Una vacanza piena di sorprese…

La settimana tra il 21 ed il 27 febbraio, è stata una settimana di ferie, e dopo aver varie volte rimandato una visita ad alcuni parenti (alcuni materni, altri paterni) che risiedono nell’estremo nord-est (in friuli!), sono stato costretto ad andarci per cause di forza maggiore (da questi ultimi).

Il viaggio da Reggio Emilia a Bologna mi ha riportato indietro a circa un anno fa, quando ancora andavo a “Liberamente” la domenica, e all’aperitivo successivo (che spesso mi andava di traverso!), ma con la differenza che avevo una valigia carica di vestiti e di pensierini per i parenti. La zingara che chiedeva l’elemosina c’era anche lei. (No, non nella valigia!)
A Bologna, la sorpresa… non esistono più treni per Venezia che non siano “Frecce argento”! Esteticamente simile al tgv francese…

 
(sopra in confronto fra il TGV francese a sinistra, e l’italiano ETR600 alias “Freccia Argento” a destra)

 …è comodo come… un carro bestiame degl’anni ’50! Ha i sedili disegnati da non so chi, e come per i vestiti, beh, chi si deve sedere li? Un embrione umano, un feto? Ah no, io non lo prenderò un’altra volta, piuttosto faccio in aereo Bologna – Venezia (se esiste)!

Arrivato a Mestre mi sorprendo di come la stazione non sia stata ristrutturata come le altre tipo Bologna, o Milano, e prendo il regionale per Udine. Insieme ai “giovani padani” (lettere volutamente minuscole) che tra canti celtici (o supposti tali) e bazeccole varie, mi hanno tenuto “compagnia” (sgraditissima!) fino a Sacile!
Arrivato a destinazione, il treno si è fermato proprio davanti a mio zio e suo genero, mentre arrivava anche l’altro treno dalla direzione opposta (ovviamente su un altro binario) su cui è arrivata una mia antipatica cugina (è arrivata dall’aereoporto triestino, lei, insieme a quello sfigato del figlio, un noioso e spocchioso succube della madre… da grande me lo immagino come il direttore Skinner dei Simpson!) ospite di un altro mio cugino… inutile dire che avendo anche compagnie al seguito, fuori dalla stazione ci aspettava un pulmino noleggiato!
E come i dieci piccoli indiani di Agatha Christie, ci siamo avviati verso casa dei parenti che ci ospitavano…
Io ero ospite del fratello minore di mio padre, fra loro due solo due anni di differenza, abitudini molto simili, ma due diverse concezioni della vita e del mondo distanti anni luce, anzi, come il giorno e la notte!
La prima notte in Friuli l’ho passata insonne, fra mille pensieri… ed il russare del figlio di mia cugina nella stanza accanto!
Lunedì, abbiamo risolto alcune beghe burocratiche e attraversando due apesi e mezzo, non ho potuto fare a meno di notare una cosa in giro per le strade: solo villette!!!

 

Lunedi, finita la burocrazia, un bel giro per Udine, particolarmente bella la visione della loggia di San Giovanni e del Castello (foto sopra), martedì tocca a Pordenone, speravo di vedere anche Gorizia e Trieste ma i programmi erano ben altri e non erano niente male!
Mercoledì una capatina ad Aviano e poi a casa di un altro mio cugino, tutti insieme… tutti insieme ma poco appassionatamente!
Tra un brosio di voce ed un urlata per il vino, faccio pian piano caso che tutti vogliono farsi fotografare con me, neanche fossi un attore di cinema con l’oscar fra le mani, e poi lui, il cugino perfetto, quello preso a modello da tutta la generazione di genitori/zii/zie e che ci veniva sempre citato come esempio, come perfezione da raggiungere.
Inizia a parlare con me… l’utima volta fu a Natale, giusto i saluti e gli auguri di circostanza. Fa molte domande, e pian piano i brusii calano e avanzano altre domande, su di me, su come ho fatto ad andare via dalla calabria saudita (e quelli che non ci sono cresciuti, erano i più curiosi), su come me la sono cavata e su come me la cavo, e toccano anche gli argomenti tabù, quelli che non posso svelare, su cui mi ero preparato un vero e proprio copione, e poi mentre notavo come l’attenzione di circa 24 persone fosse catalizzata tutta su di me… mio cugino, con gli occhi che brillavano, mi rivolge una frase che mi ha mozzato il respiro:

“non siamo riusciti mai a dirtelo prima, ma noi qui, ed io per primo, ti ammiriamo moltissimo per quello che hai fatto… partire così, all’avventura e riuscire… sei straordinario, davvero, ti ammiriamo tutti!”

Son rimasto a bocca aperta.
Giuro che questa non me la aspettavo!
Solo quella parte di cena è valsa tutto il viaggio.
Al rientro a casa (domenica successiva a Reggio) ancora non ci credevo.
Ritrovarmi a tavola con altre 23 persone che dicono di ammirarmi quando i miei genitori invece non fanno altro che minare le mie sicurezze con le loro apprensive ed inutili preoccupazioni pessimistiche campate per aria (pensando che io sia un buono a nulla che fallisce ad ogni cosa che fa), è stato indescrivibile. Per un momento li ho visti sotto un’altra luce, tutti, uno ad uno, anche la cugina bisbetica (che per un attimo ha ammesso la stessa cosa), e comprenderli pienamente per come sono davvero, lontani dalla lente quasi stereotipata che mi era stata messa davanti agli occhi. Non riesco a descrivere questa specie di illuminazione, che permetterà anche di vedere meglio dentro me stesso. Che notte è stata quella!

La mattina dopo, carta alla mano, una bella escursione a Venezia.

Molto più bella di quello che pensassi, e che bello salire sul campanile di San Marco e ammirare la vista incantevole di quella città che ha milioni di storie da raccontare… ed io che scetticamente la giudicavo un gruppo di case a mò di palafitte in mezzo alla palude veneta! Che file per entrare a San Marco, ci siamo fatti il giro di quasi tutta la città, e poi siamo andati tutti in gruppo (eravamo in 14) a mangiare in un ristorantino vicino San Bartolomeo… e al nostro gruppo si sono aggiunti due vecchietti… sentendomi parlare mi hanno chiesto se ero della bassa… questi due erano di Modena!!!
Ora capisco perchè mia sorella a volte mi chiama Peppone! (Dice che potrei anche fare Don Camillo, ma non mi ci vede a parlare coi crocefissi!)(Sinceramente, non mi ci vedo neanche io, a parlare al crocifisso!!!)(Ma neanche a parlare con una foto di Peppo Stalin o a falce e martello!)
Venerdì, il mio compleanno, giornata tranquilla e sobria… la serata invece… una grande festa in costume, organizzata da alcuni amici dei miei parenti e che mi hanno fatto la festa (letteralmente) quando ho detto che mi piaceva ballare, e beh… ho ballato il tango con una nonnina che quasi quasi era lei che guidava me (immaginatemi, ero in giacca e cravatta impeccabili… e gli scarponi da trekking!)(ah no! io la pecora morta/parruca da figlio dei fiori, in testa, non me la metto!!), un cha-cha-cha con una ragazza intorno ai 30 anni vestita come Jacqueline Kennedy prima di Dallas, e infine, vari balli anni ’60 e ’70 (con tanto di costumi e vestiti originali dell’epoca, con anche i figli dei fiori, nel frattempo diventati nonni!) con le mie cugine (3 patite del ballo)… notare poi la più anziana vestita di rosso vivo (talmente vivo che un rosso così lo chiamerei “rosso evidenziatore”), che ha ballato ininterrottamente per tutto il tempo e poi quando stava per andare via, indossa il cappotto con classe… continuando a ballare!!! Mi stava crollando la mascella!!! (Ma devo dirlo: questa donna è un mito!!!)

Sabato mattina all’insegna del riposo ristoratore e poi nel pomeriggio abbiamo partecipato ad un piccolo torneo parrocchiale di burraco… mi hanno insegnato a giocare… e cavolo se ho vinto!!! (Sono arrivato 2°…)(Tanto lo sapete già che in amore ho la stessa fortuna di Will Coyote con Bee-beep!)(Ma anche di meno!!!!!)
E la sera, preparando la valigia, non potevo fare a meno, mettendo i pensieri ricevuti, di pensare alle differenze tra questi parenti ed i miei genitori. Di notare la strana coincidenza per cui tutti noi (originari di questa famiglia paterna, e nessuno escluso), abbiamo prima o dopo, con fortuna o senza (non sono l’unico vedovo in famiglia), dovuto affrontare le malattie delle persone che amiamo (o che abbiamo amato), malattie che certo non erano bazzeccole (tumori, trapianti, cancri, e via discorrendo), ed un brivido mi è corso lungo la schiena per un pò. Eppure tutti, ancora con la morale insegnata dalla nonna: “lavora sodo, lavora onesto, ma lavora, ed avrai tutto quello che vuoi!”

Un pò una legge del contrappasso: se vuoi una cosa ne devi pagare il prezzo.
Essermi trasferito qui mi è costato tanti sacrifici. La felicità ha un prezzo immenso… e l’abbiamo già pagato. Tutta la mia famiglia, chi prima, chi dopo, ha sempre pagato.
Un’altra riflessione mi pone delle nuove domande, sul mio papà… come possono due fratelli così simili, che alcune volte, da giovani apparivano quasi gemelli, arrivare ad un punto da essere lontani come il giorno e la notte? Papà cosa ti è successo che ti ha fatto perdere quella energia che i tuoi fratelli e sorelle hanno ancora adesso? Rinvangare il passato non è mai consigliabile e so che queste
 domande non le potrò mai fare. Ma ho una tremenda sete di risposte che probabilmente non arriveranno mai…
Tutti si sono segnati una strada, e l’hanno seguita, e ancora la stanno percorrendo… io invece sono ancora in viaggio ma senza una strada prestabilità.
Ma una cosa la posso affermare, entro in crisi quando mi chiedono “di dove sono”, ma anche se ho la Grecia nel dna, e il cuore in Sicilia, se mi chiedono dov’è la mia casa, non esito mai a rispondere “a Reggio Emilia”!
Quante sorprese in questa vacanza… fra cui ho imparato a giocare a burraco, e cavolo se è una sorpresa! Ma soprattutto, la sorpresa più grande è stata appunto quella di scoprire a mia famiglia (paterna) sotto un’altra luce! Le idee (ed i pregiudizi) precedenti sono ormai cancellate e riavvolte…

Post Scriptum: Arrivato a casa domenica, ho trovato altre sorprese nella cassetta delle lettere! Fra cui 3 da altrettanti lettori di questo piccolo blog… A voi, grazie!

 

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2 thoughts on “Una vacanza piena di sorprese…

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