La rabbia e il pride

Ho parafrasato il titolo di un discusso libro di Oriana Fallaci e più avanti spiegherò il perché.

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In questo momento – proprio mentre scrivo queste righe – sono fuori dai gangheri per la rabbia non solo per l’argomento che tratterò in questo post, ma anche per l’inevitabile pubblicità gratuita ad un gruppo: oggi, un gruppo di persone “diversamente violente” hanno occupato delle piazze in alcune città italiane – fra cui la mia Reggio Emilia – stando in piedi, allineati in uno schieramento para-militaresco e leggendo un libro (o facendo finta di leggerlo). Questa “veglia di protesta” è una pratica partita all’indomani dell’approvazione del disegno di legge contro l’omofobia di Scalfarotto (quella annacquata dall’emendamento Vietti detto anche “emendamento salva-vescovi”) in una delle due camere del Parlamento (onestamente non ricordo più nemmeno se fosse la Camera o il Senato), ed importata dalla Francia che nel frattempo, con la Legge Taubira aveva esteso l’istituto giuridico del matrimonio civile anche a coppie dello stesso sesso, superando l’ormai antico “PACS”.

Questo gruppo sostiene di manifestare la loro opinione in maniera non violenta. E lungi da me impedire loro di manifestare, ma la cosa che in realtà è il loro principale obiettivo e che più gli preme è di disinformare, confondere, discriminare, e fomentare l’omofobia. E questo, in un Paese civile, non sarebbe consentito.

I più attenti avranno capito che parlo delle “Sentinelle in piedi”. Che prima scendevano in piazza contro il ddl Scalfarotto, poi sbucano contro l’insegnamento del rispetto delle diversità e contro il bullismo omofobico chiamandola “teoria del gender”, ed infine il ddl Cirinnà che “tenta” di introdurre in Italia delle unioni civili, che all’inizio hanno più o meno gli stessi diritti e doveri del matrimonio civile, poi hanno annacquato anche qui giungendo alla definizione di queste unioni come “formazione sociale specifica”. Da quando è uscita questa definizione, molti antichi giuristi si stanno ribaltando nella tomba!

Non voglio soffermarmi a descrivere lo squallido corredo di personaggi che spalleggiano e fomentano questo gruppo violento cercando di influenzare l’opinione pubblica con menzogne e manipolazioni vergognose in conferenze a senso unico (senza contraddittorio e senza interventi del pubblico) spesso svolte in locali legati a parrocchie o simili.

Allora basta ipocrisie e veniamo al punto: alle sentinelle in piedi stanno sui coglioni gli omosessuali!

Aaaahhhh!!!! Mi basta dirlo e mi sembra di capire il sollievo con cui Fantozzi diceva quello che pensava veramente della corazzata kotionkin.

Ma io non mi aspetto nessun applauso lungo 92 minuti, né tantomeno ho voglia di stare a sorbirmi tutte le “18 bobine” delle loro fottute conferenze. Ne ho vista una, con un magistrato in pensione che nella sua filippica ha citato Santi, Cardinali e Pontefici, ma che non ha mai citato un solo giurista, costituzionalista, o semplice faro del diritto. Vista una, viste tutte!

Il loro pezzo forte è affermare che in Italia l’omofobia non esiste.

Lo vadano a dire a quel 40enne di Genova – etero fra l’altro – che è stato pestato come la canapa da un gruppo di delinquentelli su un autobus, perché lo avevano preso per gay.

Lo vadano a dire – se davvero affermano la fondatezza e la verità di quello che sostengono – alla famiglia di quel ragazzo di 16 anni, che nel cuore della Sicilia, due giorni fa, si è tolto la vita a causa di gentaglia come le sentinelle!

E lo vadano a dire anche a tutte quelle famiglie che hanno subito un lutto simile! Perché quanto successo nel cuore della Sicilia due giorni fa, non è certo una novità isolata!

Oggi in alcune città italiane, è sceso nelle nostre piazze un gruppo violento, un gruppo che afferma di essere lì per la libertà di espressione, ma che in realtà vuole impedire quella stessa libertà a chi non è come loro! Agli omosessuali. E sono responsabili diretti e indiretti di questi assalti criminali e di questi suicidi e come tali non posso che definirli per quello che essi sono in realtà: assassini!

Nel dizionario – io prendo dal wikizionario – alla voce “morte”, troverete questa definizione:

(biologia)(medicina)(diritto) cessazione della vita di un uomo, animale o pianta, che permette ad una generazione di essere sostituitadalla successiva

  • morte biologica: si verifica quando gli organi, le cellule e l’organismo di un uomo sono irreversibilmente danneggiati
  • morte clinica, morte apparente: si verifica quando l’organismo di un uomo non è irreversibilmente danneggiato e può essere sottoposto a rianimazione
  • morte improvvisa: che avviene in maniera inattesa in individui sani oppure con malattie non gravi, in un tempo quantificabile in diverse ore dal presentarsi dei primi sintomi
  • morte istantanea: come la morte improvvisa, ma che avviene in un tempo quantificabile in pochi secondi dal presentarsi dei primi sintomi
  • morte legale: morte cerebrale di un essere umano
  • annuncio di morte: annuncio della morte di una persona fatta tramite i quotidiani o con lettere spedite a parenti ed amici
  • certificato di morte: atto che certifica la morte di una persona che viene rilasciato dal medico che ne ha constatato il decesso
  • atto di morte: atto che certifica la morte di una persona che viene rilasciato dall’ufficio comunale di stato civile

In realtà questa definizione è a mio parere incompleta. La morte non è necessariamente la mera cessazione delle funzionalità biologiche di un essere vivente. La morte è anche non poter esprimere la propria personalità, la propria opinione, essere costretti al silenzio assoluto. Esattamente quello che vogliono le sentinelle per gli omosessuali.

Sentire che un adolescente o una persona si toglie la vita a causa di gente simile, mi fa star male.

Ci sono stato vicino anch’io in passato a questa grave decisione, molto vicino in un periodo della mia vita in cui avrei voluto e dovuto pensare a tutt’altro. Chi mi conosce e chi legge questo blog sa per grandi linee cosa successe 10 anni fa, ed io ero vicino alla morte: non esprimevo la mia personalità, non esprimevo opinioni, vivevo per inerzia avevo anche perso il lavoro.

Un giorno di 9 anni e mezzo fa, in biblioteca, ormai avevo anche rinunciato a cercare lavoro, vidi un libro di cui sentii parlare. Era “la rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci. Quella sera stessa, arrivato a casa, presi in esame lo squallore che circondava la mia vita e decisi che non m’importava più niente. Si. Ero ad un punto dal farla finita. Ma mia madre entrò nella mia camera e mi chiese se avevo visto qualcosa di interessante alle offerte di lavoro (la bacheca in biblioteca), e le dissi che a parte il multi-level dell’aspirapolvere o degli integratori vegetali, non c’era nulla. Mi rispose che potevo prendere almeno qualche libro, e le dissi che non ne trovavo interessante nessuno, nemmeno quello della Fallaci di cui tutti (all’epoca) citavano in tv.

“Invece faresti bene a leggere un libro di quella donna, quando ero ragazzina, facevamo la coda per leggere i suoi libri o i suoi articoli!”

Mia mamma era ragazzina alla fine degli anni ’60 e la Fallaci era LA giornalista italiana più famosa in quel periodo. Quale altra giornalista italiana era andata in mezzo ad una guerra quale quella in Vietnam? Il giorno dopo, andai in biblioteca a prendere quel libro. E lo lessi. Tutto d’un tiro, come una sigaretta! Tanto era coinvolgente. E poi il seguito, e poi ancora il terzo. Non m’importava granché dello scontro di civiltà che era il perno di quella trilogia. Mi colpì un’altra cosa: le note autobiografiche di una donna di 70 e passa anni che scriveva un libro così, anzi ne scriveva tre, e connotava una grinta ed un attaccamento alla vita che io all’epoca 23enne sentivo di aver perso.

Mia mamma e Oriana Fallaci mi hanno salvato la vita.

Sono stato fortunato. Sono uscito (non senza fatica) dal mio limbo e ho trovato un lavoro che mi ha reso indipendente e sono uscito dalla famiglia. Vivo da solo, lavoro, pago le tasse, sono un membro attento della società civile, coltivo i miei hobbies, e nel mio piccolo faccio volontariato lgbt.

Ed è terribile sapere che altri ragazzi disperati, soli e persi, come ero io in quel frangente, non hanno avuto quella fortuna che ho avuto io. Mi fa star male ogni volta leggere un nome e sapere che è stato ucciso o che si è ucciso.

La parola ferisce più della spada, ed un libro è un potente mezzo per vivere o per morire.

Ne so qualcosa io che leggendo i libri della Fallaci ho trovato quel po’ di grinta che mi serviva per uscire dal limbo in cui ero precipitato. Ma più di me ne sa qualcosa Malala, la ragazza che voleva studiare e che per questo ha subito un attentato dai talebani.

E per me, le sentinelle sono come i talebani: terroristi ed assassini!

Stanno li in piedi con quei libri (spesso scritti da quei personaggi a corredo di cui citavo l’esistenza prima) senza accorgersi che quell’arma in quelle loro mani, sta uccidendo adolescenti e ragazzi che si sentono soli e persi. Stanno li in piedi con quelle armi in mano senza accorgersi che stanno perpetrando una violenza sciocca e inaudita al loro prossimo. E sostengono pure di non essere violenti! Ma la cosa più atroce di tutte è che alcuni di loro non solo se ne accorgono, ma se ne sbattono proprio!

La rabbia ha lasciato che queste parole prendessero forma.

Il Pride… di Bologna 2008, quello di Bologna 2012, e anche quello di Oporto 2013 (scoperto per caso mentre ero in vacanza lì), mi hanno ricordato che non sono solo. E vorrei tanto che lo capissero tutti quelli che la fuori si sentono soli e persi e vicini a fare un gesto estremo. Se anche uno solo di voi leggesse queste righe, sappiate che aveva ragione la Fallaci, quando diceva che la vita è bella anche quando è brutta! La morte è uno spreco. Non siete soli, e se potessi, vi abbraccerei e vi tirerei fuori dal vostro limbo. Ora ho 32 anni e si, ci sono stati momenti difficili, alcuni molto brutti, ma sappiate che in questi ultimi 9 anni, mi sono innamorato altre volte e ho scoperto cose nuove e belle che meritano di essere viste/vissute almeno una volta nella vita… le piccole cose come il museo delle auto all’Alfandega di Oporto, entrare in un mulino a vento a Zaandam e vedere come funziona, o gli scavi archeologici sotto la Place Royale a Bruxelles, o ancora il tramonto estivo dal Linnahall di Tallin… o ancora la gara di karaoke coi finlandesi, gelarsi nelle acque dell’atlantico nonostante i 39° sotto l’ombra e con la rovente sabbia portoghese, o scoprire per caso la libreria dove è stato girato uno dei vostri film preferiti, mangiare polpette di renna (comprate calde al supermercato) accanto agli impiegati in pausa pranzo della Bank of Estonia (sappiate che sembrava di mangiare una polpetta più grassa del cotechino!!!) …sono piccole cose, ma messe insieme, possono rendere grande una vita. La vostra!

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