il crollo dell’URSS è anche il nostro crollo?

Quel lontano 26 dicembre 1991, Michael Gorbacev, Presidente (e leader supremo) dell’Unione Sovietica, si dimetteva dalla sua carica… alle 18:34, la bandiera rossa veniva ammainata dal pennone più alto del Cremlino.

Dopo poco più di 70 anni, spariva dalla scena geopolitica, una grossa potenza protagonista della Guerra Fredda insieme agli Stati Uniti, una delle potenze vincitrici sulla Germania Nazista.
Si concludeva
così – quella sera – quella ventata di eventi cominciati nel 1989 con il crollo dei regimi comunisti dell’Europa Orientale, un crollo non solo di muri ideologici, ma anche fisici… “die Mauer” crollò sotto l’esultanza dei tedesco-orientali (e l’incredulità del resto del mondo) la sera del 9 novembre 1989. Immagini che sono diventate delle icone nell’immaginario collettivo. L’inizio della fine. Ma non solo quello… il crollo dell’URSS segnò la fine di quell’equilibrio mondiale nato sulle ceneri della seconda guerra mondiale, e la fine di un equilibrio che ad ogni modo serviva a tutti.
Dopo 20 anni, molti Stati hanno smantellato buona parte dei propri sistemi previdenziali e hanno
lasciato prendere alla finanza il controllo sulla politica. Oggi gli Stati vengono gestiti quasi come delle aziende, questo significa che se una parte del territorio non rende, questa parte di territorio non viene sviluppata… pensiamo al mezzogiorno… quali infrastrutture si sono sviluppate in questi anni? I diritti acquisiti dei lavoratori sono quasi sempre sotto attacco e il posto fisso sta diventando sempre più una chimera quasi irraggiungibile, mentre i governi non difendono i lavoratori più deboli costringendoli anzi a lavorare per 42 anni di fila prima di poter pagare loro una pensione, tutti preda di un sistema capitalistico che si sta rivelando essere fallimentare e forse, anche più dannoso del comunismo stesso…
E crollato quel Paese, cominciarono ad intensificarsi in modo esponenziale quella grande emigrazione dai Paesi poveri ai Paesi ricchi, milioni di persone illuse che il capitalismo potesse risolvere ogni cosa e in poco tempo, e che in un Paese occidentale ogni cosa sia facile… ma quando mai! Un Paese “popolare” come l’Italia – perchè la vecchia DC, detta anche la balena bianca, non era solo un partito di conservatori attaccati alla sottana del clero! – è pian piano diventato “populista”!
Non solo la paura degli immigrati, ma l’interruzione di un rapporto credibile fra Stato e cittadini… una politica di figli e figliastri che poi ha innescato nei cittadini italiani una gelosia sfociata nel razzismo, nella paura, e di conseguenza, ha consegnato il Paese in mano all’esasperazione e ai populistiche hanno fomentato tutto ciò.
Come anche altri Paesi, per esempio, l’Ungheria che governata da una maggioranza conservatrice, nello scorso anno ha aprovato una legge elettorale truffaldina come la Legge Acerbo del ’24, una costituzione ultraortodossa e nazionalista, e ultimo in linea di tempo, messo sotto controllo del governo la propria banca centrale (cosa che va contro i trattati dell’Unione Europea di cui fa parte!), e anzi era un Paese del lato orientale della cortina di ferro.

Per anni i cittadini sono stati viziati da uno Stato che faceva bella propaganda di sè. L’Italia era un paese al confine fra un blocco e l’altro, e per dirla tutta, non era certamente un Paese prettamente capitalistico. L’economia italiana era un’economia mista… Keynes e le sue teorie economiche, insieme all’IRI (creato dalla dittatura fascista, l’istituto che gestiva tantissime aziende di tutti i tipi e settori, anche fra le più importanti, non solo rendeva di fatto l’Italia uno Stato-Imprenditore, ma rendeva le aziende un pratico serbatoio di voti!)(E non dimentichiamo anche che i profitti di queste aziende erano fra le voci della lista degli entroiti dello Stato stesso!) hanno fatto di questo Paese – nel bene e nel male – la settima potenza economica mondiale. Ma tutto si paga… come accennato prima, il sistema non poteva reggere in eterno contraendo sempre più debiti… un esempio? Le Ferrovie dello Stato… un detto ripescato in uso nel film “il divo” afferma che nei manicomi “la gente che non si crede Napoleone, è gente che dice di aver risanato il bilancio delle Ferrovie!”
Ed ecco che con tangentopoli, e con gli anni ’90, i problemi esplosero in maniera abbastanza virulenta. I partiti storici crollarono, era il caos… ed arrivò la seconda repubblica… lo Stato stesso, tentò cioè di rifarsi una verginità ormai persa, creando una nuova legge elettorale e cambiando la maniera di gestione della cosa pubblica. Ma fu il tipico esempio del cambiare tutto affinchè non cambi nulla! E complice anche lo sviluppo dell’Unione Europea e dell’economia comune, le parole d’ordine divennero “privatizzazione e ridimensionamento”… disoccupazione alle stelle, servizi che chiudevano i battenti (basti pensare a tutte quelle piccole stazioni ferroviarie che furono chiuse) ed una rinnovata sfiducia nel sistema (che di nuovo aveva davvero poco e niente)!

E venne il nuovo millennio, che se all’inizio era segnato dall’inizio della globalizzazione e anche della ricerca di una sistemazione di un nuovo scenario… quando venne il terribile giorno che ancora oggi sta influenzando le nostre vite… quel maledetto 11 settembre 2001… e quando l’effetto di quello evento sembrava giungere alla fine, invece ecco arrivare la crisi finanziaria del 2008, che venne segnata come la fine del capitalismo occidentale… son passati tre anni e mezzo e cosa sta cambiando? Altre liberalizzazioni selvagge, come quasi 20 anni fa, come quella degli orari… ormai non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare… stiamo tornando tutti ad essere schiavi. Ancora oggi si cerca di promuovere l’idea che il mercato può risolvere quasi magicamente tutti i problemi… mica come i diritti.
Al lavoro conosco alcune immigrate “ex sovietiche”… parlano con nostalgia di quei tempi, quando la sanità era gratuita (ma davvero, non come in Italia), il pane aveva un prezzo politico molto basso, ed anche nel più sperduto villaggio c’erano tutti i servizi possibili. Anche li propaganda?
Si torna dopo 20 anni a promuovere l’idea che il mercato sia lunica soluzione… poco importa che il nostro Paese, seguendo le sue logiche delocalizza quasi tutte le sue industrie, rende quasi schiavi i suoi cittadini, e tenta di inculcare ancora la logica del profitto senza la creazione di un prodotto. Come che i soldi crescessero sugli alberi!!!
Ed il lavoro manuale? Meglio farlo fare a schiavi che prendino meno dei nostri operai in Italia…
Come si può parlare di sviluppo in Italia se non si produce, non si crea, non si fabbrica più quasi nulla?
Forse era questo che volevano dirci i maya a riguardo sulla fine del mondo… guardate questo video e chiedetevi cosa sarebbe il mondo senza il lavoro manuale, senza gli artigiani… avrete una risposta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...