San Faustino …ovvero, perché non festeggerò mai San Valentino!

cupido-mortoFra 10 giorni, compirò 34 anni.
Non sono più un ragazzino.

Da ragazzino, immaginavo di festeggiare questa ricorrenza portando delle rose rosse “alla fidanzatina”.
Qualche anno più tardi, invece, immaginavo di festeggiare portando il mio ragazzo a cena fuori, in un ristorante di classe.
Speravo di poter festeggiare quel fottuto 14 febbraio, portando dei cioccolatini all’unico che riusciva a sopportarmi.

Adesso, a 10 giorni da mio 34° compleanno… alla vista di tutti questi cioccolatini a forma di cuore, orsetti smelensi, pupazzi con gli occhioni teneroni, cuscini a forma di cuore con messaggi sopra, mushmellows a forma di cuore con lo stecco da lecca-lecca, e altre chincaglierie simili… …mi ricordo amaramente di essermi arreso!

Se dovessi raccontarne i motivi, farei meglio a mettere della musica di sottofondo…

…dopo tanti anni non ricordo cosa si faceva (se si faceva qualcosa) a scuola per San Valentino, ma (anche se magari le scuole se ne fregavano) c’erano sempre dei parenti che si ricordavano di fare domande se avevo “la fidanzatina”… …a 10 anni!
In quegli anni, e fino al 1999, credevo di essere simile a mio padre, nel senso che se mia mamma preparava una grossa colazione, lui sapeva che c’era una qualche ricorrenza in cui lui doveva preparare qualcosa… e generalmente – qualunque ricorrenza fosse – se lo ricordava per l’ora di pranzo! (Forse a riprova del detto per cui la strada per il cuore di un uomo, passa dal suo stomaco!)
Nonostante il lieve alzheimer, la pensione, e gli acciacchi, a distanza di tanti anni è ancora così: mia mamma prepara la colazione, mio padre legge il giornale e commenta da solo le notizie, poi quando si ricorda, si alza, dice che va a comprare il giornale (si, dice proprio così!) ed esce per comprare i fiori. (Niente dolci, sono entrambi diabetici!) Ieri, ha avuto la premura di organizzare una cena fuori. (E di avvisare suo nipote/mio cugino, per ricordargli la cena fuori altrimenti si sarebbe scordato!)

Allora non mi preoccupavo quindi se non provavo niente per nessuna della compagne di scuola. Anzi, a parte un paio, mi stavano quasi tutte antipatiche. E soprattutto, erano senza tette. (Si, all’epoca, per convenzione ma non per convinzione, ci badavo a queste cose!)

Nel 2000, a 17 anni, l’illuminazione: sono gay, niente ragazze, solo UN RAGAZZO!
E anche se questa rivelazione non mi ha provocato chissà quale shock (o cretinerie del tipo “se siamo due ragazzi, chi deve regalare i cioccolatini, e a chi?”), per un motivo o per un altro, purtroppo non abbiamo mai avuto modo di “festeggiare canonicamente” la ricorrenza del 14 febbraio. (Ed era irritante già allora, con tutte le pubblicità martellanti, figuriamoci adesso!)

Nel 2005, la tragedia. Mentre i miei coetanei spensierati si affacciavano al mondo, un tumore portava via il mio amore. Ma di questo ho già scritto. Anche troppo. E non voglio più pensarci. Ma voglio solo riportare questo: che chi dice che il tempo cura tutte le ferite, afferma qualcosa di inesatto, il tempo non cura una beata cippa, attenua solamente il dolore che non andrà mai via.
Passano gli anni, e ho vissuto altre storie e relazioni, buttandomi come se non avessi mai avuto un passato, e senza pensare troppo al domani, ma tutte storie in cui non ero affatto ricambiato per davvero.

Ho dato tanto, di me. Dire “perle ai porci” è un eufemismo.
Ma se anche la penultima volta mi aveva lasciato il cuore a pezzi, l’anno dopo mi sono innamorato di R., un ragazzo tenero e delicato che poi si è rivelato essere anche… …un puttanone mentecatto! Anche codardo: quando si prese la “pausa di riflessione” non ha manco avuto il coraggio di dirmelo in faccia, il vigliacco, no! Mi dette l’annuncio con un sms! UN SMS!! 140 caratteri per dire che con me non stava bene!

Un mese di riflessioni dopo, torna da me, ed io – stupido! – lo ri-accolsi a braccia aperte!
Un altro mese, ed ecco che mi manda un altro sms. Prendendosi un’altra pausa di riflessione, scrivendo espressamente che avrei potuto mandarlo a farsi fottere, se questa sua (ennesima) pausa di riflessione, non mi stava bene.
Cercavo di non pensarlo, cercavo di dimenticarlo. Ero rimasto scottato di nuovo, ferito. Con tutto questo carico emotivo addosso, mi buttai a fare la mia prima vacanza all’estero.
Ed ecco che ad Amsterdam si rifece vivo – sempre con sms – che quasi ero tentato di buttare il cellulare in un qualche canale della capitale olandese!
Fui inflessibile, lo lasciavo io. Meglio solo che col cuore infranto di nuovo.
E dovevo mostrarmi granitico.
E fu quel che feci.

Il bello venne a settembre, quando ci beccammo casualmente in chat e ci scambiammo dei messaggi in cui ognuno difendeva la propria posizione: lui con il “volevo tornare con te” ed io con il “fottiti!“… l’apice fu quando gli rinfacciai il testo dei suoi sms in cui prendeva la pausa di riflessione.
Non solo negava all’evidenza ribadendo che lui non stava bene fisicamente – e qui risparmio i dettagli – ma mi accusava di averlo mollato quando era in difficoltà.
Questo fu il colmo.
Per la prima – ed ultima volta – ho fatto il paragone! Non l’avevo mai fatto prima. Ma mi ha trascinato in basso, e ho paragonato quel nostro rapporto ormai finito col primo che ho avuto ed invece di rispondergli a tono, ho staccato il computer.
Vi assicuro che se ce l’avessi avuto fra le mani, lo avrei gonfiato come una zampogna!!!

A quel punto – inconsciamente – decisi di non volerne più sapere.

Continuai la mia vita ma quei pochi appuntamenti e flirt che ho avuto dopo erano diversi.
Giochi da una sera/notte e via. E ne ero consapevole, come ero consapevole che mi si è rotto qualcosa. (E non intendo il c… beh, avete capito!)(O almeno, non solo quello!) Ma solo ultimamente mi sto rendendo conto della portata dei danni.

Ad oggi sono passati quasi sei anni. In cui non sono più riuscito ad innamorarmi di nessuno. E per paradosso, io che non volevo assomigliare a mio padre, quanto ad incapacità di esprimere i sentimenti, sono diventato addirittura peggio di lui!
Non riesco a crederci quando qualcuno mostra interesse nei miei confronti.
Aspetto sempre il momento in cui arriva la mazzata. E puntualmente arriva!
Sempre e nel momento più inaspettato!
Un esempio?
Sono iscritto a 4… no, 3 piattaforme/chat gay (planetromeo, meetic, bearwww)… attiro l’attenzione solo di maniaci sessuali, repressi, vecchi, e serial killer!
Mi sono così arrabbiato all’ultimo appuntamento che raramente raggiungo un tale livello di incazzatura nonostante mi arrabbio parecchio: ci concordiamo per fare semplicemente sesso dopo cena, ceniamo e durante le chiacchiere tra una portata e l’altra vengono fuori cose profonde e punti comuni, che quasi mi stavo per ricredere sul finale della serata, e quando poi arriviamo a casa sua, mi spoglia come nessuno ha fatto da dieci anni a questa parte e sul più bello… non voleva fare sesso convenzionale ma del fisting, perché altrimenti avrebbe tradito il compagno!200_s

È stato il colmo!
Gli risposi che lui aveva già tradito il compagno, e lo ha fatto nel momento in cui concordava di fare sesso con me, su quella fottuta chat dalla quale mi sono cancellato il giorno dopo. Mi sono rivestito coprendolo di insulti e ho borbottato per tre chilometri tornando a casa a piedi, di notte fonda per le strade di Reggio Emilia. Non riuscii a dormire quella notte per quanto ero incazzato.

 

Sono passati alcuni mesi da questo scomodo evento e mi sono reso conto che è difficile avere un appuntamento con me. Non ci riesco.
È una cosa più forte di me. Ho avuto tante di quelle batoste che non faccio altro che affrontare la vita evitandole. O almeno provando a evitarle.
Può sembrare un ossimoro ma vi assicuro che non lo è. E se il mio ultimo ex mi diffama sulle chat di internet dicendo falsità su di me, e altri si chiedono se la mia cintura sia lunga come l’equatore o se c’ho un supermercato dentro il mio frigorifero, ed altri ancora fanno battute dicendo che ho un cuore di pietra, rispondo dicendo che:

  1. il puttanone mentecatto non sa cosa inventarsi, se gli dai credito è ovvio che tu, ciccio, con me, non ci bevi neanche un caffè;
  2. purtroppo sono uno che gli si guasta facilmente l’appetito, di conseguenza rimango inappetente per un bel po’ fino a quando lo stomaco non comincia a protestare, e se c’ho i nervi, non mangio… sbrano! Se sto incazzato in un ristorante, sono l’incubo dei camerieri… rischiano l’amputazione di una mano… a morsi;
  3. quanto al cuore di pietra, non so che pietra preziosa possa essere, so solo che è incrinata. E di brutto.

In queste tre risposte c’ho messo un bel po’ di ironia. Spesso ripeto che essa è la mia medicina per non tirare le cuoia del tutto, ma se devo dare una risposta seria, beh…  sono in pochi a conoscermi del tutto ed è colpa mia. Mi apro molto con gli amici – all’amicizia ci credo ancora e molto – ma è come aprire una porta con una catenella… se vuoi entrare, io ti lascio sulla soglia, ti permetto di sbirciare dentro, ma non ti permetto di entrare perché poi farai qualcosa – volente o nolente – che non sarà riparabile. Ti permetto di prendere un caffè con me nel soggiorno, e se succede, sei davvero fortunato/a, ma altre stanze della mia casa/anima, non te le mostro.

307248_10151137424971503_2108125965_nIl puttanone mentecatto, R., ha fatto un ottimo lavoro diffamandomi… infatti è capitato di incontrare persone abbastanza piacevoli a cui ho sentito poi dire che effettivamente “non sono quella brutta persona che R. ha descritto” e a quel punto, la situazione “non è più piacevole”. Perché se mi vien detto questo significa che si è dato credito ad un deficiente, senza conoscermi. Ma anche se viene riconosciuto che non sono una poi così cattiva persona, quel pregiudizio avuto su di me grazie alle balle di R., io non riuscirò a cancellarlo. E questo non va affatto bene.
Sono ingrassato di circa 40 kg da quando ho smesso di fumare. Fumando mi sfogavo, mi calmavo, ma – non ne abbiano a male quelli che sono “anti-fumatori” – sarebbe stato meglio non smettere: i polmoni si trapiantano, la ciccia no. Mangio poco, ma molto male. Mangio frutta, e verdura, e carni, nei momenti sbagliati. Non riesco a rinunciare alle bibite frizzanti e a quelle alcoliche, seppur mi controllo parecchio. Ma non riesco a trovare una tecnica di sfogo davvero efficace, tra il lavoro che faccio (la mia misantropia nel weekend è indiscutibilmente insopportabile!) e le soddisfazioni che vengono spesso inesorabilmente a mancare.

Quanto al cuore, beh, che sia una pietra preziosa o un meccanismo complesso, ormai non funziona più. Ormai mi serve solo per pompare il sangue e fino a quando riesce ancora a farlo, mi va bene così.

Vorrei tanto, davvero, potermi innamorare di nuovo.
Sentire l’emozione di avere qualcuno accanto che mi stringe la mano mentre dormiamo la notte nello stesso letto, con cui pianificare una bella vacanza per entrambi, con cui decidere quale formato di pasta cucinare domenica per pranzo. Piccole banalità, forse, ma il vuoto che spesso sento, è composto anche dall’assenza di quest’ultime. Ed è un vuoto davvero enorme.
Per il resto io sono fatto male: sono un uomo da un uomo solo. Io. E me stesso.

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Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

Addio 2016

Se si potesse dire che ogni anno è l’anno di un qualcosa – come per l’oroscopo cinese – allora il 2016 sarebbe l’anno “delle gastriti forti”!

Ci sono stati moltissimi eventi, alcuni positivi come l’approvazione delle unioni civili in Italia, nonostante l’iter legislativo davvero molto travagliato, sono stati molti gli eventi ragici e negativi, come le stragi di Nizza e Bruxelles, per non parlare dell’elezione farlocca di Trump, e della continua guerra in Siria. Ma qui voglio tracciare solamente un bilancio personale. Una vecchia abitudine che avevo perso nel tempo, ma che vorrei riprendere, notando che il tempo passa e le cose da ricordare sono sempre di più.

Cominciato con un cenone a base di gastrite, in cui l’unica cosa positiva, è stata la vista dei fuochi d’artificio dal balcone della padrona di casa. Non ho fatto in tempo a godermi le ferie invernali, che finisco sotto i ferri per farmi asportare un calazio che avevo su una palpebra prima e incidere una ciste sul coccige (l’eco delle mie urla, risuonerà per tutto il quinto piano dell’arcispedale Santa Maria Nuova per i prossimi 20 anni!) che mi ha fatto diventare il pizzetto e le sopracciglia, quasi bianchi. Una convalescenza di un mese e mezzo che per la noia, mi sono visto tutti i dvd che avevo in casa!

Dopo aver passato la Pasqua fra le più brutte della mia vita, torno al lavoro con la prospettiva di dover prendere le ferie per ultimo (tutti i periodi migliori erano già presi): le due settimane successive il giorno di ferragosto! Un’agonia immensa!! Arrivato al 31 luglio, cominciavo a contare LE ORE che mi separavano al 16 agosto!!!

Almeno le ferie estive me le sono godute. Sono tornato a Tallinn e stavolta con un amico. Erano dodici anni che non facevo una vacanza insieme a qualcuno. E mi son goduto un altro giro per la capitale estone, una bella festa nazionale, e ovviamente, delle piacevolissime scoperte musicali!

 

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Tallin vista dalla mongolfiera vicino al porto. Il mese migliore per andarci è luglio, con le sue giornate più lunghe e con un clima molto più piacevole.

In autunno un altro evento positivo rompe la grigia monotonia della mia vita quotidiana: sono stato riconfermato al congresso provinciale del comitato arcigay di cui faccio parte. Per me è importante.

 Gastriti a parte, quest’anno sono riuscito a vedere molti film al cinema, ed i tre che più mi hanno colpito li ho anche recensiti:

  1. Il condominio dei cuori infranti
    Un film su chi, come il sottoscritto, ha il cuore infranto dalla solitudine.
  2. Il mio grosso grasso matrimonio greco 2
    È stato bello ritrovare la famiglia Portokalos (e Ian) dopo tanti anni!
  3. Weekend
    Uno dei più bei film a tematica gay che abbia mai visto, nonostante il finale.

Sono anche riuscito a leggere più libri dell’anno scorso, e anche se ci sono state alcune delusioni letterarie, sono contento di aver letto “L’uomo che cade” (di Marino Buzzi) e “Rainbow Republic” (di Fabio Canino). 

Sono riuscito a fare alcune gite interessanti, a volte in compagnia, come a Canossa – ed il castello matildico – o a Brescello – da Don Camillo e Peppone – e a volte da solo, nei musei bolognesi.

Scritto questo, restando sul personale, non ho molto da salvare di questo anno senza infamia e senza lode.

Spero con tutto il cuore – e auguro altrettanto – che il 2017 sia un anno migliore per tutti!

 

Questione di “polso”

referendum-costituzionale-del-4-dicembreQuesta mattina, avendo finito il caffè in casa, ho preso la decisione di affrontare il freddo e andare a fare colazione al bar vicino casa.

Appena arrivato, ho notato al banco un gruppetto che discuteva animatamente del risultato del referendum costituzionale di una settimana fa.

In poche parole, erano convinti che se vinceva il si, i vecchi nomi della politica sarebbero scomparsi quasi automaticamente dalla scena.

Mi hanno tirato dentro la discussione chiedendomi cosa avessi votato: appena data la mia risposta – cioè “no” – mi hanno mangiato vivo. Due di costoro sanno anche che sono gay, e quando stavano tirando nella discussione la legge sulle “unioni civili”, li ho presi in tempo per i polsi e avvicinandomi ad uno di loro, ho sibilato: “adesso sai come ci siamo sentiti noialtri a febbraio, dopo che voi tutti, avete fatto tutte le vostre porcate prendendoci per i fondelli per l’ennesima volta! Adesso piantala di roderti il fegato, fattene una ragione, e tira avanti!”

Ho votato no una settimana fa, ma se fosse stato scorporato il quesito e diviso per settori, forse avrei votato diversamente.

Il quesito era: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.

Un po’ lunghetto, eh?!

Analizzando il quesito troviamo questi punti principali:

  • superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi delle istituzioni
  • soppressione del CNEL
  • revisione del titolo V della parte II della costituzione.

Andiamo per ordine:

  1. Sono favorevole al superamento del bicameralismo paritario per il semplice fatto che purtroppo abbiamo un Senato altamente inquinato da politici di professione, corrotti, ignoranti (giusto per dire due nomi: Scilipoti e Razzi!), quindi il Senato, inteso come dai nostri padri costituenti quale Camera composta da palamentari di più alta moralità e saggezza, non esiste più! (E forse, non è mai esistito.)
    Allora perché non rimodellare il Senato, fare senatori i presidenti delle provincie ed i sindaci metropolitani, 110 senatori circa, invece di 315! E voilà, abbiamo anche la riduzione dei parlamentari! Ed un contenimento dei costi di alcune delle varie istituzioni!
    Un senato che porti alle leggi della Camera, in lettura al Senato, le istanze dei territori e delle sue popolazioni. Allora avremmo un Senato con ancora una qualche valida funzione.
    Ovviamente, a questo punto, è d’obbligo reintrodurre l’elezioni provinciali, ma di questo punto ne parlo più avanti. Restano certo le funzioni legislative, ma
     un Senato di questo tipo non avrebbe voce in capitolo sulla fiducia al Governo.
    La Camera dei deputati ri
    mane quindi com’è.
    Per ridurre efficacemente, i costi di queste due istituzioni, una proposta cui difficilmente essere in disaccordo: lo stipendio dei parlamentari è commisurato alla presenza ai lavori parlamentari e di commissione, spese di rimborso fino ad un certo limite, niente altri privilegi e benefit!
  2. La soppressione del CNEL è forse una misura eccessiva, meglio ridimensionarlo! cnelInnanzitutto bisogna ammettere che quando è nato, esisteva il cosiddetto “Stato-Imprenditore”, che adesso, con l’eliminazione dell’IRI e  le ratifiche di vari trattati comunitari a partire dagli anni ’90, non esiste più! Quindi sopprimere magari, no, ma dare un nuovo ruolo ad un organo costituzionale che negli anni ha maturato una certa competenza nel settore degli studi economici e sociali/lavorativi, sarebbe una scelta maggiormente azzeccata. Durante la campagna referendaria ho discusso di questo punto con un propagandista del si, in piazza Prampolini, che mi disse – testuali parole – “il cnel in settant’anni non ha mai approvato una legge che sia una!”… sbottai: “ma il cnel non ha potestà legislativa, il cnel non può approvare leggi, quello è compito del Parlamento! Casomai il cnel, può formularle e proporle, ma quando mai i parlamentari, dall’avvento della seconda repubblica, hanno mai usato o dato retta a quest’organo che altro non è che uno strumento a disposizione del legislatore?!” Per tutta risposta è rimasto muto! E su questo punto, signori, non ho altro da aggiungere.
  3. La revisione del titolo V parte seconda… wow… qui non si finisce più… Per farla breve, lo Stato si riappropriava di molte delle competenze che la riforma della Costituzione del 2001 aveva reso di materia “concorrente” o esclusive delle regioni. Insomma, si passava da un estremo all’altro!
    nuova-sede-regione-piemonte

    Nuova sede della Regione Piemonte . giusto per spendere soldi dei contribuenti, anche se più discreta dell’omonima lombarda!

     

    Molte regioni, sia del nord – ad esempio il Piemonte – che del sud – ad esempio la Calabria – fra le prime cose che hanno fatto con la riforma, è stato costruirsi nuove sedi dai costi esorbitanti (cosa che in Piemonte ha concorso a far cadere la giunta regionale guidata dal leghista Cota, ed in Calabria, ha messo in difficoltà la giunta Chiaravalloti – di centrodestra – che nei primi anni anni duemila non aveva più soldi per la sanità!), per non parlare dei privilegi dei vari consiglieri regionali. Poteri cui le Regioni hanno abbondantemente abusato!

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    “Cittadella regionale” a Germaneto di Catanzaro – niente male per quella che è la regione più povera d’Italia! (E dovete vedere la nuova sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria!)

     


    Sarebbe allora interessante una via di mezzo, e introdurre alle Regioni dei limiti (in percentuale ai fondi regionali) di spesa per questo o quel settore. Mantenere vive le provincie con le funzioni avute fino a pochi anni fa, con elezioni ogni cinque anni, e magari, con il presidente della giunta provinciale, a portare in Senato le istanze del proprio territorio, ed i consiglieri provinciali, in numero proporzionale per popolazione, in consiglio regionale. I cittadini votano i rappresentanti della provincia. E a seconda del loro ruolo, vengono pagati in base alla presenza e con severi limiti ai rimborsi spese!

Quanto riguarda il Governo, a noi italiani non entra mai nell’anticamera del cervello la nostra storia. Dopo una dittatura durata vent’anni, un Governo molto decisionista e forte, ci fa ancora paura. Perché? Perché non abbiamo mai saputo fare i conti con la nostra stessa storia e di conseguenza non siamo in grado di – o non vogliamo – impegnarci a non commettere di nuovo gli stessi errori. Mi arrabbia moltissimo sentire gente che dice a sproposito che questo o quel Presidente del Consiglio non è stato eletto dai cittadini! Siamo una repubblica parlamentare! Mettetevelo nella zucca una volta per tutte! È dal 1946 che il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica – quale arbitro super partes delle istituzioni –  e non entra in carica fino a quando, il Parlamento, votato da noi cittadini – seppure con una pessima legge elettorale – non gli accorda la fiducia! Ad ogni modo, per avere un governo forte e stabile, non serve una modifica alla Costituzione, ma una Legge elettorale giuste e seria che permetta al corpo elettorale non solo di scegliere il partito, ma di scegliere anche il candidato! Serve una Legge che regolamenti i partiti in modo che siano fissi, e non che ad ogni scissione o crisi di governo, ne nascano di nuovi per tenere vivo questo o quel governo e che al vaglio delle elezioni svaniscono nel nulla. Quelli sono molto più inutili, costosi, e dannosi, di qualsiasi Cnel!


votoMi chiedo, quanti, a mente fredda, si sono chiesti se hanno votato con la testa o con la pancia. Un errore dell’ormai ex-Presidente del consiglio, è stato quello di andare oltre al metterci la faccia, e cioè di far passare il referendum come un voto pro o contro il suo Governo.
Votare no dopo riflessioni ed indecisioni, e di seguito essere accostato a quell’accozzaglia di imbecilli dei vari comitati “mandiamo Renzi a casa”, non mi è andato affatto giu.

Il Governo è caduto. almeno il bullo di Firenze ha mantenuto la parola. E a dirla tutta, non me l’aspettavo. Da un lato mi fa piacere che Alfano – il peggior ministro dell’interno – la Lorenzin – che ci faceva rimpiangere i peggiori ministri della sanità della prima repubblica – e Poletti – che quanto a certe sue dichiarazioni in qualità di ministro del lavoro, Berlinguer a tornar vivo se lo sbranava e a ragione! – non siano più su quelle poltrone (immeritate), e a parte il loro possibile rientrare dalla finestra, non mi tranquillizza affatto sapere che il nuovo Presidente del consiglio incaricato sia quel Gentiloni, discendente di quello stesso Gentiloni che permise ai cattolici di entrare in politica circa un secolo fa, e con i risultati che noi tutti ben conosciamo (se abbiamo studiato la storia)! Staremo a vedere.


Ultima osservazione.
Ai due tifosi del si, ho dato un consiglio che a volte faccio fatica a seguire, ma devo ammetterlo: quanto successo lo scorso febbraio, si mi ha fatto rodere il fegato per un bel po’… ma a differenza loro, me ne sono fatto una ragione e quando alcuni mi chiederanno la mia opinione su certi fautori delle porcate di quei giorni, statene certi che non mi roderò ancora il fegato, piuttosto gli torcerò i polsi. e con sadico gusto!

L’uomo che cade

uomo-che-cade_copertinaQuarto libro di Marino Buzzi, ci narra la storia di Marco – schivo, riflessivo ed introverso – che dopo 20 anni di relazione con Federico – al contrario di Marco, è intraprendente e ambizioso – si trova ad affrontare la tragica perdita del suo compagno, la scoperta di sorprese certo non belle, ed un percorso in salita verso una nuova vita, di cui non vi farò spoiler.

Il libro è diviso in tre parti, e già nella prima la situazione “precipita” – letteralmente – per il povero Marco che si ritroverà davanti ad un evento che nessuno di noi vorrebbe mai affrontare, e come se non bastassero la madre ed il fratello di Federico – molto ostili al contrario del padre – e gli amici (rivelatisi falsi), Marco si trova a che fare con le conseguenze e le scoperte amare, e a mettere in discussione un rapporto ormai dato per scontato chiedendosi cosa è stato del suo amore, rivedendo sotto critiche lenti d’ingrandimento 20 anni passati insieme. Tuttavia, grazie anche all’aiuto degli amici – Linda e Antonio – e di condomini – come Pina e la simpatica Gioconda – un po’ impiccioni, Marco troverà la strada per smaltire il dolore e la rabbia e rinascere a nuova vita. Ogni capitolo è narrato in prima persona dai protagonisti di questo libro: Marco che si dispera e reagisce e Federico che dall’aldilà commenta e segue passo passo le mosse di Marco , nella prima parte; e Marco e Sara nella seconda e terza parte. Chi è Sara? Ah no, ho detto che non vi faccio altri spoiler!!! 😉

La lettura è molto scorrevole e in men che non si dica, ci si ritrova a metà libro chiedendosi quanto tempo sia passato dalla prima pagina del libro. Ben scritto, mostra molto a fondo le emozioni e le sensazioni dei vari personaggi, inoltre è un libro che ha un bel lieto fine. Consigliato caldamente!

Rainbow Republic

copertina_rainbow_republicIn copertina, due rami di quercia circondano il viso di Maria Callas, ed è questo l’emblema della nuova Rainbow Republic: la Grecia che dopo il default e l’uscita dall’euro, si è reinventata e convertita alla “pink economy”, attirando gay/lesbiche/bisex/trans da tutto il mondo prima, e capitali dopo, divenendo una potenza economica, culturale, e tecnologica di prim’ordine. Ulisse Amedei è il primo giornalista italiano invitato dal capo del governo ellenico per illustrare agli italiani quanto il Paese sia cambiato, ed in pochi giorni incontra ministri a raffica che illustrano come la diversità del Paese sia una ricchezza da sfruttare per creare benessere non solo economico, ma anche morale. Ulisse scriverà ottimi articoli sottolineando come la toponomastica sia cambiata, come la festa nazionale sia il 28 giugno, anniversario dei moti di Stonewall, osservando le singolari banconote della nuova moneta: la DraGma – su ogni banconota è raffigurata una drag queen passata alla storia, gli sconti fiscali che godono i locali che trasmettono musica anni ’80! In queste e tante altre sorprese che attendono solo di essere lette e scoperte, il colpo di scena è dietro l’angolo e dalla satira si passa a qualcosa di un po’ più profondo. Ulisse intraprende un viaggio in cui scoprirà quanto variegato è l’universo gay, e di quali potenzialità è capace. Quando Ulisse arriverà al termine del suo viaggio, sarà un uomo completamente diverso.

Romanzo distopico, satira intelligente, un po’ caricaturale – a detta stessa del suo autore, nella postilla alla fine del libro – contiene moltissime citazioni interessanti e curiose, spesso ignorate dal grande pubblico: una che mi aveva colpito in particolare e di cui ignoravo l’esistenza, la “National Gay and Lesbian Chamber of Commerce”, la Camera di Commercio Gay e Lesbica che esiste negli Stati Uniti, giusto per dirne, una.

I capitoli sono intitolati ognuno ad un colore diverso, colore chiave del capitolo, la lettura molto scorrevole ed i personaggi a dir poco fantastici nonostante alcuni rispecchino un po’ dei cliché… …ma d’altronde, l’ho già scritto prima che è anche un po’ caricaturale. Il libro di Fabio Canino è stato per me una vera sorpresa, e devo dire, davvero gradevole.

Cafè Society

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L’ultimo film di Woody Allen… Il protagonista è il giovane Bobby che lascia la sua famiglia ebrea a New York, per tentare di sfondare a Hollywood nel mondo del cinema, con l’aiuto di suo zio produttore. Qui conoscerà una ragazza, Vonnie, che inizialmente lo respinge, poi se ne innamorerà, poi lo respinge di nuovo perché… …e poi Bobby lascia Los Angeles, e con il bagaglio di esperienze fatte in California, aiuta il fratello maggiore – legato alla malavita newyorkese- nella gestione del club, divenendo a tutti gli effetti un membro di quella Cafè-Society degli anni ’30. Si sposa, passa il tempo, ma ad un tratto torna Vonnie nella sua vita e… Insomma, l’ennesimo film di Woody Allen in cui il protagonista, altro non è che l’ennesimo Woody-Allen-calato-in-un-altro-contesto-diverso-da-quello-del-suo-precedente-film.

Degna di nota la colonna sonora, la scelta degli attori – fra cui spicca un inconfondibile (anche se visibilmente invecchiato) Steve Carell – è stata impeccabile, molte battute sono brillanti ed inserite nei momenti e nelle circostanze giuste, e il solito finale dal retrogusto un po’ amarognolo.
Buone risate, forse la solita zuppa, ma abbastanza piacevole nel complesso.