Marguerite

poster-margueriteUn bellissimo film in concorso per il Leone d’oro al 72° Festival del cinema di Venezia, e che ha vinto Premi César (su 11 candidature) per migliori costumi, scenografia, e sonoro, nonché a Catherine Frot come migliore attrice protagonista.

Liberamente (ma molto liberamente) ispirato dalla biografia di Florence Foster Jenkins, e girato e realizzato ben un anno prima del film biografico – “Florence“, appunto – interpretato da Meryl Streep.

 

Nella Francia post-bellica di inizio anni ’20, una nobildonna francese, la baronessa Marguerite Dumont (Catherine Frot), appassionata di canto e di musica, grande collezionista di cimeli musicali e filantropa, moglie di un uomo molto importante, tiene piccoli concerti per buone cause e per deliziare i suoi ospiti. Peccato che è stonata come una campana crepata!
Dopo una recensione positiva fatta da un giornalista/truffatore infiltratosi nella sua villa durante uno di questi concerti, tenta di arrivare ad esibirsi in un teatro, vuole tenere un gran concerto aperto al pubblico.
Il marito Georges (André Marcon), riluttante all’idea, scoprirà pian piano che sua moglie è indomabile e verrà a contatto con una verità più profonda sul suo rapporto di coppia.
Madelbos (Denis Mpunga) non è solo un maggiordomo autista fotografo tuttofare molto devoto che convince con metodi poco ortodossi Atos Pezzini (Michel Fau) a dare lezioni di canto alla baronessa Marguerite per di prepararla al gran concerto .

Ma nessuno di loro, nessuno, nemmeno Atos Pezzini dopo uno scatto di orgoglio, riesce a dire a Marguerite che è stonatissima, ed ognuno con un motivo ben preciso che si scoprirà pian piano andando verso il finale del film, quando il gran concerto avrà luogo.

Quel concerto è l’apice del film. Xavier Giannoli ha sceneggiato e diretto questa scena con una maestria che mozza il fiato! In quel momento, chi rideva di lei non rideva più, chi l’ha ignorata per anni l’ha amata come mai prima, e chi aspettava l’abisso ha invece sentito un angelo volare… …e l’ha visto precipitare giù l’istante dopo.

Lo so e lo dico spesso che i film francesi hanno ritmi più lenti dei nostri, ma guardate il film in maniera ricettiva questo film, con un po’ di concentrazione e passione, adorerete quella scena del concerto come l’ho adorata io. Vi spoilero solo che il finale – circa venti minuti dopo il concerto – è molto triste.

I premi vinti in Francia sono ampiamente meritati, ottimo il cast e la regia, ed è stato per me bellissimo constatare (ancora una volta) la maestria e la versatilità interpretativa di Catherine Frot, ormai una delle mie attrici preferite! Già dal trailer, si nota la differenza con “Florence” e mi stupisce la profondità di questo film in contrapposizione con la leggerezza eccessivamente commerciale che traspare anche solo dalla locandina del film diretto da Stephen Frears e che spero di vedere – e recensire – a breve.

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Quello che so di lei

Un film uscito di recente e che ho visto ieri sera al cinema estivo…

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…se dal trailer può sembrare una commedia, in realtà si tratta più di un film drammatico e che fa esordire sul grande schermo una strana coppia composta da due grandi attrici francesi… Catherine Frot, nei panni di Claire, è una levatrice vecchio stile che sta per perdere il suo lavoro a causa dell’avanzare del “nuovo mondo” che vede ormai le nuove tecnologie soppiantare l’esperienza (e l’umanità stessa)… Catherine Deneuve è invece Beatrice, l’amante del padre di Claire, uno “spirito libero” che dopo più di 30 anni, irrompe nella vita di Claire.

All’inizio, il rapporto fra le due donne è piuttosto teso e rigido come la vita di Claire, ma pian piano, dipanandosi la trama, fra segreti mai rivelati prima, ed emozioni affrontate dopo molto tempo, si distende e si apre al nuovo. Come la nuova vita di Claire, sconvolta (stavolta in positivo) da Beatrice.

Il ritmo del film, come la colonna sonora è moderata e permette di seguire il film senza essere soporifero (difetto di moltissimi film francesi), la regia ed i costumi sono eccellenti, ed ogni personaggio risulta genuinamente credibile, non sforzato né scontato. Ed un finale che mozza il fiato!

Un buon film da vedere!

Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

L’uomo che cade

uomo-che-cade_copertinaQuarto libro di Marino Buzzi, ci narra la storia di Marco – schivo, riflessivo ed introverso – che dopo 20 anni di relazione con Federico – al contrario di Marco, è intraprendente e ambizioso – si trova ad affrontare la tragica perdita del suo compagno, la scoperta di sorprese certo non belle, ed un percorso in salita verso una nuova vita, di cui non vi farò spoiler.

Il libro è diviso in tre parti, e già nella prima la situazione “precipita” – letteralmente – per il povero Marco che si ritroverà davanti ad un evento che nessuno di noi vorrebbe mai affrontare, e come se non bastassero la madre ed il fratello di Federico – molto ostili al contrario del padre – e gli amici (rivelatisi falsi), Marco si trova a che fare con le conseguenze e le scoperte amare, e a mettere in discussione un rapporto ormai dato per scontato chiedendosi cosa è stato del suo amore, rivedendo sotto critiche lenti d’ingrandimento 20 anni passati insieme. Tuttavia, grazie anche all’aiuto degli amici – Linda e Antonio – e di condomini – come Pina e la simpatica Gioconda – un po’ impiccioni, Marco troverà la strada per smaltire il dolore e la rabbia e rinascere a nuova vita. Ogni capitolo è narrato in prima persona dai protagonisti di questo libro: Marco che si dispera e reagisce e Federico che dall’aldilà commenta e segue passo passo le mosse di Marco , nella prima parte; e Marco e Sara nella seconda e terza parte. Chi è Sara? Ah no, ho detto che non vi faccio altri spoiler!!! 😉

La lettura è molto scorrevole e in men che non si dica, ci si ritrova a metà libro chiedendosi quanto tempo sia passato dalla prima pagina del libro. Ben scritto, mostra molto a fondo le emozioni e le sensazioni dei vari personaggi, inoltre è un libro che ha un bel lieto fine. Consigliato caldamente!

Rainbow Republic

copertina_rainbow_republicIn copertina, due rami di quercia circondano il viso di Maria Callas, ed è questo l’emblema della nuova Rainbow Republic: la Grecia che dopo il default e l’uscita dall’euro, si è reinventata e convertita alla “pink economy”, attirando gay/lesbiche/bisex/trans da tutto il mondo prima, e capitali dopo, divenendo una potenza economica, culturale, e tecnologica di prim’ordine. Ulisse Amedei è il primo giornalista italiano invitato dal capo del governo ellenico per illustrare agli italiani quanto il Paese sia cambiato, ed in pochi giorni incontra ministri a raffica che illustrano come la diversità del Paese sia una ricchezza da sfruttare per creare benessere non solo economico, ma anche morale. Ulisse scriverà ottimi articoli sottolineando come la toponomastica sia cambiata, come la festa nazionale sia il 28 giugno, anniversario dei moti di Stonewall, osservando le singolari banconote della nuova moneta: la DraGma – su ogni banconota è raffigurata una drag queen passata alla storia, gli sconti fiscali che godono i locali che trasmettono musica anni ’80! In queste e tante altre sorprese che attendono solo di essere lette e scoperte, il colpo di scena è dietro l’angolo e dalla satira si passa a qualcosa di un po’ più profondo. Ulisse intraprende un viaggio in cui scoprirà quanto variegato è l’universo gay, e di quali potenzialità è capace. Quando Ulisse arriverà al termine del suo viaggio, sarà un uomo completamente diverso.

Romanzo distopico, satira intelligente, un po’ caricaturale – a detta stessa del suo autore, nella postilla alla fine del libro – contiene moltissime citazioni interessanti e curiose, spesso ignorate dal grande pubblico: una che mi aveva colpito in particolare e di cui ignoravo l’esistenza, la “National Gay and Lesbian Chamber of Commerce”, la Camera di Commercio Gay e Lesbica che esiste negli Stati Uniti, giusto per dirne, una.

I capitoli sono intitolati ognuno ad un colore diverso, colore chiave del capitolo, la lettura molto scorrevole ed i personaggi a dir poco fantastici nonostante alcuni rispecchino un po’ dei cliché… …ma d’altronde, l’ho già scritto prima che è anche un po’ caricaturale. Il libro di Fabio Canino è stato per me una vera sorpresa, e devo dire, davvero gradevole.

Cafè Society

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L’ultimo film di Woody Allen… Il protagonista è il giovane Bobby che lascia la sua famiglia ebrea a New York, per tentare di sfondare a Hollywood nel mondo del cinema, con l’aiuto di suo zio produttore. Qui conoscerà una ragazza, Vonnie, che inizialmente lo respinge, poi se ne innamorerà, poi lo respinge di nuovo perché… …e poi Bobby lascia Los Angeles, e con il bagaglio di esperienze fatte in California, aiuta il fratello maggiore – legato alla malavita newyorkese- nella gestione del club, divenendo a tutti gli effetti un membro di quella Cafè-Society degli anni ’30. Si sposa, passa il tempo, ma ad un tratto torna Vonnie nella sua vita e… Insomma, l’ennesimo film di Woody Allen in cui il protagonista, altro non è che l’ennesimo Woody-Allen-calato-in-un-altro-contesto-diverso-da-quello-del-suo-precedente-film.

Degna di nota la colonna sonora, la scelta degli attori – fra cui spicca un inconfondibile (anche se visibilmente invecchiato) Steve Carell – è stata impeccabile, molte battute sono brillanti ed inserite nei momenti e nelle circostanze giuste, e il solito finale dal retrogusto un po’ amarognolo.
Buone risate, forse la solita zuppa, ma abbastanza piacevole nel complesso.

Camera Single

copertina_camera_singleRieccomi dopo un bel po’ di tempo con una recensione rimasta in sospeso per problemi di tempistica… la mia! Che tra tante cose da fare, ne ho rimandate tante da aver dimenticato quante sono!
Fra cui, la recensione di questo libro, che pochi minuti fa mi è ricapitato fra le mani, mentre mettevo da parte i libri da portare al Centro Documentazione del circolo Arcigay Gioconda, di cui curo – appunto – la piccola minibiblioteca.

Camera Single – sottotitolo “la fisioterapia del cuore” – nasce dall’omonima rubrica del sito LezPop, scritto e curato da Chiara Sfregola, in cui la protagonista, Linda dopo la fine del suo storico rapporto, racconta in prima persona i cambiamenti che affronta, con uno stile che ricorda un po’ “Sex & the City”,  in capitoli brevi e scorrevoli – capitoli come ciliege, uno tira l’altro – circondata dalle sue amiche quotidiane ed inseparabili, le “lelle ignoranti” – ovvio richiamo alle fate ignoranti di Ozpetec – variegate e divertenti nella loro originale quotidianità, che l’autrice ripropone presentando ogni personaggio con la propria vita e le proprie aspirazioni/desideri/perplessità/difficoltà senza mai essere noiosa. Lungo tutto il libro, Linda si mostra per quello che è: una ragazza come tante, che affronta una rottura sentimentale continuando a frequentare le amiche, a lavorare (con un capo che ricorda il dottor Cox di “Scrubs”), a conoscere nuove donne con cui uscire (più o meno), e a ricevere… le telefonate della mamma da Bari! (Ogni telefonata, un capitolo! Un divertentissimo capitolo!)

Nel finale, Linda trova il suo nuovo equilibrio, dichiarando conclusa la fisioterapia del cuore a cui si stava sottoponendo con la sua vita quotidiana.
Alla fine del libro, in appendice, un glossario ben fornito per spiegare a tutti i vari termini in gergo lgbt – la lettura del libro è consigliata a tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale – e la fonte delle moltissime citazioni usate lungo tutto il romanzo, e c’è anche una playlist su spotify per accompagnare la lettura all’ascolto di piacevole musica.
Per chi segue la rubrica del blog, questo libro ha molto di nuovo da raccontare – solo 1/3 del libro ripropone materiale già pubblicato su internet – e per chi non segue la rubrica del blog, basta solo dire che viene proposta una protagonista che non rispecchia alcuno stereotipo lesbo come la camionista sgraziata, ma la semplice ragazza acqua e sapone della porta accanto, ed ogni personaggio non è mai pesante per quanto sia stato abbastanza approfondito. Giusto per rimarcare che le lesbiche (come anche le altre componenti della sigla “lgbt”) siamo tutte persone normali, uniche e originali, e non le menzogne viventi che chi ci discrimina dipinge su molti mass media.