Un pezzo d’Italia che se ne va…

A distanza di nemmeno 36 ore, sono venuti a mancare due personalità italiane molto famose anche al di fuori dei nostri confini.

Si tratta di Little Tony e di Franca Rame.

   Sinceramente la musica di Little Tony (alias Antonio Ciacci) non mi ha mai ispirato granchè, non mi piace particolarmente, ma a differenza di altri cantanti, quando passava per radio qualche suo brano, non commentavo come faccio con Gigi D’Alessio o Marco Mengoni, sentivo che nella sua musica ci metteva proprio l’anima. Era una di quelle persone che simboleggiavano l’Italia (anche se pochi ricordavano che – seppur nato a Tivoli – fosse Sammarinese) della seconda metà del secolo scorso, una di quelle persone che facevano qualcosa con passione e con dedizione tanto da arrivare a risultati sorprendenti, e purtroppo, di persone così ce ne sono sempre meno. Purtroppo.

   Nelle interviste che si sono susseguite nei vari programmi televisivi, non poteva non venir fuori il modo di come parlava del fatto che veniva spesso riconosciuto all’estero dagli emigrati italiani, e senza accenni da “divismo” come avviene invece per altri musicisti oggigiorno.

   Il suo stile era quello che rispecchiava il rock americano, ripeteva spesso che prima di Elvis Presley, la musica non esisteva e che dopo il successo del rock, lui – che proveniva da una famiglia di musicisti – si fosse appassionato a quel genere musicale che fu poi la sua ragione di vita e la sua fortuna. Le copertine dei suoi album infatti rispecchiano tutto ciò, erano uno dei simboli di quell’epoca, gli anni tra il 1960 ed il 1979, di un’Italia che copiava spesso l’America e che invece produceva un suo rock comunque diverso e di qualità…  forse agli occhi delle generazioni più giovani, quelle immagini, possono apparire quasi pacchiane, ma in un mondo così complesso e con generazioni che si fanno foto da pubblicare su facebook o sul web, tali da farsi soprannominare “bimbiminkia”, beh… ci siamo capiti! Uno dei suoi pezzi, uno di quelli che rispecchia quello stile e che poco si sono sentiti in questi giorni in cui i suoi cavalli di battaglia hanno riempito l’etere ed il web..

(Bada bambina – 1969)

…ma personalmente mi piace ricordare la sua partecipazione ad un altro genere di canzone…

(Gabry Ponte feat. Little Tony – Figli di Pitagora – 2004)

Franca Rame invece era più di un’attrice di teatro, quando si dice che il XX° secolo è stato il secolo della donna, non può non venire in mente il suo nome!

Famosa anche per essere la moglie di Dario Fo. Con Dario Fo ha fondato una loro compagnia teatrale, che spesso dava spettacoli di denuncia sociale e politica, nonché di controinformazione. Abbracciati gli ideali del ’68, mise in scena spettacoli che rispecchiavano quei suoi ideali nelle fabbriche e nelle scuole occupate, nei circoli Arci e nelle Case del popolo. Un impegno sociale che fu una delle cause dello stupro che subì nel 1973 da estremisti di destra coperti da esponenti dell’Arma indegni di farne parte, ed ecco che per superare questo tragico evento, Franca Rame, da artista qual’era, qualche anno dopo mise in scena la piéce “lo stupro” e nella seconda metà degli anni ’80 trovò il coraggio di denunciare quanto successo. La magistratura intervenne, trovò e processò i colpevoli, la verità venne a galla… ma troppo tardi… sopravvenne la caduta in prescrizione del reato.

Nel 2006 venne eletta al Senato della Repubblica nelle fila dell’Italia dei Valori, e alle successive elezioni presidenziali, venne proposta la sua candidatura al Quirinale ma raccolse solo pochi voti. Polemica la sua proposta di cancellare la parata del 2 giugno, ricordo di aver apostrofato male quella proposta, era comunque onesta ai suoi ideali e si dimise da senatrice nel 2008 prima che venissero sciolte le camere.

“lo stupro”

Devo anche dire che mi sono commosso quando al funerale laico, Dario Fo ha salutato per l’ultima volta la sua compagnia di una vita. Le donne vestite in rosso, il coro di gente che cantava “Bella Ciao”…

http://http://www.youtube.com/watch?v=4qc3-ZI0eqY

Due personaggi così, lasciano allo stesso tempo un grande vuoto ed una grande eredità, erano due personaggi simbolo di un’Italia che si dava da fare e che raggiungeva grandi risultati, con le proprie forze senza reality show o talent show di dubbio gusto. Due modelli per generazioni (quelle dal 1980 in poi) che poco li hanno conosciuti e a cui dovrebbero portare rispetto..

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