Questione di “polso”

referendum-costituzionale-del-4-dicembreQuesta mattina, avendo finito il caffè in casa, ho preso la decisione di affrontare il freddo e andare a fare colazione al bar vicino casa.

Appena arrivato, ho notato al banco un gruppetto che discuteva animatamente del risultato del referendum costituzionale di una settimana fa.

In poche parole, erano convinti che se vinceva il si, i vecchi nomi della politica sarebbero scomparsi quasi automaticamente dalla scena.

Mi hanno tirato dentro la discussione chiedendomi cosa avessi votato: appena data la mia risposta – cioè “no” – mi hanno mangiato vivo. Due di costoro sanno anche che sono gay, e quando stavano tirando nella discussione la legge sulle “unioni civili”, li ho presi in tempo per i polsi e avvicinandomi ad uno di loro, ho sibilato: “adesso sai come ci siamo sentiti noialtri a febbraio, dopo che voi tutti, avete fatto tutte le vostre porcate prendendoci per i fondelli per l’ennesima volta! Adesso piantala di roderti il fegato, fattene una ragione, e tira avanti!”

Ho votato no una settimana fa, ma se fosse stato scorporato il quesito e diviso per settori, forse avrei votato diversamente.

Il quesito era: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.

Un po’ lunghetto, eh?!

Analizzando il quesito troviamo questi punti principali:

  • superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi delle istituzioni
  • soppressione del CNEL
  • revisione del titolo V della parte II della costituzione.

Andiamo per ordine:

  1. Sono favorevole al superamento del bicameralismo paritario per il semplice fatto che purtroppo abbiamo un Senato altamente inquinato da politici di professione, corrotti, ignoranti (giusto per dire due nomi: Scilipoti e Razzi!), quindi il Senato, inteso come dai nostri padri costituenti quale Camera composta da palamentari di più alta moralità e saggezza, non esiste più! (E forse, non è mai esistito.)
    Allora perché non rimodellare il Senato, fare senatori i presidenti delle provincie ed i sindaci metropolitani, 110 senatori circa, invece di 315! E voilà, abbiamo anche la riduzione dei parlamentari! Ed un contenimento dei costi di alcune delle varie istituzioni!
    Un senato che porti alle leggi della Camera, in lettura al Senato, le istanze dei territori e delle sue popolazioni. Allora avremmo un Senato con ancora una qualche valida funzione.
    Ovviamente, a questo punto, è d’obbligo reintrodurre l’elezioni provinciali, ma di questo punto ne parlo più avanti. Restano certo le funzioni legislative, ma
     un Senato di questo tipo non avrebbe voce in capitolo sulla fiducia al Governo.
    La Camera dei deputati ri
    mane quindi com’è.
    Per ridurre efficacemente, i costi di queste due istituzioni, una proposta cui difficilmente essere in disaccordo: lo stipendio dei parlamentari è commisurato alla presenza ai lavori parlamentari e di commissione, spese di rimborso fino ad un certo limite, niente altri privilegi e benefit!
  2. La soppressione del CNEL è forse una misura eccessiva, meglio ridimensionarlo! cnelInnanzitutto bisogna ammettere che quando è nato, esisteva il cosiddetto “Stato-Imprenditore”, che adesso, con l’eliminazione dell’IRI e  le ratifiche di vari trattati comunitari a partire dagli anni ’90, non esiste più! Quindi sopprimere magari, no, ma dare un nuovo ruolo ad un organo costituzionale che negli anni ha maturato una certa competenza nel settore degli studi economici e sociali/lavorativi, sarebbe una scelta maggiormente azzeccata. Durante la campagna referendaria ho discusso di questo punto con un propagandista del si, in piazza Prampolini, che mi disse – testuali parole – “il cnel in settant’anni non ha mai approvato una legge che sia una!”… sbottai: “ma il cnel non ha potestà legislativa, il cnel non può approvare leggi, quello è compito del Parlamento! Casomai il cnel, può formularle e proporle, ma quando mai i parlamentari, dall’avvento della seconda repubblica, hanno mai usato o dato retta a quest’organo che altro non è che uno strumento a disposizione del legislatore?!” Per tutta risposta è rimasto muto! E su questo punto, signori, non ho altro da aggiungere.
  3. La revisione del titolo V parte seconda… wow… qui non si finisce più… Per farla breve, lo Stato si riappropriava di molte delle competenze che la riforma della Costituzione del 2001 aveva reso di materia “concorrente” o esclusive delle regioni. Insomma, si passava da un estremo all’altro!
    nuova-sede-regione-piemonte

    Nuova sede della Regione Piemonte . giusto per spendere soldi dei contribuenti, anche se più discreta dell’omonima lombarda!

     

    Molte regioni, sia del nord – ad esempio il Piemonte – che del sud – ad esempio la Calabria – fra le prime cose che hanno fatto con la riforma, è stato costruirsi nuove sedi dai costi esorbitanti (cosa che in Piemonte ha concorso a far cadere la giunta regionale guidata dal leghista Cota, ed in Calabria, ha messo in difficoltà la giunta Chiaravalloti – di centrodestra – che nei primi anni anni duemila non aveva più soldi per la sanità!), per non parlare dei privilegi dei vari consiglieri regionali. Poteri cui le Regioni hanno abbondantemente abusato!

    cittadella_regionale_cz

    “Cittadella regionale” a Germaneto di Catanzaro – niente male per quella che è la regione più povera d’Italia! (E dovete vedere la nuova sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria!)

     


    Sarebbe allora interessante una via di mezzo, e introdurre alle Regioni dei limiti (in percentuale ai fondi regionali) di spesa per questo o quel settore. Mantenere vive le provincie con le funzioni avute fino a pochi anni fa, con elezioni ogni cinque anni, e magari, con il presidente della giunta provinciale, a portare in Senato le istanze del proprio territorio, ed i consiglieri provinciali, in numero proporzionale per popolazione, in consiglio regionale. I cittadini votano i rappresentanti della provincia. E a seconda del loro ruolo, vengono pagati in base alla presenza e con severi limiti ai rimborsi spese!

Quanto riguarda il Governo, a noi italiani non entra mai nell’anticamera del cervello la nostra storia. Dopo una dittatura durata vent’anni, un Governo molto decisionista e forte, ci fa ancora paura. Perché? Perché non abbiamo mai saputo fare i conti con la nostra stessa storia e di conseguenza non siamo in grado di – o non vogliamo – impegnarci a non commettere di nuovo gli stessi errori. Mi arrabbia moltissimo sentire gente che dice a sproposito che questo o quel Presidente del Consiglio non è stato eletto dai cittadini! Siamo una repubblica parlamentare! Mettetevelo nella zucca una volta per tutte! È dal 1946 che il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica – quale arbitro super partes delle istituzioni –  e non entra in carica fino a quando, il Parlamento, votato da noi cittadini – seppure con una pessima legge elettorale – non gli accorda la fiducia! Ad ogni modo, per avere un governo forte e stabile, non serve una modifica alla Costituzione, ma una Legge elettorale giuste e seria che permetta al corpo elettorale non solo di scegliere il partito, ma di scegliere anche il candidato! Serve una Legge che regolamenti i partiti in modo che siano fissi, e non che ad ogni scissione o crisi di governo, ne nascano di nuovi per tenere vivo questo o quel governo e che al vaglio delle elezioni svaniscono nel nulla. Quelli sono molto più inutili, costosi, e dannosi, di qualsiasi Cnel!


votoMi chiedo, quanti, a mente fredda, si sono chiesti se hanno votato con la testa o con la pancia. Un errore dell’ormai ex-Presidente del consiglio, è stato quello di andare oltre al metterci la faccia, e cioè di far passare il referendum come un voto pro o contro il suo Governo.
Votare no dopo riflessioni ed indecisioni, e di seguito essere accostato a quell’accozzaglia di imbecilli dei vari comitati “mandiamo Renzi a casa”, non mi è andato affatto giu.

Il Governo è caduto. almeno il bullo di Firenze ha mantenuto la parola. E a dirla tutta, non me l’aspettavo. Da un lato mi fa piacere che Alfano – il peggior ministro dell’interno – la Lorenzin – che ci faceva rimpiangere i peggiori ministri della sanità della prima repubblica – e Poletti – che quanto a certe sue dichiarazioni in qualità di ministro del lavoro, Berlinguer a tornar vivo se lo sbranava e a ragione! – non siano più su quelle poltrone (immeritate), e a parte il loro possibile rientrare dalla finestra, non mi tranquillizza affatto sapere che il nuovo Presidente del consiglio incaricato sia quel Gentiloni, discendente di quello stesso Gentiloni che permise ai cattolici di entrare in politica circa un secolo fa, e con i risultati che noi tutti ben conosciamo (se abbiamo studiato la storia)! Staremo a vedere.


Ultima osservazione.
Ai due tifosi del si, ho dato un consiglio che a volte faccio fatica a seguire, ma devo ammetterlo: quanto successo lo scorso febbraio, si mi ha fatto rodere il fegato per un bel po’… ma a differenza loro, me ne sono fatto una ragione e quando alcuni mi chiederanno la mia opinione su certi fautori delle porcate di quei giorni, statene certi che non mi roderò ancora il fegato, piuttosto gli torcerò i polsi. e con sadico gusto!

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