Romanzo di una strage

La strage del titolo è una strage vera… quella di piazza Fontana del 12 dicembre 1969…

 

… e tutto il film si basa sugli eventi che ruotano attorno ad essa, dall’autunno “caldo” di quell’anno, all’omicidio del Commissario Calabresi nel 1972.

Basato su documenti processuali e su un libro pubblicato recentemente, quello che viene qui narrato è diviso in capitoli come la trama di un romanzo, che mostrano le varie piste investigative, le varie ipotesi, ed eventi minori collegati. Narrare degli eventi simili, senza alterare la crudezza della realtà e senza mostrare scene eccessivamente cruente, è stata una sfida che Marco Tullio Giordana – regista e sceneggiatore – è riuscito a vincere. L’ottima regia, ed il cast composto da attori italiani di primo ordine, fanno di questo film, uno di quello da portare all’estero per mostrare che nel nostro Paese sappiamo ancora fare prodotti culturali di qualità. Un’altra cosa da notare, è di come i capitoli del film sono stati strutturati in modo da combaciare in linea cronologica e non far perdere il filo di una trama altrimenti complessa.
Senza contare di come risaltano i personaggi principali – in ordine alfabetico, Calabresi, Moro, e Pinelli – che oltre ad avere in comune il perseguimento della verità, si distinguono dagli altri per la loro prematura dipartita nell’arco di pochi anni.
Si riscontra tuttavia un piccolo errore quasi all’inizio del film: riguarda l’intervento diretto del Commissario Calabresi per evitare che alcuni agenti di polizia, linciassero il giornalista Mario Capanna poco dopo l’uccisione di Antonio Annarumma (agente della celere ucciso durante gli scontri di cortei del 12 novembre 1969)… a quanto riferisce wikipedia, questo episodio avvenne non poco dopo la morte dell’agente ma ai funerali di quest’ultimo.
Una scena che colpisce in particolar modo fra le altre, è quella dell’arrivo in ospedale della madre di Pinelli: la signora preoccupata per il figlio, chiede informazioni ad un gruppo di medici/chirurghi che stavano parlando fra loro, ed è bastato che lei dicesse solo il cognome del ferroviere anarchico che questi ultimi si disperdevano in un silenzio imbarazzante, ignorando completamente la signora ancora più disperata. Questa scena ricorda quella dell’ascensore di “buongiorno notte” di Marco Bellocchio. (Spiacente di non aver trovato le clip su youtube!)
La colonna sonora – e spero di non sbagliarmi – è tratta da un’opera lirica, la “Anna Bolena”,citata in un dialogo fra due personaggi “controversi”, e che ben si presta a questo film.

Conclusione e giudizio: Un film da non perdere, assolutamente da vedere!  Pellicola di film Pellicola di film Pellicola di film Pellicola di film

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...