Quando si dice “giorno dei morti”…

… ma soprattutto de li mortacci de quei disgraziati che nun c’hanno voja de fà!

Ha ragione Bruce Ketta… son cambiate le poste!


Martedi 2 novembre, ho accompagnato un mio vecchio amico alla stazione, ed avevo in tasca due bollette in scadenza da pagare.
Ho preso il numerino alla succursale ferroviaria, e poi ho accompagnato il mio amico sul treno… una quindicina di minuti… e sapete di quanto è andata avanti la coda? di un solo turno!
Ero allora andato alla posta centrale con la convinzione che alla postazione self service, ci avrei messo al massimo pochi minuti.
Arrivo, prendo istintivamente un numerino, e poi mi dirigo al self service… inserisco la carta bancomat, digito il codice, attendo, ritiro la carta, attendo, attendo… attendo… attendo… lo sportello non è in linea.
E allora mi metto in coda ed osservo il classico rituale delle persone che si incontrano, che si mettono a parlare con emeriti sconosciuti, vecchietti che raccontano i tempi di una volta o le loro malattie, a giovani che fissano con gli occhi il cielo o ascoltano interessati, madri con bambini piccoli avvolti in piccole lenzuolina e che appena appoggiati nel passeggino cominciano a piangere, o ragazzini vestiti come si usa oggi pronti ad affrontare la vita e a ricordarti che sei stato giovane anche tu, e che i tuoi tempi erano un tantino diversi, non meglio, non peggio… diversi.
Insomma, anche se pagavo 1,10 € per le commissioni postali, lo consideravo il prezzo da pagare per quella poesia che si parava davanti i miei occhi.
Ebbene, ho atteso un’ora, quando poi arrivò il mio turno, io stavo già compilando il formulario per un reclamo (la postazione self service, che per la 3a volta non funzionava), quando la poco gentile operatrice mi disse che operazioni col bancomat non ne facevano perchè non avevano linea già dall’apertura del’ufficio! Mettere un foglio A4 per avvertire, no???

Riprendo le bollette dall amano della deficente, appallotto il reclamo che stavo compilando per poi buttarlo per terra con disprezzo, e mentre varcavo la soglia della porta scorrevole, che separa la sala sportelli con l’atrio, faccio un capitombolo da paura! Pioveva, c’era acqua… e non un cane a passare un fottuto mocio???!!!!! Con la cassiera del “poste shop” che non faceva un benemerito… niente!!!??!!
Ok, adesso è furia ceca, mollo qualche parolaccia, un calcio alla porta, ed uno ad un cartellone, e litigo con il direttore (negligente, imbecille, ignorante, menefreghista, cretino) dell’ufficio a voce alta, deciso a dirgliele tutte e davanti alla polizia.
La polizia arriva (e grazie, l’ho fatta chiamare io!), continuo a gridare per un pò, poi affannato dal dolore al polso, decido di fermarmi li. Farò una denuncia, dissi agli agenti, ma mi indirizzarono al pronto soccorso pperchè col foglio in mano, avrei potuto fare la denuncia… meno male che c’era un’amica che mi ha accompagnato e che poi è tornata a riprendermi.

Al pronto soccorso, altra fila, altra coda, ma ovviamente, meno poetica di quella che poteva essere alle poste.

 


Lasciamo oltre, ho atteso pazientemente ma quando il dolore si faceva sentire di più, l’ho detto… questi maledetti me la pagano!
Appena finito, col foglio di prognosi in mano, vado al posto di polizia a fare denuncia, ma li mi “spediscono” alla postale, dove appena vado, parlo con un ispettore, che mi spiega che non essendoci rilevanze penali, non potevo fare denunce… ecco lo sapevo… dovevo mollarglielo il calcio sullo stinco a quel cretino del direttore!
Mi portano all’amministrazione provinciale delle poste, e li pacatamente, gliele ho dette tutte e ho lasciato i dati per l’assicurazione, e nonostante volessero convincermi che erano dispiaciuti della cosa, e mi stavano quasi convincendo, io gliel’ho giurato: li non mi ci vedono più! Non ci metto più piede in quell’ufficio!!!

Epilogo:
 – Con il polso slogato, sono costretto a casa fino a lunedì ed oggi che è venerdì, ancora mi fa male!
 – Son passato in un altro ufficio postale lontanuccio da casa mia per mandare il certificato di malattia all’inps e per pagare la bolletta dell’enel – ormai scaduta – e dimenticando a casa quella della spazzatura.
 – Ho fatto un salto in banca e mi son fatto domiciliare tutto.

Ed è forse questa la cosa che mi dispiace di più: Aver perso l’occasione di uscire di casa, e anzichè guardare l’ennesimo tg che mi convince che questo mondo fa alquanto schifo, andare e vedere un pò di umanità varia, che è migliore – anche se di poco – di quanto la televisione voglia dare a vedere!

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