Un centenario non adeguatamente celebrato

presidente centenario grande guerra

Citazione dal sito del Corriere della Sera:

Cento anni fa l’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra. Per ricordare quel giorno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Ministro della Difesa Roberta Pinotti e il Capo dello Stato Maggiore della Difesa il Generale Claudio Graziano, ha deposto una corona d’alloro all’Altare della Patria. Nel conflitto morirono oltre 1.200.000 italiani, tra militari e civili.

Queste poche righe sono il commento al relativo video sul sito del principale quotidiano del nostro Paese. E nei giorni scorsi, alle indicazioni del Governo su questo particolare anniversario, le Amministrazioni di Bolzano e Trento hanno risposto in modo polemico dicendo che esporranno il tricolore nazionale “a mezzasta”!

Ecco la mia opinione: abbiamo perso l’ennesima occasione di dimostrare un’identità precisa ed unitaria, grazie ai nostri amati e fottuti campanili, grazie alla diseducazione civica a cui la politica ci ha assuefatto nelle ultime decadi, e grazie – ultima ma non meno importante – alla memoria popolare corta e meschina che ha sempre impedito al nostro Paese di fare i conti con la propria Storia e col proprio passato!

Ma andiamo per ordine. innanzitutto, in tutta la nazione, si sarebbe dovuto proclamare un giorno di “commemorazione nazionale” in cui, in tutti i comuni d’Italia, le massime autorità civili locali si sarebbero dovute comportare come il Presidente della Repubblica, e concentrarsi laddove vi sia il monumento ai caduti della Grande Guerra (il fascismo ne impiantò a iosa in tutto il Paese di quei monumenti, visto che quella guerra l’abbiamo vinta!) e dopo un minuto di silenzio, la deposizione di una corona di fiori, ed un discorso che rievocava il clima di quella “avventura”, la sensazione di completare quel processo di unità nazionale cominciata col Risorgimento, le illusioni, i periodi difficili e le gravi perdite, per ricordare ed inoltrare alle nuove generazioni cosa sia stato il nostro Paese di come dovrà essere in seno ad una Europa unita. Non dobbiamo mai dimenticare, che ai trattati di pace di quella guerra, seguirono i nazionalismi che portarono il continente nel baratro della Seconda Guerra Mondiale, che fece oltre 60.000.000 di vittime. Sessanta milioni di vittime!

Perché dobbiamo assoggettarci ad un minuto di silenzio di lutto nazionale ad ogni fottuto terremoto, fottuta alluvione, fottuto naufragio di profughi disperati, e non dobbiamo commemorare questo anniversario?

Non ho voluto approfondire la polemiche avanzate dalle Amministrazioni di Bolzano e Trento, e neanche voglio ascoltarle. In particolare quei quattro pillari filo-austriaci, quegli stessi che tempo fa fecero un becero spot sull’indipendenza del Sud-Tirol o Alto Adige che dir si voglia. Passi che il fascismo voleva italianizzarli ad ogni costo, passi che con gli inizi della Repubblica, gli altoatesini fossero agricoltori che avevano condizioni di vita peggiori dei loro “co-regionali” trentini, ma adesso che stanno meglio di tante altre province italiane, beh, questo atteggiamento è indegno quanto sputare nel piatto in cui si mangia. E la considero gentaglia pari a quei meridionalisti che sparano, ad ogni occasione, cazzate contro Garibaldi ed il Risorgimento. Non ho cercato su internet notizie a riguardo delle loro esternazioni.

In quella Grande Guerra ci siamo entrati sospinti da interessi economici, a partire dai grossi gruppi siderurgici e dalle industrie pesanti che finanziarono il fronte interventista (non a caso, alcuni di questi finanziamenti, consentirono a Benito Mussolini di fondare il suo giornale “il popolo d’Italia”), ci siamo entrati dopo il Patto di Londra che riconosceva al Paese più di quanto poi fu ottenuto, ci siamo entrati con un esercito non addestrato in proposito e male equipaggiato, ci siamo entrati con un Capo di Stato Maggiore, il Generale Luigi Cadorna, che con una strategia tattica tipica del suo tempo, è stato poi definito “un macellaio”, e che dopo anni di guerra, in seguito alla nefasta 12a battaglia dell’Isonzo – la disfatta di Caporetto – fu sostituito dal Capo di Stato Maggiore il Generale Armando Diaz che riorganizzò l’esercito, ampliò l’aereonautica, e dopo le offensive alle truppe austro-ungariche ormai esauste, e la battaglia di Vittorio Veneto, giunse infine all’armistizio di Villa Giusti!

In quella guerra, per la prima volta, gli italiani si incontravano: il piemontese ed il siciliano, il lucano ed il lombardo, il ligure ed il calabrese, il pugliese e l’emiliano. Si cementava così fra i giovani un’identità nazionale. Un’identità nazionale di cui oggi sembra purtroppo non rimanere traccia grazie a leghismi, meridionalismi, e campanilismi vari!

In quella guerra, per l’ennesima volta, si vedeva di che pasta erano fatti i Savoia… alleati dapprima con gli Imperi centrali dal 1882 in chiave anti-francese – con la firma della Triplice Alleanza – si schiera dopo svariate trattative diplomatiche con la Triplice Intesa con il sopra citato Patto di Londra. E quella guerra non fu affatto facile – per nessuno lo fu – ne sanno qualcosa i “ragazzi del ’99”, quelli che nel 1917 furono chiamati alle armi quando ancora non avevano compiuto i 18 anni (vista la penuria di risorse umane nell’esercito) e che inviati al fronte nell’autunno di quell’anno, ebbero il loro battesimo del fuoco sulle rive del Piave e nel peggiore dei modi possibili.

Il motto dell’Associazione “Ragazzi del ’99” – “Tutti Eroi! O il Piave, o tutti accoppati!”

Quella guerra non coniò solo un’identità nazionale, ma anche sinonimi conosciuti in tutto il mondo… “Caporetto” … “Ragazzi del ’99” … una canzone famosa anch’essa in tutto il mondo e che per alcuni potrebbe essere il degno riassunto della Grande Guerra e magari, anche l’inno delle nostre Forze Armate… La leggenda del Piave o anche Il canto del PIave!

Questo giorno di commemorazione a metà, l’ho passato al lavoro, come ogni giorno a vedere uno spaccato d’Italia completamente diverso da quello di tanti anni fa, un’Italia divisa e incivile, un pessimo spettacolo. E la sera, dopo il lavoro, visto solo un telegiornale, ho messo sul mio canale preferito: RaiStoria!

post 24 maggio

Dopo alcune trasmissioni tematiche, è andato in onda uno sceneggiato della Rai del 1971 con Anna Magnani, intitolato “la sciantosa”. Lo sceneggiato – parte di un trittico intitolato “tre donne” – parla di una cantante ormai in declino dopo la chiusura dei “cafè chantant” o “caffè concerto” dopo la fine della belle epoque e che viene convocata dal comando militare per andare a cantare per le truppe al fronte. Rinvigorita dalla richiesta lei parte e lo fa da gran diva qual’era, con tanto di capricci e furie, ma una volta pronto lo spettacolo per le truppe, sconvolta e commossa alla vista dei soldati feriti o mutilati, non canterà il suo repertorio ma una canzone famosa da poco ma cantata col cuore.

Alla fine dell’esibizione è il caos: fuori da quell’insediamento giungono le truppe nemiche: è la notte della disfatta di Caporetto. La vita della sciantosa cambia radicalmente tanto da sacrificarsi per il giovane caporale che ha il compito di portarla al sicuro, lontano dal campo di battaglia.

La guerra non è mai giusta. E domenica 24 maggio, in tutti gli edifici pubblici italiani, almeno quest’anno, avrei voluto vedere le nostre bandiere a mezz’asta, sia il tricolore italiano che la bandiera europea, per commemorare le vittime – tutte, senza distinzione, civili e militari, italiani e stranieri – di quella Grande Guerra le cui conseguenze portarono ad una guerra ancora più grande e “totale”. Al termine di quella guerra abbiamo avuto Trento e Trieste, le terre irredente al prezzo di tanti sacrifici, soprattutto in termine di vite umane. E questo non si deve mai dimenticare, mai!

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