discorsi delle massime cariche istituzionali. Ed è davvero triste.

In particolare è straziante sapere che ormai, per molti… troppi cittadini di questo Paese, l’emblema della Repubblica, ed i valori che esprime, non significano più niente.

emblema

Il lavoro… con la ruota dentata.

La volontà di pace… con il ramoscello d’ulivo.

La dignità… con il ramoscello di quercia.

L’unità del Paese… la stella bordata di rosso, perché il rosso rappresenta il popolo italiano unito, solidale, e coeso!

Ed è rosso anche il nastro con la dicitura “Repubblica Italiana” perché la sovranità appartiene al popolo!!


Una frase attribuita all’ultimo Re d’Italia…

La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.

Ma questa citazione vale anche per la Repubblica!

Weekend

Nonostante il film sia vecchio di 5 anni, e nonostante quando è uscito in Italia pochi mesi fa, la CEI l’abbia violentemente “censurato”, sono riuscito a vederlo grazie al Mongay della Settimana contro l’omofobia!

locandina film weekend

O C C H I O   C H E   S P O I L E R O 

I due protagonisti, Russell/Tom Cullen (abbastanza riservato e romantico) e Glen/Chris New (apertamente dichiarato e molto più disincantato), si incontrano in un locale gay come tanti in una città inglese. Mezzi ubriachi, passano il resto della notte a casa di Russell a fare sesso. Sabato mattina cominceranno a conoscersi meglio separandosi perché Russell deve andare a lavorare in piscina (fa il bagnino), e nel pomeriggio, a fine turno, Glen va a prenderlo al lavoro e si rivedranno, conoscendosi ancora di più e portando l’un l’altro a fare delle considerazioni mai fatte prima. Glen, mentre va di nuovo via, confesserà a Russell che finito il weekend, partirà per l’Oregon per diventare un vero artista, un corso che durerà due anni, e non esclude di rimanere lì e inviterà Russell alla festa di “addio” che si terrà in un locale del centro, festa a cui Russell andrà e conoscerà gli amici di Glen.
Presto torneranno a casa di Russell, e tra confessioni intime, droghe, discussioni, e sesso, passano la notte.

È domenica mattina e Russell va a casa del suo migliore amico a festeggiare il compleanno della figlia di quest’ultimo, nonchè sua figlioccia, ma quest’ultimo capisce che Russell nasconde qualcosa e lo convince ad andare in stazione a salutare per un’ultima volta Glen. Il sentimento nato fra i due ha comunque cambiato le loro vite ed il loro modo di vedere le cose.

F I N E   D E G L I   S P O I L E R

L’idea del regista, di non far doppiare gli attori nelle altre lingue, si rivela vincente, le emozioni trasmesse risultano molto più reali ed autentiche.

La storia di un incontro, fra due sconosciuti che si trovano per caso e che scoprono di avere affinità forti nonostante le differenze di vedute, un incontro che già dall’inizio si sa che non si evolverà in una vera relazione nonostante fosse quello il più segreto fine di entrambi, è forse la storia di molti di noi!

Mi sono riconosciuto in Russell mentre ballava brillo nel locale venerdì sera, mi son riconosciuto nella maschera cinica di Glen che ferito si rifiuta di parlare del suo ex, e di nuovo in Russell che in pausa pranzo, al lavoro, ascolta i colleghi parlare di sesso etero con terminologie da camionisti grezzi, e come me, molti altri spettatori di questo film, per un motivo o un altro, anzi, in una scena piuttosto che in un’altra, hanno sicuramente provato e/o trovato qualche analogia con le loro personali esperienze.

Complimenti quindi allo sceneggiatore, al regista, e agli attori, per una storia che rispecchia molto bene le dinamiche sociali di questo tipo di incontri.

Il montaggio è ottimo e la musica non è molto invasiva! Peccato solo le polemiche montate da una certa frangia estremista, per boicottare questa piccola perla del cinema inglese. (Mai che boicottassero le volgarità di certi cine-panettoni farciti di culi e tette che il cinema nostrano dispensa ogni fine autunno!)

Non so se è già uscito il dvd o se deve uscire, ma ve lo consiglio!
Ve lo consiglio nonostante mi abbia lasciato delle perplessità, e sfiorato alcune vecchie ferite di qualche anno fa.