ecco uno dei motivi per cui non voglio tornare indietro

Premessa:

Eccezione fatta per alcuni post, ho sempre cercato di buttare tutto sul ridere, come anche l’ultimo post… “perché io VALGHIO!”

Ebbene questa volta ero (e sono) talmente infuriato e imbufalito che prima di scrivere questo post mercoledì, mi son dovuto prendere 6 pastiglie di Malox, contro la mia gastrite. Non inserirò video o foto in questo post.

 

Mobbing

Definizione di mobbing tratta da www.wikipedia.org: Il mobbing è, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell’insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza.

Più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge ad un suo membro.

 

La mia sorellina è voluta rimanere giù nel Regno delle due sicilie.

Perché le piace quella terra.

Perché si sente orgogliosamente parte di quella comunità.

(Buon per lei che né è convinta, io mai lo sono stato e mai lo sarò! Ora più che mai!)

Perché, tenacemente, orgogliosamente, testardamente, e forte della sua giovanissima età e mentalità, è convinta di riuscire a farsi “una vita” onesta e dignitosa laggiù, in quel villaggio che non nomino mai, e che da ora, a maggior ragione, non ho voglia di sentir nominare neanche per caso, neanche nei tg, e dimenticato da Dio, come anche dal demonio!

La mia sorellina aveva trovato lavoro in uno studio di ragioneria, affiancata ad una (presunta) esperta che aveva il compito di insegnarle i trucchetti del mestiere.

Ebbene dopo due settimane, la mia sorellina ha dovuto lasciare quel lavoro.

La donna che doveva farle da “mentora”, l’ha invece mortificata, facendole perfino passare la voglia di andare a lavorare.

Parlandone con uno dei soci dello studio, mia sorella ha riferito tutti i comportamenti scorretti effettuati da questa donna (dagli insulti alle telefonate fatte a scrocco al figlio e gli sms fatti tramite il proprio cellulare ad ogni ora) e quest’ultimo, pur dando ragione alla mia sorellina, l’ha invitata a sopportare e a resistere (comportamento corretto, tanto di cappello a questa persona) ma (ecco la magagna) siccome la donna(ccia) è stata assunta dieci anni fa, e se ho capito bene, è anche parente di uno dei soci, a parte sgridarla (cosa che per amor di verità, devo dirlo, ha fatto) non poteva fare granchè. E questo socio, ha specificato a mia sorella come lei avesse fatto dei passi da gigante: in una settimana si muoveva molto bene fra le varie pratiche dell’ufficio, era arrivata ad un livello tale da mortificare la donna(ccia) che per arrivare a quel livello, a suo tempo ci mise 3 mesi! (Sono orgoglioso della mia sorellina!)

La mia sorellina ha dato comunque le sue “dimissioni” con grande dispiacere, sia suo che di alcuni colleghi e soci. Tuttavia la donna(ccia) rimane al suo posto!

Questo post tende a sottolineare come in Italia, e specialmente in quella porzione del suo territorio che io chiamo “regno delle due sicilie”, valga il proverbio “chi sa fare, non fa… e chi non sa fare, fa!” ed è davvero scandaloso!

È una violenza!

Mortificare così chi si affaccia sul mondo del lavoro, dovrebbe essere reato da galera!

E almeno la metà degli abitanti del “regno delle due sicilie” sarebbe da chiudere in galera! Sia per questo che per altri motivi! Ovviamente!

Io e la mia sorellina, discendiamo da due famiglie oneste, serie, lavoratrici, e soprattutto testarde (cazzo, siamo anche di origini greche, ma scherziamo???), orgogliose di tutto ciò, e con gran senso del sacrificio (raramente ci siamo tirati indietro) e non amiamo farci mettere i piedi in testa da chicchessia… in un modo o nell’altro, il tempo ha aiutato in alcuni casi a vendicarci, senza muovere un dito, senza colpo ferire… io, personalmente, ho avuto 4 vendette. E mi sembrano anche poche rispetto ai torti subiti. Son cresciuto nella sofferenza di chi si sente sempre escluso dalla comunità e ho fatto della mia capacità di adattamento un tale tesoro da sopportare ogni sopruso con pazienza e con molta tenacia. Ma il costo?

Mi sento un apolide senza casa.

Quando mi chiedono “di dove sono” entro in crisi, e ridendo cerco di nascondere la mia irritazione e la mia rabbia che in quel momento vorrebbe avere il sopravvento.

Risultato: dopo depressioni e bulimie, lotto tenacemente, a quasi 26 anni, contro amarezze e rancori, che vorrebbero farmi star male ogni giorno ed ogni ora.

La mia sorellina è molto tenace, ed è molto adattabile anche lei. Ma a differenza di me, lei è molto timida, riservata, tiene coerentemente (più di me, che rispetto a lei sono molto impulsivo) tutto dentro di sé e non vuole far vedere quant’è sensibile. L’idea che stia male, e che voglia continuare a tentare di rimanere lì in quel posto maledetto, come fratello maggiore, mi rende furioso.

Sono buono, calmo, paziente, e diplomatico, ma non fatemi girare i “cosiddetti” che poi vi faccio girare io come le giostre coi cavallini, lanciandovi come un martello alle olimpiadi!

Se non fosse per il lavoro, e se non avessi niente da perdere, non esiterei infatti, a prendere il treno e andare direttamente da quella donnaccia, a urlarle che non è giusto, che non è stato giusto trattare la mia sorellina così, e far crollare parte dei suoi sogni, parte delle sue aspettative, parte del suo entusiasmo… per invidia.

La mia sorellina aveva cominciato questo lavoro con molta umiltà.

Con altrettanta umiltà, questa donnaccia, avrebbe dovuto riconoscere le sue potenzialità, e anziché mantenere il suo (mediocre) status quo, alleandosi con la mia sorellina, avrebbe dovuto e potuto fare grandi cose e ci avrebbe guadagnato anche lei! È così che si fanno grandi cose. Con l’umiltà!

Invece la mia sorellina si è ritrovata costretta a dover lasciare questo lavoro che pure le piaceva, per i soprusi di questa mediocre donnaccia! La conosco, la mia sorellina, forte fuori ma dentro di sé, una ragazza fragile e sensibile… mi chiedo quante lacrime nascoste stia versando…

A costo di strapparle i capelli, avrei portato quella donnaccia davanti alla mia sorellina, e una volta inginocchiata sui ceci, a chiederle scusa per il male che le aveva fatto!

Non mi piace la teoria cristianissima e cattolicissima, del perdono ad ogni male… anche se il biblico detto invita a “porgere l’altra guancia”, medicamente, affermo che di guance ne ho solo due! Il male, un volta fatto, segna chi lo riceve a vita.

È una cicatrice che rimarrà a vita.

E chi di “cicatrice” ferisce, per me, di cicatrice perisce!

E se il mio comportamento fosse stato passibile di arresto, al giudice avrei obiettato che la donnaccia non è stata imputata anche lei per reato.

Lo mobbing È MORALMENTE UN REATO! Ed è anche un reato MOLTO GRAVE perché ne comprende altri due. Perché dovrebbe essere parificato all’omicidio, perché pian piano uccide psicologicamente chi lo subisce …la morte non è la sola cessazione delle funzionalità biologiche! E perché dovrebbe essere parificato alla truffa ai danni dello Stato, perché danneggiando le persone che sanno fare, si danneggia la comunità, e quindi il popolo, che stando all’articolo 1 della Costituzione, è sovrano della Repubblica Italiana!

 

Costituzione della Repubblica Italiana

 

Principi Fondamentali

 

Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

 

E anche se io continuo a chiamare quei posti non con i suoi nomi… sud… calabria… mezzogiorno… ma con disprezzo “regno delle due sicilie”, ufficialmente è sempre una porzione di questa Repubblica, che nel suo principio fondamentale più alto, afferma qual è la linfa vitale, distorta e maltrattata, di questo Paese: il lavoro.

Non è giusto.

Ecco uno dei motivi per cui non voglio tornare indietro.

Io non mi son mai sentito parte di quella comunità.

Ma la mia sorellina… nessuno ha il diritto di attentare le sue speranze.

Parola d’onore… guai se mi capita davanti chi la fa soffrire!

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2 thoughts on “ecco uno dei motivi per cui non voglio tornare indietro

  1. Purtroppo non sono cose rare ma prendersela è inutile, consoliamoci col fatto che noi siamo diversi e migliori (in tal senso) ma è giusto parlarne e denunciare la cosa perché, forse, prima o poi i nodi vengono al pettine.un abbracciod.

  2. è una vergogna giuro che queste cose mi fanno ribollire il sangue, purtroppo è e sarà sempre così, però non bisogna subire devono pagarequesti soprusi. ciao frank ti abbraccio…….. fatti vivo quando puoi

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