Hammamet

Hammamet_locandinaIl mio 2020 cinematografico si apre con il film in cui Gianni Amelio dà forma visiva alla parabola umana (tutta in discesa) di uno dei più controversi uomini politici degli ultimi anni della Prima Repubblica. Reggetevi forte.
Innanzitutto cominciamo a ribadire che un personaggio come Bettino Craxi, è ancora un personaggio molto controverso in un Paese che non sa fare i suoi conti col proprio passato, e questo film non è una ricostruzione storica, ma piuttosto un romanzo scenico, in cui il regista ha assolto il personaggio dalle sue colpe, a volte come sbagli commessi per smania di potere e a volte come capro espiatorio.

Tutto parte da un congresso – neanche l’ultimo – del Partito Socialista Italiano, in cui il protagonista, Bettino Craxi appena riconfermato segretario, viene raggiunto da un uomo con il timore di essere perseguitato. Bettino rassicura l’uomo minimizzando i suoi timori in maniera quasi seccata. Di li a pochi anni, la storia farà il suo corso, e nella scena successiva, l’uomo politico – ormai, non più uomo di potere – si ritrova stanco ed invecchiato in una casa molto lontana in un Paese straniero. Il film mostra come si può sentire un uomo che ha avuto il potere e che ha perso forse nel peggiore dei modi. La famiglia, “gli amici”, l’amante (“la partecipazione straordinaria” di Claudia Gerini!), e un visitatore accolto nonostante la sua entrata in scena poco ortodossa, quali furono – o on furono – le sue azioni, i suoi pensieri, la sua vita, fino alla fine.


Lasciatemelo scrivere in grassetto: Pierfrancesco Favino, da solo, vale il prezzo del biglietto: aldilà del trucco e delle opinioni personali dello spettatore sulla figura di Craxi, interpreta la sua parte in maniera così eccelsa da sembrare davvero il controverso segretario socialista! Voce, movenze, modo di parlare, fa quasi dimenticare che il protagonista è in realtà morto venti anni fa (il 19 gennaio)!
Personalmente, una simile impressione non ce l’avevo dai tempi di “The Iron Lady“!



La location è proprio la villa in cui Craxi ha passato gli ultimi anni della sua vita, ma alcune inesattezze storiche lasciano dubbi se oltre alla licenza narrativa ci siano anche delle scelte di natura legale: dall’epilogo del personaggio comparso all’inizio del film, e interpretato da Giuseppe Cederna (più facile ricordarlo come l’attendente Farina di “Mediterraneo”), alla famiglia in cui moglie e figlio non vengono mai chiamati per nome, la figlia Stefania diventa “Anita”, e il nipote diventa “Francesco”, per non parlare dell’amante interpretata da Claudia Gerini, e di alcune telecamere che nel periodo narrativo del film, non potevano certo essere in commercio.

Il ritmo del film è stato abbastanza lento nel primo tempo per poi avere un paio di scatti per proseguire su una trama cronologica abbastanza breve. Il taglio del film vuole essere molto introverso, ma alla fine del film – non posso nasconderlo – mi sono chiesto “ma cosa cazzo ho visto?”
La risposta: un’occasione persa. Un’occasione persa per parlare della storia di un uomo politico, per parlare di una storia con protagonista un uomo politico, insomma, un romanzo basato su un personaggio realmente vissuto. Questo è quanto.
La colonna sonora è molto curata ma diversa dal canonico stile con cui Piovani ci ha abituato.

Da vedere, soprattutto per le straordinarie capacità interpretative di Pierfrancesco Favino, ma senza aspettative.