Ec-Kallax! – Desperate Housebachelor 15

In queste ultime settimane, tra quando ero in ferie e ora che son tornato al lavoro – non chiamiamole “vacanze” che sono un’altra cosa, oltre ad essere “sacrosante” – grazie a Davide prima, e a Gibbo & Sara poi, sono riuscito ad arredare, in maniera utile, due parti della mia adorata casa.


Il disimpegno.

IMG_20200711_162500.jpgQuando lo vidi in visita con l’agente immobiliare, vi era appeso un appendiabiti di legno con pannelli di legno che scendevano fino al battiscopa con una parte centrale in velluto, a tema floreale. Tenuto dai precedenti proprietari – giustamente – è stato tirato via prima del rogito.
Una volta comprata la casa, tirata via quella polverosa carta da parati, imbiancate le pareti, quell’angolo era rimasto spoglio. Nell’angolo accanto al bagno avevo messo il cesto dei panni sporchi – ora in ripostiglio – e accanto lasciavo le scarpe.
Ho girato un anno e mezzo per negozi di mobili nuovi e mercatini dell’usato cercando un simile appendiabiti, magari con scarpiera, ma difficilmente trovavo qualcosa nello stile che avevo in mente e quando qualcosa ci si avvicinava, le misure non andavano mai bene. Alla fine mi sono messo a scancherare sul sito dell’Ikea e ho composto la mia idea: una panca con mensola poggiascarpe, due specchi da attaccare direttamente alla parete (affiancati l’uno all’altro) e sopra, l’attaccapanni estensibile più diffuso nelle case italiane!
Ho dovuto comprare un trapanino avvitatore – quello economico dell’ikea, d’altronde non lo userò poi molto spesso – viti e tasselli e punte per il trapano li ho presi invece dal mitico emporio ferramenta Catellani sulla via Emilia.
E con calma mi sono messo a “creare” il mio appendiabiti con panca e scarpiera. Con una livella prestata dal vicino di casa, ho preso le misure a bolla e ho segnato dove bucare. La parte più difficile è stata la posa degli specchi nei supporti fissati a muro. Una fase del lavoro in cui la paura che lo specchio scivolasse e si rompesse garantendo 7 anni di jella, seppur forte, non ha avuto la meglio sulla concentrazione.IMG_20200711_205305.jpgNon so come, non so perché, c’è uno scarto di livello di circa un centimetro fra i due specchi, e ho scoperto che ho le pareti della zona notte un zinzino storte. Anche se lo stile della composizione è un po’ misto, per me il risultato è soddisfacente!


L’ingresso.

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L’ambiente più spoglio della casa, alla visita con l’agente immobiliare, oltre alla stessa carta da parati del disimpegno, presentava uno specchio accanto al citofono, e una piccola consolle, di quelle dove si appoggiavano il telefono e l’elenco fino agli inizi degli anni ’90.

mensolino

Il mensolino poggiachiavi – repertorio 2018

Tirata via la carta da parati e imbiancato l’ambiente, ho riciclato un piccolo mensolino piazzandolo sopra il radiatore (che non accendo mai) e dove poggio chiavi e posta.
Ma la borsa o il borsello li devo poggiare o sul divano o sul comò, ed è facile dimenticarli quando devo uscire, magari di fretta! Il problema in questo ambiente, era quello di trovare un mobiletto simile, magari chiaro, magari aperto dietro per non dover togliere la presa del telefono che userò un giorno per attaccare il router dell’adsl (quando mi deciderò con chi farlo!) anche perché dubito che mi farò il telefono fisso (credo)(boh).
Alla fine, quasi per caso, mentre con i miei amici ci stavamo recando alle casse, ecco in un lampo la soluzione. Presa al volo.
IMG_20200722_174026.jpgMontato il mobiletto è uscito un problemino: la presa (esterna) del telefono andava a sbattere proprio dove i ripiani si incrociano! Ho staccato la presa dalla parete e l’ho isolata, pronta per essere ri-fissata alla parete al momento del bisogno e domani prenderò la bomboletta di vernice bianca stuccata che tengo in cantina e che avevo usato in precedenza per il garage, e spruzzerò un po’ di vernice dove era attaccata la presa, bisognerà guardare da vicino per cogliere la differenza.

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Il risultato si vede dalla foto e come dissi a Gibbo mentre commentavo che le misure di quel mobiletto erano perfette e meglio del nome, “ec-kallax“!!


I miei ex non hanno ancora capito cosa si sono persi! :-p

20 anni dal primo amore

Questo era uno dei tormentoni estivi che circolavano in radio quell’estate. Divenne “la nostra canzone”.

Era la notte tra il 26 ed il 27 giugno del 2000.

La sera precedente avevo discusso al telefono con mio padre perché ero andato a lavorare come cameriere ad un lido estivo, fuori provincia. Nel sonno piangevo perché mi sentivo solo e “sbagliato”.
A scuola non andavo molto bene nelle materie tecniche, che erano quelle principali del mio piano di studi, scelto da mio padre nonostante fossi contrario. Avrei preferito il Liceo classico o il Professionale alberghiero, e per anni abbiamo discusso migliaia di volte per questo. Così anche quella sera. Ed ero andato a dormire, con il mio migliore amico che aveva trovato quel lavoro anche a me.
Mi ero addormentato con le lacrime agli occhi, sfiancato dai sensi di colpa e di inadeguatezza, e poi mi svegliai.

Quello che era il mio migliore amico dichiarò di non riuscire a vedermi così triste anche in sonno e dichiarò di amarmi.
Per tutta risposta, dopo tre interminabili secondi in cui sentii come del calore nel mio petto, capii che lo amavo anch’io, che non poteva quel sentimento essere sbagliato visto che era corrisposto.
In quel momento magico, il silenzio era rotto dai nostri respiri, dalla brezza che entrava dalla finestra, dal rumore delle onde del mare che si infrangevano sulla vicina spiaggia.
Le nostre labbra si unirono con tenerezza come se non fosse stata quella la prima volta.
I nostri cuori batterono all’unisono, forti, fortissimi.

La luna piena illuminava il suo volto rigato da lacrime di felicità, che scendevano da quei meravigliosi occhi verde chiaro. La brezza che entrava dalla finestra mi inebriava dell’odore della sua pelle abbronzata misto alla salsedine. Il momento perfetto, il più bello della mia vita. Oh Dio! Quanto mi manca tutto questo!
Quanto mi manca lui.


Il fatto che vivessimo in due città distanti era un po’ un problema ma trovavamo spesso il modo di aggirare questa difficoltà. Mi ricordo quando un fine settimana aveva casa libera ed io mi fiondai da lui. Quel fine settimana sembrava un anticipo di quel che voleva essere il nostro futuro insieme. Almeno fino a quando la mattina mi svegliai con lui ancora addormentato abbracciato a me, e… …con suo padre che ci guardava con gli occhi sgranati! Eravamo stati scoperti!
Mi ricordo ancora la sua reazione: non disse una parola, e chiuse la porta, io mi sentivo sbiancato mentre cercavo di svegliare il mio amore che spalancò gli occhi quando dissi “è tornato tuo padre, ed ha appena chiuso la porta di questa camera!”
Ci rivestimmo in fretta e furia e suo padre era in cucina, a mettere la caffettiera sul fuoco. Ci fece un sacco di domande con calma ma con un tono di voce pesante, per poi alla fine accettare la nostra relazione. Che spavento quella mattina, ricordo che non volevo lasciargli la mano, temevo di venir scaraventato fuori e di perderlo.


Tante volte siamo stati a Roma a causa del mio lavoro e lui trovava sempre il modo di inserirsi nel gruppo che dovevo accompagnare. Era il nostro modo di stare insieme, e quando avevamo qualche ora di libertà, la passavamo insieme passando per i vicoli del centro tra Piazza Navona ed il Tevere, per esempio, o mi ricordo ancora una lunga passeggiata notturna nel quartiere dell’EUR, o ancora il Pincio, o quella volta che per colpa di un imprevisto restai a Roma mentre lui e il resto del gruppo andarono a Palestrina. Fu la nostra penultima volta a Roma. Quando gli dissi che ci saremmo tornati insieme e che stavolta avrebbe fatto lui da guida a me, forse lo sapeva che non sarebbe mai successo. Quello sguardo sul suo volto forse sapeva che Preneste, la Dea Fortuna, non ci era favorevole.


Quando ci vedevamo nei fine settimana, in tarda primavera, ci fermavamo in aperta campagna a mirare il cielo e a volte, a fantasticare sul futuro insieme che ci si prospettava davanti, e nelle varie fantasie che ci facevamo cambiava soltanto il posto: a volte a Messina, a volte in calabria, a volte in Grecia, a volte altrove ma sempre vicino al mare. Quante volte abbiamo passato insieme lo Stretto di Messina? Ho perso il conto, ma ricordo quante e quante volte entravamo nel salone con meno gente e ci coccolavamo mirando il paesaggio, in silenzio per non essere scoperti, di nascosto.
Come quella volta in inverno in cui ci rifugiammo in un salone chiuso solo da un nastro sulla porta, la sua testa sulla mia spalla, e con gli occhi rivolti alle luci della costa che si allontanava, vivemmo un altro momento di magica perfezione.
Ci immaginavamo adulti e realizzati, casa di proprietà, macchina, buon lavoro, risvegli teneri al mattino, le nostre labbra unite in un bacio prima di uscire e appena tornati, a coccolarci sul divano guardando film in tv di sera tardi, prima di andare a dormire, e d’estate quanti viaggi che avremmo voluto fare.
Quanti sogni, quanti rimpianti.
Quanta paura. Quanta rabbia.


Ogni tanto ho poi provato amore per qualcun altro, ma nessuno ha saputo ricambiarmi, ed io ora sono stanco. No, non avevo mai fatto paragoni col primo amore, anzi, sarebbe stato illogico farli: età diverse, luoghi diversi, contesti diversi, esperienze diverse… Non può esserci un amore uguale o simile ad un altro, lo sapevo, anzi, l’ho sempre saputo, ma dopo quell’ultimo idiota quell’unica volta che ho fatto un riassunto e mi è stata fatale.
Il paragone anzi, l’ho fatto solo fra i miei ex, non fra le relazioni, e sono arrivato ad una conclusione: attiro solo malati mentali, maniaci perversi, uomini senza palle, infantili egoisti, e disperati. Cosa ho io che non va?
Non lo so e non lo voglio nemmeno più sapere. Con l’amore ho chiuso ormai 9 anni fa, ormai non ho più né l’età né l’energia per innamorarmi, e anche se volessi, non ci riesco proprio ad innamorarmi. Troppe delusioni e a me non piace perdonare (piuttosto gli darei calci in culo fino a consumarmi le scarpe), avrei preferito non soffrire.
Lui non è un mio ex, non ci siamo lasciati, è stata la morte a separarci. Noi eravamo anime gemelle.


Quanti anni sono che non vado in Sicilia, a Messina? e a Roma? e a San Fantino? e ad Amantea? e a Paola? e a Taormina? e a Nicotera? e a Catanzaro?
Tutti luoghi che evito per non soffrire più.
E guardando come e quanto è cambiato il mondo in questi ultimi 20 anni, i rimpianti aumentano, con la consapevolezza che ho lasciato alle mie spalle quanto di più bello abbia mai vissuto.


Oggi sarebbe il nostro 20° anniversario.
Ma dopo 5 anni, una malattia ti portò via la vita, ed io sono rimasto solo.
Dell’amore che ti ho dato è rimasta solo polvere e dell’amore che mi hai dato è rimasto solo un ammasso di  intangibili ricordi.

 

San Faustino 2020

singlitudineEcco arrivare la ricorrenza più attesa – compleanno escluso – tra Capodanno e le mie vacanze estive!

Certo, quest’anno parto in posizione svantaggiata visto che ha inizio mese mi hanno inciso una ciste e sono ancora in convalescenza a casa, ma cazzo, non ho intenzione di ridurmi alla versione gay di Bridget Jones che canta “all by myself” seduto sul letto, circondato da bottiglie di vino!

Finalmente ecco il giorno in cui noi single – nella ragione – ci pigliamo la ribalta, mentre le coppiette che ieri si sono abbuffate di amore e cioccolato oggi ripigliano fiato, noi ribadiamo la nostra esistenza alla faccia di:

  • delle coppiette smelensi ed esibizioniste che non esitano un secondo a baciarsi lavandosi le tonsille a vicenda davanti a tutti!
  • degli/delle ex che ci hanno mollato non hanno ancora capito cosa hanno perso, e che perbacco, non avranno mai più, ma manco se tornano in ginocchio sui ceci a romperci i coglioni!
  • degli/delle ex che abbiamo mollato perché alla fine non ne potevamo più delle loro fisse/gelosie/manie/comportamenti malati, e che abbiamo giustamente mandato dove meritavano, e cioè a fare… …un viaggio ovunque lontano lontano da noi!
  • degli strateghi del marketing che ignorano la nostra esistenza, perché diciamolo, oggi c’è un’impennata nella vendita generale di birre ed altri allegri alcolici, grazie a noi!

Questa ricorrenza ha un effetto che definisco “BIRRAscoso” ha dunque vari effetti a seconda dell’età e dello stato d’animo di chi la celebra. (Come una sbronza da birra!)
Partendo quindi dal 2006 – anno in cui ho cominciato a celebrare questa sacra ricorrenza, ecco i vari stati d’animo:

  • dal 2006 al 2009 – birrascosamente allegra e frizzante, ballando e cantando tutta la sera;
  • 2010 e 2011 – birrascosamente allegro e frizzante, ballando e cantando in casa tutta la sera;
  • 2012 – birrascosamente moderato e pieno di sedativi, a casa dopo essermi esibito in  “Culiday on ice“! (Sostanzialmente sono scivolato fantozzianamente su una lastra di ghiaccio e ho passato tutto il pomeriggio in pronto soccorso con un dolore indicibile.)
  • 2013 e 2014 – birrascosamente al bar vicino casa con una piccola compagnia;
  • 2015 e 2016 – birrascosamente a casa a far le pulizie cantando;
  • 2017 – birrascosamente prendendo atto che ormai con l’amore ho chiuso, e rassegnandomi al fatto che non sono più capace di innamorarmi.
  • 2018 – birrascosamente al pub che frequentavo nel quartiere dove abitavo;
  • 2019 – birrascosamente sottotono, distrutto dal lavoro (avevo il turno di chiusura), sul balcone della mia nuova casa, col bicchiere in mano. (Ne ho tratto un piccolo racconto che non ha interessato nessuno.)

sala d'attesaQuest’anno, il mio birrascoso San Faustino è cominciato nel poliambulatorio dell’ospedale, dove – dopo un’attesa di venti minuti in una sala d’attesa vuota – sono stato medicato dalle due infermiere che ascoltavano tutto il repertorio di Tiziano Ferro.
Anche stavolta, niente infermiere bonazzo!

Tornando a casa con l’autobus, mi sono fermato al forno a prendere un po’ di pane e poi della carne trita, arrivato a casa ho fatto un risotto con carne trita – sfumata nel vino bianco – patate – le ultime due rimaste senza germogli, troppo poche per farne un piatto fritte – e carote. Il risotto è venuto bene, nonostante abbia improvvisato, ma esagerando col vino, mi sono poi abbioccato pesantemente fino alle 19.
E dopo mi sono messo al pc a scrivere queste poche righe, ascoltando vecchia musica su Youtube, ripensando alle cose belle degli anni passati e inevitabilmente ad alcuni miei ex, alcuni con rancore (troppi) e qualcuno con molta nostalgia (l’unico che mi ha amato e che non c’è più da ormai 15 anni).


Per stasera la birra è finita e domani si riprende con la solita vita, o quasi. Sono ancora convalescente e i miei movimenti sono limitati, ma ho già in mente cosa fare per recuperare la giornata di oggi: userò la restante carne trita per fare un bel ragù con cipolla rossa e carote, e se per primo non so ancora se fare tagliatelle o mafalde, per secondo, quasi sicuramente farò polpette in umido. A fine pranzo, un po’ di dolce comprato stamani al forno: crostata con crema pasticcera.
Chef svedese, non ti temo!

 

E anche il 2019 è alle spalle!

Un altro anno sulle montagne russe è andato.

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L’anno scorso ho scritto solo 9 post, di cui solo due recensioni. Tutte le altre idee sono rimaste sospese, o messe nel cassetto del poi, o accantonate, come i vari sogni infranti.
Ho realizzato poco, ma meglio che niente.

A gennaio ho subito un outing al lavoro. È stata un’esperienza orribile, e da allora, non rivolgo la parola al collega che non si è voluto fare gli affaracci suoi, a meno che non sia strettamente necessaria e comunque, solo in ambito lavorativo. Niente saluti, niente auguri, solo occhiatacce in cagnesco.

Ormai zitello inacidito, per il 14 febbraio ho pubblicato tre post, uno con ricordi sull’unico vero amore, uno con i ricordi dei stramaledetti porci… ehm, delle storie successive, ed infine un racconto ispirato dal mio stato d’animo il giorno di San Faustino.
Dalle statistiche delle visite, direi che i miei racconti sono davvero davvero penosi. Infatti penso che non ne scriverò più.

Alla fine di marzo, una zia a me molto cara, ha lasciato questa valle di lacrime. Il colpo è stato molto duro, soprattutto quando ho dovuto dare la notizia a mia mamma. Andare al funerale e trovare lì mia mamma e le altre sue sorelle… è stato un giorno surreale che non mi dimenticherò mai. Ho visto – in quella camera ardente – l’amore della famiglia e allo stesso tempo, ho notato la freddezza di alcuni gesti. Una contrapposizione che non riuscirò mai a spiegarmi. Credo che quell’evento sia stato la soglia di confine con l’età adulta vera e propria. Alla mia età, sia lei che i suoi figli, avevano già messo su famiglia, ed io invece niente. Ricordo ancora alcune delle telefonate con mia zia: alcuni momenti in cui è stata una seconda madre, le risate, le preoccupazioni, le chiacchierate lievi  e quelle non lievi.

Poco meno di un mese e mezzo, un altro lutto in famiglia, stavolta la sorella di mio padre, quella che metteva pace fra me e mio padre quando litigavamo, con cui chiacchieravo per ore e che ogni tanto raccontava aneddoti di famiglia, unica a farlo da quando la nonna non c’è più. Una volta andai a trovarla a sorpresa con un’amica di penna che era venuta a fare le vacanze da me: ci invitò a pranzo e cucinò così tanto e con piacere, tanto di quel cibo che la mia amica quasi non credeva ai suoi occhi, e aveva paura a rifiutare un’altra portata – zia era di corporatura alta – ma il bello venne alla fine del pranzo, quando mia zia chiese alla mia amica se avesse ancora fame (dopo due antipasti, due porzioni di primo, un secondo molto abbondante, due contorni, il dolce fatto da lei e un dolce semifreddo comprato al supermercato, 4 liquori diversi e infine il caffè!)!! Era abituata a cucinare molto e amava cucinare, ma non le piaceva avere persone in cucina perché la sua cucina era piccola o perché la presenza di altre persone le faceva perdere la concentrazione, ma a chiederle una ricetta, le condivideva volentieri senza omettere particolari (come facevano le altre donne della famiglia)!

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro

02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro

Sempre in quel periodo ho ricominciato a sistemare nel mio studio i libri che dal trasloco giacciono in cantina (e ad ora, in cantina ce ne sono ancora) e catalogandoli sono arrivato a dicembre a quota 325. Alcuni doppioni li ho venduti su ebay e altri li ho regalati. Alcuni me li ero quasi dimenticati e li ho riletti con piacere, altri li ho riletti lo stesso pur sapendoli a memoria (come “Miss Alabama e la casa dei sogni” o “Odette Toulemonde”) e mi hanno aiutato un po’ a svagare la mente dalle preoccupazioni e dalle tristezze.
Dei vari libri che ho letto, ne ho recensito solo uno sul mio blog, un racconto distopico che spero non si realizzi mai.

Per la fine di maggio, due cari amici si sono sposati e mi hanno invitato al loro matrimonio, e devo dire che è stato un bel matrimonio e non mi aspettavo di essere invitato. La sorpresa dell’invito, il correre a trovare delle scarpe adatte, la cerimonia al comune, il bouffet al ristorante e la successiva cena, con tanto di canti e balli. Uno dei ricordi più belli di quest’anno!
Come un altro bellissimo ricordo è stato – a tre anni di distanza – il mio viaggio all’estero, nonché in visita ad un altro caro amico.
È stato molto bello rivedere Andrea, cantare al karaoke (e cos’altro potevo cantare in un karaoke al gay village se non la mitica Gloria Gaynor… “I will survive”), ballare e bere in compagnia, come è stato bello conoscere la sua nuova città: Manchester.
IMG_1649La Whitman Gallery con le sue esposizioni temporanee e non, il Manchester Museum contenente una vasta collezione di reperti compreso un rettilario, l’Università piena di laureandi in quei giorni, il Gay Village più bello mai visto finora, il Museo della scienza e dell’industria così immenso da meravigliarmi io stesso quanto ho camminato solo li dentro pur non avendolo visto davvero tutto, la Central Library meravigliosa vista da fuori ricorda il Pantheon, la John Ryland’s Library che pare una chiesa gotica, un vero tempio del sapere, e tanto altro ancora.
E prendendo coraggio, ho cominciato a prepararmi un coming out in famiglia, un coming out che si sarebbe dovuto tenere in settembre al termine di una settimana dai miei.
Ma l’ennesima lite con mia sorella ha messo la parola fine alla questione: non solo lei è una razzista omofoba convinta, che crede a tutte le fake news in circolazione, ma ad aggiungere coltellate alle coltellate, mia mamma, che pensavo fosse più aperta di mentalità, in una discussione concernente la politica va a toccare tutti “i danni fatti dal PD”, e fra questi inserisce la Legge sulle Unioni Civili. La frase che più mi ha fatto male è stata:

…se uno ha quella cosa lì, non la deve urlare ai quattro venti! Io non lo voglio sapere!

Inutile dire che “quella cosa lì” è l’omosessualità, vista se non come una malattia, certamente come una disgrazia.
Insomma, temevo di perdere la mia famiglia dopo il mio coming out e invece, anche senza fare coming out, l’ho persa lo stesso, da tempo, e me ne sono accorto solo in quel momento.
Un altro pezzo di me si è rotto. Ed io non mi sono formato una mia famiglia, ed è ormai tardi. Ma spero di cuore, che chiunque dovrà affrontare un coming out in famiglia, abbia molta più fortuna di me!

Ogni cosa si paga, ed io ho pagato cara la mia indipendenza.
Resto qui, sempre più spesso in casa a vedere vecchie commedie che a volte recensisco – e forse con un occhio diverso al passato – a commentare anniversari di importanti eventi passati.

In autunno, ho cominciato a fare un po’ di palestra in casa, e qualche scoperta musicale, ho presentato qualche libro riprendendo l’attività di volontariato, ma per finire l’anno in bellezza  (nonostante l’ormai tradizionale web-lite con gli animalari), ho prenotato un posto a tavola in un ristorante vicino al lavoro: nessun menù fisso, si ordinava quello che si voleva (e si pagava quello che si è consumato), poi il karaoke e a mezzanotte, un piccolo spettacolo pirotecnico nel parcheggio messo in sicurezza!
Si, ho cantato anch’io al karaoke. E ho cantato l’unico brano di capodanno che a nessuno era venuto in mente prima… …e si… …e proprio la…

 

Coming out day

Coming Out Day 2019Il Coming Out Day è una ricorrenza lanciata nel 1988 da un gruppo di attivisti statunitensi per ricordare l’anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay, tenutasi appunto l’11 ottobre 1987.

Oltre ad essere celebrato negli Stati Uniti (dal 1988 in alcuni e poi dal 1991 in tutti i 50 Stati), viene celebrato anche in Italia da pochi anni – da tre anni, se ricordo bene – e in Europa, oltre a Paesi più avanti del nostro nell’ambito dei diritti civili delle persone lgbt+ – come Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, giusto per citarne alcuni – questa ricorrenza è arrivata perfino in Paesi come la Polonia o la Croazia, dove la vita della comunità lgbt+ è anche più difficile che da noi.

Negli Stati Uniti, Human Rights Campaign – la più grande associazione lgbt+ statunitense – si impegna ad offrire per questa ricorrenza – oltre a tutto quello che fa nel corso dell’anno – aiuto sotto forma di sostegno e di risorse a tutte quelle persone della nostra comunità che sono alle prese con questo passo – il coming out appunto – che porta poi la persona a vivere la propria vita in maniera più limpida, aperta, e onesta, soprattutto con i propri cari.


Io ho fatto coming out.
Tre volte.

coppia_gay_sims3_thumb.jpgIl mio primo coming out fu con la mia migliore amica all’epoca: nel 2010: andai a trovarla a Messina e prendemmo una granita allo storico chiosco di piazza Cairoli. Avevamo passato mezza mattinata ricordando i vecchi tempi, a parlare di quello che non ci siamo detti nelle nostre periodiche telefonate, di che fine avessero fatto tutti gli altri con cui pian piano abbiamo perso ogni contatto. Mi disse che si stava fidanzando ed io le feci le mie congratulazioni e dopo un attimo di silenzio, aggiunsi che “spero un giorno di poterti anch’io presentare un fidanzato. Rimase immobile, e mi sorrise.

La seconda volta fu più facile, nel 2016: la barista del caffè che frequentavo, parlando del più e del meno con un altro avventore si accorse che bevevo un sorso in più quando quest’ultimo parlava di amore (si stava lasciando con la morosa dopo aver fatto una sciocchezza), il giorno dopo, quando mi servi la solita birra, complice la vicinanza con San Valentino, mi chiese se fossi mai stato innamorato, e alla mia risposta affermativa mi chiese “di una donna o di un uomo?” Rimasi basito per un paio di secondi quando imbarazzato e rosso in faccia risposi che si, si trattava di un ragazzo. La sua reazione fu un ampio sorriso.

logo1E la terza volta venne dopo il Pride di Reggio Emilia nel 2017: dopo dieci anni al lavoro feci coming out. Il mio capo sapeva che mi serviva il sabato per dare una mano a degli amici, ed il lunedì successivo mi chiese come fosse andata, e gli mostrai una foto che mi ritraeva alla bancarella del merchandising ufficiale del REmilia Pride, intento a vendere oggettistica. Rimase a bocca aperta e la notizia si sparse fra i colleghi a macchia d’olio.

Gli esiti dei miei coming out?

Il primo fu un disastro! Quando ci salutammo capii che qualcosa non tornava, e di li a poco si rese irreperibile, terminando un’amicizia lunga quasi dieci anni. Ci rimasi molto male, e questo pregiudicò il corso degli eventi.

Il secondo era quasi indotto, non avevo l’esigenza di dire alla mia barista preferita che mi piacevano gli uomini ma lei da sola si accorse che nelle mie chiacchiere con la compagnia, l’argomento “donne” era quasi completamente assente, o che comunque non partiva mai da me. Qualche mese dopo, mi disse che era bello vedermi un po’ più rilassato da quando avevo fatto coming out. E mi sbloccai un po’.

La terza volta, al lavoro sapevano che ero nel volontariato ma non sapevano dove, e pian piano lasciai indizi, mi preparai il campo, e poi andò bene, con una foto ed un sorriso a trentadue denti! Il mio capo non mi fece mai domande stupide o invadenti, e a sorpresa, nonostante sia molto cattolico e praticante, non si dimostrò omofobo, anzi, mi difese in un paio di conversazioni con un paio di colleghi omofobi (uno dei due, ora ex collega). Qualche tempo dopo, un mio collega mi disse che era più piacevole lavorare con “il vero me” che con il precedente antipatico che ero prima. E ciò mi rese felice.

IMG_1234La quarta volta… …fu troncata proprio all’inizio della frase, da mia sorella con l’esternazione della sua opinione sullo stilista Gianni Versace, di cui ricorreva il 20° anniversario della morte proprio quel giorno. Un’opinione così greve, che a riproporla a degli scaricatori di porto atei, questi si mettono a farsi il segno della croce per due ore!

Quest’anno, mi ero ripromesso che stavolta non mi sarei fermato a mezza frase, che sarei andato fino in fondo. Tanto deciso da prepararmi anche su facebook con un ashtag #Imcoming… Avevo anche letto – a spezzoni per farmi coraggio – un interessante libro a riguardo, scritto da Giovanni e Paola Dall’Orto, intitolato “Mamma, papà: devo dirvi una cosa!” Sinceramente un ottimo libro per un adolescente, ma non certo per me che mi avvicino ormai ai 40 anni e che ormai “ho perso il treno”!

Infatti, questa volta, lo scorso settembre, a casa dei miei, in un’altra discussione più ampia, mia mamma – principale destinataria del mio coming out – si è rivelata essere meno aperta di mentalità rispetto a quanto ho sempre pensato, e si è espressa in maniera molto negativa sul tema dell’omosessualità…

All’inizio del bellissimo video che vi ho proposto, alla prima schermata la scritta recita “Molte persone omosessuali non si dichiarano ai genitori pensando che preferirebbero non saperlo” … … … ecco qui: parlando di scelte politiche siamo finiti a parlare della Cirinnà che avrebbe fatto “quel pasticcio” per interesse, al chè ho risposto che la Cirinnà non è lesbica, e mia mamma ha detto testualmente che “va bene, ma quando delle persone hanno quella cosa lì, devono tenersela e a casa loro e basta, invece di rompere le scatole per strada alle persone normali! Se uno ha questa cosa di essere gay, io non lo voglio sapere!“… …ed in quel momento, quelle parole pesanti come macigni piombati sulla pancia, mi hanno spento.
Se sa o se sospetta, non lo saprò mai, e lei non vuole sapere se ha ragione in un verso o in un altro.

No. #ImNOTcoming…
Avrei voluto davvero finire questo post scrivendo l’esatto opposto. Scrivendo di come mia mamma si fosse alzata dalla sedia per venirmi incontro ed abbracciarmi, e di come quell’abbraccio mi avesse sollevato di tutte le lacrime e le pene passate negli anni passati.
Invece no.
Invece di togliermi un fardello di dosso, sono poi tornato a casa mia, nella mia Reggio Emilia, con la consapevolezza di lasciare in Calabria non più una famiglia, ma un gruppo di estranei consanguinei.

In questa ricorrenza che dovrebbe essere di festa, e che per me – purtroppo, e come per molti altri come me – non lo sarà, auguro a tutti i ragazzi e ragazze la fuori, di avere più fortuna di me, soprattutto con le proprie famiglie.

Con tutto il cuore.

IMG_0097 - Copia

A cosa serve San Valentino? – 3a parte

Ebbene si, ecco la terza ed ultima parte di questo lungo lungo articolo.
Non ho trovato una risposta, in mezzo ai miei ricordi, ma forse la vera domanda era un’altra. Tuttavia, anche se non ho trovato una risposta, non mi andava di rimanere in silenzio e allora eccovi qualcosa che non avevo ancora fatto su questo blog: un racconto.

Buona lettura!


15 febbraio 2019 – Reggio Emilia
Dopo una giornata di lavoro, un uomo stanco arriva a casa, di sera tardi.
Apre il cancelletto, e lo accompagna a chiudere con la mano per non fare rumore.
Apre il portone del palazzo, e accompagna anche quello con la mano, a chiudere senza far rumore.
Sale pian piano le scale che lo conducono al suo appartamento all’ultimo piano, inserisce la chiave e apre il portone per poi richiuderlo subito dopo dietro di sé, e posa a terra la sua borsa. Accende la luce, ed entra in cucina, poggiando la giacca sulla sedia e prendendo dal frigo il piatto di avanzi del pranzo, e la margarina.
Apre la valvola del gas, prende una padella, ci butta una leggera foglia di margarina e accende il fuoco per poi buttarci dentro quei 4 fusilli aglio olio e peperoncino avanzati a pranzo, intanto mette le polpette a scaldare nel microonde e va a togliersi rapidamente le scarpe per indossare le ciabatte. “Bel San Faustino!” – pensò fra sé – “Come che non bastasse quell’inutile scemenza di San Valentino! Festa inutile, ma a che serve?”
L’uomo cena in cucina, senza voglia di sentire alcun rumore attorno a se, nemmeno quello della tv.
Appena finito, lava quelle poche stoviglie e guardando verso fuori…

Indossa la giacca della tuta, apre il balcone e mette fuori il tavolino della cucina e una sedia, accende un paio di cerini, e torna dentro per prendere un bicchierino e una bottiglia di vodka alla pesca e una donna altissima e slanciata con lunghi capelli color della notte, elegante e austera con quel suo lungo abito stellato, scura ma dall’aspetto rassicurante, si siede sulla sedia vuota. L’uomo posa il tutto sul tavolino, guarda la signora e la saluta con un cenno del capo, e prende un altro bicchierino ed un’altra sedia. Riempe il bicchierino e poi lo porta vicino al labbro e annusa la vodka. Uno dei cerini si spegne.
– “Cosa fissi?” chiese la Solitudine all’uomo col bicchierino in mano.
– “Il mondo là fuori. -rispose l’uomo- E come una versione sfigata di Amélie Poulaine, mi chiedo quante coppie in questo momento stanno avendo un orgasmo.”
– “Mh. E non hai ancora bevuto!”
– “In realtà mi chiedo se ho ragione. Se è vero che nasciamo con un orientamento sessuale o un altro, in modo da avere un indizio per trovare l’anima gemella.”
– “Teoria interessante.”
– “Penso alle coppie che ho conosciuto e che stanno insieme nonostante tutto. Ammiro la loro forza, ammiro il loro amore, e in un certo senso, li invidio un po’.”
– “Se sono qui è perché non sei innamorato, lo sai bene questo, invece di guardare e invidiare, perché non ti dai da fare?”
– “Perché per me è troppo tardi ormai. All’amore che sboccia come nei film, o robe del genere, almeno per me, non ci credo più!” E detto questo, l’uomo svuota il primo bicchierino. Lo riempe di nuovo e ricomincia ad annusarlo.
– “Non ti sembra di esagerare?”
– “La mia storia la conosci. Mi conosci meglio di quanto mi conoscano i miei genitori.”
– “Sei stato innamorato anche tu.”
– “Anche troppe volte, ed ora non ci riesco più, ho fatto troppi errori.”
– “Gli errori servono a crescere, se impari dagli errori che hai fatto.”
– “Oh si, ho imparato eccome, che senso ha amare qualcuno chi non è la tua anima gemella? A niente, forse solo a sfogare gli ormoni. Ho amato uno che voleva solo farsi “sturare”. Ho amato uno che era troppo ubriaco per vedermi bene e che ci ha messo tre mesi per confessarmi la cosa illudendomi. Ho amato uno che prendeva più uomini che ossigeno. Ho amato uno che mi ha preso per nave scuola per mollarmi poi per un modello. Ho amato uno che se la spassava con qualsiasi creatura vivente e respirante, d’età compresa fra i 18 ed i 40. Ho amato uno psicolabile fissato che se torna a contattarmi è la volta buona che lo denuncio per diffamazione e stalking e gli andrebbe pure di lusso!” Giù il secondo bicchierino, e riempe il terzo.
– “Ci sarà qualcun altro se solo gli andassi incontro.”
– “Chi? Un altro psicolabile fissato come quello che voleva fistarmi per non tradire il suo fidanzato? Giusto per dirne uno, ma anche no, basta! Mi sono stancato! Ormai, quelli della mia età, se sono buoni e validi, sono già accoppiati. Altrimenti nessuno li ha voluti perché hanno qualche magagna, qualche tara.”
– “Quindi tu che magagna o che tara hai?”
– “Io? Ho avuto la sfortuna di incontrare il mio ultimo ex, ma maledetto quel giorno! Dopo di lui ho paragonato lui ed i suoi predecessori con l’unico che mi ha amato veramente. Da allora non riesco nemmeno a concepire l’idea di innamorarmi, ecco qual’è la mia tara!”
– “Chi ti ha amato veramente?”

L’uomo non risponde, mantiene lo sguardo fisso sul vuoto. tracanna il terzo bicchierino e  lo riempe nuovamente.
E la Solitudine incalza:
– “Avanti, dimmelo. Chi ti ha amato veramente?”
– “Lo sai già chi era la mia anima gemella. Non c’è più, rien ne va plus!”
E detto questo, tracanna anche il quarto bicchierino. Riempe il quinto.
– “A volte mi manca da matti. Eppure sono andato avanti. Ho fatto da solo quello che avrei voluto fare con lui.”
– “Ti ho visto infatti, i viaggi, le esperienze, la casa. Io sono la Solitudine, ricordatelo.”
– “Se solo avessi avuto il coraggio allora.”
– “Cosa sarebbe cambiato?”
– “Forse ora non saresti qui a tormentarmi.”
– “Io non tormento, osservo soltanto. Io sono un’astrazione, mica mi diverto, in questi momenti non sei molto simpatico.”
– “Ah questa poi! Sto sui cohones anche alla Solitudine!” E tracannò il quinto bicchierino, riempì poi il sesto.

L’uomo cominciò a sentire il calore dei cinque bicchierini di vodka, e si giro a contemplare la bottiglia di vodka alla pesca, comprata anni prima.
– “Non ricordo più quando ho comprato questa bottiglia.”
– “Era il periodo che andavi spesso in discoteca, è un peccato che non ci vai più!”
– “Non ho più il fisico, dopo che ho smesso di fumare mi son lasciato andare.”
– “Ah non ricominciare con quest’altro piagnisteo, ti prego!”
– “Per essere la Solitudine sei un po’ troppo pretenziosa, lo sai?!”
– “Disse il gran maestro dell’imprecazione creativa!”
La Solitudine continuava a sorridere enigmatica e pacata.
L’uomo tracannò il sesto bicchierino di vodka e automaticamente riempi il settimo.
– “Passano i giorni, passano gli anni, e il tempo cura solo in teoria. Ormai è troppo tardi!”
– “Che fai? Citi le canzoni della Carrà adesso?”
– “Non reggo più bene l’alcol come una volta.”
– “Bere non ti riempirà il vuoto che provi dentro.”
– “Lo so, ma che alternative ho per non pensarci?”
– “Io sono la Solitudine, non una psicologa!”
– “Nemmeno il cibo lo riempe. Neanche mi piace mangiare.”
– “Quando cucini, sei uno spettacolo, con pochi ingredienti fai dei piatti gustosi, e anche quando ti dedichi alle tue passioni te la cavi. Dovresti dedicare più tempo alle tue passioni e a te stesso.”
L’uomo beve lentamente il settimo bicchierino. E l’ottavo si riempì da solo.
La Solitudine fissava l’uomo, tante volte aveva visto sguardi così tristi, e quello che osservava adesso non era diverso dagli altri.
– “Il mio cuore è come questa bottiglia di vodka. Ogni bicchierino è stato l’uomo sbagliato di cui sono stato innamorato, e adesso quella bottiglia è vuota.”
– “E chi ha riempito quella bottiglia?”
L’uomo beve l’ottavo bicchierino e riempe il nono portando alle labbra il bicchiere, ma la risposta arriva prima del bicchierino e all’uomo stesso, la risposta non piacque affatto.
– “L’Amore!” -disse l’uomo dopo aver tracannato il nono bicchierino tutto d’un fiato.
La Solitudine sorrise teneramente all’uomo.
– “Mi chiedo dove sia andato a finire. -continuo l’uomo- Mi chiedo perché non torna da me, per alleviare questa pena.”
– “L’Amore non è come me, l’Amore è un’astrazione così complicata che nemmeno voi avete capito bene, nei secoli l’avete rappresentata in molti modi così diversi.”
– “Dici che potrei riempire da solo quella bottiglia?”
– “Hai viaggiato, hai fatto tante altre cose e con gusto, se hai fatto quelle, certo che puoi riempire quella bottiglia!”
– “E come?”
– “Ti lascio un suggerimento ma tanto ci sei arrivato da solo: amati prima te stesso, solo così puoi trovare l’amore di un altro uomo!”
L’uomo osservò il bicchierino che aveva riempito ormai per la decima volta.
Lo annusò e si bagno il labbro, poi lo allontanò da se, e pensando confusamente ai suoi viaggi, alle foto, alle escursioni in bici, alle letture, avvicinò il bicchierino al collo della bottiglia. Con pazienza e precisione, versò la vodka dentro la bottiglia, ma la bottiglia scivolò dalle mani e si schiantò a terra frantumandosi in mille pezzi.


L’uomo si svegliò nella sua cucina, con ancora i piatti da lavare.
Lavati i piatti, si recò in soggiorno, aprì il mobile bar e vide la bottiglia di vodka alla pesca ancora intatta. Ma mentre stava chiudendo l’anta, notò che mancava uno dei bicchierini.

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A cosa serve San Valentino? – 2a parte

Come affermato nel post precedente, questo articolo è stato diviso in tre parti per via degli argomenti trattati. La terza parte, uscirà fra 24 ore circa. Sempre se avrò voglia di terminarlo. Si consiglia di ascoltare anche i brani che non sono stati scelti in maniera casuale, anzi!

Buona lettura e buon ascolto!


20 agosto 2005, Teramo
Due ragazzi camminano per il centro storico, deserto quella notte, dopo aver cenato insieme e parlato a lungo, stavolta dal vivo e non per email come dallo scorso marzo erano soliti fare. Ad un tratto uno dei due si ferma e afferra l’altro per le spalle, lo porta sotto l’arco al riparo dalla luce del lampione e si baciano con trasporto. L’altro ragazzo non credeva di poter provare di nuovo qualcosa di simile. Non così a breve dopo la tragedia… Sembrava un sogno, ma stavolta non voleva commettere errori, a costo di lasciare la sua casa. Qualunque cosa potesse accadere, non avrebbe permesso al destino di ostacolare di nuovo l’amore.

26 novembre 2005, Roma – Stazione Termini
Le speranze avevano mosso un ragazzo a trasferirsi per amore. Un nuovo amore. Qualcosa che potesse far dimenticare la morte. E invece no, il ragazzo scoprì di non essere ricambiato dopo aver rinunciato al suo lavoro per trasferirsi a Teramo prima e a Pescara poi. Un guaio dopo l’altro, il lavoro precario in abruzzo sparito, e una dozzina di giorni passato inosservato nella stazione cercando di non spendere niente, in balia di un dubbio: tornare a casa dei propri genitori con una mano davanti e una di dietro, con tutti i giudizi negativi e le paternali conseguenti il fallimento, o farla finita buttandosi nel Tevere?
L’ultima notte, il vero amore si porse a dare consiglio nell’unico luogo possibile: il sogno. E svegliatosi alle 3 del mattino, uscito dal suo nascondiglio perfetto, il ragazzo si avvicinò ad una biglietteria automatica e fece il biglietto più economico per tornare a casa. Pagando, gli rimasero 20 €, e le conseguenze dei suoi errori, dell’amore non ricambiato, e del lutto che ancora provava nel suo cuore.


2 luglio 2009, Sant’Ilario
Dopo aver mangiato insieme, due ragazzi si dirigono a casa di uno dei due. Mentre guida, il ragazzo lascia la sua mano sul pomello della leva del cambio e muovendo due dita, cerca di attirare l’attenzione dell’altro ragazzo. Gli afferra la mano e la tiene stretta, quella sera sarà speciale. Sarà per la prima volta sul letto di qualcun altro, timoroso di provare dolore, e trovando invece un amante premuroso, dolce, sensibile e passionale allo stesso tempo.

22 settembre 2009, Bologna
Sull’autobus per andare al lavoro, un ragazzo con gli occhi rossi è in balia della rabbia e non vede l’ora di scendere per fumarsi qualche sigaretta prima di attaccare al lavoro e di bere qualche drink superalcolico dopo il lavoro, prima di riprendere il treno per tornare a casa. Quel mese di trasferta sembra non finire mai, e col cuore infranto, ancor di più.
Il giorno prima, mentre stava recandosi a Bologna con il regionale del mattino presto, mandò un sms al suo innamorato “buon inizio d’autunno, mi manchi!” ricevendo per risposta qualche ora dopo un sms con su scritto “voglio vederti stasera, dobbiamo vederci, voglio parlarti”… …12 ore dopo, con un giro di parole durato un quarto d’ora, quest’ultimo rispose a quel sms dicendo chiaro e tondo che non gli mancava per niente.
Era solo una storiella estiva senza importanza, preferiva star da solo.

29 settembre 2009, Reggio Emilia
Quella trasferta sembrava non finire mai, e quel ragazzo era talmente esausto da essersi addormentato sul treno prima e sul’autobus poi… dovette scendere alla fermata vicino al capolinea e attendere in quel vasto parcheggio l’autobus che lo portasse indietro, ma riconobbe un’auto con a bordo il ragazzo che una settimana prima gli aveva spezzato il cuore. Stava staccando il labbro superiore di un altro ragazzo dal fisico molto più tonico. E mentre loro si concedevano l’uno all’altro, il ragazzo alla fermata attuò la sua vendetta, soddisfacendo il suo ego ferito ma rimanendo col cuore svuotato.


10 ottobre 2010, Reggio Emilia
Un ragazzo pianifica di vedersi con la sua nuova fiamma, un angelo biondo che poco più di due mesi prima, aveva conquistato con pochi gesti semplici il suo cuore.
Dopo aver mandato un sms, riceve la risposta negativa di quest’ultimo ma dopo neanche pochi minuti, un altro sms svelava l’inghippo… si stava vedendo con una ragazza.
L’incredulità lasciò spazio alla rabbia quasi subito. Ancora una volta, una presa in giro.
Adesso basta farsi mollare, adesso basta farsi prendere in giro.

Settembre 2011, Reggio Emilia
A quasi un anno di distanza, il ragazzo tornava a casa quando nella distesa estiva di un locale, vide il suo ex angelo biondo in compagnia di una ragazza incinta e di una coppia di loro amici. Rapidamente il ragazzo si sedette in modo da farsi vedere dall’angelo biondo e dalla sua compagnia. Il ragazzo ordinò un long drink e cominciò a sorseggiarlo in maniera esasperatamente lenta ammiccando e facendo smorfie rasenti l’osceno in direzione del ragazzo biondo che cominciava a sudare sempre di più. Dopo un’abbondante mezzora si alzò e si avvicino a lui e alla sua compagna, E quando aprì bocca, il biondo sudato e bianco in volto, trattenne il respiro, mentre la ragazza incinta ringraziò il ragazzo in piedi per averle detto che era caduto il suo foulard, neanche se ne era accorta.


23 aprile 2011, Modena, Bologna, e Reggio Emilia
Un ragazzo che ha finito di lavorare si precipita in stazione per prendere il treno che porterà lui ed il suo ragazzo – salito a Reggio Emilia – a Bologna. Fa giusto in tempo ad arrivare e salire su una vettura a caso, per poi cercare il ragazzo che lo sta aspettando.
Lo trova due carrozze dopo, che parla con un altro uomo. Per un attimo un campanello d’allarme suona agitato dalla gelosia, ma il sentimento calma l’anima, nessuno è perfetto.
Un salto alla libreria gay, una cena sotto le due torri (o quasi), e si rientra a casa a Reggio Emilia. Si festeggia un mese di relazione con una notte di passione. E pazienza se uno dei due vuole la colonna sonora.

26 giugno 2011, Amsterdam
Un ragazzo cammina lungo i canali della capitale olandese con in mano la sua fotocamera, dopo aver visto musei, e fotografato piccoli particolari che attirano la sua curiosità, il suo occhio, un sorriso. Il telefono riceve un sms e la sua suoneria spaventa e fa andare via le oche che stava fotografando mangiare pezzi di pane buttati da una ragazza e da quella che ad un occhio attento sembra essere qualcosa di più di una semplice amica. Letto l’sms, il ragazzo è tentato di buttare il telefono nel canale, anche se in realtà vorrebbe buttarci il mentecatto che glielo ha mandato. Si trattiene a stento. Il pomeriggio rovinato da un’insulsa richiesta di scuse e un patetico tentativo di allacciare una relazione tossica e ormai disintegrata dalla vigliaccheria e dalla “voglia”, finisce in una birreria.

Ottobre 2011, Reggio Emilia
Un ragazzo è appena tornato a casa da uno speed date bolognese. Gli unici due interessati a lui erano un sadomasochista ed un insegnante sulla soglia della pensione. Qualche ora dopo, si mette in chat, alla ricerca di un incontro per dare libero sfogo ai suoi ormoni repressi. Invece litiga in chat con il ragazzo che ha mollato mesi prima e che gli aveva rovinato un pomeriggio della sua vacanza ad Amsterdam. Inorridito dalle bugie che si sono svelate in quella litigata, comincia a vomitare come se non ci fosse un domani. Chiama al lavoro e avvisa che non andrà perché sta male. Innervosito, comincia a bere del thè sperando che passi, ma niente da fare. E tra una tazza di thé ed una volata presso tutt’altro tipo di “tazza”, mette a fuoco una tremenda verità, svenendo sul pavimento.


Fine della seconda parte

A cosa serve San Valentino? – 1a parte

Una piccola premessa: quest post è stato diviso in tre parti non tanto per la lunghezza del post in sé, quanto per il tema trattato nei vari paragrafi. Il tutto rientra sia nelle riflessioni profonde che negli sfoghi. Il tutto accompagnato da brani musicali non scelti a caso.

Buona lettura e buon ascolto.



Giugno 2004, Roma, Galleria Sordi – ex Galleria Colonna
Presso la libreria, un ragazzo osserva vecchi cd scontati del 15 %, cercando la canzone della sua storia d’amore, invece ne afferra un altro e mentre sta leggendo le tracce, girandolo, gli scivola dalle dita e quasi gli cade per terra. Uno strano presentimento gli attraversò la schiena e comprò quel cd, pensando che anche quello, come regalo, non era affatto male. Non riuscì a farlo incartare, non voleva farsi vedere dalla comitiva di vecchietti con cui era, e poi dovevano andare alla vecchia autostazione Tiburtina se non volevano rimanere appiedati. SI ricongiunse lì con il suo ragazzo a cui passò il cd regalo che aveva comprato per lui. Fu un regalo molto apprezzato. E complice il pannello con mensola davanti, si tennero per mano per tutto il viaggio di ritorno. Unico contatto che potevano permettersi, nascosto agli occhi degli sconosciuti conterranei o no, che viaggiavano su quello stesso autobus.

14 Settembre 2004, Milano e Roma
In quella notte di fine estate, una delle migliori voci italiane si spegne dopo aver lottato per anni contro il cancro. Giuni Russo, una vita dedicata interamente e con passione alla musica, aveva da poco compiuto 53 anni. In quello stesso giorno, una terribile sentenza medica non dava più speranza, le precedenti sere d’agosto sarebbero state – da li a breve – un dolce/amaro ricordo. Di uno dei due.

Agosto 2004, pressi di Amantea
Una notte in campeggio solitari, due ragazzi hanno montato la tenda vicino a dei ruderi di un antico monastero caduto in rovina da secoli. Stanchi, ascoltano un po’ di musica che passa la radio, e nonostante la tenda sia montata, dormiranno abbracciati dopo aver spento il fuoco, sotto le stelle, la mattina uno dei due ha uno stano pallore sul volto, forse una reazione allergica delle sterpaglie…

22 Dicembre 2003, Stretto di Messina
Sul traghetto “Rosalia” della compagnia “Blu-via” – ex Ferrovie dello Stato – due amanti clandestini, dal salone (deserto) di poppa,  ammirano la costa messinese illuminata nel buio e ricordano le stelle viste quella notte di fine settembre da quella torre. Fa molto freddo e tutti sono al caldo del bar, qualcuno in macchina fa partire l’autoradio a tutto volume, un brano in particolare, Mediterranea, un brano perfetto scelto dal caso fa decidere ai due giovani amanti di ballare insieme abbracciati, per non sentire freddo, come quella notte. Anche quella volta, quelle due anime innamorate si fusero – con un ballo – in un corpo solo, nel salone deserto.

28 settembre 2003, San Fantino
Due amanti clandestini hanno approfittato del black out che in quella notte ha colpito il Paese, escono per le strade deserte di quel piccolo villaggio ove erano e camminano mano nella mano fino ad una collina. Scavalcano un recinto malandato e attraversano una terra incolta fino ad arrivare ad un promontorio ma si sbagliano a causa del buio. Arrivano ad un’antica torre d’avvistamento semi abbandonata, salgono la scala di ferro ed entrano dentro, salgono un’altra scala e arrivano sul terrazzino/tetto, e ammirano dall’alto il mare e le stelle che illuminano tutto.

La brezza è un po’ fredda ma si riscaldano abbracciandosi e ammirando le stelle. Sogni e progetti si accavallano fra baci e tenerezze.
Passata l’alba, i due amanti lasciano la torre e camminano nel villaggio in riva al mare, fra gente che pesca incazzata per non sapere cosa diavolo sia successo e soprattutto, lamentandosi di non poter seguire le partite di calcio, anzi non sapendo nemmeno se si sarebbero svolte o meno, in quella domenica così particolare.

31 dicembre 2003 – Messina
Sulla terrazza di un piccolo appartamento sulla fascia collinare della città peloritana, due ragazzi attendono la mezzanotte con la radio accesa – non c’è la tv in quell’appartamento affittato per pochi giorni – e davanti a loro si para un maestoso panorama naturale, la costa tirrenica calabrese da Capo Vaticano fino a Reggio Calabria, con le luci dei paesini adagiati sulla costa, e aspettando con una bottiglia di spumante e due bicchieri, ballano ancora una volta, a modo loro, un tango. Neanche fosse un film, quando alla fine del pezzo i due ragazzi si baciano, ecco uno spettacolo pirotecnico unico illuminare il cielo lungo 50 chilometri di costa! Milioni di fuochi d’artificio, per niente sincronizzati, in parte riflessi dalle acque marine, e stringendo la persona amata, i due amanti non potevano accogliere in modo migliore l’anno nuovo.


Fine della prima parte

Outing

Questo articolo è in realtà uno sfogo.
Sarò breve: sabato 12 gennaio ho subito un outing al lavoro.

Per chi non lo sapesse, l’outing è la dichiarazione dell’omosessualità (o bisessualità) di un’altra persona e nonostante la confusione che alcuni giornalisti continuano a perpetrare definendo i coming out (dichiarazione della propria omosessualità o bisessualità) con questo termine, esso resta una violenza verbale e psicologica.

Durate un turno di lavoro in cui c’è stato inviato un trasfertista da un altro punto vendita (causa malattie di altri colleghi), nel momento in cui mi stavo presentando, un collega “sputtanetor” (lo definisco così per non incorrere in una denuncia) si è presentato a sua volta, chiedendo poi al collega in trasferta se gli piacevano i maschi, dato che lui era fresco e giovane e a me non piace la figa, e mentre il collega trasfertista rimaneva un attimo imbarazzato, mi sono voltato verso “sputtanetor” dicendogli “come a te non piace farti i cazzi tuoi!”

Innervosito ho continuato a lavorare fino a che non ho incrociato il mio capo a cui ho riferito l’accaduto dicendo chiaro e tondo che se fosse successo di nuovo, non avrei esitato un secondo a timbrare il cartellino in uscita e a fare una denuncia. Il mio caporeparto ha compreso il mio stato d’animo e mi ha detto che avrebbe fatto un discorsetto a “sputtanetor” e dopo essere andato in pausa caffè, al rientro “sputtanetor” mi ha chiesto scusa.
Ma le sue scuse non le ho accettate.

Non ho intenzione di subire, per questo perdono col contagocce.
Non gli concedo più un minimo briciolo di confidenza, e se sono di malumore, non lo saluto nemmeno.

La cosa che più mi ha sorpreso e che non mi aspettavo, è stato l’appoggio dei miei colleghi di reparto. C’ho messo dieci anni a fare coming out con loro e questo loro appoggio mi ha ripagato tanti silenzi.

Aldilà della mia esperienza, nessuno dovrebbe subire una simile violenza, l’outing stesso non dovrebbe esistere. Anzi mi correggo, l’outing stesso non dovrebbe avere ragione di esistere!

Omofobi di tutto il mondo, estinguetevi!

Andato anche il 2018

Salem gattoEd ecco a tirare i conti di un altro anno.
Anche nel 2018, come nell’anno precedente, ho scritto e pubblicato poco, molto poco, rispetto a tutte le idee che avevo in mente, ma già da metà estate ho cominciato a mettere ordine e a “buttare via” le cose ormai inutili (e a continuare a tenerne alcune, ma in cantina, non sul tavolino davanti alla tv)(e questa affermazione non è solo una metafora!) e devo dire che mi ritrovo meglio oltre a riuscire a mettere all’angolo certi cattivi pensieri che periodicamente fanno capolino nei momenti più sgraditi e sgradevoli.
Già a gennaio è stata dura tirare i conti del 2017 ma devo dire che ho respirato un’aria diversa da quella degli altri gennai, non uno strascico degli anni precedenti piuttosto un’aria pesante di cambiamenti, avveratisi poi con le vergognose commedie politiche a seguito dell’esito (scontato) delle elezioni. Anche per questo ho deciso di prendermi un anno sabbatico dalla passione politica, tanto ormai non esiste neppure un barlume di partito in cui ritrovarmi, in cui avere un’idea con sani principii in cui credere e con cui portare un qualche contributo alla società civile.IMG_20180701_163625

E sempre in questo stesso periodo è successo un fatto che mi ha fatto sentire male, dopo tanto tempo mi sono sentito “bullizzato“, stavolta sui social, dai nuovi passionari politici… un branco di mentecatti reazionari convinti di detenere la verità e la giustizia in mano, gente arrogante e rozza e ignorante, che se ne strafrega di quello che è un sano confronto politico, gente che prende la politica per religione, il pragmatismo come mezzo per trovare le soluzioni attraverso dei propri valori e dei propri principi viene messo da parte per un dogmatismo in cui non importano i valori ed i principi (non hanno manco idea di cosa siano) “il capo ha sempre ragione!”, ed il confronto come mezzo per trovare soluzioni e compromessi è stato sostituito da un ciclico frasario ormai monotono in cui addossare le proprie negligenze su altri soggetti indesiderati se non sui propri avversari, un continuo insultare l’interlocutore invece di mettere su un dialogo in cui costruire un confronto positivo,  bulli che usano un frasario che immagino sia per questa gente quasi come il breviario per il prete. Si, perché da quasi un quarto di secolo a questa parte, sempre più persone si sono impigrite: perché sprecare fatica e ragionare quando si possono comodamente ripetere frasi enunciate dal capo? Troppo facile seguire un messia, che sia un politico o un religioso o un’autorità riconosciuta, è sempre immensamente più comodo che ragionare con il proprio cervello.
E questi bulletti del web, avevano cominciato a guardare il mio profilo facebook per trovare qualcosa a cui appigliarsi per insultarmi. Profili palesemente fake che mi accusavano di essere un fake: il bue che dà del cornuto all’asino in versione 2.0!!!
Ed allora ho reso privato il mio profilo facebook in cui solo i miei amici possono vedere le mie idee scritte nero su bianco sulla bacheca virtuale. E la cosa mi dispiace molto, ma questi sono i venti che soffiano in questi tempi, venti insani di tempi ostili.

 

chiamami col tuo nome locandinaTanto che effettivamente, nell’anno appena concluso, ho scritto solo recensioni, a partire da quel bellissimo film che poi, a mente fredda, mi è venuto a diventare quasi come un pugno sullo stomaco: Chiamami col tuo nome, la storia di un primo amore alla fine dell’adolescenza e all’inizio dell’età adulta, fatta di momenti romantici e di illusioni e di sogni e di conflitti e di disillusioni e di lacrime. Ho già dato in questo e l’esperienza mi è stata fatale! Vedere quel capolavoro cinematografico ha su di me lo steso effetto di un vaso di nutella per un diabetico. Il film successivo è stato poi “L’ora più buia” e che è stato l’ultimo film che ho visto al cinema al corso quando ancora abitavo in centro storico.

A marzo, dopo le elezioni, nell’ennesima ricerca della casa perfetta, ho trovato un affare e tre mesi di trattative dopo, tirando e ri-tirando conti, dopo aver investito quante più risorse ed energie possibili , ho comprato la mia casa!
E dopo aver rifatto l’impianto elettrico e aver dato una nuova tinta alle pareti, ecco il mio nido prendere forma, il trasloco è stato sottovalutato e pieno di imprevisti a cui sono riuscito a far fronte prontamente! Un’impresa che non sarebbe stata possibile se non avessi chiesto e ricevuto aiuto ad alcuni amici fidati a cui sarò sempre grato.

IMG_20180701_154528Alla fine di giugno, dopo tanti anni, sono andato ad un matrimonio di  famiglia. Lo sposo è un mio cugino, in lombardia, sono stato ospite di una mia cugina a cui ero molto legato da adolescente, e tristemente, non sono riuscito a fare coming out nemmeno con lei. Sono stati pochi giorni ma abbastanza belli ed intensi, nonché gli ultimi in cui ho visto mio zio A. – un fratello di mia mamma – che un mese e mezzo dopo, ci ha lasciato. Ha lottato una vita, ha sconfitto due tumori, ha cresciuto i suoi figli, e li ha visti sistemati, e ha visto crescere i suoi nipoti che mai dimenticheranno un nonno così forte. Un altro funerale, in cui tutti hanno esternato ricordi ed emozioni, pianto senza far scenate, e tenendo tutto sotto controllo a cominciare appunto dalle proprie emozioni, come da tradizione. A questo “turno” c’era anche mia mamma… non la vedevo da un anno Uno dei miei cugini , al momento di salutarci, ha detto che fra tutti, ero quello più “granitico”, quello che osservava tutto con maggior controllo e distacco. Controllo e distacco… quelle due cose che mi sembra di perdere quando più mi servono nella mia vita quotidiana.

Si dice che il trasloco sia stressante come un lutto. Devo dire che l’ho sottovalutato, ma per quanto questa diceria sia spesso ripetuta da molti, il trasloco è stato meno stressante dei tre lutti affrontati tutti nella seconda metà del 2018: oltre a mio zio, ho “detto addio” ad una collega morta improvvisamente, e alla barista di riferimento dove abitavo prima.

IMG_20181125_100326Anche quest’anno non sono andato all’estero, e mi chiedo se ci riuscirò con l’anno nuovo. Intanto l’unico svago che mi sono concesso è stato qualche film al cinema, come “Mamma mia – ci risiamo!” o “Un figlio all’improvviso” e “Pupazzi senza gloria” per non parlare poi di “Bohemian Rapsodhy” e qualche uscita a qualche sagra con una macchina prestata. Ma lo stress l’ho sentito eccome, basta pensare a cosa cantavo al lavoro quando eravamo chiusi al pubblico… si… davanti ad un paio di colleghi allibiti ho cantato “Discodildo” di Immanuel Casto… 

E a parte qualche rara uscita con amici, sono state tutte cose che ho fatto da solo. Rimangiandomi nei fatti la promessa che mi ero fatto tempo fa. Qualcosa dentro mi si è ormai rotto, e dopo tanto tempo non so neanche dove metter mano a riparare. Per il 2019 non mi prefiggo più obbiettivi da raggiungere, anche perché viaggi non ne ho fatti, foto molte meno del 2017, politica non ne voglio parlare, giusto rimango a fare un po’ di volontariato e altre passioni le ho accantonate quasi tutte. Forse l’unico obbiettivo da perseguire sarebbe quello di perdere qualche kg, giusto per non avere un infarto.

Non dico di voler aprire i meloni coi glutei, però due chiappe d’acciaio possono sempre tornare utili!