Coming out day

Coming Out Day 2019Il Coming Out Day è una ricorrenza lanciata nel 1988 da un gruppo di attivisti statunitensi per ricordare l’anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay, tenutasi appunto l’11 ottobre 1987.

Oltre ad essere celebrato negli Stati Uniti (dal 1988 in alcuni e poi dal 1991 in tutti i 50 Stati), viene celebrato anche in Italia da pochi anni – da tre anni, se ricordo bene – e in Europa, oltre a Paesi più avanti del nostro nell’ambito dei diritti civili delle persone lgbt+ – come Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, giusto per citarne alcuni – questa ricorrenza è arrivata perfino in Paesi come la Polonia o la Croazia, dove la vita della comunità lgbt+ è anche più difficile che da noi.

Negli Stati Uniti, Human Rights Campaign – la più grande associazione lgbt+ statunitense – si impegna ad offrire per questa ricorrenza – oltre a tutto quello che fa nel corso dell’anno – aiuto sotto forma di sostegno e di risorse a tutte quelle persone della nostra comunità che sono alle prese con questo passo – il coming out appunto – che porta poi la persona a vivere la propria vita in maniera più limpida, aperta, e onesta, soprattutto con i propri cari.


Io ho fatto coming out.
Tre volte.

coppia_gay_sims3_thumb.jpgIl mio primo coming out fu con la mia migliore amica all’epoca: nel 2010: andai a trovarla a Messina e prendemmo una granita allo storico chiosco di piazza Cairoli. Avevamo passato mezza mattinata ricordando i vecchi tempi, a parlare di quello che non ci siamo detti nelle nostre periodiche telefonate, di che fine avessero fatto tutti gli altri con cui pian piano abbiamo perso ogni contatto. Mi disse che si stava fidanzando ed io le feci le mie congratulazioni e dopo un attimo di silenzio, aggiunsi che “spero un giorno di poterti anch’io presentare un fidanzato. Rimase immobile, e mi sorrise.

La seconda volta fu più facile, nel 2016: la barista del caffè che frequentavo, parlando del più e del meno con un altro avventore si accorse che bevevo un sorso in più quando quest’ultimo parlava di amore (si stava lasciando con la morosa dopo aver fatto una sciocchezza), il giorno dopo, quando mi servi la solita birra, complice la vicinanza con San Valentino, mi chiese se fossi mai stato innamorato, e alla mia risposta affermativa mi chiese “di una donna o di un uomo?” Rimasi basito per un paio di secondi quando imbarazzato e rosso in faccia risposi che si, si trattava di un ragazzo. La sua reazione fu un ampio sorriso.

logo1E la terza volta venne dopo il Pride di Reggio Emilia nel 2017: dopo dieci anni al lavoro feci coming out. Il mio capo sapeva che mi serviva il sabato per dare una mano a degli amici, ed il lunedì successivo mi chiese come fosse andata, e gli mostrai una foto che mi ritraeva alla bancarella del merchandising ufficiale del REmilia Pride, intento a vendere oggettistica. Rimase a bocca aperta e la notizia si sparse fra i colleghi a macchia d’olio.

Gli esiti dei miei coming out?

Il primo fu un disastro! Quando ci salutammo capii che qualcosa non tornava, e di li a poco si rese irreperibile, terminando un’amicizia lunga quasi dieci anni. Ci rimasi molto male, e questo pregiudicò il corso degli eventi.

Il secondo era quasi indotto, non avevo l’esigenza di dire alla mia barista preferita che mi piacevano gli uomini ma lei da sola si accorse che nelle mie chiacchiere con la compagnia, l’argomento “donne” era quasi completamente assente, o che comunque non partiva mai da me. Qualche mese dopo, mi disse che era bello vedermi un po’ più rilassato da quando avevo fatto coming out. E mi sbloccai un po’.

La terza volta, al lavoro sapevano che ero nel volontariato ma non sapevano dove, e pian piano lasciai indizi, mi preparai il campo, e poi andò bene, con una foto ed un sorriso a trentadue denti! Il mio capo non mi fece mai domande stupide o invadenti, e a sorpresa, nonostante sia molto cattolico e praticante, non si dimostrò omofobo, anzi, mi difese in un paio di conversazioni con un paio di colleghi omofobi (uno dei due, ora ex collega). Qualche tempo dopo, un mio collega mi disse che era più piacevole lavorare con “il vero me” che con il precedente antipatico che ero prima. E ciò mi rese felice.

IMG_1234La quarta volta… …fu troncata proprio all’inizio della frase, da mia sorella con l’esternazione della sua opinione sullo stilista Gianni Versace, di cui ricorreva il 20° anniversario della morte proprio quel giorno. Un’opinione così greve, che a riproporla a degli scaricatori di porto atei, questi si mettono a farsi il segno della croce per due ore!

Quest’anno, mi ero ripromesso che stavolta non mi sarei fermato a mezza frase, che sarei andato fino in fondo. Tanto deciso da prepararmi anche su facebook con un ashtag #Imcoming… Avevo anche letto – a spezzoni per farmi coraggio – un interessante libro a riguardo, scritto da Giovanni e Paola Dall’Orto, intitolato “Mamma, papà: devo dirvi una cosa!” Sinceramente un ottimo libro per un adolescente, ma non certo per me che mi avvicino ormai ai 40 anni e che ormai “ho perso il treno”!

Infatti, questa volta, lo scorso settembre, a casa dei miei, in un’altra discussione più ampia, mia mamma – principale destinataria del mio coming out – si è rivelata essere meno aperta di mentalità rispetto a quanto ho sempre pensato, e si è espressa in maniera molto negativa sul tema dell’omosessualità…

All’inizio del bellissimo video che vi ho proposto, alla prima schermata la scritta recita “Molte persone omosessuali non si dichiarano ai genitori pensando che preferirebbero non saperlo” … … … ecco qui: parlando di scelte politiche siamo finiti a parlare della Cirinnà che avrebbe fatto “quel pasticcio” per interesse, al chè ho risposto che la Cirinnà non è lesbica, e mia mamma ha detto testualmente che “va bene, ma quando delle persone hanno quella cosa lì, devono tenersela e a casa loro e basta, invece di rompere le scatole per strada alle persone normali! Se uno ha questa cosa di essere gay, io non lo voglio sapere!“… …ed in quel momento, quelle parole pesanti come macigni piombati sulla pancia, mi hanno spento.
Se sa o se sospetta, non lo saprò mai, e lei non vuole sapere se ha ragione in un verso o in un altro.

No. #ImNOTcoming…
Avrei voluto davvero finire questo post scrivendo l’esatto opposto. Scrivendo di come mia mamma si fosse alzata dalla sedia per venirmi incontro ed abbracciarmi, e di come quell’abbraccio mi avesse sollevato di tutte le lacrime e le pene passate negli anni passati.
Invece no.
Invece di togliermi un fardello di dosso, sono poi tornato a casa mia, nella mia Reggio Emilia, con la consapevolezza di lasciare in Calabria non più una famiglia, ma un gruppo di estranei consanguinei.

In questa ricorrenza che dovrebbe essere di festa, e che per me – purtroppo, e come per molti altri come me – non lo sarà, auguro a tutti i ragazzi e ragazze la fuori, di avere più fortuna di me, soprattutto con le proprie famiglie.

Con tutto il cuore.

IMG_0097 - Copia

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2

Lo ammetto… non ho saputo resistere al richiamo della famiglia Portokalos.
Ma per motivi personali e organizzativi, ho aspettato un po’ a fare la recensione di questo film…

locandina_il_mio_grosso_grasso_matrimonio_greco_2

Nello scorso film, abbiamo lasciato Toula Portokalos/Nia Vardalos e Ian Miller/John Corbett, mentre accompagnavano la loro figlioletta verso la scuola greca, passando davanti la casa di famiglia, con i nonni e gli zii che salutavano… …quella bambina, Paris/Elena Kampouris ha adesso 17 anni e sta passando quella stessa fase che sua madre passava nel primo film. Ha una cotta per un ragazzo, sogna di andare in un’università piuttosto lontana, non sopporta a pressione di una famiglia così coesa ed invadente.
Mentre Toula cade nel ruolo della tipica madre mediterranea e apprensiva, facendo suoi gli errori (e le battute) dei suoi genitori, Ian cerca di riavvicinare madre e figlia. Insieme, i due coniugi cercano anche di ritrovare la passione di un tempo, ormai sopita, ma i guai – e le tresche – collaterali della famiglia Portokalos, sono dietro l’angolo!
Infatti, il buon vecchio Gus/Michael Constantine, cercando delle prove della sua diretta discendenza da Alessandro Magno, trova una pecca nel suo certificato di nozze… Maria/Lainie Kazan la prenderà in parte bene, in parte no. Ogni cosa andrà inaspettatamente al suo posto, per tutti.

La regia di questo sequel è diversa dal precedente ed il ritmo infatti ne risente. Anche la colonna sonora è un po’ più “aggiornata”. Ci sono tutti i personaggi del primo film, dallo zio Taki/Gerry Mendicino, ai cugini Nikki/Gia Carides, e il fratello di quest’ultima, Angelo/Joey Fatone – anche se il marito di Atena non l’ho manco notato – e a sottolineare la natura commerciale del film (come ogni sequel che si rispetti), la rigidità dei personaggi è un po’ più allentata. Ma non troppo! Nel primo film, non mi sarei mai aspettato di sentire i consigli di zia Voula/Andrea Martin su come ravvivare il rapporto di Toula e Ian! (Giusto per dirne una, ma lo vedete in parte anche nel trailer!)
La nonnina – cara vecchia Yia-yia/Bess Meisler – è ancora viva e vegeta e stupirà più che mai. Anche la vicina rompicoglioni è viva e vegeta… e più stronza che mai! Una cosa che c’è l’avevo immaginata… peccato aver sbagliato il personaggio…

Ma il punto che più mi ha colpito, è stata la reazione ad una cosa che avevo intuito… un personaggio verrà allo scoperto e la reazione della famiglia mi ha colpito moltissimo.
Un po’ come un pugno nello stomaco perché davvero vorrei vivere io stesso quella reazione. Non dico di più, per non far troppo spoiler, ma dovevo dirlo.

Assolutamente da vedere!

17 maggio 2015, un “tradizionale” giorno di festa (mancato) – Desperate Housebachelor #11

Qualche giorno fa era il 17 maggio e dal 2007, l’Unione Europea ci ricorda in tutto il continente quel 17 maggio 1990 in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità depennò l’omosessualità dalla lista dei disordini mentali riconoscendola universalmente come una caratteristica della personalità umana. Non siamo malati, siamo fatti proprio così!

Tuttavia, in alcuni Paesi, questa caratteristica vuole essere corretta, anzi, punita dal legislatore: in 86 Paesi rischio la galera (se mi va bene!) ed in 7, addirittura la pena di morte!!!

imrs

Tuttavia, in altri Paesi, questa caratteristica viene osteggiata in ogni modo, e anche in Paesi per definizione “civili” – in questa categoria di Paesi ci sarebbe anche la nostra tanto bella quanto vituperata Italiagruppi di persone combattono infatti contro le persone che hanno questa caratteristica, e non si rendono conto di quanto antistoriche, inutili, e stupide, siano!

Me la prendo con chi “all’ombra della Croce” (o peggio, all’ombra di un “italico simbolo” che la Storia ha infine condannato nel 1945), ci addita come nemici da annientare, dimenticando quel che il figlio di Dio disse essere il maggiore ed il più importante dei comandamenti: ama il prossimo tuo come te stesso!

In quella stessa ombra si nascondono in tanti, per ignoranza, per moda, oppure – e questo è quello che più mi fa arrabbiare – per convenienza! (E su questi individui ne ho sempre sottolineato peste e corna, e non me ne dilungherò in questa sede.) Mi chiedo se siano consapevoli dei danni che arrecano non solo agli individui, ma all’intero Paese!

Chi è informato sa che nei Paesi che se la cavano meglio del nostro, le persone omosessuali non hanno niente (o quasi) da temere passeggiando per strada tenendosi per mano, o quando al Comune intendono contrarre l’istituto giuridico del matrimonio (perché per lo Stato questo è! Per la Chiesa un sacramento, ma non per lo Stato che – almeno per definizione – è laico!), e in tante altre situazioni che ora non mi va qui di elencarle tutte perché sono alquanto banali per chi omosessuale non è. Anche questo concorre a rafforzare la coesione sociale e di conseguenza, la risoluzione dei problemi collettivi. Porcamiseria, un conflitto sociale in meno! E invece qui, in questo Paese no!

Abbiamo una pessima Legge – anzi, un testo normativo licenziato solo da un ramo del Parlamento nazionale – contro l’omofobia che esonera dal rispetto della Legge stessa principalmente i pricipali omofobi per definizione! Ed è ferma in una commissione parlamentare dall’autunno del 2013. Abbiamo un Presidente del Consiglio nonché segretario politico del principale partito della maggioranza, che annuncia varie volte un provvedimento per metterci al passo con il resto dell’Unione Europea sul fronte dei diritti civili, e rimanda sempre, l’ultimo esempio il DdL Cirinnà che non prevede il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma le “unioni civili” che sono ormai uno strumento giuridico obsoleto, e non solo non concede la possibilità di adottare, ma non concede nemmeno la possibilità di adottare il figlio del/la partner, la cosiddetta “stepchild adoption” consentita in altri Paesi quale ad esempio la Germania.

A partire dalla Danimarca nel lontano 1989, e poi Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo, Islanda, Lussemburgo, Francia, Finlandia, Austria, Germania, Slovenia (si, quel piccolo Paese fuoriuscito dalla Jugoslavia nel 1992 e che confina con il Friuli), Islanda (che non fa nemmeno parte dell’Unione Europea!), Estonia (un’ex occupazione sovietica!), il Regno Unito (un Primo Ministro laburista ha fatto le “unioni civili” ma un Primo Ministro conservatore ha fatto il matrimonio! Un conservatore che ai suoi detrattori che lo accusavano dicendo che così indeboliva l’istituto del matrimonio replicò sottolineando che faceva tutto questo invece per rafforzarlo questo benedetto istituto!!!) e non ricordo quale altro Paese ancora, ma tutti sulla scia del riconoscimento giuridico di un legame affettivo uguale ne più ne meno a quello riconosciuto tra un uomo e una donna! Pochi giorni fa, il Primo Ministro del Lussemburgo (un democristiano!!!) ha sposato il proprio compagno!

6171299

(A destra il Primo Ministro del Lussemburgo e a sinistra suo marito, all’entrata del municipio della capitale)

E noi invece siamo ancora al medioevo se non ancora più indietro. Siamo il Paese degli antichi romani infatti, quelli che dicevano “dividi et impera”… cioè “dividi i tuoi nemici e li vincerai e comanderai su di loro”! La coesione civile della società italiana è molto “fluida e frammentata” perché nonostante siamo uniti da 154 anni, abbiamo ancora un troppo forte legame con il più vicino campanile, abbiamo leghisti settentrionali che additano ed inveiscono contro i nemici del momento nel più becero populismo, e “meridionalisti” meridionali che additano scrivendo peste e corna di Garibaldi e Mazzini e che quasi quasi vorrebbero rimettere un trono a Napoli su cui far sedere gli eredi dei Borbone-Due Sicilie! Abbiamo progressisti laici, e moderati cattolici. Abbiamo gente di sinistra che non ha letto Marx e che dei lavoratori se ne sbatte (quella che Oriana Fallaci definiva la “sinistra al caviale”) e gente di destra che è ben lungi dall’essere di una destra europea liberale e rispettosa della laicità dello Stato ma anzi orgogliosamente parte di un carrozzone becero, antistorico, che si rifà al fascismo. Abbiamo invidie e faide di ogni sorta in questo Paese, potevamo non essere tirati in ballo noi altri?

Veniamo accusati di minare la famiglia “tradizionale” quando invece, vorremmo semplicemente che venga riconosciuta la nostra (per chi ha avuto la fortuna, e soprattutto l’amore, la costanza, ed il coraggio, di formarsene una)!

Che poi diciamocelo: che cos’è la famiglia tradizionale? Quella della pubblicità delle merendine e dei biscotti della colazione e degli alimentari di una nota multinazionale parmigiana? Quella in cui sono tutti bellissimi e freschissimi dopo 8 ore di sonno o dopo una lunga giornata di lavoro? Quella i cui bambini si svegliano pettinati di tutto punto e col pigiamino che sembra appena stirato e indossato? Quella i cui bambini giocano su una casetta di legno su un albero ed il più piccino chiede aiuto ad un mugnaio/fornaio/pasticcere/ex-giustiziere-spadaccino che parla alla gallina? Allora mettiamo i puntini sulle “i”: quel tipo di famiglia non esiste, e se non ve ne siete accorti mi chiedo su quale pianeta vivete!

La vera famiglia tradizionale è quella che cambia abitudini col tempo, è quella in cui almeno una volta è capitato di scordare il bimbo all’asilo, è quella in cui marito e moglie non sono d’accordo sulle cose da comprare al supermercato il sabato pomeriggio e discutono per le corsie, è quella in cui ci si dimentica sempre una cosa da mettere in lavatrice prima di farla partire, è quella in cui i suoceri sono benvenuti in casa solo se la visita dura meno di 3 ore o se badano alla prole quando i coniugi sono al lavoro o vanno da soli al cinema, è quella in cui anche gli esponenti di secondo e terzo grado e acquisiti, si impicciano degli affari di tutti!

Secondo l’ultimo censimento ISTAT, io sono una “famiglia mononucleare”. Che è come dire che non sono single ma che sono sposato morganaticamente con l’aria di casa mia.

Ogni famiglia, qualsiasi sia la formazione, è tradizionale, perché tradizionale è l’amore ed il sentimento che li lega. La mia famiglia tradizionale quindi conta un sacco di componenti e proprio oggi, tre di questi sono venuti a trovarmi. E ad impicciarsi degli affari miei!

Avvisato del loro arrivo sabato sera, mi hanno tolto il sonno… in fretta e furia ho messo i dvd di film palesemente gay e il calendario dei bei manzi iberici in costume da bagno, nella valigia grande dentro l’armadio (che c’è? Mica sono di legno!), aspettavo il loro arrivo per l’ora di pranzo. E invece sono arrivati poco dopo le 7 del mattino! (Giusto due ore dopo che ero riuscito finalmente a prendere sonno!)

Nella mia ultima domenica libera dal lavoro, non solo non ho potuto godermi una bella ronfata fino a metà mattina, ma anzi ho accompagnato mio cugino S., sua moglie N,. e la cognata C. a vedere la città ed alcune mostre del circuito OFF di Fotografia Europea, che è stata inaugurata proprio questo week-end. Ed è proprio per questo che hanno anticipato il loro viaggio per venirmi a trovare e per visitare alcune mostre… le altre (quelle a pagamento) hanno promesso di venire a vederle insieme ad altri due cugini (L. – sorella di S. – e relativo marito) ed annessi marmocchi (fortunatamente sono solo due)!

E tra una mostra e l’altra, le solite chiacchiere sono partite dal funerale di zio S. in cui quella branca della famiglia non mi riconosceva, passando per l’atelier di via due gobbi e le domande su quando mi comprerò una casa, successivamente a pranzo al ristorante abbiamo parlato sulle mie frequentazioni e su quando presenterò loro una donna con cui mettere su famiglia. Passati poi per altre due mostre abbiamo toccato anche altri argomenti spinosi che vi sto a risparmiare e che riconducevano comunque agli argomenti dibattuti prima. E questo copione è durato fino alle 18 passate quando sono ripartiti per la volta della Lombardia.

Poco prima della loro partenza è calata la maschera. Non interessava una beata ceppa della fotografia, erano venuti con quel pretesto per capire “cosa avessi”, in quanto, ad osservazione di C., il mio comportamento al sopra citato funerale era alquanto anormale anche per un parente che non stava molto in contatto: sono stato freddo, distaccato, ho fatto parlare molto i figli e la vedova dello zio appena defunto, ho elargito “sentitissime condoglianze” solo a loro e non anche ai fratelli e sorelle della vedova (ma perché???), ma soprattutto, a funerale finito, sono andato ad abbracciare F. che era quella che ha pianto più di tutti. Un abbraccio “di una persona che ha tanto da dare ma che non sa dimostrare”. Ma dimostrare cosa???

Quindi la mia famiglia ha colto la mia ultima domenica libera di primavera per potermi fare psicanalizzare da C. (che è una parente acquisita, ed è una psicoterapeuta) perché – parole loro – c’è qualcosa che non va in me. Di carattere sono sempre stato simile ai parenti materni e di colpo loro non mi riconoscevano perché “asettico e distaccato” come i miei parenti paterni (nei confronti loro, e delle occasioni puramente formali!)!!

Avevo pensato anch’io che col tempo sono diventato un po’ più cinico e freddo, e allontanavo quei pensieri perché non voglio assomigliare caratterialmente a mio padre. (Condividiamo la testardaggine, questa caratteristica basta e avanza!)

Preparatevi le aspirine!

Il nodo gordiano è il seguente: l’osservazione che ha scatenato il caos è partita dalla mente di C. che l’ha detto a sua sorella N. che l’ha detto a suo marito/mio cugino S. che a sua volta l’ha detto a sua madre/mia zia P. che a sua volta l’ha detto a sua sorella/mia madre G. che si è preoccupata tanto da parlarne con C. (la sorella della moglie di mio cugino S. che domenica mattina è venuto a Reggio Emilia con la suddetta moglie e la suddetta cognata per… si vabbè avete capito!) che ha messo a punto questa “spedizione psicoanalitica”!

Nel silenzio più assoluto, tutti si fanno i fatti di tutti: più tradizionale di così, la mia famiglia non poteva essere!

Manca qualcosa?

Ah già. C. ha intuito che io nascondo qualcosa, ma pensa sia un trauma sentimentale, una storia d’amore tenuta segreta e finita per volontà della donzella per cui mi si è sfrantumato il cuore che ormai batte solo per lei…

Beh, c’ha azzeccato il 50 %, è stata brava.

Quello che non ha azzeccato è che io ho si tenuto una storia d’amore segreta, ma la tengo segreta per non far star male loro che non sapevano, non sanno, non possono immaginare, tutto quello che in realtà è successo e che ho omesso con successo per tanti anni.

Ed il mio essere freddo deriva ormai dalla convinzione – sempre più salda – che ormai per me, le vie dell’amore sono finite. Fi-ni-te! L’ultima storia risale a 4 anni fa, e gli strascichi non fanno male solo perché ho trasformato le “cicatrici” in “tatuaggi”, per ricordare ad imperitura memoria che io in amore non ho fortuna.

Motivo ultimo per cui in famiglia, non mi sono ancora dichiarato.

In questo ammetto di non essere molto tradizionale: in famiglia mi faccio i fatti miei!

(Ci pensa mia mamma a stordirmi con i fatti degli altri nella telefonata del week-end!)

(La “tradizionale” telefonata del week-end!)