Ai dieci anni dal mio arrivo

IMG_0088 - CopiaVenerdì 31 agosto 2007
Avevo passato un mese denso di avvenimenti ed emozioni contrastanti.
Avevo solo 24 anni. E in quel lontano mese di agosto, dopo tante conferme che la vita continuava e poteva ancora riservarmi delle sorprese, una telefonata mi avvisava che ero stato licenziato dall’ufficio dove avevo trovato lavoro il giugno precedente.

Ogni cosa nella vita si paga, e quel licenziamento per me era il conto.

La misura era per me colma: quella terra “grande e amara” (come la definiva Leonida Repaci) che avevo amato ma che non mi aveva mai accettato, che non sono mai riuscito a definire “casa” perché mi aveva sempre rigettato, che sbriciolava ogni mio progetto e vanificava ogni mio sforzo e uccideva ogni mia idea, mi aveva tradito ancora. Ma stavolta, sarebbe stata l’ultima. Ormai, quell’amore non ricambiato, era diventato… un odio viscerale. Era ora di alzare i tacchi!
Nelle settimane successive mandai CV a tutte le agenzie interinali da Roma a nord. Poco dopo la metà del mese di settembre venni chiamato a Reggio Emilia per un posto da disegnatore CAD.

IMG_0097 - CopiaDomenica 30 settembre 2007
Partii la mattina per andare in stazione e per scaramanzia – o per terrore – non mi girai mai per guardare un’ultima volta la mia casa. Lo seppi pochi anni dopo: mia mamma era sul balcone e sapeva già che non sarei tornato.
In stazione, dicendomi “o la va o la spacca” e con i miei ultimi 400 euro in tasca, feci il biglietto diretto più economico per Reggio Emilia – un posto a sedere su un treno espresso diretto a Milano – e cominciai a guardare fuori dal finestrino quel paesaggio che ormai odiavo con tutto me stesso, promettendomi che quel luogo non avrebbe più avuto nulla da me, neanche un respiro, non mi avrebbe più fatto male o rigettato, avrei fatto la mia vita altrove, e se avessi fallito, avrei scritto un paio di lettere e dopo averle imbucate, mi sarei tuffato davanti al primo treno merci in transito alla stazione, con la testa in avanti.
Arrivato in stazione 12 ore dopo, non telefonai a mia mamma.

Una nuova città mi attendeva e il giorno seguente avevo già un colloquio. Già facevo mente locale su che giri fare per trovare lavoro se il colloquio fosse andato male (e andò male… preferirono un altro ragazzo con il diploma di geometra), sarei andato in giro per negozi, agenzie interinali, centri commerciali, e via discorrendo. E così fu. Due giorni dedicati a Reggio Emilia, uno dedicato a Parma, uno a Bologna… …l’ultimo prima che lo sconforto e la stanchezza minassero la maschera forte e sicura di sé che mi tenevo disperatamente sulla faccia. La paura di non farcela stava avendo la meglio dopo aver sentito parlare molti impiegati di agenzie interinali disillusi, e dopo aver letto titoli di giornali che parlavano di crisi del lavoro e della situazione non certo rosea per il Paese intero.

IMG_0349 (2)Giovedì 4 ottobre 2007
Bologna. Festa di San Petronio. E chi lo sapeva che in quel giorno di festa, molte agenzie interinali felsinee fossero chiuse… ma che ne sapevo io che quel giorno fosse festa a Bologna?!!
Era pomeriggio inoltrato e si stava facendo buio.
Lasciai alle mie spalle la fontana del Nettuno, e mi misi a cercare una cartoleria per scrivere quelle “lettere” quando appena vidi una cartoleria, mi squillò il telefonino. Fossi un fervente credente, crederei ad un’intercessione di San Petronio o di San Francesco d’Assisi. Era il direttore di un supermercato di Reggio Emilia che cercava un commesso part time per lo scarico merci la mattina presto. Un lavoro. Finalmente!

Poco dopo sostenni altri colloqui ed accettai un lavoro full time come commesso in un altro supermercato reggiano.
E fu così che il mio destino si mise in moto.

porta San Pietro ieri e oggi

Da allora, in questi dieci anni ho fatto molte cose nuove. Molte cose sono cambiate (poche in bene e tante in peggio), ed ovviamente sono cambiato anch’io:

  • ho smesso di fumare;
  • di conseguenza sono ingrassato di 47 Kg;
  • ho avuto altre relazioni nonostante siano state brevi;
  • ho conosciuto nuove persone e alcune di esse sono straordinarie;
  • visitato posti nuovi;
  • chiuso conti col passato;
  • lottato per la mia libertà ed indipendenza;
  • fatto nuove esperienze.

Sono molte le cose che avrei voluto fare di più, ma va bene anche così.

SAM_2708Non dimenticherò mai l’apertura del mio blog, la contentezza di avere un lavoro a tempo indeterminato con tutti i contributi in regola, la soddisfazione di poter cambiare la residenza e i documenti che ancora mi ricordavano, come uno scomodo strascico, quella terra che odiavo e che mi ha odiato tanto. I concerti, i musei, le scampagnate, le avventure passionali, gli incontri domenicali a Liberamente, il volontariato in Arcigay Gioconda, i miei viaggi all’estero.

Eppure, a volte faccio una fatica pazzesca per non voltarmi indietro e osservare da lontano quello che ho lasciato, un mondo che non ha voluto essere mio e per cui non provo ormai più nulla. No, quello che pesa è l’ennesimo progetto di un futuro mai realizzato, e parlo di quanto prospettavo ad un paio di anni dal mio arrivo a Reggio Emilia… non ho un compagno, non ho una macchina, non ho ancora comprato casa. Ma certe conquiste continuo a difenderle con le unghie e con i denti, come la mia  indipendenza, il mio lavoro, i miei amici.

 

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Ebbene si, nonostante le crepe, come neo-reggiano, sono proprio Calabrese.

Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti. – Leonida Repaci

 

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Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

Addio 2016

Se si potesse dire che ogni anno è l’anno di un qualcosa – come per l’oroscopo cinese – allora il 2016 sarebbe l’anno “delle gastriti forti”!

Ci sono stati moltissimi eventi, alcuni positivi come l’approvazione delle unioni civili in Italia, nonostante l’iter legislativo davvero molto travagliato, sono stati molti gli eventi ragici e negativi, come le stragi di Nizza e Bruxelles, per non parlare dell’elezione farlocca di Trump, e della continua guerra in Siria. Ma qui voglio tracciare solamente un bilancio personale. Una vecchia abitudine che avevo perso nel tempo, ma che vorrei riprendere, notando che il tempo passa e le cose da ricordare sono sempre di più.

Cominciato con un cenone a base di gastrite, in cui l’unica cosa positiva, è stata la vista dei fuochi d’artificio dal balcone della padrona di casa. Non ho fatto in tempo a godermi le ferie invernali, che finisco sotto i ferri per farmi asportare un calazio che avevo su una palpebra prima e incidere una ciste sul coccige (l’eco delle mie urla, risuonerà per tutto il quinto piano dell’arcispedale Santa Maria Nuova per i prossimi 20 anni!) che mi ha fatto diventare il pizzetto e le sopracciglia, quasi bianchi. Una convalescenza di un mese e mezzo che per la noia, mi sono visto tutti i dvd che avevo in casa!

Dopo aver passato la Pasqua fra le più brutte della mia vita, torno al lavoro con la prospettiva di dover prendere le ferie per ultimo (tutti i periodi migliori erano già presi): le due settimane successive il giorno di ferragosto! Un’agonia immensa!! Arrivato al 31 luglio, cominciavo a contare LE ORE che mi separavano al 16 agosto!!!

Almeno le ferie estive me le sono godute. Sono tornato a Tallinn e stavolta con un amico. Erano dodici anni che non facevo una vacanza insieme a qualcuno. E mi son goduto un altro giro per la capitale estone, una bella festa nazionale, e ovviamente, delle piacevolissime scoperte musicali!

 

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Tallin vista dalla mongolfiera vicino al porto. Il mese migliore per andarci è luglio, con le sue giornate più lunghe e con un clima molto più piacevole.

In autunno un altro evento positivo rompe la grigia monotonia della mia vita quotidiana: sono stato riconfermato al congresso provinciale del comitato arcigay di cui faccio parte. Per me è importante.

 Gastriti a parte, quest’anno sono riuscito a vedere molti film al cinema, ed i tre che più mi hanno colpito li ho anche recensiti:

  1. Il condominio dei cuori infranti
    Un film su chi, come il sottoscritto, ha il cuore infranto dalla solitudine.
  2. Il mio grosso grasso matrimonio greco 2
    È stato bello ritrovare la famiglia Portokalos (e Ian) dopo tanti anni!
  3. Weekend
    Uno dei più bei film a tematica gay che abbia mai visto, nonostante il finale.

Sono anche riuscito a leggere più libri dell’anno scorso, e anche se ci sono state alcune delusioni letterarie, sono contento di aver letto “L’uomo che cade” (di Marino Buzzi) e “Rainbow Republic” (di Fabio Canino). 

Sono riuscito a fare alcune gite interessanti, a volte in compagnia, come a Canossa – ed il castello matildico – o a Brescello – da Don Camillo e Peppone – e a volte da solo, nei musei bolognesi.

Scritto questo, restando sul personale, non ho molto da salvare di questo anno senza infamia e senza lode.

Spero con tutto il cuore – e auguro altrettanto – che il 2017 sia un anno migliore per tutti!

 

Questione di “polso”

referendum-costituzionale-del-4-dicembreQuesta mattina, avendo finito il caffè in casa, ho preso la decisione di affrontare il freddo e andare a fare colazione al bar vicino casa.

Appena arrivato, ho notato al banco un gruppetto che discuteva animatamente del risultato del referendum costituzionale di una settimana fa.

In poche parole, erano convinti che se vinceva il si, i vecchi nomi della politica sarebbero scomparsi quasi automaticamente dalla scena.

Mi hanno tirato dentro la discussione chiedendomi cosa avessi votato: appena data la mia risposta – cioè “no” – mi hanno mangiato vivo. Due di costoro sanno anche che sono gay, e quando stavano tirando nella discussione la legge sulle “unioni civili”, li ho presi in tempo per i polsi e avvicinandomi ad uno di loro, ho sibilato: “adesso sai come ci siamo sentiti noialtri a febbraio, dopo che voi tutti, avete fatto tutte le vostre porcate prendendoci per i fondelli per l’ennesima volta! Adesso piantala di roderti il fegato, fattene una ragione, e tira avanti!”

Ho votato no una settimana fa, ma se fosse stato scorporato il quesito e diviso per settori, forse avrei votato diversamente.

Il quesito era: Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione.

Un po’ lunghetto, eh?!

Analizzando il quesito troviamo questi punti principali:

  • superamento del bicameralismo paritario, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi delle istituzioni
  • soppressione del CNEL
  • revisione del titolo V della parte II della costituzione.

Andiamo per ordine:

  1. Sono favorevole al superamento del bicameralismo paritario per il semplice fatto che purtroppo abbiamo un Senato altamente inquinato da politici di professione, corrotti, ignoranti (giusto per dire due nomi: Scilipoti e Razzi!), quindi il Senato, inteso come dai nostri padri costituenti quale Camera composta da palamentari di più alta moralità e saggezza, non esiste più! (E forse, non è mai esistito.)
    Allora perché non rimodellare il Senato, fare senatori i presidenti delle provincie ed i sindaci metropolitani, 110 senatori circa, invece di 315! E voilà, abbiamo anche la riduzione dei parlamentari! Ed un contenimento dei costi di alcune delle varie istituzioni!
    Un senato che porti alle leggi della Camera, in lettura al Senato, le istanze dei territori e delle sue popolazioni. Allora avremmo un Senato con ancora una qualche valida funzione.
    Ovviamente, a questo punto, è d’obbligo reintrodurre l’elezioni provinciali, ma di questo punto ne parlo più avanti. Restano certo le funzioni legislative, ma
     un Senato di questo tipo non avrebbe voce in capitolo sulla fiducia al Governo.
    La Camera dei deputati ri
    mane quindi com’è.
    Per ridurre efficacemente, i costi di queste due istituzioni, una proposta cui difficilmente essere in disaccordo: lo stipendio dei parlamentari è commisurato alla presenza ai lavori parlamentari e di commissione, spese di rimborso fino ad un certo limite, niente altri privilegi e benefit!
  2. La soppressione del CNEL è forse una misura eccessiva, meglio ridimensionarlo! cnelInnanzitutto bisogna ammettere che quando è nato, esisteva il cosiddetto “Stato-Imprenditore”, che adesso, con l’eliminazione dell’IRI e  le ratifiche di vari trattati comunitari a partire dagli anni ’90, non esiste più! Quindi sopprimere magari, no, ma dare un nuovo ruolo ad un organo costituzionale che negli anni ha maturato una certa competenza nel settore degli studi economici e sociali/lavorativi, sarebbe una scelta maggiormente azzeccata. Durante la campagna referendaria ho discusso di questo punto con un propagandista del si, in piazza Prampolini, che mi disse – testuali parole – “il cnel in settant’anni non ha mai approvato una legge che sia una!”… sbottai: “ma il cnel non ha potestà legislativa, il cnel non può approvare leggi, quello è compito del Parlamento! Casomai il cnel, può formularle e proporle, ma quando mai i parlamentari, dall’avvento della seconda repubblica, hanno mai usato o dato retta a quest’organo che altro non è che uno strumento a disposizione del legislatore?!” Per tutta risposta è rimasto muto! E su questo punto, signori, non ho altro da aggiungere.
  3. La revisione del titolo V parte seconda… wow… qui non si finisce più… Per farla breve, lo Stato si riappropriava di molte delle competenze che la riforma della Costituzione del 2001 aveva reso di materia “concorrente” o esclusive delle regioni. Insomma, si passava da un estremo all’altro!
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    Nuova sede della Regione Piemonte . giusto per spendere soldi dei contribuenti, anche se più discreta dell’omonima lombarda!

     

    Molte regioni, sia del nord – ad esempio il Piemonte – che del sud – ad esempio la Calabria – fra le prime cose che hanno fatto con la riforma, è stato costruirsi nuove sedi dai costi esorbitanti (cosa che in Piemonte ha concorso a far cadere la giunta regionale guidata dal leghista Cota, ed in Calabria, ha messo in difficoltà la giunta Chiaravalloti – di centrodestra – che nei primi anni anni duemila non aveva più soldi per la sanità!), per non parlare dei privilegi dei vari consiglieri regionali. Poteri cui le Regioni hanno abbondantemente abusato!

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    “Cittadella regionale” a Germaneto di Catanzaro – niente male per quella che è la regione più povera d’Italia! (E dovete vedere la nuova sede del Consiglio regionale a Reggio Calabria!)

     


    Sarebbe allora interessante una via di mezzo, e introdurre alle Regioni dei limiti (in percentuale ai fondi regionali) di spesa per questo o quel settore. Mantenere vive le provincie con le funzioni avute fino a pochi anni fa, con elezioni ogni cinque anni, e magari, con il presidente della giunta provinciale, a portare in Senato le istanze del proprio territorio, ed i consiglieri provinciali, in numero proporzionale per popolazione, in consiglio regionale. I cittadini votano i rappresentanti della provincia. E a seconda del loro ruolo, vengono pagati in base alla presenza e con severi limiti ai rimborsi spese!

Quanto riguarda il Governo, a noi italiani non entra mai nell’anticamera del cervello la nostra storia. Dopo una dittatura durata vent’anni, un Governo molto decisionista e forte, ci fa ancora paura. Perché? Perché non abbiamo mai saputo fare i conti con la nostra stessa storia e di conseguenza non siamo in grado di – o non vogliamo – impegnarci a non commettere di nuovo gli stessi errori. Mi arrabbia moltissimo sentire gente che dice a sproposito che questo o quel Presidente del Consiglio non è stato eletto dai cittadini! Siamo una repubblica parlamentare! Mettetevelo nella zucca una volta per tutte! È dal 1946 che il Presidente del Consiglio viene nominato dal Presidente della Repubblica – quale arbitro super partes delle istituzioni –  e non entra in carica fino a quando, il Parlamento, votato da noi cittadini – seppure con una pessima legge elettorale – non gli accorda la fiducia! Ad ogni modo, per avere un governo forte e stabile, non serve una modifica alla Costituzione, ma una Legge elettorale giuste e seria che permetta al corpo elettorale non solo di scegliere il partito, ma di scegliere anche il candidato! Serve una Legge che regolamenti i partiti in modo che siano fissi, e non che ad ogni scissione o crisi di governo, ne nascano di nuovi per tenere vivo questo o quel governo e che al vaglio delle elezioni svaniscono nel nulla. Quelli sono molto più inutili, costosi, e dannosi, di qualsiasi Cnel!


votoMi chiedo, quanti, a mente fredda, si sono chiesti se hanno votato con la testa o con la pancia. Un errore dell’ormai ex-Presidente del consiglio, è stato quello di andare oltre al metterci la faccia, e cioè di far passare il referendum come un voto pro o contro il suo Governo.
Votare no dopo riflessioni ed indecisioni, e di seguito essere accostato a quell’accozzaglia di imbecilli dei vari comitati “mandiamo Renzi a casa”, non mi è andato affatto giu.

Il Governo è caduto. almeno il bullo di Firenze ha mantenuto la parola. E a dirla tutta, non me l’aspettavo. Da un lato mi fa piacere che Alfano – il peggior ministro dell’interno – la Lorenzin – che ci faceva rimpiangere i peggiori ministri della sanità della prima repubblica – e Poletti – che quanto a certe sue dichiarazioni in qualità di ministro del lavoro, Berlinguer a tornar vivo se lo sbranava e a ragione! – non siano più su quelle poltrone (immeritate), e a parte il loro possibile rientrare dalla finestra, non mi tranquillizza affatto sapere che il nuovo Presidente del consiglio incaricato sia quel Gentiloni, discendente di quello stesso Gentiloni che permise ai cattolici di entrare in politica circa un secolo fa, e con i risultati che noi tutti ben conosciamo (se abbiamo studiato la storia)! Staremo a vedere.


Ultima osservazione.
Ai due tifosi del si, ho dato un consiglio che a volte faccio fatica a seguire, ma devo ammetterlo: quanto successo lo scorso febbraio, si mi ha fatto rodere il fegato per un bel po’… ma a differenza loro, me ne sono fatto una ragione e quando alcuni mi chiederanno la mia opinione su certi fautori delle porcate di quei giorni, statene certi che non mi roderò ancora il fegato, piuttosto gli torcerò i polsi. e con sadico gusto!

2 giugno triste

Ieri – convenzionalmente – la nostra Repubblica ha compiuto 70 anni.

2giugnofreccetricoloreConvenzionalmente, perché in realtà si tratta dell’anniversario del primo giorno di voto in cui si eleggeva l’Assemblea Costituente, e si sceglieva con un referendum istituzionale, se lo Stato italiano dovesse uscire dalle macerie della guerra mantenendo una forma di governo monarchica, o se invece, avesse dovuto intraprendere questo nuovo percorso con una forma di governo repubblicana. E per la prima volta, tutti erano chiamati a votare: uomini e donne, ricchi e poveri.

Si votò il 2 ed il 3 giugno 1946.
Il Paese si divise nettamente in due.
Italian_referendum_1946_support_for_republic_it.svg_I territori che più avevano patito per l’occupazione nazista, avevano scelto con forza e determinazione la repubblica, mentre i territori “liberati” per primi, già poco prima della caduta della dittatura di Mussolini, nei primi giorni del’estate del 1943, votarono nettamente a favore della monarchia.
I voti a favore della repubblica sono 12.717.923 pari al 54,3 % dei voti totali, circa 2.000.000 di voti in più rispetto alla monarchia.

Ci furono ricorsi da parte della fazione monarchica, e poco prima della pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, il 13 giugno 1946, l’ultimo Re, Umberto II° scioglie dal giuramento alla monarchia ma non al Paese tutti coloro che lo avevano fatto, e si reca – non senza fare poemica – a Cascais, nel sud del Portogallo (emulando il suo antenato Carlo Alberto che un secolo prima si recò in esilio dall’altra parte del Paese lusitano, ad Oporto).

La Corte di Cassazione metterà fine alla transizione rigettando il ricorso dei monarchici e rendendo ufficiali i risultati definitivi nazionali del referendum istituzionale, il 18 giugno 1946.


Fino a qui, ho cercato di essere obiettivo nello scrivere e riportare quelli che sono i fatti.

Ora scendo sulle mie considerazioni personali.
Ricordo benissimo di quando mia nonna mi raccontava della sua gioventù. Io ascoltavo i suoi racconti, lunghi dettagliati e appassionanti come libri, e disse che quel 2 giugno… votò per la Repubblica, in uno sputo di paesino in provincia di Catanzaro – allora risiedeva lì con suocera e figli – dove 8 persone su 10 erano ferventi (ignorantoni) monarchici! Diceva che tre Savoia ci sono bastati. E sono d’accordo!

D’altronde, analizziamo i fatti:

  • Vittorio Emanuele II° detto il Re Galantuomo o anche meglio, il Padre della Patria fu si un sovrano che si spese parecchio (ci rimise la Savoia) per l’ideale di un’Italia unita, ma aldilà della retorica Risorgimentale, fu un piemontesizzatore miope: piemontesizzando il mezzogiorno, oltre a creare grandi disagi sociali che ancora oggi non sono affatto risolti, mise in ginocchio l’economia (non certo stabile e florida e mirabolante come sostengono i neo-borbonici) dell’ex regno borbonico delle due sicilie. (E non sono un sostenitore dei neo-borbonici!)
  • Umberto I° detto il Re buono… …buono non lo era affatto! Un fottuto reazionario, più autoritario del padre! Chi ricorda la storia, ricorda certo le decorazioni concesse al sanguinario Bava Beccaris, che nel 1898, per disperdere la folla che prese parte ai tumulti contro la nuova pesante tassa sul macinato – definita la protesta degli stomaci – non si fece scrupolo di prendere i milanesi a cannonate! Si, letteralmente, a cannonate!!! Cannonate rivolte a civili a Milano: 80 morti e oltre 400 feriti! Ma ha avuto la fine che meritava, due anni dopo, a Monza: Gaetano Bresci, anarchico, lo prende in pieno con tre pallottole! Polmone, spalla, e cuore.
  • E poi, Vittorio Emanuele III° detto il Re soldato… …un nano egocentrico, un altro reazionario che soffocava ogni consiglio datogli dal figlio o dalla nuora che era molto più lungimirante di lui! Colui che aveva fatto entrare in guerra un Paese impreparato nel 1915, con un esercito male equipaggiato al comando del macellaio Cadorna, con generazioni chiamate alla leva prima del tempo, falciando famiglie a milioni! Colui che aveva permesso la nascita della dittatura fascista come risposta alle lotti sociali e alle paure dei “bolscevichi in Patria”. Un Re che lasciava gestire lo Stato ad un dittatore pragmatico (populista diremmo oggi) giusto per tenersi incollato il culo al trono, e lasciando ripetere il copione del 1915 con il trippone di Predappio che dà “manforte” al baffino austro-nazista-tedesco, con altri milioni di vittime! Il nano che si è sempre schierato dalla parte sbagliata!

Umberto II° in esilio è stato più “signore” rispetto ai suoi avi, ma appunto… …era in esilio, non sul trono! (Quanto alle Regine, c’è da dire altro ma lo farò forse a parte.)


La Repubblica nacque dopo un secondo Risorgimento qual’è stata la Resistenza, nacque sfidando i reazionari e i conservatori, nacque con le speranze, i sacrifici, ed i sogni di libertà, di persone che erano appena uscite da una tremenda guerra che aveva distrutto se non tutto, quasi tutto.

E 70 anni dopo?

Onestamente, ieri non me la sono sentita di festeggiare.

Non me la sono sentita perché vedo che i valori fondanti questa Repubblica sono sempre più bistrattati e violati.

Vedo ladri più tutelati dei lavoratori onesti, politici con la faccia come il culo che mentono spudoratamente senza nemmeno salvare le apparenze, fra i tanti particolari che posso citare, dico solo che un capo dell’esecutivo che ripropone il peggio della vecchia politica e lo propone come il meglio della nuova, arrivato a Palazzo Chigi con spallate e metodi ai limiti della Costituzione, non solo è “discutibile” ma anzi, è contrario a quei stessi valori che dovrebbero ancora essere saldamente difesi perché a base della nostra Repubblica.

Vedo scuole sempre più disorganizzate e fatiscenti che non sono in grado di formare degnamente nuovi cittadini ma solo bambocci capricciosi arroganti e prepotenti. Ragazzi impreparati alle sfide della vita vera, cittadini infelici ed incivili, senza un futuro.1

E vedo tante persone coi sogni infranti dopo una vita di sacrifici, tirare avanti con sempre meno serenità, nel menefreghismo più assoluto di questa Repubblica ormai vecchia e logora che dimentica gli articoli 2 e 3 della propria Costituzione.

Tutto ciò mi ha fatto arrabbiare, e parecchio! Ed è per questo che ieri non ho acceso la TV, per non veder qualche telegiornale con i responsabili di questo sfacelo: Politici di merda, che invece di occupare quelle poltrone, dovrebbero andare a zappare e concimare i campi!

Mattarella-passa-in-rassegna-i-repartiMi sono perso pure la parata militare. Non me la perdevo mai.

La disciplina, l’ordine, l’autorità che protegge il Paese, la Nazione e la sua Comunità. Sembra un’idea nobile, quasi romantica… …eppure – purtroppo, come in ogni contesto sociale umano – anche lì, elementi marci hanno violato l’onore delle forze armate della Repubblica che nell’articolo 11 della Costituzione – fra i suoi Principi Fondamentali – ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali.

Messina_Targa_riconoscimento_onorifico_della_Conferenza_di_Messina(1955)E vogliamo parlare poi della volontà di cooperazione? Oltre alla Nato, L’Italia repubblicana ha sempre cercato di costruire l’ideale di una Europa unita e coesa come soluzione atta a sventare tragedie come quelle dell’immane guerra finita poco tempo prima! Ha iniziato con accordi bilaterali all’inizio, e poi con trattati veri e propri… …l’Italia Repubblicana fu presente sin dal Trattato di Parigi che nel 1951 ha istituito la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, ma fu a Messina che in una Conferenza Interministeriale nel giugno 1955 si animarono i lavori che hanno portato al Trattato di Roma che ha istituito la Comunità Economica Europea, e di seguito, l’Unione Europea… …e ci sono tanti partiti e movimenti politici che sostengono la folle idea per cui la salvezza del nostro Paese, della nostra Repubblica, passa dall’abbandonare questo principio di Europa unita.


Purtroppo, nei miei pensieri sono giunto alla conclusione che si è ormai perso lo spirito di questa Repubblica, nonostante la retorica dei discorsi delle massime cariche istituzionali. Ed è davvero triste.

In particolare è straziante sapere che ormai, per molti… troppi cittadini di questo Paese, l’emblema della Repubblica, ed i valori che esprime, non significano più niente.

emblema

Il lavoro… con la ruota dentata.

La volontà di pace… con il ramoscello d’ulivo.

La dignità… con il ramoscello di quercia.

L’unità del Paese… la stella bordata di rosso, perché il rosso rappresenta il popolo italiano unito, solidale, e coeso!

Ed è rosso anche il nastro con la dicitura “Repubblica Italiana” perché la sovranità appartiene al popolo!!


Una frase attribuita all’ultimo Re d’Italia…

La Repubblica si può reggere col 51%, la Monarchia no. La Monarchia non è un partito. È un istituto mistico, irrazionale, capace di suscitare negli uomini incredibile volontà di sacrificio. Deve essere un simbolo caro o non è nulla.

Ma questa citazione vale anche per la Repubblica!

Weekend

Nonostante il film sia vecchio di 5 anni, e nonostante quando è uscito in Italia pochi mesi fa, la CEI l’abbia violentemente “censurato”, sono riuscito a vederlo grazie al Mongay della Settimana contro l’omofobia!

locandina film weekend

O C C H I O   C H E   S P O I L E R O 

I due protagonisti, Russell/Tom Cullen (abbastanza riservato e romantico) e Glen/Chris New (apertamente dichiarato e molto più disincantato), si incontrano in un locale gay come tanti in una città inglese. Mezzi ubriachi, passano il resto della notte a casa di Russell a fare sesso. Sabato mattina cominceranno a conoscersi meglio separandosi perché Russell deve andare a lavorare in piscina (fa il bagnino), e nel pomeriggio, a fine turno, Glen va a prenderlo al lavoro e si rivedranno, conoscendosi ancora di più e portando l’un l’altro a fare delle considerazioni mai fatte prima. Glen, mentre va di nuovo via, confesserà a Russell che finito il weekend, partirà per l’Oregon per diventare un vero artista, un corso che durerà due anni, e non esclude di rimanere lì e inviterà Russell alla festa di “addio” che si terrà in un locale del centro, festa a cui Russell andrà e conoscerà gli amici di Glen.
Presto torneranno a casa di Russell, e tra confessioni intime, droghe, discussioni, e sesso, passano la notte.

È domenica mattina e Russell va a casa del suo migliore amico a festeggiare il compleanno della figlia di quest’ultimo, nonchè sua figlioccia, ma quest’ultimo capisce che Russell nasconde qualcosa e lo convince ad andare in stazione a salutare per un’ultima volta Glen. Il sentimento nato fra i due ha comunque cambiato le loro vite ed il loro modo di vedere le cose.

F I N E   D E G L I   S P O I L E R

L’idea del regista, di non far doppiare gli attori nelle altre lingue, si rivela vincente, le emozioni trasmesse risultano molto più reali ed autentiche.

La storia di un incontro, fra due sconosciuti che si trovano per caso e che scoprono di avere affinità forti nonostante le differenze di vedute, un incontro che già dall’inizio si sa che non si evolverà in una vera relazione nonostante fosse quello il più segreto fine di entrambi, è forse la storia di molti di noi!

Mi sono riconosciuto in Russell mentre ballava brillo nel locale venerdì sera, mi son riconosciuto nella maschera cinica di Glen che ferito si rifiuta di parlare del suo ex, e di nuovo in Russell che in pausa pranzo, al lavoro, ascolta i colleghi parlare di sesso etero con terminologie da camionisti grezzi, e come me, molti altri spettatori di questo film, per un motivo o un altro, anzi, in una scena piuttosto che in un’altra, hanno sicuramente provato e/o trovato qualche analogia con le loro personali esperienze.

Complimenti quindi allo sceneggiatore, al regista, e agli attori, per una storia che rispecchia molto bene le dinamiche sociali di questo tipo di incontri.

Il montaggio è ottimo e la musica non è molto invasiva! Peccato solo le polemiche montate da una certa frangia estremista, per boicottare questa piccola perla del cinema inglese. (Mai che boicottassero le volgarità di certi cine-panettoni farciti di culi e tette che il cinema nostrano dispensa ogni fine autunno!)

Non so se è già uscito il dvd o se deve uscire, ma ve lo consiglio!
Ve lo consiglio nonostante mi abbia lasciato delle perplessità, e sfiorato alcune vecchie ferite di qualche anno fa. 

Ops… m’è scappato un embolo! – Desperate Housebachelor #13

Sabato pomeriggio… arrivo a casa dopo il lavoro… doccia, relax, ripensamento sull’uscire… studio un testo tecnico sulla fotografia digitale… e ad un tratto, un tifone si abbatte in città!
Pioggia e grandine ed in grande quantità!

Una tazza di thè al limone mentre chiudo il libro e osservo fuori dalla finestra scendere l’equivalente di un ghiacciaio triturato.

Accendo il pc e mi connetto ad internet, e leggo le notizie e ne commento alcune su facebook.

Quando ad un tratto, la pagina facebook della Gazzetta di Reggio, pubblica questo:

screenshot_14_maggio

…e nonostante mi fossi ripromesso a gennaio di non spendere tempo a baccajare sugli animalari (gli animalisti sono tutt’altra cosa), mi parte un embolo e mi scappano i cavalli della ragione.

D’altronde… animalari e clero… ed io sclero!!!

Quello che segue è il mio commento chilometrico – infatti non c’è screenshot che tenga!!! – in cui espongo tutto il mio pensiero e mi chiedo chi lo leggerà fino alla fine. Ma soprattutto, vediamo quanti commenti di animalari e di filo-clericali mi malediranno!

Cosa ne penso???
Che si è accorto dell’esistenza degli animalari, ed io anti-animalaro, ed anti-clericale, sono perplesso. Voglio proprio leggere le perle di tutti quegli animalari che, in occasione di miei precedenti commenti sul divieto dei botti o sull’ingresso dei cani nei supermercati e nei negozi, mi hanno insultato ed assaltato, alcuni perfino spiando sul mio profilo le battutacce ironiche che scrivevo su quello che mi accadeva intorno! (L’ironia è una buona medicina, la mia preferita!)
Gli animalari sono persone esibizioniste che si credono superiori agli altri solo perché hanno un cane (o a volte anche un gatto) da esibire di continuo (“guardate, ho un animale e quindi sono meglio di voi e faccio quel che mi pare!”) e non sono certo degli animalisti! Gli animalari sono quelli che hanno rotto le balle a dicembre per il divieto (mancato) dei botti e quando mi sono espresso, me ne hanno dette di tutti i colori senza nemmeno capire quello che io proponevo (distinzione fra petardi e fuochi d’artificio: i petardi da vendere solo a maggiorenni con immagini sulle confezioni simili a quelle delle sigarette, con arti amputati e varie di danni derivanti da un uso irresponsabile e non corretto del prodotto; fuochi d’artificio permessi ma solo in zone individuate dalle autorità e nel quartiere adiacente, formazione e preparazione per eventuali padroni di animali sensibili residenti in zona, e maxi multa per chi sgarra)(inoltre la proibizione tout-court non viene mai rispettata: un esempio? le canne che per legge sono proibite ma che tutti si fanno!) o quelli che appena una nota politicante dai capelli rossi entra in un supermercato col cane, hanno detto che era un’importante conquista di civiltà! Civiltà un corno!!!
Io lavoro in un supermercato e so benissimo che ambiente è quello: mettere un animale in un carrello (che tutto sommato è una gabbia) e portarlo davanti al banco dei salumi facendolo impazzire per la fame con gli odori (di cibi che non possono certo mangiare lì), dove magari è pieno di gente con bambini rumorosissimi… avanti… è pieno di pessimi genitori, ora anche i pessimi padroni?
Inoltre vogliamo parlare dell’igiene? Se entro senza retina per capelli in certi ambienti, rischio una sanzione: il capello sulla pagnotta o sul petto di pollo, vi fa schifo, il pelo del cane no???!!
Ma esibirsi, per loro, è certo meglio che prendersi la RESPONSABILITÀ DI PRENDERSI CURA DI UN ALTRO ESSERE VIVENTE! Perché è questo un cane: un essere vivente. Bisognoso di cure e di affetto, come tutti gli altri esseri viventi, a 2 o a 4 zampe!
A me piacciono sia i cani che i gatti, ma vivendo in un bilocale di 50 metri quadrati, senza balcone, giardino, o cortile, e stando quasi tutta la giornata fuori casa per lavoro o altro, cosa mi prendo a fare un cane? Prendo un essere vivente e lo chiudo in uno spazio limitato, a soffrire di solitudine per buona parte del giorno, solo per avere una creatura che quando arrivo a casa mi fa le feste?
No. Io non sono così EGOISTA.
Preferisco vivere da solo, senza condannare un altro essere vivente a vivere una solitudine simile alla mia.
Quanto al Papa… con tutti i miliardi di euro (si, miliardi!!!) che si prende il Vaticano e la Chiesa con il meccanismo dell’8×1000, quanti di questi soldi vanno DAVVERO ad aiutare concretamente chi ha bisogno?
Invece di ristrutturare il mega attico di Bertone, o di pagare l’avvocato a Don Seppia e pedofili vari, o di sostenere campagne di disinformazione di associazioni (sedicenti) cattoliche contro l’aborto o contro l’eutanasia, o contro la prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili, o contro i diritti civili delle persone lgbt, o di sostenere le spese per un ex-Papa o di vescovi e cardinali che prendono al mese uno stipendio pari a metà di quello di un deputato, e altro ancora… non sarebbe meglio spendere TUTTO QUELL’AMMONTARE in opere di sussistenza ai bisognosi?
Baahh… io la pianto qui. Ho scritto quello che pensavo e son curioso di sapere chi leggerà tutto questo mio pensiero, fino alla fine!

Sarò stato sufficientemente chiaro, o mi dovrò sorbire l’assalto di animalari e filo-clericali insieme?