Incompiuto o Incompleto

Questo post nasce come una riflessione. Una riposta ad una domanda postata da un amico di facebook.

Altre persone hanno commentato ma a seguito della visita di alcuni parenti, e di tante altre cose partite da quella che voleva essere la mia risposta, ho scelto di rispondere usando il mio blog.

Mauro, vedersi di fretta può essere a volte una forma di sollievo dal non vedersi per niente, e quel senso di “incompiutezza” è il prezzo da pagare. Ho vissuto un amore nascosto quando vivevo in terronia, abitando io ed il mio amore in due paesini (del cazzo) distanti una ottantina circa di chilometri (in linea d’aria), aspettavamo entrambi il week-end con impazienza, e l’unica cosa fatta di fretta in quei casi era il venirsi incontro per abbracciarsi in un posto dove nessuno poteva vederci.
Ricordo ancora di quanto mi sentissi – durante l’adolescenza – incompleto, come se mi mancasse qualcosa, nonostante cercassi di adattarmi sempre a quello che facevano gli altri. E ricordo che l’estate dei miei 17 anni fu molto complicata… lavoravo per l’ultimo anno al lido estivo e condividevo il monolocale a nostra disposizione (il lido estivo dove lavoravo reclutava camerieri in altre province, e dava a disposizione dei monolocali: 4 ragazzi/e divisi in 2 monolocali), e ci lavoravo per pagarmi i libri di scuola che mio padre aveva scelto per me senza che io fossi d’accordo, ma questa è un’altra storia… ebbene dividevo il monolocale con Johnny, che era il mio migliore amico e che una notte, dopo l’ennesima discussione telefonica con mio padre, andai a dormire di malavoglia, e mi svegliai guardandolo in faccia… era sopra di me… e mi disse che voleva darmi qualcosa che sentiva venire dal cuore…. si dichiarò… tre secondi dopo lo confessai a me stesso e a lui: lo amavo! Era la prima volta che mi sentivo così vivo, e per tante notti, passate sotto lo stesso tetto e sopra lo stesso letto, sentivo di non voler essere da nessuna altra parte al mondo!

A settembre ognuno tornava alla sua vita quotidiana, fatta di scuola e routine, io in calabria, lui in sicilia… distanti ma non col cuore, ed ogni sabato per il primo anno che stavamo “insieme”, raggiungevamo entrambi Messina (la città a metà strada) e passavamo il pomeriggio insieme (e a volte anche la notte)… e a sera, separarsi era così triste e brutto…

Ci amavamo moltissimo e avevamo tanti sogni e progetti da realizzare, posti da visitare insieme, per poter trovare il nostro posto speciale dove condividere la vita e completarci a vicenda, un futuro che appariva sempre più luminoso e vicino. Un futuro tanto desiderato che però non è mai arrivato.

Infatti, 5 anni dopo, un tumore me lo ha portato via, prima di poter realizzare la prima parte del nostro progetto: andare via insieme! Mettevamo i soldi da parte per poter scappare via da quella terra ostica (così ci appariva all’epoca) e vivere insieme alla luce del sole… (eravamo giovani ed ingenui…)

Quando a Messina ci salutavamo, eravamo nello splendido salone dei mosaici della stazione di Messina Marittima… io prendevo il traghetto, e lui correndo nell’adiacente Messina Centrale, prendeva poi il treno per tornare a casa sua… nella confusione oppure nel deserto totale, ci guardavamo furtivamente attorno se c’era qualcuno, e poi di fretta ci abbracciavamo e ci salutavamo con un bacio, sempre di fretta, tutte le volte!

Si, quella sensazione che hai descritto nel tuo post, l’abbiamo avuta anche noi. E a me – che son sopravvissuto – è rimasta tuttora impressa!

L’ultima volta che si siamo visti, quando in ospedale ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, ero insieme a suo padre (che ormai sapeva di noi)… son rimasto forse un’ora a piangere stringendo la sua mano. E dopo dieci anni, mi sembra di essere rimasto lì troppo poco. Il futuro che aspettavamo, per andarcene via, alla fine è rimasto incompiuto. E non c’è niente di peggio di una cosa iniziata e rimasta incompiuta.

Paola ha scritto bene nel suo commento… le tue sensazioni sono più che normali. E aggiungo che le abbiamo provate tutti!

Col tempo poi, sono venuti altri amori… mai paragonati col primo, ma mai intensi allo stesso modo, mai così appaganti e passionali, mai così autentici… mai così completi… ed infatti poi saltava fuori che io ero innamorato ma non ricambiato. L’ultima volta che mi sono innamorato è stato 4 anni fa, con un ragazzo la cui tenerezza mi aveva colpito e conquistato, ma che poi in realtà si è scoperto essere un bugiardo ed un mignottone, un manipolatore, un disonesto. È stata la seconda volta che ho asciato io anzichè essere lasciato, e da allora non mi è più riuscito di innamorarmi, non ho trovato nessuno a cui interessi per quello che sono, nessuno che abbia voglia di seguirmi, nessuno che abbia voglia di scoprirmi, nessuno che mi faccia sentire completo… si… perchè col passare del tempo ogni cosa si sgretola, e la mia apparenza granitica nasconda un senso di incompletezza mostruosa. E anche la famiglia se ne sta pian piano accorgendo (Jessica Fletcher a 90 anni l’avrebbe già capito, i miei parenti no… e non so su quale pianeta vivano!), in quanto ad alcune occasioni, sono apparso stranamente freddo… stanno intuendo forse che mi sento incompleto e forse, l’hanno capito nonostante io neghi a me stesso questa sensazione.

Ero molto ingenuo allora, e se avessi avuto maggior coraggio, forse mi sarei dichiarato ai miei, e poi quel futuro si sarebbe magari compiuto, e magari… avremmo scoperto quel male in tempo, prima che fosse incurabile.

Mauro, cerca di eliminare quel senso di disagio, vai a convivere con il tuo amore: il presente è una certezza, il futuro è una cambiale che rischia di essere insolvente!

Un abbraccio, Francesco

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