Stregata dalla Luna

stregata_dalla_luna_locandinaQuesta volta scrivo del primo film che abbia mai visto in lingua originale. Un (ormai) classico del (lontano) 1987, vincitore di tre premi Oscar: Cher come Migliore attrice protagonista, Olympia Dukakis come Migliore attrice non protagonista, e John Patrick Shanley per la Migliore sceneggiatura.

Loretta Castorini/Cher è una vedova 37enne, figlia unica di una coppia di italoamericani di seconda generazione, che vive la sua vita quotidiana da ragioniera con una certa rassegnazione, fino a quando un uomo che lei frequenta, Johnny Cammareri/Danny Aiello, le chiede di sposarlo e lei accetta (non senza fare un po’ di storie). Prima del matrimonio però, lui deve partire per la Sicilia per andare al capezzale della madre moribonda, e chiede a Loretta di contattare suo fratello Ronnie/Nicolas Cage con cui non corre buon sangue da cinque anni. Lui parte, e lei comunica alla famiglia la notizia: la madre Rose/Olimpia Dukakis non appare molto convinta, tormentata nel frattempo dal sentore di una relazione extraconiugale del marito, ed il padre, Cosmo/Vincent Gardenia, non approva il matrimonio e si rifiuta anche di pagare per il matrimonio. L’unico che non si esprime sul matrimonio ma che cercherà poi di far ragionare Cosmo, è il nonno di Loretta.
La vita prosegue e la notizia raggiunge lo zio materno di Loretta, Raymond Capomaggi/Louis Guss e sua moglie Rita/Julie Bovasso, e proprio quest’ultimo, davanti alla tavolata imbandita, enuncia di vecchi ricordi sul fidanzamento di sua sorella Rose con Cosmo, e l’aneddoto che poi è una scena ricorrente durante il film: una luna incantevole, che ispira all’amore.
Loretta si da da fare per il matrimonio e come promesso al suo fidanzato, va a trovare il fratello di quest’ultimo. Ronnie non prende bene la notizia e svela il motivo in maniera molto teatrale: cinque anni prima, suo fratello Johnny era andato a trovarlo in negozio per complimentarsi per il fidanzamento del fratello e per distrazione, poggiando una mano su una’affettatrice, si mozzò le dita, e da allora, vive con una mano artificiale e lavora nel sotterraneo infornando e sfornando il pane.
La discussione fra Loretta e Ronnie prosegue nell’appartamento di quest’ultimo e finite le parole, passano “ai fatti”. Conscia dell’errore commesso andando a letto con Ronnie, Loretta scappa ma Ronnie le fa promettere che tutto rimarrà solo un ricordo se lei andrà quella sera al Metropolitan Theather a vedere “La Bohème” di Puccini.

Loretta, dopo essersi confessata dal prete che la invita a mettere giudizio nella sua vita, riprende a lavorare come se niente fosse, ma sa già che non è così, e dopo una prima tappa di lavoro (ritirare l’incasso degli zii da versare poi in banca), entra dalla parruchiera a darsi una sistemata (la parrucchiera, a vederla esclama “erano anni che sognavo una cliente così”, e ho detto tutto!), e poi a comprare vestiti e scarpe.
Rientra a casa, e sola, beve un bicchiere di vino davanti al caminetto acceso mirando i suoi ultimi acquisti (e le pubbicità di Zalando mute!) e si prepara per la serata.
Mentre lei e Ronnie – meravigliato dalla trasformazione di Loretta – assistono alla rappresentazione, la madre di Loretta va a mangiare da sola, tormentata dal dubbio e dalla gelosia, quando al tavolo accanto al suo, un professore di mezza età viene scaricato dall’ennesima studentessa. Fra Rose ed il professore si instaura un dialogo, lei vuole sapere cosa spinge gli uomini a cercare altre donne, lui tenta una risposta e la corteggia ma viene cortesemente respinto. A teatro, intanto, nell’intervallo, Ronnie incrocia il padre di Loretta (ancora non lo conosce) e Loretta incrocia l’amante di suo padre (lei non la conosce), alla fine della rappresentazione i quattro si incrociano e dopo uno scambio di battute, ognuno riprende la propria strada.
Loretta accompagna Ronnie a casa, e dopo un breve dialogo sull’amore lei accetta finalmente i suoi sentimenti e passa la notte con lui. Nel frattempo Rose, tornata a casa riceve la visita di Johnny, tornato trafelato dalla Sicilia per comunicare una novità importante a Loretta, ma dopo aver dato la risposta che Rose aspettava alla sua domanda (“perché gli uomini tradiscono?”) se ne va, con l’intenzione di ripassare la mattina dopo.

La mattina dopo, Loretta torna a casa innamorata e trasognante, e trova sua madre in cucina a dirle che Johnny è tornato e che sarebbe ripassato in mattinata, e rimproverandola per un vistoso succhiotto sul collo! Intanto anche gli altri componenti della famiglia raggiungono la cucina:

  • papà Cosmo che dopo essere stato affrontato con determinazione da sua moglie con un breve scambio di battute, decide di lasciare l’amante, ribadendo (per la prima volta nel film) quanto lui amasse ancora sua moglie,
  • il nonno che per quasi tutto il film, non faceva altro che andare a spasso coi cani o a funerali, darà una lezione al figlio su come si sta al mondo (no, non lo pesta col giornale, gli fa una ramanzina),
  • Ronnie che non riusciva a stare lontano da Loretta,
  • gli zii Raimond e Rita che erano passati in banca e non sapevano che fine avessero fatto gli incassi che Loretta doveva versare il giorno prima (che invece si era pure dimenticata di passare dalla banca)
  • ed infine arriva Johnny.

Anche se il film è vecchio, ho già spoilerato abbastanza, e le carte in tavola, rispetto all’inizio del film cambiano radicalmente per il meglio e si arriva al finale con un sonoro brindisi, tutti felici e contenti.


Ottimo cast, e gli Oscar l’hanno dimostrato, carine la colonna sonora e la trama, ma lo devo dire: il film è pieno zeppo di stereotipi sugli italiani! (Ogni italiano che parlava gesticolava in maniera esagerata! Loretta che si confessa subito dopo aver fatto sesso con quello che dovrebbe diventare suo cognato, ma avanti! Gli italiani, tutti appassionati di opera?! La cucina di 50 metri quadri?! La scena con la madre moribonda, poi!! Per non parlare della scena in aereoporto: ma quali italiani – o presunti tali – all’estero si vestivano così nel 1987??!!) La regia e la sceneggiatura, in America sono stati ampiamente apprezzati per questo, per aver venduto il classico stereotipo degli italiani. Non è quindi un caso che in America sia risultato il film con maggiore incassi della stagione.  Forse non è un caso che non abbia partecipato al Festival cinematografico di Venezia, tuttavia, in Italia, Cher ha vinto un David di Donatello come Migliore attrice straniera.

Nonostante siano passati più di 30 anni, rimane una delle commedie più gradevoli degli anni ’80, da vedere sul divano con tanto di popcorn e bibite.

Suffragette

suffragetteUn film molto semplice ma fatto molto bene sulla storia delle attiviste inglesi che si batterono anche al costo della loro vita per il diritto di voto alle donne.

Nel 1912, nell’East Ends, sobborgo di Londra, la giovane Maud Watts/Carey Mulligan lavora come lavandaia sotto gli abusi del suo datore di lavoro, fin dall’età di 7 anni, ha un figlio – George – ed è sposata con Sonny Watts/Ben Whishaw. La vita trascorre grigia e monotona quando durante una consegna, la giovane Maud viene a contatto con le suffragette in una manifestazione, e conosce la farmacista Edith Ellyn/Helena Bonham Carter, che nel retrobottega della farmacia sua e di suo marito ospita una base operativa delle suffragette.
Entrata nel mondo dell’attivismo politico, Maud viene a contatto con figure storiche come quella di Emmeline Pankhurst/Meryl Streep e con Alice Haughton/Romola Garai, quest’ultima convince le donne della lavanderia a testimoniare la loro condizione in parlamento, e sarà proprio Maud a tenere un discorso a David Lloyd George sulle loro condizioni di vita, e di conseguenza, sull’importanza del diritto di voto alle donne. Dopo un’iniziale fiducia, passano un paio di mesi, e le aspettative delle donne vengono tradite dal dibattito parlamentare. Immediatamente dopo quest’annuncio, la loro manifestazione spontanea viene repressa violentemente dalla polizia davanti al Parlamento, ed in questa occasione Maud viene arrestata e lasciata in galera per una settimana. Qui conoscerà Emily Davison/Natalie Press, e conoscerà un nuovo livello di lotta davanti alla quale, le sue convinzioni tentenneranno. Uscita di galera, la sua situazione familiare peggiorerà e il momento peggiore sarà quando il marito Sonny da in adozione il piccolo George ad una coppia benestante.

Si susseguono le varie azioni clandestine delle suffragette, Maud partecipa sempre più convinta alle azioni della sua causa.

A L L E R T A   S P O I L E R

Dopo varie azioni e peripezie, Maud ed Emily si recano per un’azione dimostrativa di grande impatto alla corsa ippica di Epsom, con l’obbiettivo di bardare il cavallo di Re Giorgio V con i colori del movimento di cui fanno parte, con il signor Taylor – funzionario della polizia metropolitana – sempre alle calcagna, Emily entra nella pista dei cavalli mentre la corsa è in pieno svolgimento e viene travolta proprio dal cavallo del Re.

Maud, sconvolta lascia l’ippodromo per recarsi nella lavanderia dove lavorava per prelevare la ragazza che aveva preso il suo posto e sottrarla agli abusi del padrone e la porta a prendere servizio dalla borghese Alice Haughton. Dopo qualche giorno, Maud venuta a sapere della tragica fine di Emily, prenderà parte al suo funerale, che porterà la questione del suffragio femminile davanti agli occhi del mondo.

F I N E   A L L E R T A   S P O I L E R 

Poco prima dei titoli di coda, veniamo a sapere come e quando nel Regno Unito venne concesso il diritto di voto alle donne. E quando venne concesso lo stesso diritto in altri Paesi del mondo.

La regista Sarah Gavron ha diretto molto bene un ottimo cast e ha saputo – insieme al cast – illustrare la storia del movimento politico per il suffragio femminile con serietà e schiettezza. Triste sapere che la storia di questo movimento non viene  affatto insegnato come merita nelle scuole del nostro Paese (soprattutto in un periodo oscuro per la nostra vita civile, come questo), dove figure storiche come Emmeline Pankhurst ed Emily Davison sono ignorate dagli studenti italiani!
La colonna sonora è molto azzeccata, Alexandre Desplat sa fare bene il suo lavoro, come ha già dimostrato con le colonne sonore di “The Queen”, “Il discorso del Re” e “The Danish girl”.

Buona visione!

Pupazzi senza gloria

pupazzi-senza-gloria-locandina-v.m.14Erano quasi vent’anni che non si vedeva un film di pupazzi – se non della famiglia Muppets, a loro correlati per stile – sul grande schermo – a memoria, l’ultimo fu “I Muppets venuti dallo spazio” – ma soprattutto, questo film era rivolto sicuramente a quei ragazzi o bambini che nel frattempo sono cresciuti. Pieno di situazioni scorrette, un po’ di violenza, battute sessiste, e sesso, questo film è stato classificato vietato ai minori di 14 anni.

In una Los Angeles in cui umani e pupazzi convivono ma non alla pari (i pupazzi sono emarginati, discriminati, trattati dagli esseri umani come inferiori, richiamando quindi il razzismo) Phil Philips, pupazzo blu, ex agente di polizia e investigatore privato, riceve un ingaggio da Sandra White, una pupazza di bell’aspetto segretamente ninfomane, in quanto ricattata e mettendosi sulle tracce del ricattatore, si reca in un sex shop dove, mentre indaga nel retrobottega, assordato da un film porno a tutto volume (non si vede nulla, tranne un uomo per lo più vestito e legato ed una cagna-pupazzo che lo maltratta con un frustino), una figura nera e incappucciata commette una strage uccidendo tutti i pupazzi presenti sul posto. Quando arriva la detective Connie Edwards/Melissa McCarthy, ex compagna di lavoro di Phil, viene fuori che la strage non è una rapina finita male, ma qualcos’altro ed è a questo punto che il Tenente Banning decide di assumere Phil come consulente e farlo lavorare con Connie per risolvere il caso, ma la scia di “pupazzicidi” è appena iniziata, e ben presto interverrà anche l’FBI con l’agente Campbell/Joel McHale a complicare le cose. Ma ben presto (molto presto) si scoprirà una pista da percorrere e comincia una lotta contro il tempo.

Il regista Brian Henson, figlio del defunto creatore dei Muppets, e continuatore di questo genere, ha diretto un film molto veloce nello sviluppo della trama, e a differenza di altri film Muppet, non ci sono canzoncine ogni quarto d’ora.
La trama scritta e sceneggiata da Todd Berger è simile a quelle di altri classici del giallo forse (ho risolto il mistero poco dopo aver scoperto il motivo per cui Phil era stato buttato fuori dalla polizia)(facile come un episodio della “signora in giallo”), ma l’ironia tagliente lo rende comunque un prodotto molto originale e intelligente.

Melissa McCarthy si conferma brava, anche se un po’ confinata nello stereotipo della donna che si è un po’ lasciata andare. Bravo anche il resto del cast umano, fra tutti Maya Rudolph (nella parte di Bubbles, la segretaria di Phil), vecchio nome del cast di Sathurday Night Live e già vista in “Idiocracy” in cui il suo talento comico, va oltre le espressioni facciali viste nel trailer.
Divertimento a tratti demenziale, ma risate garantite!

Buona visione!

Un figlio all’improvviso

un_figlio_allimprovvisoEd ecco sui grandi schermi l’adattamento di una piece teatrale di Sébastien Thiéry coprotagonista insieme ad altri due grandi attori francesi, Christian Clavier e Catherine Frot (che, chi mi segue ormai lo sa, è diventata una delle mie attrici preferite)!

 

La trama del film si dipana velocemente, mentre i coniugi Prioux fanno la spesa, compare un giovane sordo che terrorizza il povero signor Prioux per poi sparire prima dell’arrivo della moglie, e in serata ricompare a casa Prioux dichiarandosi figlio dei signori Prioux e con una vecchia foto dei due coniugi – una lontana vacanza giovanile – con scritto dietro “mamma e papà”. I due coniugi rimangono sconvolti all’inizio e mentre lui si arrovela in ragionamenti scettici, lei si affeziona subito al giovane sordo, gli presta l’auto del marito, e poi chiede al marito resoconto delle sue scappatelle (scena davvero comica) ma il mistero rimane: come fa il giovane Patrik ad essere figlio di quei due?
Il giovane torna con la sua fidanzata, che si scopre esse cieca con tanto di cane guida) e incinta!
La soluzione a questo enigma arriva poco prima che si rompano le acque, e tutto sommato il lieto fine riserva ancora un paio di risate.

Il cinema francese ha sfornato una commedia con un ritmo più veloce del solito, probabilmente perché adattamento di un’opera teatrale. Risultato non eccezionale ma molto apprezzabile, colonna sonora minima e poco influente, di quelle che si dimenticano non appena si esce dalla sala cinematografica, ma la bravura degli attori è indiscutibile, e vale ogni centesimo del prezzo del biglietto.

Un ultima cosa… a me quello pare un pastore belga, e non tedesco! 😉

Buona visione!! 

Mamma mia! – Ci risiamo!

Dopo 10 anni, ecco uno dei migliori sequel/prequel che le sale cinematografiche hanno da offrirci in questa stagione.

MM2_INTL_JETTY_DGTL_1_SHT_ITA.inddA distanza di alcuni anni, Sophie/Amanda Seyfried è ancora sull’isola di Kalokairi per riaprire l’albergo – ex pensione o bed&breakfast” – di sua madre, morta non si sa come l’anno prima. Con lei, c’è uno dei suoi tre padri, Sam/Pierce Brosnan, l’hotel “Bella Donna” riaprirà a breve, ma ci sono già i primi imprevisti: gli altri due padri di Sophie, Harry/Colin Firth e Bill/Stellan Skarsgård non riusciranno ad esserci; Sky/Dominic Cooper si trova a New York per un apprendistato in direzione d’albergo e pare accettare la proposta di un lavoro a tempo indeterminato offertogli nella grande mela e vorrebbe anzi convincere Sophie a raggiungerlo; infine, la previsione meteorologica del signor Cienfuegos/Andy Garcia si avvera e… …non dico altro per non spoilerare. La situazione si risolve nel migliore dei modi grazie al supporto delle vecchie Dynamos, Tanya/Christine Baranski e Rosie/Julie Walters e verso la fine, arriverà a sorpresa la nonna di Sophie, Ruby Sheridan/Cher che incontrerà non solo la sua nipotina ma…

Fra una cosa e l’altra, vedremo con una serie di flashback ben intrecciati, come Donna/Meryl Streep arrivò nell’isola greca nel lontano 1979 dopo la laurea, e di come incontrò Harry, Bill, e Sam. E di come si stabilì nell’isola.
Inoltre il trailer svela la sorpresa che Sophie tiene a Sky e a conseguenza di questa che Sophie riuscirà a… …spoiler!

A L L E R T A   S P O I L E R ! ! !

Alcune osservazioni critiche:

  • la regia non è male ma sicuramente, se la direzione fosse stata affidata di nuovo a Phyllida Lloyd – regista del precedente “Mamma mia!” – è innegabile che il film sarebbe stato ancora più bello;
  • si nota la differenza della location, Skopelos è Skopelos, la Dalmazia è la Dalmazia (senza nulla togliere a nessuna delle due) e dubito che con i risultati del primo film, la produzione non potesse trovare i modi e i mezzi per girare le scene nella stessa isola, stavolta c’hanno ambientato solo la scena della chiesa;
  • Ruby Sheridan, mamma di Donna, nonna di Sophie, alias Cher, appare a mio avviso troppo tardi e poco si mescola con gli altri personaggi inoltre non appare negli spezzoni flashback (e non avrebbero nemmeno dovuto prendere nel cast un’altra attrice, a 72 anni pare che abbia finito la pubertà l’altro ieri!)(Anzi, dirò di più: ho la metà dei suoi anni e potrei sembrare suo padre!)(Non che ci voglia molto!) Tuttavia – last but not least – ha ancora una voce stupenda ed è ancora un’artista insuperabile!

F I N E   A L L E R T A   S P O I L E R ! ! !

Un consiglio che do di cuore a chi legge queste righe e a chi andrà a vedere il film è quello di stare attenti alle battute e anche qui qualche ABBA fa una piccola apparizione, quindi occhi attenti e buona visione! 😉

Chiamami col tuo nome

chiamami col tuo nome locandinaSe nel 2005, “I segreti di Brokeback Mountain” divenne – secondo i mass media – il film simbolo dell’amore gay, il 25 gennaio 2018 quel film è stato scalzato da “Chiamami col tuo nome” candidato a 4 premi Oscar e vincitore di quello per la sceneggiatura non originale.

Nel mondo di oggi, ci siamo abituati a rivolgerci ad internet per fare quelle domande che non osiamo fare a nessuno o per conoscere gente che non sapremmo dove cercare… …come ce la saremmo cavata senza questa tecnologia? Certamente le interazioni sociali per prime sarebbero molto diverse, comprese le relazioni amorose. In questo film vediamo un amore nascere e sbocciare con tutti i suoi dubbi e i suoi piccoli tormenti e le sue gioie ed i suoi momenti meravigliosi e non, in un luogo e in un tempo ormai molto molto lontano. Potrei dire “un mondo fa”.

Elio Pearlman/Timothé Chamelet è il figlio 17enne di una famiglia ebrea italo francese immersa nella cultura e nella verde campagna lombarda vicino a Crema, nella lontana estate del 1983. Ospiteranno un 24enne neolaureato e fresco di cattedra, Oliver/Armie Hammer, che sarà l’oggetto della curiosità di tutti e l’oggetto del desiderio di tutte.

Dopo un primo tempo in cui i due si sfiorano avvicinandosi e allontanandosi, la passione fra i due scoppia nuova, travolgente e totalizzante, coinvolgente, come solo i primi amori giovanili possono essere. Elio s’interrogherà a lungo senza mai dare un nome a quell’amore che lo avvicina a Oliver invece che a Marzia/Esther Garrel con cui ha le sue prime esperienze sessuali vere e proprie, così come Oliver si premura a non farlo sapere in giro.  Ma i genitori di Elio se ne accorgeranno, nel giro di poche settimane le vite dei due giovani cambieranno per sempre e al successivo Hannukkah, Elio non sarà più lo stesso.

La regia di Luca Guadagnino è magistrale, il ritmo lento (dopotutto è una produzione francese) della prima parte del film viene compensata dalla travolgente passione mostrata dai due attori protagonisti, dalla cura con cui è stata ricostruita l’atmosfera di quell’Italia del 1983 oggi ricordata con nostalgia da molti 50enni, dalla colonna sonora accurata ed azzeccata, dai costumi realistici (che anche quelli, a mio parere, valevano un Oscar!), al linguaggio adottato nei dialoghi e assolutamente realistico per il tempo in cui è ambientato: d’altronde non si fa cenno all’omosessualità e anzi, la parola “gay” viene pronunciata solo una volta in tutto il film e in un discorso che non si riferiva ai due protagonisti del film.

Inoltre, ci sono elementi nella trama del film, che possono sviluppare un sequel al film quindi continuando sulla trama del libro da cui è tratto, ma in cuor mio mi auguro che questi rumours non abbiano seguito, per non alterare le emozioni che lascia questo film, perfetto così com’è.

Mi auguro possiate vederlo (o rivederlo) presto!

Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

Cafè Society

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L’ultimo film di Woody Allen… Il protagonista è il giovane Bobby che lascia la sua famiglia ebrea a New York, per tentare di sfondare a Hollywood nel mondo del cinema, con l’aiuto di suo zio produttore. Qui conoscerà una ragazza, Vonnie, che inizialmente lo respinge, poi se ne innamorerà, poi lo respinge di nuovo perché… …e poi Bobby lascia Los Angeles, e con il bagaglio di esperienze fatte in California, aiuta il fratello maggiore – legato alla malavita newyorkese- nella gestione del club, divenendo a tutti gli effetti un membro di quella Cafè-Society degli anni ’30. Si sposa, passa il tempo, ma ad un tratto torna Vonnie nella sua vita e… Insomma, l’ennesimo film di Woody Allen in cui il protagonista, altro non è che l’ennesimo Woody-Allen-calato-in-un-altro-contesto-diverso-da-quello-del-suo-precedente-film.

Degna di nota la colonna sonora, la scelta degli attori – fra cui spicca un inconfondibile (anche se visibilmente invecchiato) Steve Carell – è stata impeccabile, molte battute sono brillanti ed inserite nei momenti e nelle circostanze giuste, e il solito finale dal retrogusto un po’ amarognolo.
Buone risate, forse la solita zuppa, ma abbastanza piacevole nel complesso.

Weekend

Nonostante il film sia vecchio di 5 anni, e nonostante quando è uscito in Italia pochi mesi fa, la CEI l’abbia violentemente “censurato”, sono riuscito a vederlo grazie al Mongay della Settimana contro l’omofobia!

locandina film weekend

O C C H I O   C H E   S P O I L E R O 

I due protagonisti, Russell/Tom Cullen (abbastanza riservato e romantico) e Glen/Chris New (apertamente dichiarato e molto più disincantato), si incontrano in un locale gay come tanti in una città inglese. Mezzi ubriachi, passano il resto della notte a casa di Russell a fare sesso. Sabato mattina cominceranno a conoscersi meglio separandosi perché Russell deve andare a lavorare in piscina (fa il bagnino), e nel pomeriggio, a fine turno, Glen va a prenderlo al lavoro e si rivedranno, conoscendosi ancora di più e portando l’un l’altro a fare delle considerazioni mai fatte prima. Glen, mentre va di nuovo via, confesserà a Russell che finito il weekend, partirà per l’Oregon per diventare un vero artista, un corso che durerà due anni, e non esclude di rimanere lì e inviterà Russell alla festa di “addio” che si terrà in un locale del centro, festa a cui Russell andrà e conoscerà gli amici di Glen.
Presto torneranno a casa di Russell, e tra confessioni intime, droghe, discussioni, e sesso, passano la notte.

È domenica mattina e Russell va a casa del suo migliore amico a festeggiare il compleanno della figlia di quest’ultimo, nonchè sua figlioccia, ma quest’ultimo capisce che Russell nasconde qualcosa e lo convince ad andare in stazione a salutare per un’ultima volta Glen. Il sentimento nato fra i due ha comunque cambiato le loro vite ed il loro modo di vedere le cose.

F I N E   D E G L I   S P O I L E R

L’idea del regista, di non far doppiare gli attori nelle altre lingue, si rivela vincente, le emozioni trasmesse risultano molto più reali ed autentiche.

La storia di un incontro, fra due sconosciuti che si trovano per caso e che scoprono di avere affinità forti nonostante le differenze di vedute, un incontro che già dall’inizio si sa che non si evolverà in una vera relazione nonostante fosse quello il più segreto fine di entrambi, è forse la storia di molti di noi!

Mi sono riconosciuto in Russell mentre ballava brillo nel locale venerdì sera, mi son riconosciuto nella maschera cinica di Glen che ferito si rifiuta di parlare del suo ex, e di nuovo in Russell che in pausa pranzo, al lavoro, ascolta i colleghi parlare di sesso etero con terminologie da camionisti grezzi, e come me, molti altri spettatori di questo film, per un motivo o un altro, anzi, in una scena piuttosto che in un’altra, hanno sicuramente provato e/o trovato qualche analogia con le loro personali esperienze.

Complimenti quindi allo sceneggiatore, al regista, e agli attori, per una storia che rispecchia molto bene le dinamiche sociali di questo tipo di incontri.

Il montaggio è ottimo e la musica non è molto invasiva! Peccato solo le polemiche montate da una certa frangia estremista, per boicottare questa piccola perla del cinema inglese. (Mai che boicottassero le volgarità di certi cine-panettoni farciti di culi e tette che il cinema nostrano dispensa ogni fine autunno!)

Non so se è già uscito il dvd o se deve uscire, ma ve lo consiglio!
Ve lo consiglio nonostante mi abbia lasciato delle perplessità, e sfiorato alcune vecchie ferite di qualche anno fa. 

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2

Lo ammetto… non ho saputo resistere al richiamo della famiglia Portokalos.
Ma per motivi personali e organizzativi, ho aspettato un po’ a fare la recensione di questo film…

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Nello scorso film, abbiamo lasciato Toula Portokalos/Nia Vardalos e Ian Miller/John Corbett, mentre accompagnavano la loro figlioletta verso la scuola greca, passando davanti la casa di famiglia, con i nonni e gli zii che salutavano… …quella bambina, Paris/Elena Kampouris ha adesso 17 anni e sta passando quella stessa fase che sua madre passava nel primo film. Ha una cotta per un ragazzo, sogna di andare in un’università piuttosto lontana, non sopporta a pressione di una famiglia così coesa ed invadente.
Mentre Toula cade nel ruolo della tipica madre mediterranea e apprensiva, facendo suoi gli errori (e le battute) dei suoi genitori, Ian cerca di riavvicinare madre e figlia. Insieme, i due coniugi cercano anche di ritrovare la passione di un tempo, ormai sopita, ma i guai – e le tresche – collaterali della famiglia Portokalos, sono dietro l’angolo!
Infatti, il buon vecchio Gus/Michael Constantine, cercando delle prove della sua diretta discendenza da Alessandro Magno, trova una pecca nel suo certificato di nozze… Maria/Lainie Kazan la prenderà in parte bene, in parte no. Ogni cosa andrà inaspettatamente al suo posto, per tutti.

La regia di questo sequel è diversa dal precedente ed il ritmo infatti ne risente. Anche la colonna sonora è un po’ più “aggiornata”. Ci sono tutti i personaggi del primo film, dallo zio Taki/Gerry Mendicino, ai cugini Nikki/Gia Carides, e il fratello di quest’ultima, Angelo/Joey Fatone – anche se il marito di Atena non l’ho manco notato – e a sottolineare la natura commerciale del film (come ogni sequel che si rispetti), la rigidità dei personaggi è un po’ più allentata. Ma non troppo! Nel primo film, non mi sarei mai aspettato di sentire i consigli di zia Voula/Andrea Martin su come ravvivare il rapporto di Toula e Ian! (Giusto per dirne una, ma lo vedete in parte anche nel trailer!)
La nonnina – cara vecchia Yia-yia/Bess Meisler – è ancora viva e vegeta e stupirà più che mai. Anche la vicina rompicoglioni è viva e vegeta… e più stronza che mai! Una cosa che c’è l’avevo immaginata… peccato aver sbagliato il personaggio…

Ma il punto che più mi ha colpito, è stata la reazione ad una cosa che avevo intuito… un personaggio verrà allo scoperto e la reazione della famiglia mi ha colpito moltissimo.
Un po’ come un pugno nello stomaco perché davvero vorrei vivere io stesso quella reazione. Non dico di più, per non far troppo spoiler, ma dovevo dirlo.

Assolutamente da vedere!