Happy End

 

A saperlo prima, col cavolo che sarei andato a vederlo di sabato sera. E a personalissimo parere, chi ha montato il trailer andrebbe denunciato per pubblicità ingannevole!

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La trama altro non è che il ritratto della famiglia Laurent, una famiglia borghese di merda in quel di Calais.
La famiglia è così composta: il vecchio Georges/Jean-Luis Trintignant vedovo che cerca di suicidarsi in tutti i modi, anche quelli più grotteschi; i figli del vecchio sono due, Anne/Isabelle Huppert che cerca di salvare la ditta di famiglia, e suo figlio Pierre/Franz Rogowski che in cerca di se stesso, depresso, si lascia andare all’alcolismo come se aiutasse nella ricerca di un senso alla propria vita; l’altro figlio del vecchio, Thomas/Mathieu Kassovitz è un primario che accoglie in casa la figlia di primo letto, la piccola Eve/Fantine Harduin mentre diventa di nuovo padre con la seconda moglie, ed intanto ha anche una relazione extraconiugale. Eve – a differenza del cugino con tendenze autolesioniste – cerca di dare un senso alla propria vita in maniera egoista, facendo del male agli altri. Come riassunto forse è troppo limitativo ma non voglio fare spoiler.

Michael Haneke è un bravo regista forse troppo fissato con la morte: la dimostrazione è nella sua personalissima rielaborazione di “Arancia meccanica” che ha intitolato come “Funny games” (ma complimentoni per il titolo!) e come non bastasse, l’ha pure rifatto pari pari dieci anni dopo! E se errare è umano e perdonare è divino, è anche vero che perseverare è diabolico! Infatti è con la morte che i due più giovani protagonisti vengono a contatto mentre cercano, spaesati, di dare un senso alla propria vita e già dall’inizio del film!
Detto questo, non mi importa della formazione del cast, ma il suo prossimo film non andrò affatto a vederlo!

La bravura degli attori è evidenziata dalla mancanza della colonna sonora: Mathieu Kassovitz è notevolmente invecchiato dai tempi de “il favoloso mondo di Amélie” cosi come lontani sono anche i tempi di “Amen” ed il suo personaggio non è né scontato né poco credibile; quanto ad Isabelle Huppert, lei è sempre una garanzia quanto a bravura e qualità di recitazione, infatti, se in certi momenti la serietà del suo personaggio ricorda quello (più fragile) che ha interpretato ne “il condominio dei cuori infranti”, si nota la differenza dai dettagli come quando fa un discorso al compleanno del padre, o alla fine del film, con l’occhiata sbalordita ma ferma che lancia alla nipote. Di scuola e di maestria superiore, Jean-Louis Trintignant, già bravissimo ai tempi de “il sorpasso“!

Se sappiamo già che i film francesi sono lenti, la già citata mancanza di colonna sonora, lo rende ancora più lento e quasi insopportabile. Non nascondo che il crampo alla chiappa destra per il sedile scomodo, era un pensiero meno noioso.

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Il condominio dei cuori infranti

Nuovo film francese visto giusto ieri sera al cinema “al corso” di Reggio Emilia.

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I sei protagonisti del film sono:

  • un aspirante fotografo/Gustave Kervern (o meglio, recita quella parte perché si sta innamorando…)
  • l’attrice degli anni ’80/Isabelle Huppert appena trasferita perché in crisi (non rassegnata all’idea di non essere più in auge e giovane)
  • l’infermiera notturna/Valeria Bruni Tedeschi che si concede una pausa sigaretta (ed una di queste la segnerà…)
  • l’astronauta/Michael Pitt (americano) disperso… (…che fa tanto figo ma poi non è capace di…)
  • il teenager annoiato/Jules Benchetrit (con una madre talmente assente che non si vede per niente in tutto il film… …ma manco in fotografia!)
  • ed infine una signora ospitale franco-algerina/Tassadit Mandi che rispecchia in maniera molto delicata e divertente lo stereotipo della mamma mediterranea.

Questi sei personaggi (messi in ordine come da etichette del citofono in locandina) abitano in un fatiscente condominio della periferia di una città francese. I loro cuori non sono infranti da una storia d’amore finita male come la logica del titolo sembra suggerire, bensì sono infranti dalla loro stessa solitudine. Il film – dal ritmo piuttosto lentino – come il 90% dei film francesi – si sviluppa in un crescendo accomunando, anzi, “appaiando” i sei personaggi in maniera “casuale” in tre segmenti.

Nell’aria non vi è solo la solitudine di questi personaggi ma anche uno strano rumore misterioso, che sottolinea – inconsapevolmente – che quella loro solitudine è arrivata ad una svolta, se non alla fine! Solo nel finale del film, dopo una scena davvero surreale (una la vedete nel trailer, con Isabelle Huppert) , si scoprirà l’origine di quel misterioso rumore che risuona nel quartiere e che veniva descritto dai nostri personaggi come “un grido”, forse quello che il loro cuore infranto dalla solitudine avrebbe emesso se avesse potuto.

Essendo un film nuovo di pacca, non vi faccio (altri) spoiler (basta il trailer).
Tuttavia va detto, che se il titolo italiano può essere più azzeccato del titolo originale (asetticamente “Asphalte” = “asfalto”), chi ha curato il trailer italiano mostra alcune inesattezze facendo apparire il film un po’ più attraente ed irriverente di quel che in realtà sia. Unico esempio che vi posso svelare è che l’astronauta non parla il francese, è anzi il personaggio meno doppiato di tutti! Un film così toccante e sensibile, e garbatamente comicomerita comunque di essere visto, soprattutto in tempi come questi che appaiono davvero brutti.

I personaggi dell’infermiera notturna/Valeria Bruni Tedeschi e del teenager annoiato/Jules Benchetrit, fanno molta tenerezza. L’astronauta/Michael Pitt non è più il bello e dannato di Funny Games, ma sempre un bel pezzo di astronauta… un pò stereotipato, ma molto sensibile. L’aspirante fotografo/Gustave Kervern è un personaggio che si svela pian piano. La signora ospitale/Tassadit Mandi, è il personaggio forse più coinvolgente, tanto che in alcune scene molti inclinavano un po’ la testa per la tenerezza che trasmetteva. L’attrice in crisi/Isabelle Hupert è fenomenale e riconferma che la Huppert si mantiene bene, non tanto nel senso di apparire più giovane di quello che è, ma nel senso recitativo: una delle più grandi, abili, versatili attrici francesi attualmente in circolazione!

Altra “menzione d’onore” per questo film è la delicatissima colonna sonora che ben accompagna lo svolgimento delle storie, e che per alcuni spettatori e spettatrici ha contribuito a tirare giù dagli occhi un paio di lacrimoni. Che altro dire? Amanti del cinema europeo, fatevi sotto e andate a vederlo al cinema!