Hammamet

Hammamet_locandinaIl mio 2020 cinematografico si apre con il film in cui Gianni Amelio dà forma visiva alla parabola umana (tutta in discesa) di uno dei più controversi uomini politici degli ultimi anni della Prima Repubblica. Reggetevi forte.
Innanzitutto cominciamo a ribadire che un personaggio come Bettino Craxi, è ancora un personaggio molto controverso in un Paese che non sa fare i suoi conti col proprio passato, e questo film non è una ricostruzione storica, ma piuttosto un romanzo scenico, in cui il regista ha assolto il personaggio dalle sue colpe, a volte come sbagli commessi per smania di potere e a volte come capro espiatorio.

Tutto parte da un congresso – neanche l’ultimo – del Partito Socialista Italiano, in cui il protagonista, Bettino Craxi appena riconfermato segretario, viene raggiunto da un uomo con il timore di essere perseguitato. Bettino rassicura l’uomo minimizzando i suoi timori in maniera quasi seccata. Di li a pochi anni, la storia farà il suo corso, e nella scena successiva, l’uomo politico – ormai, non più uomo di potere – si ritrova stanco ed invecchiato in una casa molto lontana in un Paese straniero. Il film mostra come si può sentire un uomo che ha avuto il potere e che ha perso forse nel peggiore dei modi. La famiglia, “gli amici”, l’amante (“la partecipazione straordinaria” di Claudia Gerini!), e un visitatore accolto nonostante la sua entrata in scena poco ortodossa, quali furono – o on furono – le sue azioni, i suoi pensieri, la sua vita, fino alla fine.


Lasciatemelo scrivere in grassetto: Pierfrancesco Favino, da solo, vale il prezzo del biglietto: aldilà del trucco e delle opinioni personali dello spettatore sulla figura di Craxi, interpreta la sua parte in maniera così eccelsa da sembrare davvero il controverso segretario socialista! Voce, movenze, modo di parlare, fa quasi dimenticare che il protagonista è in realtà morto venti anni fa (il 19 gennaio)!
Personalmente, una simile impressione non ce l’avevo dai tempi di “The Iron Lady“!



La location è proprio la villa in cui Craxi ha passato gli ultimi anni della sua vita, ma alcune inesattezze storiche lasciano dubbi se oltre alla licenza narrativa ci siano anche delle scelte di natura legale: dall’epilogo del personaggio comparso all’inizio del film, e interpretato da Giuseppe Cederna (più facile ricordarlo come l’attendente Farina di “Mediterraneo”), alla famiglia in cui moglie e figlio non vengono mai chiamati per nome, la figlia Stefania diventa “Anita”, e il nipote diventa “Francesco”, per non parlare dell’amante interpretata da Claudia Gerini, e di alcune telecamere che nel periodo narrativo del film, non potevano certo essere in commercio.

Il ritmo del film è stato abbastanza lento nel primo tempo per poi avere un paio di scatti per proseguire su una trama cronologica abbastanza breve. Il taglio del film vuole essere molto introverso, ma alla fine del film – non posso nasconderlo – mi sono chiesto “ma cosa cazzo ho visto?”
La risposta: un’occasione persa. Un’occasione persa per parlare della storia di un uomo politico, per parlare di una storia con protagonista un uomo politico, insomma, un romanzo basato su un personaggio realmente vissuto. Questo è quanto.
La colonna sonora è molto curata ma diversa dal canonico stile con cui Piovani ci ha abituato.

Da vedere, soprattutto per le straordinarie capacità interpretative di Pierfrancesco Favino, ma senza aspettative.

 

Stregata dalla Luna

stregata_dalla_luna_locandinaQuesta volta scrivo del primo film che abbia mai visto in lingua originale. Un (ormai) classico del (lontano) 1987, vincitore di tre premi Oscar: Cher come Migliore attrice protagonista, Olympia Dukakis come Migliore attrice non protagonista, e John Patrick Shanley per la Migliore sceneggiatura.

Loretta Castorini/Cher è una vedova 37enne, figlia unica di una coppia di italoamericani di seconda generazione, che vive la sua vita quotidiana da ragioniera con una certa rassegnazione, fino a quando un uomo che lei frequenta, Johnny Cammareri/Danny Aiello, le chiede di sposarlo e lei accetta (non senza fare un po’ di storie). Prima del matrimonio però, lui deve partire per la Sicilia per andare al capezzale della madre moribonda, e chiede a Loretta di contattare suo fratello Ronnie/Nicolas Cage con cui non corre buon sangue da cinque anni. Lui parte, e lei comunica alla famiglia la notizia: la madre Rose/Olimpia Dukakis non appare molto convinta, tormentata nel frattempo dal sentore di una relazione extraconiugale del marito, ed il padre, Cosmo/Vincent Gardenia, non approva il matrimonio e si rifiuta anche di pagare per il matrimonio. L’unico che non si esprime sul matrimonio ma che cercherà poi di far ragionare Cosmo, è il nonno di Loretta.
La vita prosegue e la notizia raggiunge lo zio materno di Loretta, Raymond Capomaggi/Louis Guss e sua moglie Rita/Julie Bovasso, e proprio quest’ultimo, davanti alla tavolata imbandita, enuncia di vecchi ricordi sul fidanzamento di sua sorella Rose con Cosmo, e l’aneddoto che poi è una scena ricorrente durante il film: una luna incantevole, che ispira all’amore.
Loretta si da da fare per il matrimonio e come promesso al suo fidanzato, va a trovare il fratello di quest’ultimo. Ronnie non prende bene la notizia e svela il motivo in maniera molto teatrale: cinque anni prima, suo fratello Johnny era andato a trovarlo in negozio per complimentarsi per il fidanzamento del fratello e per distrazione, poggiando una mano su una’affettatrice, si mozzò le dita, e da allora, vive con una mano artificiale e lavora nel sotterraneo infornando e sfornando il pane.
La discussione fra Loretta e Ronnie prosegue nell’appartamento di quest’ultimo e finite le parole, passano “ai fatti”. Conscia dell’errore commesso andando a letto con Ronnie, Loretta scappa ma Ronnie le fa promettere che tutto rimarrà solo un ricordo se lei andrà quella sera al Metropolitan Theather a vedere “La Bohème” di Puccini.

Loretta, dopo essersi confessata dal prete che la invita a mettere giudizio nella sua vita, riprende a lavorare come se niente fosse, ma sa già che non è così, e dopo una prima tappa di lavoro (ritirare l’incasso degli zii da versare poi in banca), entra dalla parruchiera a darsi una sistemata (la parrucchiera, a vederla esclama “erano anni che sognavo una cliente così”, e ho detto tutto!), e poi a comprare vestiti e scarpe.
Rientra a casa, e sola, beve un bicchiere di vino davanti al caminetto acceso mirando i suoi ultimi acquisti (e le pubbicità di Zalando mute!) e si prepara per la serata.
Mentre lei e Ronnie – meravigliato dalla trasformazione di Loretta – assistono alla rappresentazione, la madre di Loretta va a mangiare da sola, tormentata dal dubbio e dalla gelosia, quando al tavolo accanto al suo, un professore di mezza età viene scaricato dall’ennesima studentessa. Fra Rose ed il professore si instaura un dialogo, lei vuole sapere cosa spinge gli uomini a cercare altre donne, lui tenta una risposta e la corteggia ma viene cortesemente respinto. A teatro, intanto, nell’intervallo, Ronnie incrocia il padre di Loretta (ancora non lo conosce) e Loretta incrocia l’amante di suo padre (lei non la conosce), alla fine della rappresentazione i quattro si incrociano e dopo uno scambio di battute, ognuno riprende la propria strada.
Loretta accompagna Ronnie a casa, e dopo un breve dialogo sull’amore lei accetta finalmente i suoi sentimenti e passa la notte con lui. Nel frattempo Rose, tornata a casa riceve la visita di Johnny, tornato trafelato dalla Sicilia per comunicare una novità importante a Loretta, ma dopo aver dato la risposta che Rose aspettava alla sua domanda (“perché gli uomini tradiscono?”) se ne va, con l’intenzione di ripassare la mattina dopo.

La mattina dopo, Loretta torna a casa innamorata e trasognante, e trova sua madre in cucina a dirle che Johnny è tornato e che sarebbe ripassato in mattinata, e rimproverandola per un vistoso succhiotto sul collo! Intanto anche gli altri componenti della famiglia raggiungono la cucina:

  • papà Cosmo che dopo essere stato affrontato con determinazione da sua moglie con un breve scambio di battute, decide di lasciare l’amante, ribadendo (per la prima volta nel film) quanto lui amasse ancora sua moglie,
  • il nonno che per quasi tutto il film, non faceva altro che andare a spasso coi cani o a funerali, darà una lezione al figlio su come si sta al mondo (no, non lo pesta col giornale, gli fa una ramanzina),
  • Ronnie che non riusciva a stare lontano da Loretta,
  • gli zii Raimond e Rita che erano passati in banca e non sapevano che fine avessero fatto gli incassi che Loretta doveva versare il giorno prima (che invece si era pure dimenticata di passare dalla banca)
  • ed infine arriva Johnny.

Anche se il film è vecchio, ho già spoilerato abbastanza, e le carte in tavola, rispetto all’inizio del film cambiano radicalmente per il meglio e si arriva al finale con un sonoro brindisi, tutti felici e contenti.


Ottimo cast, e gli Oscar l’hanno dimostrato, carine la colonna sonora e la trama, ma lo devo dire: il film è pieno zeppo di stereotipi sugli italiani! (Ogni italiano che parlava gesticolava in maniera esagerata! Loretta che si confessa subito dopo aver fatto sesso con quello che dovrebbe diventare suo cognato, ma avanti! Gli italiani, tutti appassionati di opera?! La cucina di 50 metri quadri?! La scena con la madre moribonda, poi!! Per non parlare della scena in aereoporto: ma quali italiani – o presunti tali – all’estero si vestivano così nel 1987??!!) La regia e la sceneggiatura, in America sono stati ampiamente apprezzati per questo, per aver venduto il classico stereotipo degli italiani. Non è quindi un caso che in America sia risultato il film con maggiore incassi della stagione.  Forse non è un caso che non abbia partecipato al Festival cinematografico di Venezia, tuttavia, in Italia, Cher ha vinto un David di Donatello come Migliore attrice straniera.

Nonostante siano passati più di 30 anni, rimane una delle commedie più gradevoli degli anni ’80, da vedere sul divano con tanto di popcorn e bibite.

Suffragette

suffragetteUn film molto semplice ma fatto molto bene sulla storia delle attiviste inglesi che si batterono anche al costo della loro vita per il diritto di voto alle donne.

Nel 1912, nell’East Ends, sobborgo di Londra, la giovane Maud Watts/Carey Mulligan lavora come lavandaia sotto gli abusi del suo datore di lavoro, fin dall’età di 7 anni, ha un figlio – George – ed è sposata con Sonny Watts/Ben Whishaw. La vita trascorre grigia e monotona quando durante una consegna, la giovane Maud viene a contatto con le suffragette in una manifestazione, e conosce la farmacista Edith Ellyn/Helena Bonham Carter, che nel retrobottega della farmacia sua e di suo marito ospita una base operativa delle suffragette.
Entrata nel mondo dell’attivismo politico, Maud viene a contatto con figure storiche come quella di Emmeline Pankhurst/Meryl Streep e con Alice Haughton/Romola Garai, quest’ultima convince le donne della lavanderia a testimoniare la loro condizione in parlamento, e sarà proprio Maud a tenere un discorso a David Lloyd George sulle loro condizioni di vita, e di conseguenza, sull’importanza del diritto di voto alle donne. Dopo un’iniziale fiducia, passano un paio di mesi, e le aspettative delle donne vengono tradite dal dibattito parlamentare. Immediatamente dopo quest’annuncio, la loro manifestazione spontanea viene repressa violentemente dalla polizia davanti al Parlamento, ed in questa occasione Maud viene arrestata e lasciata in galera per una settimana. Qui conoscerà Emily Davison/Natalie Press, e conoscerà un nuovo livello di lotta davanti alla quale, le sue convinzioni tentenneranno. Uscita di galera, la sua situazione familiare peggiorerà e il momento peggiore sarà quando il marito Sonny da in adozione il piccolo George ad una coppia benestante.

Si susseguono le varie azioni clandestine delle suffragette, Maud partecipa sempre più convinta alle azioni della sua causa.

A L L E R T A   S P O I L E R

Dopo varie azioni e peripezie, Maud ed Emily si recano per un’azione dimostrativa di grande impatto alla corsa ippica di Epsom, con l’obbiettivo di bardare il cavallo di Re Giorgio V con i colori del movimento di cui fanno parte, con il signor Taylor – funzionario della polizia metropolitana – sempre alle calcagna, Emily entra nella pista dei cavalli mentre la corsa è in pieno svolgimento e viene travolta proprio dal cavallo del Re.

Maud, sconvolta lascia l’ippodromo per recarsi nella lavanderia dove lavorava per prelevare la ragazza che aveva preso il suo posto e sottrarla agli abusi del padrone e la porta a prendere servizio dalla borghese Alice Haughton. Dopo qualche giorno, Maud venuta a sapere della tragica fine di Emily, prenderà parte al suo funerale, che porterà la questione del suffragio femminile davanti agli occhi del mondo.

F I N E   A L L E R T A   S P O I L E R 

Poco prima dei titoli di coda, veniamo a sapere come e quando nel Regno Unito venne concesso il diritto di voto alle donne. E quando venne concesso lo stesso diritto in altri Paesi del mondo.

La regista Sarah Gavron ha diretto molto bene un ottimo cast e ha saputo – insieme al cast – illustrare la storia del movimento politico per il suffragio femminile con serietà e schiettezza. Triste sapere che la storia di questo movimento non viene  affatto insegnato come merita nelle scuole del nostro Paese (soprattutto in un periodo oscuro per la nostra vita civile, come questo), dove figure storiche come Emmeline Pankhurst ed Emily Davison sono ignorate dagli studenti italiani!
La colonna sonora è molto azzeccata, Alexandre Desplat sa fare bene il suo lavoro, come ha già dimostrato con le colonne sonore di “The Queen”, “Il discorso del Re” e “The Danish girl”.

Buona visione!

Pupazzi senza gloria

pupazzi-senza-gloria-locandina-v.m.14Erano quasi vent’anni che non si vedeva un film di pupazzi – se non della famiglia Muppets, a loro correlati per stile – sul grande schermo – a memoria, l’ultimo fu “I Muppets venuti dallo spazio” – ma soprattutto, questo film era rivolto sicuramente a quei ragazzi o bambini che nel frattempo sono cresciuti. Pieno di situazioni scorrette, un po’ di violenza, battute sessiste, e sesso, questo film è stato classificato vietato ai minori di 14 anni.

In una Los Angeles in cui umani e pupazzi convivono ma non alla pari (i pupazzi sono emarginati, discriminati, trattati dagli esseri umani come inferiori, richiamando quindi il razzismo) Phil Philips, pupazzo blu, ex agente di polizia e investigatore privato, riceve un ingaggio da Sandra White, una pupazza di bell’aspetto segretamente ninfomane, in quanto ricattata e mettendosi sulle tracce del ricattatore, si reca in un sex shop dove, mentre indaga nel retrobottega, assordato da un film porno a tutto volume (non si vede nulla, tranne un uomo per lo più vestito e legato ed una cagna-pupazzo che lo maltratta con un frustino), una figura nera e incappucciata commette una strage uccidendo tutti i pupazzi presenti sul posto. Quando arriva la detective Connie Edwards/Melissa McCarthy, ex compagna di lavoro di Phil, viene fuori che la strage non è una rapina finita male, ma qualcos’altro ed è a questo punto che il Tenente Banning decide di assumere Phil come consulente e farlo lavorare con Connie per risolvere il caso, ma la scia di “pupazzicidi” è appena iniziata, e ben presto interverrà anche l’FBI con l’agente Campbell/Joel McHale a complicare le cose. Ma ben presto (molto presto) si scoprirà una pista da percorrere e comincia una lotta contro il tempo.

Il regista Brian Henson, figlio del defunto creatore dei Muppets, e continuatore di questo genere, ha diretto un film molto veloce nello sviluppo della trama, e a differenza di altri film Muppet, non ci sono canzoncine ogni quarto d’ora.
La trama scritta e sceneggiata da Todd Berger è simile a quelle di altri classici del giallo forse (ho risolto il mistero poco dopo aver scoperto il motivo per cui Phil era stato buttato fuori dalla polizia)(facile come un episodio della “signora in giallo”), ma l’ironia tagliente lo rende comunque un prodotto molto originale e intelligente.

Melissa McCarthy si conferma brava, anche se un po’ confinata nello stereotipo della donna che si è un po’ lasciata andare. Bravo anche il resto del cast umano, fra tutti Maya Rudolph (nella parte di Bubbles, la segretaria di Phil), vecchio nome del cast di Sathurday Night Live e già vista in “Idiocracy” in cui il suo talento comico, va oltre le espressioni facciali viste nel trailer.
Divertimento a tratti demenziale, ma risate garantite!

Buona visione!

Un figlio all’improvviso

un_figlio_allimprovvisoEd ecco sui grandi schermi l’adattamento di una piece teatrale di Sébastien Thiéry coprotagonista insieme ad altri due grandi attori francesi, Christian Clavier e Catherine Frot (che, chi mi segue ormai lo sa, è diventata una delle mie attrici preferite)!

 

La trama del film si dipana velocemente, mentre i coniugi Prioux fanno la spesa, compare un giovane sordo che terrorizza il povero signor Prioux per poi sparire prima dell’arrivo della moglie, e in serata ricompare a casa Prioux dichiarandosi figlio dei signori Prioux e con una vecchia foto dei due coniugi – una lontana vacanza giovanile – con scritto dietro “mamma e papà”. I due coniugi rimangono sconvolti all’inizio e mentre lui si arrovela in ragionamenti scettici, lei si affeziona subito al giovane sordo, gli presta l’auto del marito, e poi chiede al marito resoconto delle sue scappatelle (scena davvero comica) ma il mistero rimane: come fa il giovane Patrik ad essere figlio di quei due?
Il giovane torna con la sua fidanzata, che si scopre esse cieca con tanto di cane guida) e incinta!
La soluzione a questo enigma arriva poco prima che si rompano le acque, e tutto sommato il lieto fine riserva ancora un paio di risate.

Il cinema francese ha sfornato una commedia con un ritmo più veloce del solito, probabilmente perché adattamento di un’opera teatrale. Risultato non eccezionale ma molto apprezzabile, colonna sonora minima e poco influente, di quelle che si dimenticano non appena si esce dalla sala cinematografica, ma la bravura degli attori è indiscutibile, e vale ogni centesimo del prezzo del biglietto.

Un ultima cosa… a me quello pare un pastore belga, e non tedesco! 😉

Buona visione!! 

Mamma mia! – Ci risiamo!

Dopo 10 anni, ecco uno dei migliori sequel/prequel che le sale cinematografiche hanno da offrirci in questa stagione.

MM2_INTL_JETTY_DGTL_1_SHT_ITA.inddA distanza di alcuni anni, Sophie/Amanda Seyfried è ancora sull’isola di Kalokairi per riaprire l’albergo – ex pensione o bed&breakfast” – di sua madre, morta non si sa come l’anno prima. Con lei, c’è uno dei suoi tre padri, Sam/Pierce Brosnan, l’hotel “Bella Donna” riaprirà a breve, ma ci sono già i primi imprevisti: gli altri due padri di Sophie, Harry/Colin Firth e Bill/Stellan Skarsgård non riusciranno ad esserci; Sky/Dominic Cooper si trova a New York per un apprendistato in direzione d’albergo e pare accettare la proposta di un lavoro a tempo indeterminato offertogli nella grande mela e vorrebbe anzi convincere Sophie a raggiungerlo; infine, la previsione meteorologica del signor Cienfuegos/Andy Garcia si avvera e… …non dico altro per non spoilerare. La situazione si risolve nel migliore dei modi grazie al supporto delle vecchie Dynamos, Tanya/Christine Baranski e Rosie/Julie Walters e verso la fine, arriverà a sorpresa la nonna di Sophie, Ruby Sheridan/Cher che incontrerà non solo la sua nipotina ma…

Fra una cosa e l’altra, vedremo con una serie di flashback ben intrecciati, come Donna/Meryl Streep arrivò nell’isola greca nel lontano 1979 dopo la laurea, e di come incontrò Harry, Bill, e Sam. E di come si stabilì nell’isola.
Inoltre il trailer svela la sorpresa che Sophie tiene a Sky e a conseguenza di questa che Sophie riuscirà a… …spoiler!

A L L E R T A   S P O I L E R ! ! !

Alcune osservazioni critiche:

  • la regia non è male ma sicuramente, se la direzione fosse stata affidata di nuovo a Phyllida Lloyd – regista del precedente “Mamma mia!” – è innegabile che il film sarebbe stato ancora più bello;
  • si nota la differenza della location, Skopelos è Skopelos, la Dalmazia è la Dalmazia (senza nulla togliere a nessuna delle due) e dubito che con i risultati del primo film, la produzione non potesse trovare i modi e i mezzi per girare le scene nella stessa isola, stavolta c’hanno ambientato solo la scena della chiesa;
  • Ruby Sheridan, mamma di Donna, nonna di Sophie, alias Cher, appare a mio avviso troppo tardi e poco si mescola con gli altri personaggi inoltre non appare negli spezzoni flashback (e non avrebbero nemmeno dovuto prendere nel cast un’altra attrice, a 72 anni pare che abbia finito la pubertà l’altro ieri!)(Anzi, dirò di più: ho la metà dei suoi anni e potrei sembrare suo padre!)(Non che ci voglia molto!) Tuttavia – last but not least – ha ancora una voce stupenda ed è ancora un’artista insuperabile!

F I N E   A L L E R T A   S P O I L E R ! ! !

Un consiglio che do di cuore a chi legge queste righe e a chi andrà a vedere il film è quello di stare attenti alle battute e anche qui qualche ABBA fa una piccola apparizione, quindi occhi attenti e buona visione! 😉

L’ora più buia

l'ora_più_buiaCandidato a 6 premi Oscar e vincitore di due fra cui “Migliore Attore”, Gary Oldman ci presenta Winston Churchill con un’interpretazione che davvero vale l’Oscar!

Questo film storico ci riporta nella Londra del maggio 1940, Chamberlain – giudicato dalla cronaca e dall’opinione pubblica troppo morbido con le pretese naziste in passato – ha rassegnato le dimissioni e indica al Re Giorgio VI l’unico nome su cui è possibile convergere per un governo di unità nazionale: Winston Churchill.
Il Re non si fida e controvoglia dà l’incarico a Churchill di formare un nuovo esecutivo. Su Churchill pesano ancora le colpe della disfatta navale britannica dei Dardanelli (giusto per citarne una) e Churchill si ritrova tutta l’attenzione dell’opinione pubblica addosso in una situazione sul filo del collasso.
I nazisti avanzano inarrestabili e dopo aver invaso Belgio, Olanda, e Lussemburgo, stanno per far capitolare la Francia. Churchill non perde tempo e convoca un gabinetto di guerra per contrastare l’ondata nazista e scongiurare una possibile invasione il cui esito – in quel frangente . è tutt’altro che scontato, ma tutto questo pare non bastare.
Oltre alle diffidenze del sovrano – diffidenze che poi svaniranno – Churchill si trova ad affrontare nella sua ora più buia e in quella del suo Paese, anche i timori per le reazioni dei cittadini britannici non ancora adeguatamente preparati per la guerra, e i complotti oscuri che serpeggiano nel suo stesso partito, complotti guidati dal dimissionario Chamberlain.
Per quanto riguarda il finale vi posso solo dire che rappresenta invece l’inizio.

Gary Oldman – mi ripeto, lo so – ha pienamente meritato l’Oscar, e già solo per la sua interpretazione, questo film dovrebbe entrare nelle scuole!
Ricostruzioni storiche di costumi e luoghi sono molto accurate anche se alcuni piccoli dettagli della scena della metropolitana e alcuni dialoghi minori sparsi qua e la non mi sono sembrati così “autentici”.
Menzione speciale per la colonna sonora curata dall’italiano Dario Marianelli – lo stesso che curò le musiche di “V per vendetta” – che segue le vicende narrate nel film e l’umore dei protagonisti in maniera perfetta (a tratti mi richiamava in mente la solennità della colonna sonora di “The Iron Lady” curata invece da Thomas Newman), e a mio parere meritava almeno la candidatura all’Oscar.

Chiamami col tuo nome

chiamami col tuo nome locandinaSe nel 2005, “I segreti di Brokeback Mountain” divenne – secondo i mass media – il film simbolo dell’amore gay, il 25 gennaio 2018 quel film è stato scalzato da “Chiamami col tuo nome” candidato a 4 premi Oscar e vincitore di quello per la sceneggiatura non originale.

Nel mondo di oggi, ci siamo abituati a rivolgerci ad internet per fare quelle domande che non osiamo fare a nessuno o per conoscere gente che non sapremmo dove cercare… …come ce la saremmo cavata senza questa tecnologia? Certamente le interazioni sociali per prime sarebbero molto diverse, comprese le relazioni amorose. In questo film vediamo un amore nascere e sbocciare con tutti i suoi dubbi e i suoi piccoli tormenti e le sue gioie ed i suoi momenti meravigliosi e non, in un luogo e in un tempo ormai molto molto lontano. Potrei dire “un mondo fa”.

Elio Pearlman/Timothé Chamelet è il figlio 17enne di una famiglia ebrea italo francese immersa nella cultura e nella verde campagna lombarda vicino a Crema, nella lontana estate del 1983. Ospiteranno un 24enne neolaureato e fresco di cattedra, Oliver/Armie Hammer, che sarà l’oggetto della curiosità di tutti e l’oggetto del desiderio di tutte.

Dopo un primo tempo in cui i due si sfiorano avvicinandosi e allontanandosi, la passione fra i due scoppia nuova, travolgente e totalizzante, coinvolgente, come solo i primi amori giovanili possono essere. Elio s’interrogherà a lungo senza mai dare un nome a quell’amore che lo avvicina a Oliver invece che a Marzia/Esther Garrel con cui ha le sue prime esperienze sessuali vere e proprie, così come Oliver si premura a non farlo sapere in giro.  Ma i genitori di Elio se ne accorgeranno, nel giro di poche settimane le vite dei due giovani cambieranno per sempre e al successivo Hannukkah, Elio non sarà più lo stesso.

La regia di Luca Guadagnino è magistrale, il ritmo lento (dopotutto è una produzione francese) della prima parte del film viene compensata dalla travolgente passione mostrata dai due attori protagonisti, dalla cura con cui è stata ricostruita l’atmosfera di quell’Italia del 1983 oggi ricordata con nostalgia da molti 50enni, dalla colonna sonora accurata ed azzeccata, dai costumi realistici (che anche quelli, a mio parere, valevano un Oscar!), al linguaggio adottato nei dialoghi e assolutamente realistico per il tempo in cui è ambientato: d’altronde non si fa cenno all’omosessualità e anzi, la parola “gay” viene pronunciata solo una volta in tutto il film e in un discorso che non si riferiva ai due protagonisti del film.

Inoltre, ci sono elementi nella trama del film, che possono sviluppare un sequel al film quindi continuando sulla trama del libro da cui è tratto, ma in cuor mio mi auguro che questi rumours non abbiano seguito, per non alterare le emozioni che lascia questo film, perfetto così com’è.

Mi auguro possiate vederlo (o rivederlo) presto!

Happy End

 

A saperlo prima, col cavolo che sarei andato a vederlo di sabato sera. E a personalissimo parere, chi ha montato il trailer andrebbe denunciato per pubblicità ingannevole!

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La trama altro non è che il ritratto della famiglia Laurent, una famiglia borghese di merda in quel di Calais.
La famiglia è così composta: il vecchio Georges/Jean-Luis Trintignant vedovo che cerca di suicidarsi in tutti i modi, anche quelli più grotteschi; i figli del vecchio sono due, Anne/Isabelle Huppert che cerca di salvare la ditta di famiglia, e suo figlio Pierre/Franz Rogowski che in cerca di se stesso, depresso, si lascia andare all’alcolismo come se aiutasse nella ricerca di un senso alla propria vita; l’altro figlio del vecchio, Thomas/Mathieu Kassovitz è un primario che accoglie in casa la figlia di primo letto, la piccola Eve/Fantine Harduin mentre diventa di nuovo padre con la seconda moglie, ed intanto ha anche una relazione extraconiugale. Eve – a differenza del cugino con tendenze autolesioniste – cerca di dare un senso alla propria vita in maniera egoista, facendo del male agli altri. Come riassunto forse è troppo limitativo ma non voglio fare spoiler.

Michael Haneke è un bravo regista forse troppo fissato con la morte: la dimostrazione è nella sua personalissima rielaborazione di “Arancia meccanica” che ha intitolato come “Funny games” (ma complimentoni per il titolo!) e come non bastasse, l’ha pure rifatto pari pari dieci anni dopo! E se errare è umano e perdonare è divino, è anche vero che perseverare è diabolico! Infatti è con la morte che i due più giovani protagonisti vengono a contatto mentre cercano, spaesati, di dare un senso alla propria vita e già dall’inizio del film!
Detto questo, non mi importa della formazione del cast, ma il suo prossimo film non andrò affatto a vederlo!

La bravura degli attori è evidenziata dalla mancanza della colonna sonora: Mathieu Kassovitz è notevolmente invecchiato dai tempi de “il favoloso mondo di Amélie” cosi come lontani sono anche i tempi di “Amen” ed il suo personaggio non è né scontato né poco credibile; quanto ad Isabelle Huppert, lei è sempre una garanzia quanto a bravura e qualità di recitazione, infatti, se in certi momenti la serietà del suo personaggio ricorda quello (più fragile) che ha interpretato ne “il condominio dei cuori infranti”, si nota la differenza dai dettagli come quando fa un discorso al compleanno del padre, o alla fine del film, con l’occhiata sbalordita ma ferma che lancia alla nipote. Di scuola e di maestria superiore, Jean-Louis Trintignant, già bravissimo ai tempi de “il sorpasso“!

Se sappiamo già che i film francesi sono lenti, la già citata mancanza di colonna sonora, lo rende ancora più lento e quasi insopportabile. Non nascondo che il crampo alla chiappa destra per il sedile scomodo, era un pensiero meno noioso.

Marguerite

poster-margueriteUn bellissimo film in concorso per il Leone d’oro al 72° Festival del cinema di Venezia, e che ha vinto Premi César (su 11 candidature) per migliori costumi, scenografia, e sonoro, nonché a Catherine Frot come migliore attrice protagonista.

Liberamente (ma molto liberamente) ispirato dalla biografia di Florence Foster Jenkins, e girato e realizzato ben un anno prima del film biografico – “Florence“, appunto – interpretato da Meryl Streep.

 

Nella Francia post-bellica di inizio anni ’20, una nobildonna francese, la baronessa Marguerite Dumont (Catherine Frot), appassionata di canto e di musica, grande collezionista di cimeli musicali e filantropa, moglie di un uomo molto importante, tiene piccoli concerti per buone cause e per deliziare i suoi ospiti. Peccato che è stonata come una campana crepata!
Dopo una recensione positiva fatta da un giornalista/truffatore infiltratosi nella sua villa durante uno di questi concerti, tenta di arrivare ad esibirsi in un teatro, vuole tenere un gran concerto aperto al pubblico.
Il marito Georges (André Marcon), riluttante all’idea, scoprirà pian piano che sua moglie è indomabile e verrà a contatto con una verità più profonda sul suo rapporto di coppia.
Madelbos (Denis Mpunga) non è solo un maggiordomo autista fotografo tuttofare molto devoto che convince con metodi poco ortodossi Atos Pezzini (Michel Fau) a dare lezioni di canto alla baronessa Marguerite per di prepararla al gran concerto .

Ma nessuno di loro, nessuno, nemmeno Atos Pezzini dopo uno scatto di orgoglio, riesce a dire a Marguerite che è stonatissima, ed ognuno con un motivo ben preciso che si scoprirà pian piano andando verso il finale del film, quando il gran concerto avrà luogo.

Quel concerto è l’apice del film. Xavier Giannoli ha sceneggiato e diretto questa scena con una maestria che mozza il fiato! In quel momento, chi rideva di lei non rideva più, chi l’ha ignorata per anni l’ha amata come mai prima, e chi aspettava l’abisso ha invece sentito un angelo volare… …e l’ha visto precipitare giù l’istante dopo.

Lo so e lo dico spesso che i film francesi hanno ritmi più lenti dei nostri, ma guardate il film in maniera ricettiva questo film, con un po’ di concentrazione e passione, adorerete quella scena del concerto come l’ho adorata io. Vi spoilero solo che il finale – circa venti minuti dopo il concerto – è molto triste.

I premi vinti in Francia sono ampiamente meritati, ottimo il cast e la regia, ed è stato per me bellissimo constatare (ancora una volta) la maestria e la versatilità interpretativa di Catherine Frot, ormai una delle mie attrici preferite! Già dal trailer, si nota la differenza con “Florence” e mi stupisce la profondità di questo film in contrapposizione con la leggerezza eccessivamente commerciale che traspare anche solo dalla locandina del film diretto da Stephen Frears e che spero di vedere – e recensire – a breve.