Addio Franca Valeri

Alla fine di luglio aveva compiuto 100 anni ed una decina di giorni dopo ci ha lasciato una grande attrice, sceneggiatrice, regista, autrice, interprete caratterista, artista dalla grande intelligenza, sensibilità, ed ironia Franca Valeri.

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Non sono abituato a scrivere articoli su personalità recentemente passate a miglior vita, l’ho fatto poche volte e mi è sembrato di “sciacallare” sulla notizia del momento, ma stavolta non posso fare a meno di scrivere le mie impressioni, i miei pensieri.

Franca_Valeri_2Franca Valeri era straordinaria, l’ho sempre pensato, fin da bambino quando in tv si vedeva sempre col telefono in mano, a parlare con “mammà”, come poi da ragazzino in alcuni telefilm che venivano trasmessi la domenica, mi ricordo ad esempio di una serie intitolata “Norma e Felice” (in coppia con un altro suo illustre concittadino, Gino Bramieri), e ancora in film come “Il segno di Venere“, “Gli onorevoli”, “I motorizzati”, “Il vedovo”, e in quello che era il suo capolavoro “Parigi o cara“.

Quest’ultimo ho avuto modo di vederlo quando lo hanno passato in televisione in occasione del suo centesimo compleanno. Ed è stata – per me che non avevo mai visto questo film – una sorpresa la scena del suo arrivo a Parigi…

Franca_Valeri_4Era il 1962, e nell’Italia di quel periodo, l’omosessualità era qualcosa di scandaloso e sconcio, eppure, nella scena da lei scritta ed interpretata, vi è un’accettazione semplice, naturale, con quella sua risposta, quel suo “ah, non  lo sapevo!” che se oggi potrebbe sembrare quasi banale, in realtà, per l’epoca non lo era affatto! 
In quegli anni, l’omosessualità era ancora considerata una malattia e spesso, ogni tentativo di accettazione veniva avversato e messo a tacere. Erano gli anni dello scandalo dei “balletti verdi”, del “caso Braibanti”, e poi ci fu anche l’emarginazione di Umberto Bindi dovuta appunto al suo orientamento sessuale. Giusto per citare alcuni esempi di come venisse affrontata questa tematica in quel decennio.
Franca_Valeri_3Nel film stesso, la protagonista – Delia – non è la classica prostituta immorale e dal linguaggio triviale (o presunto tale) che si vede nei film dello stesso periodo, anzi è al contrario un personaggio attento ai soldi (fa anche la strozzina: bella la battuta quando contando una mazzetta di banconote dice “non è diffidenza, è usanza!”) e piuttosto snob, molto curata nel vestirsi, con acconciature e abbinamenti camp (personaggi simili, al cinema, saranno riproposti decenni dopo. E neanche in Italia.) che l’hanno resa un’icona anche nel mondo lgbt.

Non poteva non esserlo: controcorrente “sin da giovanissima” (come lei stessa affermava in un’intervista rilasciata pochi anni fa), e lo si vede anche nel personaggio di un altro film in cui ha scritto la sceneggiatura: Cesira ne “Il segno di Venere” del 1955, in cui spavalda afferma a sua zia (interpretata da Tina Pica) che…

…non siamo più nel medioevo, che la donna c’ha lo stesso giro dell’uomo, anche in campo amoroso, perché c’ha la sua indipendenza lavorativa, almeno dalle mie parti!

Era il 1955.
Ed in quel periodo, l’opinione dominante era quella rispecchiata dalla “zia Tina Pica” per cui “il posto della donna era la casa, e la cucina.”


Cinema/Addio a Franca Valeri, la prima a creare scene comiche al telefono

Appassionata di lirica, oltre che di teatro, alcuni anni fa come anche più recentemente, in alcune interviste aveva espresso il suo pensiero sulle attuali condizioni culturali e civili del Paese e puntualmente si riversarono sui social commenti al vetriolo che dimostrarono ampiamente quanto avesse ragione!
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera due anni fa, ripercorrendo la sua vita, dichiarava inoltre quanto le mancasse il teatro, e parlò suo amore per gli animali,  e del suo rifiuto di privarsi di interessi e di cedere alla noia, e alla domanda se avesse un sogno ancora irrealizzato, rispose dicendo che ci avrebbe pensato su, e che se le fosse venuto in mente, glielo avrebbe detto al telefono!

Ma nell’ultima intervista, rilasciata ancora una volta al Corriere della Sera, lo scorso 28 giugno, un ultimo sogno da realizzare lo disse: rivedere la Bohème alla Scala. E sempre in quell’ultima intervista, rilascia altre piccole perle della sua vita, di quando alla fine di aprile 1945 andò a vedere di persona il dittatore morto, e di quello che provò in quell’istante. Di come la sua giovinezza era cominciata in ritardo a causa della guerra. Di suo padre e del momento che ricordava come il più brutto della sua vita. E fra le altre cose, una frase che è quella che mi venne in mente quando ho saputo della sua scomparsa:

«Sono anche diventata un’icona gay, anche se non ho mai capito perché. Ma sono fiera di esserlo»

La comunità lgbt italiana ha perso una delle sue icone. Una delle poche che meritavano davvero di esserlo.

Addio signora Franca.
Grazie per la sua arte.

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Il buongiorno si vede… …all’una del mattino!

Quest’oggi… cominciato, come da regola alle ore 0:00, è cominciato all’insegna della sfiga fantozziana…

…infatti in questa metafora del varo, ci sta tutta la mia giornata! Cominciata con una donna che faceva più rumore di un complesso bandistico… di notte… e della sua amica oca con la voce squillante ed irritante! E finita attendendo “in acqua” che finisca la cerimonia di questa porca giornata.

Visto il caldo che non dava tregua, avevo infaustamente deciso di dormire con le finestre aperte. Abito in un piano rialzato, con le grate, nessuna finestra allineata di fronte alla mia. Un solo difetto: le oche maleducate che dopo aver gozzovigliato a gò-gò, si mettono a vagabondare starnazzando per la via! Ed io ho il sonno moooooolto leggero!!! Sono bastati 12 secondi per svegliarmi incarognito, affacciarmi alla finestra ed osservare gentilemente alle oche, che in tale orario il loro volume di voce era alquanto poco consono alla buona creanza.
M’hanno risposto che essendo in strada, urlavano quanto più le aggradava. E mi hanno dato del ciccione. MAI dare del ciccione ad un ciccione! Ho sottolineato alla smilza che se avessero continuato avrei chiamato la polizia, e loro cercarono di far valere le loro ragioni starnazzando da oche quali esse sono.
Chiusa la finestra mollando un’imprecazione che anche Zeus s’impressionò, attaccato al mio cellulare ho mollato qualche commento al vetriolo in giro su facebook, e poi in cerca di sonno ma al culmine della sete, mi sono diretto verso il mio frigorifero.

M’è se scardinata la porta der frigo e me sò cadute a terra le uova ed una bottiglia di tequila sfrantumata sul pavimento! Mettiamola così: dopo aver bestemmiato un calendario gregoriano e mezzo, posso affermare di conoscere quale sia il più probabile odore dei peggiori bar di Caracas! Quello di casa mia!!!

Tralascio quanto accaduto al lavoro con il semplice pensiero che in questo Paese, se ti tolgono il piacere e la voglia di lavorare, significa che non c’è più nessuna speranza, e che ha ragione Franca Valeri a definire ormai l’Italia come un “Paese sgradevole”!

Tornato a casa c’ho messo un pomeriggio a rimediare ai danni delle uova e della tequila e mi accorgo poi che si è fatto tardi per fare quello che avevo in programma, e quando vado a posare lo straccio, passando davanti allo specchio del bagno, mi sono visto riflesso allo specchio e mi sono chiesto che fine ha fatto quel ragazzo pieno di speranze e progetti e sogni di un tempo. Si che vivere da soli a volte ha dei bei vantaggi, ma a volte, gli svantaggi pesano davvero tanto.

Non credo più che possa trovarmi una suocerina come Odette Toulemonde…

…nè tantomeno, come in Ally McBeal, Gloria Gaynor che mi canta “I will survive” sotto la doccia o rincorrendomi per Reggio Emilia…

…ma se proprio avessi voluto avere oggi una bella sorpresa, avrei tanto tanto tanto voluto un uomo che mi amasse, che magari, sul pianerottolo mi avesse cantato una serenata, data la giornata, l’ideale sarebbe stata un’altra canzone del repertorio di Gloria Gaynor…

…ma così non è.

Adesso meglio che esco dall’acqua e me ne vado a letto. Con la finestra chiusa ed il ventilatore acceso.

Il segno di Venere

Ecco un film particolarmente bello e complesso da descrivere…

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(Non trovando il trailer, vi presento i primi 7 minuti del film. Un piccolo assaggino per stuzzicarvi l’appetito!)

…nel cast, oltre a Franca Valeri – grande protagonista di questo film – ci troviamo grandi nomi del cinema di quel lontano 1955, come Vittorio De Sica, Tina Pica, Sophia Loren, Peppino De Filippo… che mostrano la loro bravura, forse un po’ a discapito della centralità del ruolo di Franca Valeri, che oltre ad essere la protagonista di questo film è stata anche la sceneggiatrice (insieme a Edorardo Anton, Ennio Flaiano, Dino Risi – che ne fu il regista – e con la collaborazione di Cesare Zavattini).


Innanzitutto, l’ambiente… una Roma di inizio anni ’50 frenetica e particolare come solo Roma poteva essere… in un quartiere abbastanza recente, una famiglia composta da:
Cesira Colombo/Franca Valeri – una ragazza (milanese) non particolarmente bellissima (ma diciamolo, molto carina)(si vabbè, sono gay ma fossi stato etero mi sarebbe piaciuta molto una cosi!) che lavora come dattilografa, e a parte casa e lavoro non ha una vita particolarmente appagante (soprattutto in campo affettivo) e romanticamente in cerca di un principe azzurro…
Agnese Tirabassi/Sophia Loren – cugina (napoletana) di Cesira, particolarmente bella e affascinante, anche troppo in quell’Italia ancora cosi maschilista (dare manate sulle chiappe non era certo considerato una molestia come oggi…)(certo non siamo molto migliorati in quasi 60 anni…), attrae molto gli uomini e ne soffre quando questi le mancano di rispetto. Ammira Cesira e la prende come modello… vuole lavorare come lei per raggiungere una certa indipendenza e ottenere magari quel rispetto che gli uomini non le danno…
Padre di Agnese/Virgilio Riento – padre di Agnese ma non zio diretto di Cesira, un impiegato tradizionalista, da vita a certe scenette piuttosto divertenti insieme al prossimo personaggio…
zia Tina/…e chi poteva essere se non lei… Tina Pica – la zia napoletana di Cesira (figlia del fratello) e di Agnese (figlia della sorella), zitell…ehm… nubile (e ce credo!!!) si occupa del focolare e da spessore a certe scene comiche insieme al padre di Agnese.

Un giorno Cesira ammira il dottore/dirimpettaio dalla finestra che si veste per sposarsi, e quasi cade fuori dalla finestra, in seguito a questo ed in seguito ad un incontro con un’altra condomina del palazzo, fa le carte e scopre di essere nel cosiddetto periodo di Venere, un mesetto in cui – cioè – incontrerà degli uomini, quindi un periodo particolarmente fortunato in amore… cosi sembrerebbe… ed effettivamente, approfondisce la conoscenza con un collega fotografo, Mario/Peppino De Filippo, e con questo conosce Romolo/Alberto Sordi, poi per via di un incidente stradale, fa conoscenza con un vigile, Ignazio Bolognini/Raf Vallone, ed infine,  sul lavoro conosce un sedicente poeta squattrinato, Alessio Spano/Vittorio De Sica…
Beh, in seguito alla quasi caduta fuori dalla finestra, Agnese accompagnando Cesira al lavoro conosce Mario, che se ne infatua… Romolo ha rubato un “1400” che cerca di vendere a Mario, non ha interesse per Agnese ma quasi quasi se la fila con Cesira, peccato che di mezzo si siano messe le guardie… infatti lo arrestano per il furto della macchina insieme a Cesira ritenuta complice (ma scagionata poi da Alessio) e davanti a lei scoppia in lacrime all’arrivo della mamma in questura… (e scartiamo anche a Romolo!)
Ignazio, riaccompagnando a casa Cesira, incontra Agnese ed è amore a prima vista… e comincia a vedere Agnese di nascosto dalla cugina… ed entrambi, come dice la zia, “fanno il guaio!”

A L L E R T A   S P O I L E R ! ! !

Alessio è premuroso con Cesira solo per interesse, infatti la conosce un giorno giusto per sbarcare il lunario fingendosi un poeta disoccupato intenzionato a suicidarsi… ci ricava 1.000 £ (circa 13 o 14 € dell’epoca)… dopo un mese Cesira lo reincontra e lo riconosce… e dopo una cena e dopo aver capito che Alessio era “interessato”  torna a casa e scopre, Agnese e Ignazio che si baciano, che hanno avuto una tresca, e che lei è rimasta incinta…
A questo punto raggiunge Romolo, giusto prima di finire in questura, da dove esce grazie all’aiuto (per una volta sincero) di Alessio, che la riaccompagna a casa e qui conosce la signora Pina (quella delle carte) ed ecco che lui trova una migliore gallina delle uova d’oro… l’ultima delusione per Cesira… che nonostante minacciasse di andarsene via, torna invece alla sua grigia quotidianità.



Giudizio finale: Al pubblico di oggi, il film può risultare forse un po’ pesante in alcuni tratti, ma resta davvero piacevole grazie anche alle situazioni comiche principalmente interpretate insieme a Tina Pica e Virgilio Riento e da alcune scene in coppia di Alberto Sordi e Peppino De Filippo. Ottima la regia di Dino Risi, mitica Franca Valeri che comunque non resta mai in disparte nonostante la presenza forse un po’ ingombrante di Vittorio De Sica (con un personaggio ancora in odore di neorealismo e stereotipo, e Sophia Loren ingenua femme fatale. Pellicola di film Pellicola di film Pellicola di film Pellicola di film Animoticon