3652

Una settimana fa, esattamente sabato scorso, mi sono svegliato facendo una cosa che non facevo da circa 5 anni e mezzo.

Ho pensato un numero e l’ho detto, non nella mia testa ma a voce.

Appena detto il numero, dopo qualche secondo, ho cominciato a piangere.

Ogni giorno mi svegliavo e dicevo un numero, conteggiando dalla tua morte e mi ero fermato a 1.667 alla fine di luglio del 2009. Quella mattinata in cui ero venuto a trovarti per la prima ed ultima volta da quando avevi chiuso definitivamente quei tuoi splendidi occhi verde chiaro. Quella mattina in cui ti ho lasciato andare.

A quel sabato sono passati 3.652 giorni, ovvero 10 anni esatti. È più il tempo passato senza di te che con te, eppure non ti ho pensato così tanto ultimamente mentre oggi invece, qualsiasi cosa faccia, non riesco a farla senza pensarti.

La radio aziendale tra un brano natalizio ed un altro, passa pezzi musicali che ballavamo insieme, compreso perfino un tango. Torno a casa sentendo questo freddo che mi ricorda il nostro più bel capodanno a Messina. Una telefonata della mia famiglia mi ricorda dello scorso capodanno, passato in ospedale per mio padre, molto simile all’ultimo capodanno passato con te. Uscendo di nuovo, passo davanti un’agenzia viaggio che espone poster di isole greche dove volevamo andare e non siamo mai andati, un pizzaiolo vicino casa ha una foto panoramica a 180° di Messina (scattata dallo stesso punto dove l’avevi fatta tu, quel 3 giugno 2003 quando – in pieno giorno – mi abbracciasti davanti a passanti e sconosciuti, che non ci guardavano neanche, tutti presi dalla festa cittadina della Madonna della lettera!), passo davanti la biblioteca e ricordo quanto ti piacevano le biblioteche e riportando indietro dei libri presi in prestito, vedo che nella saletta delle mostre, ce ne sta una che sicuramente ti sarebbe piaciuta… con mappe storiche e documenti antichi, ma tu non ci sei più. E non so dire se questa “ossessione” sia l’unico amore che posso provare. Un amore impossibile. In un film però, ho sentito dire una cosa vera: gli amori impossibili sono quelli più belli, perché non possono mai finire, durano in eterno.

Eppure mi sono innamorato altre volte, di altre persone, ed alcune di queste non ti somigliavano per nulla, e magari, di sfuggita, ti immaginavo felice da qualche parte sapendomi non più solo. E sono stato lasciato tante volte, perché spesso io ero innamorato ma non corrisposto.

Per te sono stato il tuo amore unico – sempre e fino alla fine – e me li ricordo ancora quegli ultimi giorni. Temevo anche di assentarmi troppo in giusto quei 40 secondi per andare in bagno. Ti sono stato accanto anche quando stordito dai medicinali, non potevamo (io e tuo padre) fare altro che aspettare che chiudessi infine gli occhi e trovassi la pace. Ti tenevo la mano e te la carezzavo e ogni tanto la stringevi accennando un piccolo sorriso.

Mi conoscevi meglio di chiunque altro. Mi hai fatto promettere di vivere anche per te, ed io ti amavo così tanto per promettertelo senza esitazione, ma sapessi – amore mio – quanto è dura mantenere questa promessa.

Hai fatto vivere il mio cuore.

Ed ora sono passati dieci anni.

E tutto è cambiato.

Il mondo di oggi è diversissimo da quello che hai lasciato. E lo sono anch’io. Ho 31 anni ed altrettanti (se non forse anche di più) chili di troppo, sono un po’ più trasandato ma sai, quando andavamo all’oviesse trovavamo sempre taglie forti, ora che ho una taglia forte, sono sparite quelle taglie forti, tanto che la mia taglia è diventata quasi una bestemmia (e di quelle forti!!)! Vado a cercare i jeans fra i modelli base alle bancarelle del mercato o… al negozio di vestiti “hip hop”… ragazzi magri come grissini che indossano roba stra-larga che a me sta quasi stretta. Ma tu pensa che mondo immondo! I miei capelli si sono scuriti così come i miei occhi… da castano chiaro a castano scuro, praticamente sono la mediocrità più diffusa ed assoluta.

Ricordo ancora i tuoi capelli color castano chiari, un viso normale e comune con un naso senza gobba ben proporzionato – né troppo grosso, né troppo piccolo – ed occhi verdi chiari che mi incantavano con la bellezza che esprimeva il tuo sguardo dolce e tenero, quando li posavi su di me. Mi chiedevo sempre cosa ti attraesse di me, nonostante i miei difetti, il mio carattere non sempre facile, le mie pecche, le mie fisse, e non mi è mai riuscito di darmi una risposta.

Avevo trovato un anello uguale a quello che doveva essere la nostra “fedina”, e per 5 anni l’ho sempre portato fino a quando (visto che sul lavoro devo obbligatoriamente toglierlo) l’ho perso nello spogliatoio. L’ho cercato per quasi due ore, ma è stato come se si fosse smaterializzato! Quello stesso giorno, un bruttissimo giorno, ho perso anche le speranze di trovare un nuovo amore. Il mondo è fatto per quelli come te: giovani, belli, buon carattere, talentuosi, magri, solari.

Si amore mio, tu sei sempre stato un tipo solare, hai sempre brillato di luce propria mentre io non lo sono affatto, e forse non lo sono nemmeno mai stato. Io sono un tipo lunare, brillavo di luce riflessa, della tua luce riflessa. Io giovane non lo sono poi tanto, bello non direi, caratteraccio di merda a metà fra Mario Brega (nei film in cui faceva il caratteristico romano verace, che ti faceva tanto ridere quando con la voce roca, sclerava dichiarandosi “communista cosìììì”!!!!) e Anna Magnani quando baccaiava (sempre nei film, e sempre in romanesco).

Roma ci piaceva tanto, da morire. Io da allora non riuscivo a starci, anzi, solo a passarci, stavo male al ricordo… …solo un anno, son riuscito a scendere dal treno (quando, tornando in terronia per le vacanze estive – quelle due settimane che passavo dai miei – il treno si fermava per un’ora alla stazione Tiburtina) e a fumarmi una sigaretta per non piangere su un marciapiede ferroviario nella città eterna.

Non mi piace scendere in terronia. Ho sempre il timore di rimanerci bloccato e di rivedere (peggiorati) i posti dove abbiamo condiviso dei bei momenti. Ad esempio, quando il treno si ferma ad Amantea, si vede sempre il castello, il monastero, e la torre. Mi ricordo ancora quando li esplorammo insieme, rovinandoci le gambe con i rovi e le sterpaglie, ma accanto a te non badavo a questo come non badavo nemmeno all’eventuale presenza di serpenti e bestie. Accanto a te potevo andare in qualsiasi parte del mondo, mi saresti rimasto sempre accanto, non potevo provare nessuna paura.

Qualsiasi cosa succedesse, eri sempre in grado di dire la cosa giusta al momento giusto, per salvare la giornata, per fare la differenza. Sapessi da quando non ci sei più quante e quante volte ho avuto bisogno di sentire la tua voce.

Quando invece eri tu ad essere giù di morale, bastava che sentissi dirmi “sono qui” e stavi subito meglio. Mi piaceva molto prendermi cura di te. Quando andavamo in giro e puntualmente ti perdevi sulla cartina, ci mettevo tre secondi per dirti dove eravamo e baciarti di sfuggita. Quante volte abbiamo girato per le stradine vecchie di Roma, tra piazza Navona ed il Tevere, incuneandoci nei portoni e coccolandoci visti solo da qualche gatto o da qualche turista perso per caso?

Ti tenevo stretto stretto, sentendo il tuo respiro sul collo ed il tuo cuore che batteva sul mio petto. Ora è tutto così lontano, così perso nel tempo.

In passato mi sono sentito in colpa.

Se avessi avuto più coraggio, ce ne saremmo andati via insieme subito, 15 anni fa… …15 anni… per me si tratta di quasi mezza vita. Fossimo andati via insieme, forse avremmo scoperto il tumore prima che fosse troppo tardi.

…è tutta colpa mia. Potrai mai perdonarmi?

Ora magari mi obbietteresti che amare non è una colpa, ma la mia paura di ferire te e i miei genitori mi ha reso colpevole. La paura vigliacca di fare del male a chi ci vuole bene, è la paura peggiore, perché ci fa sbagliare ogni cosa e alla fine, realizza proprio quei timori per cui abbiamo sbagliato e sofferto, invano.

E i miei genitori non sanno nulla, sospettano qualcosa di totalmente astratto e diverso, e non sanno di te, di noi, e di tutto quello che abbiamo vissuto. Quando ho provato a dirlo a mia sorella, caso ha voluto, che passassero accanto a noi tre ragazzini piuttosto effeminati e appariscenti, e la battuta fatta da mia sorella mi gelò il sangue nelle vene.

In quel momento mi son sentito completamente solo. Ancor di più di quando ho fatto coming out con R. che al momento sembrava l’avesse presa bene, poi invece divenne irreperibile. Piuttosto che affrontare l’argomento, ha preferito buttar via 9 anni di amicizia profonda. E chi lo sapeva che questa amicizia che sarebbe potuta durare tutta la vita, finisse così, sotto il dogma per cui “l’omosessualità è un abominio”! Lei ha preferito continuare a cantare salmi al coro della parrocchia piuttosto che continuare la nostra amicizia.

L’anno successivo, durante l’ennesima vacanza in terronia, andai a visitare la “nostra” Messina. I luoghi nascosti e romantici dove abbiamo vissuto momenti di tenerezza infinita. E sapessi che tristezza, che degrado, tanto da decidere di non andarci più. Per non soffrire.

Non è rimasta una nave, una, di quelle che usavamo per attraversare lo Stretto. L’ultima ad andarsene, è stata la più vecchia rimasta, la mitica Iginia, classe 1969, gran classe, una Signora Nave! Mi ricordo quando un inverno, entrammo nel salone di poppa completamente deserto, e seduti l’uno accanto all’altro, ci coccolavamo guardando le luci della costa che si allontanavano. In quella sala, in quel buio,con quel panorama, sognavamo un mondo dove non nasconderci, dove ammirare qualsiasi bellezza della natura e della vita senza aver nessun timore di prenderci per mano o restare abbracciati.

E adesso, dieci dopo la tua scomparsa, mi sono rimasti solo ricordi intangibili.

Ed io sto morendo, ogni giorno che passa. I miei capelli diradandosi cambieranno colore da castano a grigi o bianchi, le articolazioni mi faranno male sempre più tanto da farmi rinunciare alle lunghe passeggiate, e gli acciacchi mi impediranno di godere della brezza fredda che, accarezzandomi il collo, mi darà l’impressione che tu sia ancora accanto a me. Già ora fatico a comprendere i “nuovi giovani” – ragazzi che hanno una decina di anni meno di me, non capisco il loro slang, la loro musica, il loro fottuto modo di vestirsi (a casa hanno specchi di piombo? il cavallo dei pantaloni poco sopra le caviglie? hanno forse la giarrettiera al posto della cintura o hanno delle bretelle attaccate ai boxer?) – e poi mi ammalerò o mi succederà qualcosa (anche prima del cambio di colore dei miei capelli) che mi fermerà il respiro ed il cuore e non ci sarò più. Ogni memoria di noi, e di te, sparirà. Ed io non so se ti incontrerò in un aldilà, magari ti riconoscerò ancora giovane e bello come 10 anni fa, ma tu riuscirai a riconoscermi una volta così invecchiato? O forse quei nostri aliti di vita chiamati “anime”, vagheranno per il tempo e per lo spazio incontrandosi prima o poi e andando avanti verso l’infinito e l’ignoto. Per sempre. Di fronte all’eternità cosa sono tutti quegli anni che abbiamo passato insieme o che avremmo potuto passare insieme se le cose fossero andate diversamente e sono passati e che passeranno… senza di te… se non …nulla?

Con questi pensieri sono andato a dormire. Cercando di distrarmi con la solitudine, o con la chat, o con la musica.

Sono stati questi, giorni in cui avrei voluto non esserci. Non essere presente in nessun luogo dove non ci fossi anche tu.

Ma dopo questi giorni di spaesamento e di brutte notizie, di discussioni inutili, e di ricordi, e di nostalgie, io non posso non guardarmi attorno. E tu non ci sei più.

Ho fatto i conti col passato e li ho chiusi, nonostante qualcuno volesse impedirmelo meschinamente. È difficile guardare avanti, ma non posso fare altro.

Mi manchi.

σ’αγαπώ … πάντοτε!

 

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