E addio 2017

Ed ecco che anche questo anno – il 2017 – è giunto alla fine. Dopo un anno particolare quale il 2016, con molti dolori e poche soddisfazioni, tante aspettative si erano addensate sul 2017, alcune sono rimaste deluse e altre sono state soddisfatte, e che comunque ha portato molti cambiamenti.

Dopo un gennaio segnato dagli strascichi del 2016, a febbraio è morto un mio zio. Rivedere i miei parenti in questa imprevista occasione, senza filtri – il comportamento di mia zia (che si è sempre trattenuta le lacrime fino all’omelia del prete, e anche mentre piangeva, faceva attenzione a non lasciarsi andare a scenate che mai sono appartenute alla sua famiglia, alla mia famiglia), e delle mie cugine, gli altri zii, e le zie (e i misteri in famiglia) – mi ha colpito tanto da promettere a mia madre (e a mia zia) che sarei sceso in Paese l’estate successiva. Ma nonostante questo botto, la prima parte dell’anno è stata caratterizzata dal collega coglione che coi suoi disastri ci scombussolava i turni ogni giorno, e questo mi ha impedito di dare il meglio in occasione della preparazione del REmilia Pride. logo1L’evento mi ha fatto bene, tanto che ho fatto coming out al lavoro, e dopo anni che mi conoscono, i colleghi ed il capo l’hanno presa anche abbastanza bene. Ma il giorno dell’evento, la stanchezza fece irruzione in maniera troppo pesante tanto da non andare poi alla festa in discoteca. Quella stanchezza è stato un brutto presagio: mi ricordo il momento preciso in cui mi è crollata addosso come una tonnellata di mattoni, vicino l’ora di cena, in cui sono stato lasciato praticamente da solo, ed i tristi pensieri sono scattati come la molla di una trappola per topi. Il pensiero che l’ha fatta scattare è stato “cazzo, sono andati via tutti!” I miei amici erano andati a mangiare ma non ero riuscito ad accodarmi a nessuno di loro per andare a cenare non da solo e mi sono sentito di troppo, come al solito, come anche in famiglia.

Neanche un mese dopo, e dopo aver recuperato una vecchia amicizia, vado con questo amico al Pride di Bologna! Dopo anni in cui non riuscivo a parteciparne manco ad uno, eccomi partecipare a due – ripeto, DUE – Pride! Anche in questa occasione, niente discoteca: ormai sono troppo grasso e vecchio per questo genere di cose come anche per l’amore.

IMG_1190Poche settimane dopo, come promesso – l’inverno precedente – sono sceso dai miei genitori, come avevo appunto promesso, ma solo per una settimana. Nonostante siano passati 5 anni, le ferite di una vecchia lite bruciano ancora troppo forti. Il viaggio in treno non è stato psicologicamente facile, nonostante avessi una cabina letto tutta per me. Il treno scese veloce fino a Roma: non riconoscevo più la stazione Tiburtina, come che non facesse male abbastanza. Più avanti, il treno si fermò nei pressi di Nola, immobile tra due fronti di incendio così grandi che l’odore del fumo si sentiva pesante dentro il treno nonostante i finestrini fossero chiusi e sigillati! Non dimenticherò mai la vista che mi si presentò quando uscii dalla cabina: sul finestrino davanti la porta della cabina c’era una linea rossa accesa che sembrava una crepa sul vetro, stropicciando gli occhi stordito dal sonno non capii per qualche secondo se quella linea fosse effettivamente una strana crepa sul vetro o uno scia di sangue manco fossi catapultato in un film horror. La consapevolezza di ciò che vedevo e l’odore acre del fumo mi ha fatto capire la portata di quell’incendio! La maledizione che ho lanciato in quel momento ai criminali che hanno appiccato il fuoco, non me la dimenticherò mai. Per quasi due ore rimanemmo fermi lì. Dal finestrino della mia cabina, il Vesuvio (o presunto tale, col buio non ci si capiva una mazza), con un incendio su quella che sembrava la sua sommità. E anche lì, fiamme altissime che sembravano schizzi di lava! Se quello era il benvenuto che mi riservava il Regno delle Due Sicile, il fato non era certo incoraggiante e motivatore!

Ancora più avanti, arrivammo a Maratea per l’alba, ed io mi godetti il panorama sul mare dal mio finestrino (a differenza dell’ultima volta, senza trevigiani scassamaroni!), Paola, San Lucido, e poi, Amantea… mi affacciai sull’altro lato per vedere la torre ed il castello… e anche lì, le fiamme corredavano il panorama. Un altro brutto presagio!

Ma non volevo badarci! Ero determinato a fare coming out in famiglia – forte della reazione dei miei colleghi oltre che dei miei amici – ma se già i sopra citati brutti presagi e altri pensieri tentavano di farmi desistere, il colpo decisivo l’ha dato mia sorella! L’occasione perfetta si è presentata il 13 luglio, quando il telegiornale ha ricordato che il giorno successivo sarebbe stato il 20° anniversario della morte di Gianni Versace: mia mamma, adorava i suoi vestiti e ogni tanto li rielaborava seguendo il suo stile… praticamente si confezionava dei veri simile finti Versace! Mentre il tg mandava in onda un servizio sulla vita dello stilista ucciso, mia mamma commentava i vestiti che passavano in passerella per poi concludere con la solita frase di sempre… “vestiva così bene ogni donna ed era finocchio! Che peccato!”
Colsi la palla al balzo: “eh vabbè mà, questione di gusti, invece di piacergli la donna gli piaceva l’uomo, che sarà mai… …anche a te piacciono gli abiti che faceva, e anche a me piacciono gli uomini!” O almeno, io l’avrei detta così, invece son riuscito a dire la prima parte, perché nel frattempo, appena ho finito di dire quel “che sarà mai”, mia sorella è entrata in cucina esordendo con un finissimo intervento in disaccordo con quanto sostenuto sia da me che dal servizio televisivo. Oh Zeus… come il tempo è relativo, anche la finezza di mia sorella è molto relativa… “a quel rxttxxncxlx avrebbero dovuto ammazzarlo prima!” E questa parte d’intervento ve l’ho anche ripulita, la seconda è molto ma molto più difficile da ripulire e non ve la ripropongo nemmeno!
Capirete quindi che in quell’istante, un’altra tonnellata di mattoni mi è cascata addosso. Mia sorella è talmente omofoba che Adinolfi & Co. a confronto sono i sette nani (e vi sto parlando di uno che è talmente grosso che quando indietreggia fa “bip bip” come i camion della nettezza urbana)! E niente, anche stavolta, la mascherata deve continuare. :/

IMG_1209Conscio che quel viaggio è stato un mezzo sacrificio vanificato da mia sorella in quei pochi secondi, il giorno successivo presi il treno e andai a Reggio Calabria.
Arrivato a Villa San Giovanni, lo stesso shock di Roma Tiburtina: non solo non c’erano più i vecchi traghetti (cosa che già sapevo e già avevo difficilmente metabolizzato), ma avevano perfino smontato le passerelle con cui si poteva imbarcare o andare sulla spiaggia più avanti e dove sono stato spesso a vivere bei momenti indimenticabili… … … . 😦
Arrivato a Reggio Calabria Centrale, avevo bisogno di staccare un attimo i miei pensieri dai miei ricordi e dalle sensazioni che in quel momento sentivo violente e opprimenti. È bastato recarmi nella vicina villa comunale dove al solito chiosco, la solita signora (già anziana quando avevo 15 anni) mi dette per 1,50 € (nel 1998 erano 1.500 £) un bel bicchierone di latte di mandorla. Le mandorle tritate in fondo al bicchiere, la vista dalla panchina sulla collinetta della villa rivolta verso il mare, il vento che mi carezzava sul collo… …eccomi in quel momento a recuperare la pace con me stesso e con le mie emozioni.

Ho cominciato a risalire la città come un turista e salendo verso il castello aragonese, ho avuto una bellissima sorpresa: finalmente, dopo 20 anni dalla mia prima visita, il castello era aperto e visitabile! E non ho perso tempo!
IMG_1234Una volta sul tetto, insieme a tutti quei croceristi (altra bella sorpresa) ho mirato uno dei più belli panorami del mondo. Ed eccolo, il vento delle Stretto, sul mio viso a rifocillarmi e a consolarmi. Ci rimasi circa un’ora e mezza, poi scesi a vedere le due esibizioni di arte contemporanea e classica all’interno del castello.
Sceso verso piazza Camagna, e poi di nuovo su Corso Garibaldi, mi sono recato su piazza Italia, sotto la quale, erano aperti degli scavi archeologici.
Sotto il livello stradale, durante i lavori di rifacimento della piazza, tra il 2001 ed il 2004 vennero trovati dei resti davvero molto interessanti, un unicum archeologico che non meritava certo l’oblio, e che fortunatamente si è riuscito a rendere visitabile, grazie anche alla guida di volontari in loco (mi era capitato come guida un insegnante di storia dell’arte in pensione, che non parlava un buon inglese ma che ce la metteva tutta, e che mi ha parlato degli scavi e dello stato attuale della cultura a Reggio Calabria, con molta passione e molto trasporto. Per la prima volta da quando ho memoria, mi sono sentito consolato su un fronte su cui avevo sempre preso sonore porte sbattute in faccia. Ma ormai, riguardano sogni ormai finiti anche se non dimenticati, parte di un pezzo della mia vita che non tornerà più.

IMG_1316Su quella piazza si affacciano il palazzo della Prefettura, Palazzo Foti (ex sede della Provincia, oggi Città metropolitana), e Palazzo San Giorgio (sede dell’amministrazione comunale, parzialmente visitabile), e sul lato del Corso Garibaldi, di fronte a quest’ultimo, il bellissimo teatro comunale intestato a Francesco Cilea, insigne maestro palmese/reggino. In quei giorni, il teatro ospitava una serie di spettacoli di danza moderna e nel momento in cui passai, era aperto per le prove: dopo 13 anni, entrai di nuovo in platea. Che emozione! 🙂

Assistetti un po’ alle prove (sia per curiosità, sia per riposarmi seduto su una di quelle poltroncine così comode) e intanto notavo di quanti giovani reggini ci fossero in giro, e con sorpresa devo ammettere che erano più di quanti me ne aspettavo e di quanti ce ne potessero essere ad un simile evento culturale nel periodo in cui io avevo la loro età (quindi parliamo della fine degli anni ‘90 e inizio del nuovo secolo), è stato un pensiero davvero piacevole. La cultura PUÒ davvero salvare la Calabria dalle brutture che da secoli l’affliggono e spero che sempre più giovani e cittadini se ne possano rendere conto e crederci davvero!
E pensare anzi, che questa stessa medicina potrebbe salvare il Paese intero. Chiusa questa piccola parentesi, che ammetto è una piccola speranza che risiede in fondo al cuore, ho visitato la Pinacoteca civica che occupa una parte del teatro e che ha aperto nel 2008, trasferendosi lì dalla sede del Museo Nazionale della Magna Grecia, girando in mezzo ai capolavori che partono dal 16° al 19° secolo, sopravvissuti all’apocalittico terremoto del 28 dicembre 1908, e altri del 20° secolo. Osservare opere di Mattia Preti, Francesco Jerace, Renato Guttuso, e ancora il Vitrioli, Antonello da Messina, e perfino una piccola copia del Laocoonte del Bernini! Si, scolpita proprio da quel Bernini le cui sculture romane sono conosciute in tutto il mondo! Giusto per citarne alcuni.

E dopo il pranzo, risalii ancora Corso Garibaldi, vedendo posti che conoscevo ormai cambiati e quasi irriconoscibili. Negozi chiusi come la sala giochi dove mi davo a volte appuntamento col mio grande amore, o l’ottico dove ho comprato per la prima volta delle lenti a contatto, il negozio di filatelia e numismatica dove il mio grande amore (sempre lui) mi comprò il primo regalo d’anniversario… Arrivai così a piazza De Nava, di fronte la quale sorge Palazzo Piacentini, sede del (rinnovato) Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (…e Parma suca!!!)(scusate ma dovevo proprio dirla!) che finalmente ha le sembianze di un vero importante museo europeo moderno: un percorso didattico lineare e semplice con esposti molti più reperti che in passato, a partire dal secondo piano a scendere fino al seminterrato! Unica pecca: a metà percorso stavo morendo di sete e non so cosa avrei dato per un sorso d’acqua! La mia parte preferita rimane quella che differenzia le antiche colonie magno-greche ed il periodo pre-romano, con i reperti provenienti da Locri Epizhephirii – oltre alle statue dei Dioscuri e la ricostruzione di un antico tempio – e la “testa del filosofo”, e “l’Apollo Aleo”, e il “Kouros di Reggio”, e senza dimenticare ovviamente i pezzi più famosi, i bronzi di Riace!
Una visita catartica.

Uscito dal Museo decisi ormai di tornare a casa dei miei, pensavo di prendere l’autobus nella piazza dietro il Museo e antistante la stazione di Reggio Calabria Lido, ma sapendo che il tracciato autostradale era stato variato e molti bellissimi panorami non li avrei più visti, optai per il treno, per vedere ancora il magnifico mar Tirreno e la sua bellissima costa, ad alcuni tratti contaminata solo dal passaggio della ferrovia. Ma anzichè partire da quella stazione semiabbandonata allo squallore che solo le stazioni sotterranee suggeriscono, mi decido di prendere il treno dalla stazione centrale.
Dopo aver preso un bel gelato da “Cesare” – la più famosa e la migliore gelateria della Calabria – una bella coppetta con gelato al melone e crema di bergamotto (!!!) mi sono incamminato sul lungomare più bello d’Italia, ogni tanto soffermandomi ad osservare il mare, a sentire il suono delle onde, a respirare quell’aria piena di iodio, e cercando di pensare a niente che mi potesse ferire.
Arrivato a Reggio Calabria Centrale, presi il treno per tornare dai miei. Il resto della settimana è stato pieno di alti e (colpi) bassi, e nonostante tutto, non vedevo l’ora di tornare a casa mia, a Reggio Emilia.

Quella piccola gita di un giorno è stata forse l’unica (mezza) giornata di vacanza di quest’anno… la differenza è notevole: se sono in ferie, stacco dal lavoro… se sono in vacanza, stacco dalla mia vita quotidiana, dai suoi pensieri e dalle sue preoccupazioni!
Al ritorno al lavoro, questo fallimento mi ha sforzato tanto da non riuscire nemmeno a mascherarlo, ed in molti se ne sono accorti. Non ho più l’età per portare le maschere ma dopo tanto tempo passato ad indossarle, devo ammettere che faccio fatica a distinguere dove finisce la maschera e dove inizia la pelle della mia faccia. Si, ne sono stanco.

A fine settembre, molte cose sul lavoro sono cambiate, quasi a rimarcare il decimo anniversario del mio arrivo nella mia nuova città. E questa ricorrenza è stata la molla di molte riflessioni e di molti pensieri su come il tempo passa velocemente, su quanto ho realizzato e sulle tante cose che invece non sono riuscito a fare. Poi il congresso anticipato del circolo arcigay di cui faccio parte, e poi il cambio dei capi al lavoro, e ancora, l’arrivo di un nuovo anno, con il suo carico di aspettative. Un carico sempre più leggero, segno forse che ai sogni e alle speranze, quasi non cedo più. (No, non manca una “r”, quel “cedo” è proprio voce del verbo “cedere”!)

Quel che mi porterò di quest’anno appena concluso, è la consapevolezza che molte cose rimarranno chiuse nel cassetto insieme ai vari sogni e sentimenti che ho messo da parte. Si, sono capace di molte cose, ma molte altre non le realizzerò mai perché troppo tardi. Non ho certo voglia di fare la fine di Marguerite, continuo lo stesso a vivere fra alti e bassi, come ho sempre fatto.

 

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Natale di riflessione (e bidone)

albero_rainbowQuesta riflessione potrebbe suonare quasi come una lamentela, ma non lo è. È giusto una riflessione maturata tra la giornata di ieri e stamattina.

Quest’anno ho passato un Natale diverso dagli altri anni, infatti dopo aver pianificato tutto per il pranzo ed aver finito di fare la spesa il 22, essendomi messo d’accordo con i miei cugini (saremmo stati in 4: io, mio cugino, sua moglie, e loro figlio) sapevo già cosa preparare.

Per il cenone, visto che ero da solo, ho fatto una semplice spaghettata al tonno bianca e per secondo dei filetti di platessa alla pizzaiola

Il menu di Natale quest’anno era composto da:

  • antipasto di zeppole semplici con tagliere di formaggi e salumi – parmigiano reggiano, stelvio, piave, asiago, prosciutto crudo, prosciutto cotto con erbe, salame Milano
  • pasta al forno gratinata – sedani rigati cotti al dente con ragù alla bolognese, formaggio stelvio a dadini, prosciutto cotto alle erbe, carne trita mista bovina/suina ammassata in mini polpette soffritta in vino bianco, carote sminuzzate, gratinata, senza besciamella
  • per gli adulti – polpettone ripieno tagliato in dischetti cotto nel lambrusco e con un dischetto di parmigiano reggiano lasciato sciogliere sopra, servito con patatine rosolate al burro ed un filo di aceto balsamico di Reggio Emilia (no, non di Modena!)
  • per il bimbo – polpette con un po’ di ragù e patatine rosolate al burro (senza aceto balsamico ma con mooolte patatine in più!)
  • pandoro
  • vini e spumante sarebbero stati portati da mio cugino (ma comunque ho la mia piccola riserva)

Nella serata del 24, sul tardi, quando ormai avevo già preparato tutto per la cottura finale, arriva la telefonata che mi avverte che purtroppo è stato cambiato il turno in ospedale alla moglie di mio cugino, e che quindi non sarebbero scesi in Emilia da me.
Seguono lunghe frasi di circostanza per scusarsi, eccetera eccetera.

coppia_gay_sims3Onestamente, quasi non m’importa. E per una semplice ragione: credo di aver smarrito quel senso dello stare insieme che è tipico del Natale. E comunque, quest’anno manco ho fatto l’albero e l’idea di farlo in fretta e furia la mattina del 25 non mi allettava per niente!
Ho passato il Natale mangiando, cazzeggiando su youtube, giocando con the Sims 3 – dove a differenza della realtà, non solo ho un marito fedele che stravede per me, ma ho anche due figli di cui un liceale avviato verso una carriera da atleta professionista ed una ragazza in gamba indecisa se intraprendere la carriera medica o nelle forze dell’ordine – poi cenando di nuovo da solo, ed infine vedendo uno spettacolo della compianta Anna Marchesini – “Parlano da sole” del 1998 – su dvd.anna_marchesini
Non riuscendo a prendere sonno, ho finito la bozza della recensione di un film, che avevo lasciato in sospeso tempo fa e ho creato una pagina di elenco di tutte le recensioni che ho fatto, sia di libri che di film.

Mentre sto scrivendo, mi viene in mente adesso un vecchio pensiero: per alcuni anni, e per motivi legati alla mia unica storia d’amore seria, preferivo il giorno di Santo Stefano ed il Capodanno al Natale… …erano i giorni che potevo passare col mio amore.
Realizzo proprio ora che fra poco più di una settimana fanno 13 anni che non c’è più, ma non credo che sia questo il motivo per cui mi sono scollato il senso del Natale. Semplicemente ho smesso di credere che ci siano dei miracoli pure per me. Quindi che senso ha il Natale? Farsi gli auguri con persone che non si sentono per tutto il resto dell’anno… lunghe telefonate con parenti che ti conoscono sempre meno (che poi, sempre a mettere certi magoni addosso, mai una buona notizia!)… mangiare un pranzo o una cena più abbondante del solito con persone con cui condividi solo una parte di dna (sempre che non rifilino bidoni)… festeggiare la nascita di un uomo figlio di Dio, morto per noi dopo una vita (breve) passata a predicare l’amore per il prossimo ed il perdono, combattendo le storture e le ipocrisie di quel mondo che sono più o meno le stesse dopo 2000 anni. E buona parte di quelle storture ed ipocrisie sono perpetrate proprio dalla Chiesa che tramanda – “secondo la tradizione” – i suoi insegnamenti.

noioso_nataleE allora che senso ha? Perpetrare l’amore un giorno l’anno intendo. Lo si dovrebbe fare tutto l’anno, indipendentemente dalla religione e dalle organizzazioni religiose, e nel mio piccolo lo faccio, nonostante il mio black humour e la mia misantropia del weekend.
Quanto al perdono – che trovo sia un discorso più pasquale che natalizio – non mi va di parlarne: nella mia vita per tanto tempo ho chiuso gli occhi e perdonato gente che meritava solo di essere sputata in un occhio e presa a calci, ma adesso, sulla soglia dei 35 anni penso proprio che l’amore non sia poi così infinito ed il perdono spesso non c’entra affatto con l’amore.

Adesso basta, è quasi ora di pranzo e ho degli avanzi da riscaldare e per farlo, devo scartare il mio regalo di Natale: un nuovo microonde ancora imballato, e che sostituisce il vecchio microonde che dopo quasi 9 anni di onorato e fedele servizio, ha tirato le cuoia lo scorso novembre. E se dovessi definire con una parola quello l’emozione che provo in questo momento, non è “tristezza”… …ma “noia”!

Ai dieci anni dal mio arrivo

IMG_0088 - CopiaVenerdì 31 agosto 2007
Avevo passato un mese denso di avvenimenti ed emozioni contrastanti.
Avevo solo 24 anni. E in quel lontano mese di agosto, dopo tante conferme che la vita continuava e poteva ancora riservarmi delle sorprese, una telefonata mi avvisava che ero stato licenziato dall’ufficio dove avevo trovato lavoro il giugno precedente.

Ogni cosa nella vita si paga, e quel licenziamento per me era il conto.

La misura era per me colma: quella terra “grande e amara” (come la definiva Leonida Repaci) che avevo amato ma che non mi aveva mai accettato, che non sono mai riuscito a definire “casa” perché mi aveva sempre rigettato, che sbriciolava ogni mio progetto e vanificava ogni mio sforzo e uccideva ogni mia idea, mi aveva tradito ancora. Ma stavolta, sarebbe stata l’ultima. Ormai, quell’amore non ricambiato, era diventato… un odio viscerale. Era ora di alzare i tacchi!
Nelle settimane successive mandai CV a tutte le agenzie interinali da Roma a nord. Poco dopo la metà del mese di settembre venni chiamato a Reggio Emilia per un posto da disegnatore CAD.

IMG_0097 - CopiaDomenica 30 settembre 2007
Partii la mattina per andare in stazione e per scaramanzia – o per terrore – non mi girai mai per guardare un’ultima volta la mia casa. Lo seppi pochi anni dopo: mia mamma era sul balcone e sapeva già che non sarei tornato.
In stazione, dicendomi “o la va o la spacca” e con i miei ultimi 400 euro in tasca, feci il biglietto diretto più economico per Reggio Emilia – un posto a sedere su un treno espresso diretto a Milano – e cominciai a guardare fuori dal finestrino quel paesaggio che ormai odiavo con tutto me stesso, promettendomi che quel luogo non avrebbe più avuto nulla da me, neanche un respiro, non mi avrebbe più fatto male o rigettato, avrei fatto la mia vita altrove, e se avessi fallito, avrei scritto un paio di lettere e dopo averle imbucate, mi sarei tuffato davanti al primo treno merci in transito alla stazione, con la testa in avanti.
Arrivato in stazione 12 ore dopo, non telefonai a mia mamma.

Una nuova città mi attendeva e il giorno seguente avevo già un colloquio. Già facevo mente locale su che giri fare per trovare lavoro se il colloquio fosse andato male (e andò male… preferirono un altro ragazzo con il diploma di geometra), sarei andato in giro per negozi, agenzie interinali, centri commerciali, e via discorrendo. E così fu. Due giorni dedicati a Reggio Emilia, uno dedicato a Parma, uno a Bologna… …l’ultimo prima che lo sconforto e la stanchezza minassero la maschera forte e sicura di sé che mi tenevo disperatamente sulla faccia. La paura di non farcela stava avendo la meglio dopo aver sentito parlare molti impiegati di agenzie interinali disillusi, e dopo aver letto titoli di giornali che parlavano di crisi del lavoro e della situazione non certo rosea per il Paese intero.

IMG_0349 (2)Giovedì 4 ottobre 2007
Bologna. Festa di San Petronio. E chi lo sapeva che in quel giorno di festa, molte agenzie interinali felsinee fossero chiuse… ma che ne sapevo io che quel giorno fosse festa a Bologna?!!
Era pomeriggio inoltrato e si stava facendo buio.
Lasciai alle mie spalle la fontana del Nettuno, e mi misi a cercare una cartoleria per scrivere quelle “lettere” quando appena vidi una cartoleria, mi squillò il telefonino. Fossi un fervente credente, crederei ad un’intercessione di San Petronio o di San Francesco d’Assisi. Era il direttore di un supermercato di Reggio Emilia che cercava un commesso part time per lo scarico merci la mattina presto. Un lavoro. Finalmente!

Poco dopo sostenni altri colloqui ed accettai un lavoro full time come commesso in un altro supermercato reggiano.
E fu così che il mio destino si mise in moto.

porta San Pietro ieri e oggi

Da allora, in questi dieci anni ho fatto molte cose nuove. Molte cose sono cambiate (poche in bene e tante in peggio), ed ovviamente sono cambiato anch’io:

  • ho smesso di fumare;
  • di conseguenza sono ingrassato di 47 Kg;
  • ho avuto altre relazioni nonostante siano state brevi;
  • ho conosciuto nuove persone e alcune di esse sono straordinarie;
  • visitato posti nuovi;
  • chiuso conti col passato;
  • lottato per la mia libertà ed indipendenza;
  • fatto nuove esperienze.

Sono molte le cose che avrei voluto fare di più, ma va bene anche così.

SAM_2708Non dimenticherò mai l’apertura del mio blog, la contentezza di avere un lavoro a tempo indeterminato con tutti i contributi in regola, la soddisfazione di poter cambiare la residenza e i documenti che ancora mi ricordavano, come uno scomodo strascico, quella terra che odiavo e che mi ha odiato tanto. I concerti, i musei, le scampagnate, le avventure passionali, gli incontri domenicali a Liberamente, il volontariato in Arcigay Gioconda, i miei viaggi all’estero.

Eppure, a volte faccio una fatica pazzesca per non voltarmi indietro e osservare da lontano quello che ho lasciato, un mondo che non ha voluto essere mio e per cui non provo ormai più nulla. No, quello che pesa è l’ennesimo progetto di un futuro mai realizzato, e parlo di quanto prospettavo ad un paio di anni dal mio arrivo a Reggio Emilia… non ho un compagno, non ho una macchina, non ho ancora comprato casa. Ma certe conquiste continuo a difenderle con le unghie e con i denti, come la mia  indipendenza, il mio lavoro, i miei amici.

 

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Ebbene si, nonostante le crepe, come neo-reggiano, sono proprio Calabrese.

Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti. – Leonida Repaci

 

Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

Addio 2016

Se si potesse dire che ogni anno è l’anno di un qualcosa – come per l’oroscopo cinese – allora il 2016 sarebbe l’anno “delle gastriti forti”!

Ci sono stati moltissimi eventi, alcuni positivi come l’approvazione delle unioni civili in Italia, nonostante l’iter legislativo davvero molto travagliato, sono stati molti gli eventi ragici e negativi, come le stragi di Nizza e Bruxelles, per non parlare dell’elezione farlocca di Trump, e della continua guerra in Siria. Ma qui voglio tracciare solamente un bilancio personale. Una vecchia abitudine che avevo perso nel tempo, ma che vorrei riprendere, notando che il tempo passa e le cose da ricordare sono sempre di più.

Cominciato con un cenone a base di gastrite, in cui l’unica cosa positiva, è stata la vista dei fuochi d’artificio dal balcone della padrona di casa. Non ho fatto in tempo a godermi le ferie invernali, che finisco sotto i ferri per farmi asportare un calazio che avevo su una palpebra prima e incidere una ciste sul coccige (l’eco delle mie urla, risuonerà per tutto il quinto piano dell’arcispedale Santa Maria Nuova per i prossimi 20 anni!) che mi ha fatto diventare il pizzetto e le sopracciglia, quasi bianchi. Una convalescenza di un mese e mezzo che per la noia, mi sono visto tutti i dvd che avevo in casa!

Dopo aver passato la Pasqua fra le più brutte della mia vita, torno al lavoro con la prospettiva di dover prendere le ferie per ultimo (tutti i periodi migliori erano già presi): le due settimane successive il giorno di ferragosto! Un’agonia immensa!! Arrivato al 31 luglio, cominciavo a contare LE ORE che mi separavano al 16 agosto!!!

Almeno le ferie estive me le sono godute. Sono tornato a Tallinn e stavolta con un amico. Erano dodici anni che non facevo una vacanza insieme a qualcuno. E mi son goduto un altro giro per la capitale estone, una bella festa nazionale, e ovviamente, delle piacevolissime scoperte musicali!

 

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Tallin vista dalla mongolfiera vicino al porto. Il mese migliore per andarci è luglio, con le sue giornate più lunghe e con un clima molto più piacevole.

In autunno un altro evento positivo rompe la grigia monotonia della mia vita quotidiana: sono stato riconfermato al congresso provinciale del comitato arcigay di cui faccio parte. Per me è importante.

 Gastriti a parte, quest’anno sono riuscito a vedere molti film al cinema, ed i tre che più mi hanno colpito li ho anche recensiti:

  1. Il condominio dei cuori infranti
    Un film su chi, come il sottoscritto, ha il cuore infranto dalla solitudine.
  2. Il mio grosso grasso matrimonio greco 2
    È stato bello ritrovare la famiglia Portokalos (e Ian) dopo tanti anni!
  3. Weekend
    Uno dei più bei film a tematica gay che abbia mai visto, nonostante il finale.

Sono anche riuscito a leggere più libri dell’anno scorso, e anche se ci sono state alcune delusioni letterarie, sono contento di aver letto “L’uomo che cade” (di Marino Buzzi) e “Rainbow Republic” (di Fabio Canino). 

Sono riuscito a fare alcune gite interessanti, a volte in compagnia, come a Canossa – ed il castello matildico – o a Brescello – da Don Camillo e Peppone – e a volte da solo, nei musei bolognesi.

Scritto questo, restando sul personale, non ho molto da salvare di questo anno senza infamia e senza lode.

Spero con tutto il cuore – e auguro altrettanto – che il 2017 sia un anno migliore per tutti!

 

Questione di “polso”

referendum-costituzionale-del-4-dicembreQuesta mattina, avendo finito il caffè in casa, ho preso la decisione di affrontare il freddo e andare a fare colazione al bar vicino casa.

Appena arrivato, ho notato al banco un gruppetto che discuteva animatamente del risultato del referendum costituzionale di una settimana fa.

In poche parole, erano convinti che se vinceva il si, i vecchi nomi della politica sarebbero scomparsi quasi automaticamente dalla scena.

Mi hanno tirato dentro la discussione chiedendomi cosa avessi votato: appena data la mia risposta – cioè “no” – mi hanno mangiato vivo. Due di costoro sanno anche che sono gay, e quando stavano tirando nella discussione la legge sulle “unioni civili”, li ho presi in tempo per i polsi e avvicinandomi ad uno di loro, ho sibilato: “adesso sai come ci siamo sentiti noialtri a febbraio, dopo che voi tutti, avete fatto tutte le vostre porcate prendendoci per i fondelli per l’ennesima volta! Adesso piantala di roderti il fegato, fattene una ragione, e tira avanti!”

Ho votato no una settimana fa, ma se fosse stato scorporato il quesito e diviso per settori, forse avrei votato diversamente.

Il quesito era: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.

Un po’ lunghetto, eh?!

Analizzando il quesito troviamo questi punti principali:

  • superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi delle istituzioni
  • soppressione del CNEL
  • revisione del titolo V della parte II della costituzione.

Andiamo per ordine:

  1. Sono favorevole al superamento del bicameralismo paritario per il semplice fatto che purtroppo abbiamo un Senato altamente inquinato da politici di professione, corrotti, ignoranti (giusto per dire due nomi: Scilipoti e Razzi!), quindi il Senato, inteso come dai nostri padri costituenti quale Camera composta da palamentari di più alta moralità e saggezza, non esiste più! (E forse, non è mai esistito.)
    Allora perché non rimodellare il Senato, fare senatori i presidenti delle provincie ed i sindaci metropolitani, 110 senatori circa, invece di 315! E voilà, abbiamo anche la riduzione dei parlamentari! Ed un contenimento dei costi di alcune delle varie istituzioni!
    Un senato che porti alle leggi della Camera, in lettura al Senato, le istanze dei territori e delle sue popolazioni. Allora avremmo un Senato con ancora una qualche valida funzione.
    Ovviamente, a questo punto, è d’obbligo reintrodurre l’elezioni provinciali, ma di questo punto ne parlo più avanti. Restano certo le funzioni legislative, ma
     un Senato di questo tipo non avrebbe voce in capitolo sulla fiducia al Governo.
    La Camera dei deputati ri
    mane quindi com’è.
    Per ridurre efficacemente, i costi di queste due istituzioni, una proposta cui difficilmente essere in disaccordo: lo stipendio dei parlamentari è commisurato alla presenza ai lavori parlamentari e di commissione, spese di rimborso fino ad un certo limite, niente altri privilegi e benefit!
  2. La soppressione del CNEL è forse una misura eccessiva, meglio ridimensionarlo! cnelInnanzitutto bisogna ammettere che quando è nato, esisteva il cosiddetto “Stato-Imprenditore”, che adesso, con l’eliminazione dell’IRI e  le ratifiche di vari trattati comunitari a partire dagli anni ’90, non esiste più! Quindi sopprimere magari, no, ma dare un nuovo ruolo ad un organo costituzionale che negli anni ha maturato una certa competenza nel settore degli studi economici e sociali/lavorativi, sarebbe una scelta maggiormente azzeccata. Durante la campagna referendaria ho discusso di questo punto con un propagandista del si, in piazza Prampolini, che mi disse – testuali parole – “il cnel in settant’anni non ha mai approvato una legge che sia una!”… sbottai: “ma il cnel non ha potestà legislativa, il cnel non può approvare leggi, quello è compito del Parlamento! Casomai il cnel, può formularle e proporle, ma quando mai i parlamentari, dall’avvento della seconda repubblica, hanno mai usato o dato retta a quest’organo che altro non è che uno strumento a disposizione del legislatore?!” Per tutta risposta è rimasto muto! E su questo punto, signori, non ho altro da aggiungere.
  3. La revisione del titolo V parte seconda… wow… qui non si finisce più… Per farla breve, lo Stato si riappropriava di molte delle competenze che la riforma della Costituzione del 2001 aveva reso di materia “concorrente” o esclusive delle regioni. Insomma, si passava da un estremo all’altro!
    nuova-sede-regione-piemonte

    Nuova sede della Regione Piemonte . giusto per spendere soldi dei contribuenti, anche se più discreta dell’omonima lombarda!

     

    Molte regioni, sia del nord – ad esempio il Piemonte – che del sud – ad esempio la Calabria – fra le prime cose che hanno fatto con la riforma, è stato costruirsi nuove sedi dai costi esorbitanti (cosa che in Piemonte ha concorso a far cadere la giunta regionale guidata dal leghista Cota, ed in Calabria, ha messo in difficoltà la giunta Chiaravalloti – di centrodestra – che nei primi anni anni duemila non aveva più soldi per la sanità!), per non parlare dei privilegi dei vari consiglieri regionali. Poteri cui le Regioni hanno abbondantemente abusato!

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    “Cittadella regionale” a Germaneto di Catanzaro – niente male per quella che è la regione più povera d’Italia! (E dovete vedere la nuova sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria!)

     


    Sarebbe allora interessante una via di mezzo, e introdurre alle Regioni dei limiti (in percentuale ai fondi regionali) di spesa per questo o quel settore. Mantenere vive le provincie con le funzioni avute fino a pochi anni fa, con elezioni ogni cinque anni, e magari, con il presidente della giunta provinciale, a portare in Senato le istanze del proprio territorio, ed i consiglieri provinciali, in numero proporzionale per popolazione, in consiglio regionale. I cittadini votano i rappresentanti della provincia. E a seconda del loro ruolo, vengono pagati in base alla presenza e con severi limiti ai rimborsi spese!

Quanto riguarda il Governo, a noi italiani non entra mai nell’anticamera del cervello la nostra storia. Dopo una dittatura durata vent’anni, un Governo molto decisionista e forte, ci fa ancora paura. Perché? Perché non abbiamo mai saputo fare i conti con la nostra stessa storia e di conseguenza non siamo in grado di – o non vogliamo – impegnarci a non commettere di nuovo gli stessi errori. Mi arrabbia moltissimo sentire gente che dice a sproposito che questo o quel Presidente del Consiglio non è stato eletto dai cittadini! Siamo una repubblica parlamentare! Mettetevelo nella zucca una volta per tutte! È dal 1946 che il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica – quale arbitro super partes delle istituzioni –  e non entra in carica fino a quando, il Parlamento, votato da noi cittadini – seppure con una pessima legge elettorale – non gli accorda la fiducia! Ad ogni modo, per avere un governo forte e stabile, non serve una modifica alla Costituzione, ma una Legge elettorale giuste e seria che permetta al corpo elettorale non solo di scegliere il partito, ma di scegliere anche il candidato! Serve una Legge che regolamenti i partiti in modo che siano fissi, e non che ad ogni scissione o crisi di governo, ne nascano di nuovi per tenere vivo questo o quel governo e che al vaglio delle elezioni svaniscono nel nulla. Quelli sono molto più inutili, costosi, e dannosi, di qualsiasi Cnel!


votoMi chiedo, quanti, a mente fredda, si sono chiesti se hanno votato con la testa o con la pancia. Un errore dell’ormai ex-Presidente del consiglio, è stato quello di andare oltre al metterci la faccia, e cioè di far passare il referendum come un voto pro o contro il suo Governo.
Votare no dopo riflessioni ed indecisioni, e di seguito essere accostato a quell’accozzaglia di imbecilli dei vari comitati “mandiamo Renzi a casa”, non mi è andato affatto giu.

Il Governo è caduto. almeno il bullo di Firenze ha mantenuto la parola. E a dirla tutta, non me l’aspettavo. Da un lato mi fa piacere che Alfano – il peggior ministro dell’interno – la Lorenzin – che ci faceva rimpiangere i peggiori ministri della sanità della prima repubblica – e Poletti – che quanto a certe sue dichiarazioni in qualità di ministro del lavoro, Berlinguer a tornar vivo se lo sbranava e a ragione! – non siano più su quelle poltrone (immeritate), e a parte il loro possibile rientrare dalla finestra, non mi tranquillizza affatto sapere che il nuovo Presidente del consiglio incaricato sia quel Gentiloni, discendente di quello stesso Gentiloni che permise ai cattolici di entrare in politica circa un secolo fa, e con i risultati che noi tutti ben conosciamo (se abbiamo studiato la storia)! Staremo a vedere.


Ultima osservazione.
Ai due tifosi del si, ho dato un consiglio che a volte faccio fatica a seguire, ma devo ammetterlo: quanto successo lo scorso febbraio, si mi ha fatto rodere il fegato per un bel po’… ma a differenza loro, me ne sono fatto una ragione e quando alcuni mi chiederanno la mia opinione su certi fautori delle porcate di quei giorni, statene certi che non mi roderò ancora il fegato, piuttosto gli torcerò i polsi. e con sadico gusto!

2 giugno triste

Ieri – convenzionalmente – la nostra Repubblica ha compiuto 70 anni.

2giugnofreccetricoloreConvenzionalmente, perché in realtà si tratta dell’anniversario del primo giorno di voto in cui si eleggeva l’Assemblea Costituente, e si sceglieva con un referendum istituzionale, se lo Stato italiano dovesse uscire dalle macerie della guerra mantenendo una forma di governo monarchica, o se invece, avesse dovuto intraprendere questo nuovo percorso con una forma di governo repubblicana. E per la prima volta, tutti erano chiamati a votare: uomini e donne, ricchi e poveri.

Si votò il 2 ed il 3 giugno 1946.
Il Paese si divise nettamente in due.
Italian_referendum_1946_support_for_republic_it.svg_I territori che più avevano patito per l’occupazione nazista, avevano scelto con forza e determinazione la repubblica, mentre i territori “liberati” per primi, già poco prima della caduta della dittatura di Mussolini, nei primi giorni del’estate del 1943, votarono nettamente a favore della monarchia.
I voti a favore della repubblica sono 12.717.923 pari al 54,3 % dei voti totali, circa 2.000.000 di voti in più rispetto alla monarchia.

Ci furono ricorsi da parte della fazione monarchica, e poco prima della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, il 13 giugno 1946, l’ultimo Re, Umberto II° scioglie dal giuramento alla monarchia ma non al Paese tutti coloro che lo avevano fatto, e si reca – non senza fare poemica – a Cascais, nel sud del Portogallo (emulando il suo antenato Carlo Alberto che un secolo prima si recò in esilio dall’altra parte del Paese lusitano, ad Oporto).

La Corte di Cassazione metterà fine alla transizione rigettando il ricorso dei monarchici e rendendo ufficiali i risultati definitivi nazionali del referendum istituzionale, il 18 giugno 1946.


Fino a qui, ho cercato di essere obiettivo nello scrivere e riportare quelli che sono i fatti.

Ora scendo sulle mie considerazioni personali.
Ricordo benissimo di quando mia nonna mi raccontava della sua gioventù. Io ascoltavo i suoi racconti, lunghi dettagliati e appassionanti come libri, e disse che quel 2 giugno… votò per la Repubblica, in uno sputo di paesino in provincia di Catanzaro – allora risiedeva lì con suocera e figli – dove 8 persone su 10 erano ferventi (ignorantoni) monarchici! Diceva che tre Savoia ci sono bastati. E sono d’accordo!

D’altronde, analizziamo i fatti:

  • Vittorio Emanuele II° detto il Re Galantuomo o anche meglio, il Padre della Patria fu si un sovrano che si spese parecchio (ci rimise la Savoia) per l’ideale di un’Italia unita, ma aldilà della retorica Risorgimentale, fu un piemontesizzatore miope: piemontesizzando il mezzogiorno, oltre a creare grandi disagi sociali che ancora oggi non sono affatto risolti, mise in ginocchio l’economia (non certo stabile e florida e mirabolante come sostengono i neo-borbonici) dell’ex regno borbonico delle due sicilie. (E non sono un sostenitore dei neo-borbonici!)
  • Umberto I° detto il Re buono… …buono non lo era affatto! Un fottuto reazionario, più autoritario del padre! Chi ricorda la storia, ricorda certo le decorazioni concesse al sanguinario Bava Beccaris, che nel 1898, per disperdere la folla che prese parte ai tumulti contro la nuova pesante tassa sul macinato – definita la protesta degli stomaci – non si fece scrupolo di prendere i milanesi a cannonate! Si, letteralmente, a cannonate!!! Cannonate rivolte a civili a Milano: 80 morti e oltre 400 feriti! Ma ha avuto la fine che meritava, due anni dopo, a Monza: Gaetano Bresci, anarchico, lo prende in pieno con tre pallottole! Polmone, spalla, e cuore.
  • E poi, Vittorio Emanuele III° detto il Re soldato… …un nano egocentrico, un altro reazionario che soffocava ogni consiglio datogli dal figlio o dalla nuora che era molto più lungimirante di lui! Colui che aveva fatto entrare in guerra un Paese impreparato nel 1915, con un esercito male equipaggiato al comando del macellaio Cadorna, con generazioni chiamate alla leva prima del tempo, falciando famiglie a milioni! Colui che aveva permesso la nascita della dittatura fascista come risposta alle lotti sociali e alle paure dei “bolscevichi in Patria”. Un Re che lasciava gestire lo Stato ad un dittatore pragmatico (populista diremmo oggi) giusto per tenersi incollato il culo al trono, e lasciando ripetere il copione del 1915 con il trippone di Predappio che dà “manforte” al baffino austro-nazista-tedesco, con altri milioni di vittime! Il nano che si è sempre schierato dalla parte sbagliata!

Umberto II° in esilio è stato più “signore” rispetto ai suoi avi, ma appunto… …era in esilio, non sul trono! (Quanto alle Regine, c’è da dire altro ma lo farò forse a parte.)


La Repubblica nacque dopo un secondo Risorgimento qual’è stata la Resistenza, nacque sfidando i reazionari e i conservatori, nacque con le speranze, i sacrifici, ed i sogni di libertà, di persone che erano appena uscite da una tremenda guerra che aveva distrutto se non tutto, quasi tutto.

E 70 anni dopo?

Onestamente, ieri non me la sono sentita di festeggiare.

Non me la sono sentita perché vedo che i valori fondanti questa Repubblica sono sempre più bistrattati e violati.

Vedo ladri più tutelati dei lavoratori onesti, politici con la faccia come il culo che mentono spudoratamente senza nemmeno salvare le apparenze, fra i tanti particolari che posso citare, dico solo che un capo dell’esecutivo che ripropone il peggio della vecchia politica e lo propone come il meglio della nuova, arrivato a Palazzo Chigi con spallate e metodi ai limiti della Costituzione, non solo è “discutibile” ma anzi, è contrario a quei stessi valori che dovrebbero ancora essere saldamente difesi perché a base della nostra Repubblica.

Vedo scuole sempre più disorganizzate e fatiscenti che non sono in grado di formare degnamente nuovi cittadini ma solo bambocci capricciosi arroganti e prepotenti. Ragazzi impreparati alle sfide della vita vera, cittadini infelici ed incivili, senza un futuro.1

E vedo tante persone coi sogni infranti dopo una vita di sacrifici, tirare avanti con sempre meno serenità, nel menefreghismo più assoluto di questa Repubblica ormai vecchia e logora che dimentica gli articoli 2 e 3 della propria Costituzione.

Tutto ciò mi ha fatto arrabbiare, e parecchio! Ed è per questo che ieri non ho acceso la TV, per non veder qualche telegiornale con i responsabili di questo sfacelo: Politici di merda, che invece di occupare quelle poltrone, dovrebbero andare a zappare e concimare i campi!

Mattarella-passa-in-rassegna-i-repartiMi sono perso pure la parata militare. Non me la perdevo mai.

La disciplina, l’ordine, l’autorità che protegge il Paese, la Nazione e la sua Comunità. Sembra un’idea nobile, quasi romantica… …eppure – purtroppo, come in ogni contesto sociale umano – anche lì, elementi marci hanno violato l’onore delle forze armate della Repubblica che nell’articolo 11 della Costituzione – fra i suoi Principi Fondamentali – ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali.

Messina_Targa_riconoscimento_onorifico_della_Conferenza_di_Messina(1955)E vogliamo parlare poi della volontà di cooperazione? Oltre alla Nato, L’Italia repubblicana ha sempre cercato di costruire l’ideale di una Europa unita e coesa come soluzione atta a sventare tragedie come quelle dell’immane guerra finita poco tempo prima! Ha iniziato con accordi bilaterali all’inizio, e poi con trattati veri e propri… …l’Italia Repubblicana fu presente sin dal Trattato di Parigi che nel 1951 ha istituito la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, ma fu a Messina che in una Conferenza Interministeriale nel giugno 1955 si animarono i lavori che hanno portato al Trattato di Roma che ha istituito la Comunità Economica Europea, e di seguito, l’Unione Europea… …e ci sono tanti partiti e movimenti politici che sostengono la folle idea per cui la salvezza del nostro Paese, della nostra Repubblica, passa dall’abbandonare questo principio di Europa unita.


Purtroppo, nei miei pensieri sono giunto alla conclusione che si è ormai perso lo spirito di questa Repubblica, nonostante la retorica dei discorsi delle massime cariche istituzionali. Ed è davvero triste.

In particolare è straziante sapere che ormai, per molti… troppi cittadini di questo Paese, l’emblema della Repubblica, ed i valori che esprime, non significano più niente.

emblema

Il lavoro… con la ruota dentata.

La volontà di pace… con il ramoscello d’ulivo.

La dignità… con il ramoscello di quercia.

L’unità del Paese… la stella bordata di rosso, perché il rosso rappresenta il popolo italiano unito, solidale, e coeso!

Ed è rosso anche il nastro con la dicitura “Repubblica Italiana” perché la sovranità appartiene al popolo!!


Una frase attribuita all’ultimo Re d’Italia…

La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.

Ma questa citazione vale anche per la Repubblica!