Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

Cafè Society

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L’ultimo film di Woody Allen… Il protagonista è il giovane Bobby che lascia la sua famiglia ebrea a New York, per tentare di sfondare a Hollywood nel mondo del cinema, con l’aiuto di suo zio produttore. Qui conoscerà una ragazza, Vonnie, che inizialmente lo respinge, poi se ne innamorerà, poi lo respinge di nuovo perché… …e poi Bobby lascia Los Angeles, e con il bagaglio di esperienze fatte in California, aiuta il fratello maggiore – legato alla malavita newyorkese- nella gestione del club, divenendo a tutti gli effetti un membro di quella Cafè-Society degli anni ’30. Si sposa, passa il tempo, ma ad un tratto torna Vonnie nella sua vita e… Insomma, l’ennesimo film di Woody Allen in cui il protagonista, altro non è che l’ennesimo Woody-Allen-calato-in-un-altro-contesto-diverso-da-quello-del-suo-precedente-film.

Degna di nota la colonna sonora, la scelta degli attori – fra cui spicca un inconfondibile (anche se visibilmente invecchiato) Steve Carell – è stata impeccabile, molte battute sono brillanti ed inserite nei momenti e nelle circostanze giuste, e il solito finale dal retrogusto un po’ amarognolo.
Buone risate, forse la solita zuppa, ma abbastanza piacevole nel complesso.

Weekend

Nonostante il film sia vecchio di 5 anni, e nonostante quando è uscito in Italia pochi mesi fa, la CEI l’abbia violentemente “censurato”, sono riuscito a vederlo grazie al Mongay della Settimana contro l’omofobia!

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O C C H I O   C H E   S P O I L E R O 

I due protagonisti, Russell/Tom Cullen (abbastanza riservato e romantico) e Glen/Chris New (apertamente dichiarato e molto più disincantato), si incontrano in un locale gay come tanti in una città inglese. Mezzi ubriachi, passano il resto della notte a casa di Russell a fare sesso. Sabato mattina cominceranno a conoscersi meglio separandosi perché Russell deve andare a lavorare in piscina (fa il bagnino), e nel pomeriggio, a fine turno, Glen va a prenderlo al lavoro e si rivedranno, conoscendosi ancora di più e portando l’un l’altro a fare delle considerazioni mai fatte prima. Glen, mentre va di nuovo via, confesserà a Russell che finito il weekend, partirà per l’Oregon per diventare un vero artista, un corso che durerà due anni, e non esclude di rimanere lì e inviterà Russell alla festa di “addio” che si terrà in un locale del centro, festa a cui Russell andrà e conoscerà gli amici di Glen.
Presto torneranno a casa di Russell, e tra confessioni intime, droghe, discussioni, e sesso, passano la notte.

È domenica mattina e Russell va a casa del suo migliore amico a festeggiare il compleanno della figlia di quest’ultimo, nonchè sua figlioccia, ma quest’ultimo capisce che Russell nasconde qualcosa e lo convince ad andare in stazione a salutare per un’ultima volta Glen. Il sentimento nato fra i due ha comunque cambiato le loro vite ed il loro modo di vedere le cose.

F I N E   D E G L I   S P O I L E R

L’idea del regista, di non far doppiare gli attori nelle altre lingue, si rivela vincente, le emozioni trasmesse risultano molto più reali ed autentiche.

La storia di un incontro, fra due sconosciuti che si trovano per caso e che scoprono di avere affinità forti nonostante le differenze di vedute, un incontro che già dall’inizio si sa che non si evolverà in una vera relazione nonostante fosse quello il più segreto fine di entrambi, è forse la storia di molti di noi!

Mi sono riconosciuto in Russell mentre ballava brillo nel locale venerdì sera, mi son riconosciuto nella maschera cinica di Glen che ferito si rifiuta di parlare del suo ex, e di nuovo in Russell che in pausa pranzo, al lavoro, ascolta i colleghi parlare di sesso etero con terminologie da camionisti grezzi, e come me, molti altri spettatori di questo film, per un motivo o un altro, anzi, in una scena piuttosto che in un’altra, hanno sicuramente provato e/o trovato qualche analogia con le loro personali esperienze.

Complimenti quindi allo sceneggiatore, al regista, e agli attori, per una storia che rispecchia molto bene le dinamiche sociali di questo tipo di incontri.

Il montaggio è ottimo e la musica non è molto invasiva! Peccato solo le polemiche montate da una certa frangia estremista, per boicottare questa piccola perla del cinema inglese. (Mai che boicottassero le volgarità di certi cine-panettoni farciti di culi e tette che il cinema nostrano dispensa ogni fine autunno!)

Non so se è già uscito il dvd o se deve uscire, ma ve lo consiglio!
Ve lo consiglio nonostante mi abbia lasciato delle perplessità, e sfiorato alcune vecchie ferite di qualche anno fa. 

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2

Lo ammetto… non ho saputo resistere al richiamo della famiglia Portokalos.
Ma per motivi personali e organizzativi, ho aspettato un po’ a fare la recensione di questo film…

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Nello scorso film, abbiamo lasciato Toula Portokalos/Nia Vardalos e Ian Miller/John Corbett, mentre accompagnavano la loro figlioletta verso la scuola greca, passando davanti la casa di famiglia, con i nonni e gli zii che salutavano… …quella bambina, Paris/Elena Kampouris ha adesso 17 anni e sta passando quella stessa fase che sua madre passava nel primo film. Ha una cotta per un ragazzo, sogna di andare in un’università piuttosto lontana, non sopporta a pressione di una famiglia così coesa ed invadente.
Mentre Toula cade nel ruolo della tipica madre mediterranea e apprensiva, facendo suoi gli errori (e le battute) dei suoi genitori, Ian cerca di riavvicinare madre e figlia. Insieme, i due coniugi cercano anche di ritrovare la passione di un tempo, ormai sopita, ma i guai – e le tresche – collaterali della famiglia Portokalos, sono dietro l’angolo!
Infatti, il buon vecchio Gus/Michael Constantine, cercando delle prove della sua diretta discendenza da Alessandro Magno, trova una pecca nel suo certificato di nozze… Maria/Lainie Kazan la prenderà in parte bene, in parte no. Ogni cosa andrà inaspettatamente al suo posto, per tutti.

La regia di questo sequel è diversa dal precedente ed il ritmo infatti ne risente. Anche la colonna sonora è un po’ più “aggiornata”. Ci sono tutti i personaggi del primo film, dallo zio Taki/Gerry Mendicino, ai cugini Nikki/Gia Carides, e il fratello di quest’ultima, Angelo/Joey Fatone – anche se il marito di Atena non l’ho manco notato – e a sottolineare la natura commerciale del film (come ogni sequel che si rispetti), la rigidità dei personaggi è un po’ più allentata. Ma non troppo! Nel primo film, non mi sarei mai aspettato di sentire i consigli di zia Voula/Andrea Martin su come ravvivare il rapporto di Toula e Ian! (Giusto per dirne una, ma lo vedete in parte anche nel trailer!)
La nonnina – cara vecchia Yia-yia/Bess Meisler – è ancora viva e vegeta e stupirà più che mai. Anche la vicina rompicoglioni è viva e vegeta… e più stronza che mai! Una cosa che c’è l’avevo immaginata… peccato aver sbagliato il personaggio…

Ma il punto che più mi ha colpito, è stata la reazione ad una cosa che avevo intuito… un personaggio verrà allo scoperto e la reazione della famiglia mi ha colpito moltissimo.
Un po’ come un pugno nello stomaco perché davvero vorrei vivere io stesso quella reazione. Non dico di più, per non far troppo spoiler, ma dovevo dirlo.

Assolutamente da vedere!

Il condominio dei cuori infranti

Nuovo film francese visto giusto ieri sera al cinema “al corso” di Reggio Emilia.

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I sei protagonisti del film sono:

  • un aspirante fotografo/Gustave Kervern (o meglio, recita quella parte perché si sta innamorando…)
  • l’attrice degli anni ’80/Isabelle Huppert appena trasferita perché in crisi (non rassegnata all’idea di non essere più in auge e giovane)
  • l’infermiera notturna/Valeria Bruni Tedeschi che si concede una pausa sigaretta (ed una di queste la segnerà…)
  • l’astronauta/Michael Pitt (americano) disperso… (…che fa tanto figo ma poi non è capace di…)
  • il teenager annoiato/Jules Benchetrit (con una madre talmente assente che non si vede per niente in tutto il film… …ma manco in fotografia!)
  • ed infine una signora ospitale franco-algerina/Tassadit Mandi che rispecchia in maniera molto delicata e divertente lo stereotipo della mamma mediterranea.

Questi sei personaggi (messi in ordine come da etichette del citofono in locandina) abitano in un fatiscente condominio della periferia di una città francese. I loro cuori non sono infranti da una storia d’amore finita male come la logica del titolo sembra suggerire, bensì sono infranti dalla loro stessa solitudine. Il film – dal ritmo piuttosto lentino – come il 90% dei film francesi – si sviluppa in un crescendo accomunando, anzi, “appaiando” i sei personaggi in maniera “casuale” in tre segmenti.

Nell’aria non vi è solo la solitudine di questi personaggi ma anche uno strano rumore misterioso, che sottolinea – inconsapevolmente – che quella loro solitudine è arrivata ad una svolta, se non alla fine! Solo nel finale del film, dopo una scena davvero surreale (una la vedete nel trailer, con Isabelle Huppert) , si scoprirà l’origine di quel misterioso rumore che risuona nel quartiere e che veniva descritto dai nostri personaggi come “un grido”, forse quello che il loro cuore infranto dalla solitudine avrebbe emesso se avesse potuto.

Essendo un film nuovo di pacca, non vi faccio (altri) spoiler (basta il trailer).
Tuttavia va detto, che se il titolo italiano può essere più azzeccato del titolo originale (asetticamente “Asphalte” = “asfalto”), chi ha curato il trailer italiano mostra alcune inesattezze facendo apparire il film un po’ più attraente ed irriverente di quel che in realtà sia. Unico esempio che vi posso svelare è che l’astronauta non parla il francese, è anzi il personaggio meno doppiato di tutti! Un film così toccante e sensibile, e garbatamente comicomerita comunque di essere visto, soprattutto in tempi come questi che appaiono davvero brutti.

I personaggi dell’infermiera notturna/Valeria Bruni Tedeschi e del teenager annoiato/Jules Benchetrit, fanno molta tenerezza. L’astronauta/Michael Pitt non è più il bello e dannato di Funny Games, ma sempre un bel pezzo di astronauta… un pò stereotipato, ma molto sensibile. L’aspirante fotografo/Gustave Kervern è un personaggio che si svela pian piano. La signora ospitale/Tassadit Mandi, è il personaggio forse più coinvolgente, tanto che in alcune scene molti inclinavano un po’ la testa per la tenerezza che trasmetteva. L’attrice in crisi/Isabelle Hupert è fenomenale e riconferma che la Huppert si mantiene bene, non tanto nel senso di apparire più giovane di quello che è, ma nel senso recitativo: una delle più grandi, abili, versatili attrici francesi attualmente in circolazione!

Altra “menzione d’onore” per questo film è la delicatissima colonna sonora che ben accompagna lo svolgimento delle storie, e che per alcuni spettatori e spettatrici ha contribuito a tirare giù dagli occhi un paio di lacrimoni. Che altro dire? Amanti del cinema europeo, fatevi sotto e andate a vederlo al cinema!

L’uomo della mia vita

FERMI TUTTI!! QUESTA È LA RECENSIONE DI UN FILM DI 10 ANNI FA!!!!

NON L’ANNUNCIO DEL MIO FIDANZAMENTO!!!
(Quello sarebbe non una recensione, ma fantascienza allo stato puro!)

l'uomo della mia vita

(“Affascinante” può darsi… “Toccante“… un par de ciufoli! Pubblicità ingannevole!)

Questo film francese in dvd, acquistato qualche tempo fa, era caduto nel dimenticatoio fino a quando, domenica scorsa, un amico venuto a farmi visita dopo un mio recente intervento di asportazione calazio, ha portato un pò di patatine e coca-cola, e come ai bei vecchi tempi, ha proposto di vederci insieme un film e commentarlo al momento.

Trama: Frederic/Bernard Campan, sposato con Frederique/Lèa Drucker, è in vacanza in Provenza con la famiglia (suocera compresa) ed alcuni amici, e già che c’era, anche con una “ragazza alla pari” che cantava con la chitarra come la Carla Bruni. (No, non è interpretata da Carla Bruni!)
Nel villino accanto al suo abita Hugo/Charles Berling, svizzero, abitante del posto, omosessuale disinibito, viene invitato per un barbecue e si apre con loro dialogando a tavola del più e del meno.
Finita la cena, i due uomini semi ubriachi continuano a discutere del più e del meno e si raccontano e si confrontano: sono l’uno l’opposto dell’altro! Dove Frederic vede una coppia romantica o un capanno che nasconde una sua musica, una sua storia o ancora l’amore che si avvolge su un tango, Hugo vede rispettivamente l’amore dell’idea dell’amore e non delle due persone, un misero capanno abbandonato a se stesso con le pareti rivestite di fogli di giornale, e un ballo meccanico i cui passi sono ostinatamente sempre uguali nonostante i ballerini cambino.

Insomma, il film si sviluppa tra mattinate di jogging, bambini col complesso di Edipo, mogli che impazziscono di gelosia, mariti in cerca di scappatelle, ragazze alla pari in fuga, una vecchietta che non si ricorda nemmeno se le manca fare l’amore, e soprattutto… metafore e flash back!

Infatti tutto si dipana da quella discussione pacata e alcolica che si è svolta quella notte e fino all’aba, rivissuta nei vari flash-back lungo tutto il film.
Nonostante il “life-style” alquanto edonistico e libertino, l’elvetico Hugo ha il suo vissuto ed i suoi conti col passato da sanare, e Frederic tanto convinto di amare la moglie non lo è più.

Il cast è stato davvero bravo (in particolare la Drucker), ma la trama è piuttosto farraginosa. Più che una commedia, pare un film d’essai! Buona comunque la regia, e la colonna sonora è abbastanza buona e non pesante. Ma per certi aspetti, è uno di quei film francesi da stereotipo del film francese!

Il finale, non ve lo spoilero, ma vi avverto:  fa cagare!
Se volete vedere un film romantico, con lieto fine, che non sia smelenso… bene: questo non è il film che fa per voi!

Meno male che l’ho visto in compagnia, se l’avessi visto da solo, alla fine del film, avrei estratto il dvd dal lettore e l’avrei lanciato dalla finestra inneggiando il fantozziano pensiero sulla corazzata kotionky! Quanto ai commenti che abbiamo fatto… si, abbiamo riso a crepapelle! Commenti degni dei due vecchietti del muppet show. 😉

J’ai tué ma mère

Opera prima del giovane regista e sceneggiatore canadese Xavier Dolan – che in questo film semi-autobiografico interpreta il protagonista – è un film difficile da trovare in Italia, nonostante sia uscito nel 2009.

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Locandina originale del film.

(trailer originale con sottotitoli in inglese)

Il protagonista è Hubert, un adolescente gay di 17 anni, figlio di una coppia divorziata. Vive a Montreal con sua madre, Chantale, ed ha con quest’ultima un rapporto abbastanza turbolento – un pò come molti adolescenti suoi coetanei – a tratti, anche troppo… daltronde il titolo del film, tradotto, significa “ho ucciso mia madre” e per la maggior parte del film, il dialogo fra i due avviene attraverso grida ed urla. La madre – Anne Dorval – è ritratta come una donna molto stressata ma c’è da dire che ciò è il ritratto fatto dagli occhi del protagonista quindi un pò viziato, ma che diventerà un pò più “obbiettivo” verso la fine del film stesso.

Chi non vuole spoilers, salti il prossimo paragrafo! – SIETE AVVERTITI!!

Durante un importante compito in classe, a seguito di un litigio avvenuto quella mattina stessa con la madre, Hubert dice alla sua (giovane) professoressa che sua madre è morta, e quando la verità viene a galla – non spoilero la reazione della madre!!!! – la professoressa si avvicinerà ad Hubert comprendendo la sua rabbia e cercherà di invogliarlo a migliorare e a farlo partecipare ad un concorso riservato a studenti. Nel frattempo Hubert frequenta un ragazzo, Antonin, e sono fidanzati e la madre di quest’ultimo – di mentalità aperta – farà l’outing di Hubert proprio a sua madre, che non la prenderà molto bene. Il rapporto fra i due andrà avanti fra alti e bassi fino a quando, Chantale, dopo aver trovato le cassette “video-diario” del figlio, decide d’accordo con l’ex-marito, il padre (latitante) di Hubert, di mandare il figlio in un collegio cattolico fuori città. Presa male la novità, Hubert affronterà il collegio con la consapevolezza che la sua (ormai ex-)professoressa ha lasciato l’incarico per scappare a sua volta dal proprio padre, e conoscerà Eric che ci proverà con lui. Invano. Nonostante un’uscita in discoteca condita di anfetamine, resterà fedele ad Antonin. In collegio avrà anche a che fare con degli omofobi, che una sera lo pesteranno per strada. A questo punto, per Hubert, la misura è colma: scapperà dal collegio con l’aiuto di Antonin – che gli darà una bella strigliata in macchina invitandolo a crescere – e sarà raggiunto dalla madre (che in una telefonata al direttore del collegio, svelerà parte del suo vero personaggio, e l’affetto che prova per suo figlio), in un luogo caro ad entrambi.

FINE DEGLI SPOILER

Il film affronta delle tematiche un pò difficili da digerire, e certo non molto semplici:

  • il rapporto tra figli adolescenti e genitori;
  • il passaggio dall’adolescenza alla prima età adulta;
  • l’omofobia giovanile ed il relativo bullismo.

Tutto il film è intervallato da auto interviste in cui il protagonista esprime i suoi pensieri più profondi, e da sogni iconici che riguardano sé stesso e sua madre. La scelta della musica è molto azzeccata e ben ritmata con le immagini che scorrono sullo schermo. In particolare mi è rimasto in mente questo…

…non tanto per il lato piccante, ma per la musica in sé!

Anne Dorval è magnifica e sono stupito di scoprire che questa attrice molto dotata è in Italia quasi sconosciuta: per quasi tutto il film ho pensato che come madre, Chantale fosse un zinzino str… ehm… dispotica e isterica, ma la scena della telefonata, verso la fine del film ha svelato buona parte della sua profondità. La sceneggiatura è stata scritta da Xavier Dolan (che ha anche interpretato, diretto e prodotto questo film) all’età di 19 anni! (Qualcuno mi trovi un omologo qui in Italia oggigiorno!)

Peccato che bisogna penare un pò per trovarlo, ma ne vale la pena!