L’amore a cinque colori

Piccola recensione per questo libro che con la sua copertina mi ha attirato e con il suo finale mi ha ricordato il detto sul non giudicare un libro dalla copertina.

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Diviso in cinque parti, con cinque colori ed ambientazioni e date diverse, le prime tre parti sono abbastanza interessanti e calzanti, le finali due un po’ meno.

Nella prima parte, molto breve, si accenna ad una morte improvvisa e prematura, ma a differenza di quanto pensavo, la vicenda non ha influenzato il seguito della storia. O così mi è parso.

Invece nella seconda parte , l’autore Renzo Gorini mostra una particolare conoscenza del centro storico di Reggio Emilia, tanto da sbalordirmi nella lunga descrizione (quasi manzoniana) di un percorso in cui alla fine mi chiedevo se – già che c’era – ci fosse scritto chi ci fosse ad abitare nel mio bilocale che affaccia su una delle vie citate nel capitolo. Insieme alla terza parte, questo è il capitolo più intrigante.

La quarta e la quinta parte sono invece ambientate in un ipotetico futuro. Non farò altri spoiler ma ammetto che sono stati interessanti quanto forse anche un po’ smelensi. Il finale vira – perdonatemi il gioco di parole – dal giallo al rosa, anzi, dal giallo al blu, passando per il rosso ed il grigio. Un conoscente che l’ha letto, l’ha trovato molto carino, io invece non avendo forse la sua stessa sensibilità e/o gusti (basta vedere le birre che beviamo) non ho trovato il finale così coinvolgente come le due parti centrali, ma anche se ne sono rimasto un po’ deluso, lo consiglio comunque. (Come sapete, ho letto libri di gran lunga peggiori!)

Un piccolo spoiler ma anche un piccolo sassolino dalla scarpa, però, me lo voglio levare: posso capire che raccontando lo scenario futuro, si possa fare un mini accenno all’attuale residente di Palazzo Chigi, ma la slecchinata al Papa-marketing, no! Quella è stata pure peggio del finale tronco ed asciutto!

2 giugno triste

Ieri – convenzionalmente – la nostra Repubblica ha compiuto 70 anni.

2giugnofreccetricoloreConvenzionalmente, perché in realtà si tratta dell’anniversario del primo giorno di voto in cui si eleggeva l’Assemblea Costituente, e si sceglieva con un referendum istituzionale, se lo Stato italiano dovesse uscire dalle macerie della guerra mantenendo una forma di governo monarchica, o se invece, avesse dovuto intraprendere questo nuovo percorso con una forma di governo repubblicana. E per la prima volta, tutti erano chiamati a votare: uomini e donne, ricchi e poveri.

Si votò il 2 ed il 3 giugno 1946.
Il Paese si divise nettamente in due.
Italian_referendum_1946_support_for_republic_it.svg_I territori che più avevano patito per l’occupazione nazista, avevano scelto con forza e determinazione la repubblica, mentre i territori “liberati” per primi, già poco prima della caduta della dittatura di Mussolini, nei primi giorni del’estate del 1943, votarono nettamente a favore della monarchia.
I voti a favore della repubblica sono 12.717.923 pari al 54,3 % dei voti totali, circa 2.000.000 di voti in più rispetto alla monarchia.

Ci furono ricorsi da parte della fazione monarchica, e poco prima della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, il 13 giugno 1946, l’ultimo Re, Umberto II° scioglie dal giuramento alla monarchia ma non al Paese tutti coloro che lo avevano fatto, e si reca – non senza fare poemica – a Cascais, nel sud del Portogallo (emulando il suo antenato Carlo Alberto che un secolo prima si recò in esilio dall’altra parte del Paese lusitano, ad Oporto).

La Corte di Cassazione metterà fine alla transizione rigettando il ricorso dei monarchici e rendendo ufficiali i risultati definitivi nazionali del referendum istituzionale, il 18 giugno 1946.


Fino a qui, ho cercato di essere obiettivo nello scrivere e riportare quelli che sono i fatti.

Ora scendo sulle mie considerazioni personali.
Ricordo benissimo di quando mia nonna mi raccontava della sua gioventù. Io ascoltavo i suoi racconti, lunghi dettagliati e appassionanti come libri, e disse che quel 2 giugno… votò per la Repubblica, in uno sputo di paesino in provincia di Catanzaro – allora risiedeva lì con suocera e figli – dove 8 persone su 10 erano ferventi (ignorantoni) monarchici! Diceva che tre Savoia ci sono bastati. E sono d’accordo!

D’altronde, analizziamo i fatti:

  • Vittorio Emanuele II° detto il Re Galantuomo o anche meglio, il Padre della Patria fu si un sovrano che si spese parecchio (ci rimise la Savoia) per l’ideale di un’Italia unita, ma aldilà della retorica Risorgimentale, fu un piemontesizzatore miope: piemontesizzando il mezzogiorno, oltre a creare grandi disagi sociali che ancora oggi non sono affatto risolti, mise in ginocchio l’economia (non certo stabile e florida e mirabolante come sostengono i neo-borbonici) dell’ex regno borbonico delle due sicilie. (E non sono un sostenitore dei neo-borbonici!)
  • Umberto I° detto il Re buono… …buono non lo era affatto! Un fottuto reazionario, più autoritario del padre! Chi ricorda la storia, ricorda certo le decorazioni concesse al sanguinario Bava Beccaris, che nel 1898, per disperdere la folla che prese parte ai tumulti contro la nuova pesante tassa sul macinato – definita la protesta degli stomaci – non si fece scrupolo di prendere i milanesi a cannonate! Si, letteralmente, a cannonate!!! Cannonate rivolte a civili a Milano: 80 morti e oltre 400 feriti! Ma ha avuto la fine che meritava, due anni dopo, a Monza: Gaetano Bresci, anarchico, lo prende in pieno con tre pallottole! Polmone, spalla, e cuore.
  • E poi, Vittorio Emanuele III° detto il Re soldato… …un nano egocentrico, un altro reazionario che soffocava ogni consiglio datogli dal figlio o dalla nuora che era molto più lungimirante di lui! Colui che aveva fatto entrare in guerra un Paese impreparato nel 1915, con un esercito male equipaggiato al comando del macellaio Cadorna, con generazioni chiamate alla leva prima del tempo, falciando famiglie a milioni! Colui che aveva permesso la nascita della dittatura fascista come risposta alle lotti sociali e alle paure dei “bolscevichi in Patria”. Un Re che lasciava gestire lo Stato ad un dittatore pragmatico (populista diremmo oggi) giusto per tenersi incollato il culo al trono, e lasciando ripetere il copione del 1915 con il trippone di Predappio che dà “manforte” al baffino austro-nazista-tedesco, con altri milioni di vittime! Il nano che si è sempre schierato dalla parte sbagliata!

Umberto II° in esilio è stato più “signore” rispetto ai suoi avi, ma appunto… …era in esilio, non sul trono! (Quanto alle Regine, c’è da dire altro ma lo farò forse a parte.)


La Repubblica nacque dopo un secondo Risorgimento qual’è stata la Resistenza, nacque sfidando i reazionari e i conservatori, nacque con le speranze, i sacrifici, ed i sogni di libertà, di persone che erano appena uscite da una tremenda guerra che aveva distrutto se non tutto, quasi tutto.

E 70 anni dopo?

Onestamente, ieri non me la sono sentita di festeggiare.

Non me la sono sentita perché vedo che i valori fondanti questa Repubblica sono sempre più bistrattati e violati.

Vedo ladri più tutelati dei lavoratori onesti, politici con la faccia come il culo che mentono spudoratamente senza nemmeno salvare le apparenze, fra i tanti particolari che posso citare, dico solo che un capo dell’esecutivo che ripropone il peggio della vecchia politica e lo propone come il meglio della nuova, arrivato a Palazzo Chigi con spallate e metodi ai limiti della Costituzione, non solo è “discutibile” ma anzi, è contrario a quei stessi valori che dovrebbero ancora essere saldamente difesi perché a base della nostra Repubblica.

Vedo scuole sempre più disorganizzate e fatiscenti che non sono in grado di formare degnamente nuovi cittadini ma solo bambocci capricciosi arroganti e prepotenti. Ragazzi impreparati alle sfide della vita vera, cittadini infelici ed incivili, senza un futuro.1

E vedo tante persone coi sogni infranti dopo una vita di sacrifici, tirare avanti con sempre meno serenità, nel menefreghismo più assoluto di questa Repubblica ormai vecchia e logora che dimentica gli articoli 2 e 3 della propria Costituzione.

Tutto ciò mi ha fatto arrabbiare, e parecchio! Ed è per questo che ieri non ho acceso la TV, per non veder qualche telegiornale con i responsabili di questo sfacelo: Politici di merda, che invece di occupare quelle poltrone, dovrebbero andare a zappare e concimare i campi!

Mattarella-passa-in-rassegna-i-repartiMi sono perso pure la parata militare. Non me la perdevo mai.

La disciplina, l’ordine, l’autorità che protegge il Paese, la Nazione e la sua Comunità. Sembra un’idea nobile, quasi romantica… …eppure – purtroppo, come in ogni contesto sociale umano – anche lì, elementi marci hanno violato l’onore delle forze armate della Repubblica che nell’articolo 11 della Costituzione – fra i suoi Principi Fondamentali – ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali.

Messina_Targa_riconoscimento_onorifico_della_Conferenza_di_Messina(1955)E vogliamo parlare poi della volontà di cooperazione? Oltre alla Nato, L’Italia repubblicana ha sempre cercato di costruire l’ideale di una Europa unita e coesa come soluzione atta a sventare tragedie come quelle dell’immane guerra finita poco tempo prima! Ha iniziato con accordi bilaterali all’inizio, e poi con trattati veri e propri… …l’Italia Repubblicana fu presente sin dal Trattato di Parigi che nel 1951 ha istituito la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, ma fu a Messina che in una Conferenza Interministeriale nel giugno 1955 si animarono i lavori che hanno portato al Trattato di Roma che ha istituito la Comunità Economica Europea, e di seguito, l’Unione Europea… …e ci sono tanti partiti e movimenti politici che sostengono la folle idea per cui la salvezza del nostro Paese, della nostra Repubblica, passa dall’abbandonare questo principio di Europa unita.


Purtroppo, nei miei pensieri sono giunto alla conclusione che si è ormai perso lo spirito di questa Repubblica, nonostante la retorica dei discorsi delle massime cariche istituzionali. Ed è davvero triste.

In particolare è straziante sapere che ormai, per molti… troppi cittadini di questo Paese, l’emblema della Repubblica, ed i valori che esprime, non significano più niente.

emblema

Il lavoro… con la ruota dentata.

La volontà di pace… con il ramoscello d’ulivo.

La dignità… con il ramoscello di quercia.

L’unità del Paese… la stella bordata di rosso, perché il rosso rappresenta il popolo italiano unito, solidale, e coeso!

Ed è rosso anche il nastro con la dicitura “Repubblica Italiana” perché la sovranità appartiene al popolo!!


Una frase attribuita all’ultimo Re d’Italia…

La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.

Ma questa citazione vale anche per la Repubblica!

Weekend

Nonostante il film sia vecchio di 5 anni, e nonostante quando è uscito in Italia pochi mesi fa, la CEI l’abbia violentemente “censurato”, sono riuscito a vederlo grazie al Mongay della Settimana contro l’omofobia!

locandina film weekend

O C C H I O   C H E   S P O I L E R O 

I due protagonisti, Russell/Tom Cullen (abbastanza riservato e romantico) e Glen/Chris New (apertamente dichiarato e molto più disincantato), si incontrano in un locale gay come tanti in una città inglese. Mezzi ubriachi, passano il resto della notte a casa di Russell a fare sesso. Sabato mattina cominceranno a conoscersi meglio separandosi perché Russell deve andare a lavorare in piscina (fa il bagnino), e nel pomeriggio, a fine turno, Glen va a prenderlo al lavoro e si rivedranno, conoscendosi ancora di più e portando l’un l’altro a fare delle considerazioni mai fatte prima. Glen, mentre va di nuovo via, confesserà a Russell che finito il weekend, partirà per l’Oregon per diventare un vero artista, un corso che durerà due anni, e non esclude di rimanere lì e inviterà Russell alla festa di “addio” che si terrà in un locale del centro, festa a cui Russell andrà e conoscerà gli amici di Glen.
Presto torneranno a casa di Russell, e tra confessioni intime, droghe, discussioni, e sesso, passano la notte.

È domenica mattina e Russell va a casa del suo migliore amico a festeggiare il compleanno della figlia di quest’ultimo, nonchè sua figlioccia, ma quest’ultimo capisce che Russell nasconde qualcosa e lo convince ad andare in stazione a salutare per un’ultima volta Glen. Il sentimento nato fra i due ha comunque cambiato le loro vite ed il loro modo di vedere le cose.

F I N E   D E G L I   S P O I L E R

L’idea del regista, di non far doppiare gli attori nelle altre lingue, si rivela vincente, le emozioni trasmesse risultano molto più reali ed autentiche.

La storia di un incontro, fra due sconosciuti che si trovano per caso e che scoprono di avere affinità forti nonostante le differenze di vedute, un incontro che già dall’inizio si sa che non si evolverà in una vera relazione nonostante fosse quello il più segreto fine di entrambi, è forse la storia di molti di noi!

Mi sono riconosciuto in Russell mentre ballava brillo nel locale venerdì sera, mi son riconosciuto nella maschera cinica di Glen che ferito si rifiuta di parlare del suo ex, e di nuovo in Russell che in pausa pranzo, al lavoro, ascolta i colleghi parlare di sesso etero con terminologie da camionisti grezzi, e come me, molti altri spettatori di questo film, per un motivo o un altro, anzi, in una scena piuttosto che in un’altra, hanno sicuramente provato e/o trovato qualche analogia con le loro personali esperienze.

Complimenti quindi allo sceneggiatore, al regista, e agli attori, per una storia che rispecchia molto bene le dinamiche sociali di questo tipo di incontri.

Il montaggio è ottimo e la musica non è molto invasiva! Peccato solo le polemiche montate da una certa frangia estremista, per boicottare questa piccola perla del cinema inglese. (Mai che boicottassero le volgarità di certi cine-panettoni farciti di culi e tette che il cinema nostrano dispensa ogni fine autunno!)

Non so se è già uscito il dvd o se deve uscire, ma ve lo consiglio!
Ve lo consiglio nonostante mi abbia lasciato delle perplessità, e sfiorato alcune vecchie ferite di qualche anno fa. 

Ops… m’è scappato un embolo! – Desperate Housebachelor #13

Sabato pomeriggio… arrivo a casa dopo il lavoro… doccia, relax, ripensamento sull’uscire… studio un testo tecnico sulla fotografia digitale… e ad un tratto, un tifone si abbatte in città!
Pioggia e grandine ed in grande quantità!

Una tazza di thè al limone mentre chiudo il libro e osservo fuori dalla finestra scendere l’equivalente di un ghiacciaio triturato.

Accendo il pc e mi connetto ad internet, e leggo le notizie e ne commento alcune su facebook.

Quando ad un tratto, la pagina facebook della Gazzetta di Reggio, pubblica questo:

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…e nonostante mi fossi ripromesso a gennaio di non spendere tempo a baccajare sugli animalari (gli animalisti sono tutt’altra cosa), mi parte un embolo e mi scappano i cavalli della ragione.

D’altronde… animalari e clero… ed io sclero!!!

Quello che segue è il mio commento chilometrico – infatti non c’è screenshot che tenga!!! – in cui espongo tutto il mio pensiero e mi chiedo chi lo leggerà fino alla fine. Ma soprattutto, vediamo quanti commenti di animalari e di filo-clericali mi malediranno!

Cosa ne penso???
Che si è accorto dell’esistenza degli animalari, ed io anti-animalaro, ed anti-clericale, sono perplesso. Voglio proprio leggere le perle di tutti quegli animalari che, in occasione di miei precedenti commenti sul divieto dei botti o sull’ingresso dei cani nei supermercati e nei negozi, mi hanno insultato ed assaltato, alcuni perfino spiando sul mio profilo le battutacce ironiche che scrivevo su quello che mi accadeva intorno! (L’ironia è una buona medicina, la mia preferita!)
Gli animalari sono persone esibizioniste che si credono superiori agli altri solo perché hanno un cane (o a volte anche un gatto) da esibire di continuo (“guardate, ho un animale e quindi sono meglio di voi e faccio quel che mi pare!”) e non sono certo degli animalisti! Gli animalari sono quelli che hanno rotto le balle a dicembre per il divieto (mancato) dei botti e quando mi sono espresso, me ne hanno dette di tutti i colori senza nemmeno capire quello che io proponevo (distinzione fra petardi e fuochi d’artificio: i petardi da vendere solo a maggiorenni con immagini sulle confezioni simili a quelle delle sigarette, con arti amputati e varie di danni derivanti da un uso irresponsabile e non corretto del prodotto; fuochi d’artificio permessi ma solo in zone individuate dalle autorità e nel quartiere adiacente, formazione e preparazione per eventuali padroni di animali sensibili residenti in zona, e maxi multa per chi sgarra)(inoltre la proibizione tout-court non viene mai rispettata: un esempio? le canne che per legge sono proibite ma che tutti si fanno!) o quelli che appena una nota politicante dai capelli rossi entra in un supermercato col cane, hanno detto che era un’importante conquista di civiltà! Civiltà un corno!!!
Io lavoro in un supermercato e so benissimo che ambiente è quello: mettere un animale in un carrello (che tutto sommato è una gabbia) e portarlo davanti al banco dei salumi facendolo impazzire per la fame con gli odori (di cibi che non possono certo mangiare lì), dove magari è pieno di gente con bambini rumorosissimi… avanti… è pieno di pessimi genitori, ora anche i pessimi padroni?
Inoltre vogliamo parlare dell’igiene? Se entro senza retina per capelli in certi ambienti, rischio una sanzione: il capello sulla pagnotta o sul petto di pollo, vi fa schifo, il pelo del cane no???!!
Ma esibirsi, per loro, è certo meglio che prendersi la RESPONSABILITÀ DI PRENDERSI CURA DI UN ALTRO ESSERE VIVENTE! Perché è questo un cane: un essere vivente. Bisognoso di cure e di affetto, come tutti gli altri esseri viventi, a 2 o a 4 zampe!
A me piacciono sia i cani che i gatti, ma vivendo in un bilocale di 50 metri quadrati, senza balcone, giardino, o cortile, e stando quasi tutta la giornata fuori casa per lavoro o altro, cosa mi prendo a fare un cane? Prendo un essere vivente e lo chiudo in uno spazio limitato, a soffrire di solitudine per buona parte del giorno, solo per avere una creatura che quando arrivo a casa mi fa le feste?
No. Io non sono così EGOISTA.
Preferisco vivere da solo, senza condannare un altro essere vivente a vivere una solitudine simile alla mia.
Quanto al Papa… con tutti i miliardi di euro (si, miliardi!!!) che si prende il Vaticano e la Chiesa con il meccanismo dell’8×1000, quanti di questi soldi vanno DAVVERO ad aiutare concretamente chi ha bisogno?
Invece di ristrutturare il mega attico di Bertone, o di pagare l’avvocato a Don Seppia e pedofili vari, o di sostenere campagne di disinformazione di associazioni (sedicenti) cattoliche contro l’aborto o contro l’eutanasia, o contro la prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili, o contro i diritti civili delle persone lgbt, o di sostenere le spese per un ex-Papa o di vescovi e cardinali che prendono al mese uno stipendio pari a metà di quello di un deputato, e altro ancora… non sarebbe meglio spendere TUTTO QUELL’AMMONTARE in opere di sussistenza ai bisognosi?
Baahh… io la pianto qui. Ho scritto quello che pensavo e son curioso di sapere chi leggerà tutto questo mio pensiero, fino alla fine!

Sarò stato sufficientemente chiaro, o mi dovrò sorbire l’assalto di animalari e filo-clericali insieme? 

Morire a 18 anni, dopo il coming out in famiglia

Il lato fucsia della forza

BULLISMO-A-SCUOLA-COME-INTERVENIRE.jpgPrima di finire sotto quel treno ad alta velocità, le ultime parole sono state per quel fidanzato con cui, secondo l’insegnante che era diventata la sua confidente, viveva un rapporto sereno. Il primo è delle 23.15, Paolo scrive a Giulio: “amore”. Poi alle 23.26: “Cucciolo Ti amo Perdonami Ti amo”. Giulio risponde: “Ti amooo” e poi chiede scusa “per cosa?”. Ma prima della risposta arriva il Freccia che travolge Paolo. (Fonte Gaypost.it)

Il resto è una storia di violenze in famiglia e di indifferenza a scuola.

Dov’è stata la società degli adulti, quando Paolo ha chiesto aiuto contro omofobia familiare e bullismo scolastico? Quella che doveva vigilare per il bene dei figli, di tutti i figli?

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Il mio grosso grasso matrimonio greco 2

Lo ammetto… non ho saputo resistere al richiamo della famiglia Portokalos.
Ma per motivi personali e organizzativi, ho aspettato un po’ a fare la recensione di questo film…

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Nello scorso film, abbiamo lasciato Toula Portokalos/Nia Vardalos e Ian Miller/John Corbett, mentre accompagnavano la loro figlioletta verso la scuola greca, passando davanti la casa di famiglia, con i nonni e gli zii che salutavano… …quella bambina, Paris/Elena Kampouris ha adesso 17 anni e sta passando quella stessa fase che sua madre passava nel primo film. Ha una cotta per un ragazzo, sogna di andare in un’università piuttosto lontana, non sopporta a pressione di una famiglia così coesa ed invadente.
Mentre Toula cade nel ruolo della tipica madre mediterranea e apprensiva, facendo suoi gli errori (e le battute) dei suoi genitori, Ian cerca di riavvicinare madre e figlia. Insieme, i due coniugi cercano anche di ritrovare la passione di un tempo, ormai sopita, ma i guai – e le tresche – collaterali della famiglia Portokalos, sono dietro l’angolo!
Infatti, il buon vecchio Gus/Michael Constantine, cercando delle prove della sua diretta discendenza da Alessandro Magno, trova una pecca nel suo certificato di nozze… Maria/Lainie Kazan la prenderà in parte bene, in parte no. Ogni cosa andrà inaspettatamente al suo posto, per tutti.

La regia di questo sequel è diversa dal precedente ed il ritmo infatti ne risente. Anche la colonna sonora è un po’ più “aggiornata”. Ci sono tutti i personaggi del primo film, dallo zio Taki/Gerry Mendicino, ai cugini Nikki/Gia Carides, e il fratello di quest’ultima, Angelo/Joey Fatone – anche se il marito di Atena non l’ho manco notato – e a sottolineare la natura commerciale del film (come ogni sequel che si rispetti), la rigidità dei personaggi è un po’ più allentata. Ma non troppo! Nel primo film, non mi sarei mai aspettato di sentire i consigli di zia Voula/Andrea Martin su come ravvivare il rapporto di Toula e Ian! (Giusto per dirne una, ma lo vedete in parte anche nel trailer!)
La nonnina – cara vecchia Yia-yia/Bess Meisler – è ancora viva e vegeta e stupirà più che mai. Anche la vicina rompicoglioni è viva e vegeta… e più stronza che mai! Una cosa che c’è l’avevo immaginata… peccato aver sbagliato il personaggio…

Ma il punto che più mi ha colpito, è stata la reazione ad una cosa che avevo intuito… un personaggio verrà allo scoperto e la reazione della famiglia mi ha colpito moltissimo.
Un po’ come un pugno nello stomaco perché davvero vorrei vivere io stesso quella reazione. Non dico di più, per non far troppo spoiler, ma dovevo dirlo.

Assolutamente da vedere!

Il condominio dei cuori infranti

Nuovo film francese visto giusto ieri sera al cinema “al corso” di Reggio Emilia.

il-condominio-dei-cuori-infranti-locandina

I sei protagonisti del film sono:

  • un aspirante fotografo/Gustave Kervern (o meglio, recita quella parte perché si sta innamorando…)
  • l’attrice degli anni ’80/Isabelle Huppert appena trasferita perché in crisi (non rassegnata all’idea di non essere più in auge e giovane)
  • l’infermiera notturna/Valeria Bruni Tedeschi che si concede una pausa sigaretta (ed una di queste la segnerà…)
  • l’astronauta/Michael Pitt (americano) disperso… (…che fa tanto figo ma poi non è capace di…)
  • il teenager annoiato/Jules Benchetrit (con una madre talmente assente che non si vede per niente in tutto il film… …ma manco in fotografia!)
  • ed infine una signora ospitale franco-algerina/Tassadit Mandi che rispecchia in maniera molto delicata e divertente lo stereotipo della mamma mediterranea.

Questi sei personaggi (messi in ordine come da etichette del citofono in locandina) abitano in un fatiscente condominio della periferia di una città francese. I loro cuori non sono infranti da una storia d’amore finita male come la logica del titolo sembra suggerire, bensì sono infranti dalla loro stessa solitudine. Il film – dal ritmo piuttosto lentino – come il 90% dei film francesi – si sviluppa in un crescendo accomunando, anzi, “appaiando” i sei personaggi in maniera “casuale” in tre segmenti.

Nell’aria non vi è solo la solitudine di questi personaggi ma anche uno strano rumore misterioso, che sottolinea – inconsapevolmente – che quella loro solitudine è arrivata ad una svolta, se non alla fine! Solo nel finale del film, dopo una scena davvero surreale (una la vedete nel trailer, con Isabelle Huppert) , si scoprirà l’origine di quel misterioso rumore che risuona nel quartiere e che veniva descritto dai nostri personaggi come “un grido”, forse quello che il loro cuore infranto dalla solitudine avrebbe emesso se avesse potuto.

Essendo un film nuovo di pacca, non vi faccio (altri) spoiler (basta il trailer).
Tuttavia va detto, che se il titolo italiano può essere più azzeccato del titolo originale (asetticamente “Asphalte” = “asfalto”), chi ha curato il trailer italiano mostra alcune inesattezze facendo apparire il film un po’ più attraente ed irriverente di quel che in realtà sia. Unico esempio che vi posso svelare è che l’astronauta non parla il francese, è anzi il personaggio meno doppiato di tutti! Un film così toccante e sensibile, e garbatamente comicomerita comunque di essere visto, soprattutto in tempi come questi che appaiono davvero brutti.

I personaggi dell’infermiera notturna/Valeria Bruni Tedeschi e del teenager annoiato/Jules Benchetrit, fanno molta tenerezza. L’astronauta/Michael Pitt non è più il bello e dannato di Funny Games, ma sempre un bel pezzo di astronauta… un pò stereotipato, ma molto sensibile. L’aspirante fotografo/Gustave Kervern è un personaggio che si svela pian piano. La signora ospitale/Tassadit Mandi, è il personaggio forse più coinvolgente, tanto che in alcune scene molti inclinavano un po’ la testa per la tenerezza che trasmetteva. L’attrice in crisi/Isabelle Hupert è fenomenale e riconferma che la Huppert si mantiene bene, non tanto nel senso di apparire più giovane di quello che è, ma nel senso recitativo: una delle più grandi, abili, versatili attrici francesi attualmente in circolazione!

Altra “menzione d’onore” per questo film è la delicatissima colonna sonora che ben accompagna lo svolgimento delle storie, e che per alcuni spettatori e spettatrici ha contribuito a tirare giù dagli occhi un paio di lacrimoni. Che altro dire? Amanti del cinema europeo, fatevi sotto e andate a vederlo al cinema!