E anche il 2019 è alle spalle!

Un altro anno sulle montagne russe è andato.

IMG_1393

L’anno scorso ho scritto solo 9 post, di cui solo due recensioni. Tutte le altre idee sono rimaste sospese, o messe nel cassetto del poi, o accantonate, come i vari sogni infranti.
Ho realizzato poco, ma meglio che niente.

A gennaio ho subito un outing al lavoro. È stata un’esperienza orribile, e da allora, non rivolgo la parola al collega che non si è voluto fare gli affaracci suoi, a meno che non sia strettamente necessaria e comunque, solo in ambito lavorativo. Niente saluti, niente auguri, solo occhiatacce in cagnesco.

Ormai zitello inacidito, per il 14 febbraio ho pubblicato tre post, uno con ricordi sull’unico vero amore, uno con i ricordi dei stramaledetti porci… ehm, delle storie successive, ed infine un racconto ispirato dal mio stato d’animo il giorno di San Faustino.
Dalle statistiche delle visite, direi che i miei racconti sono davvero davvero penosi. Infatti penso che non ne scriverò più.

Alla fine di marzo, una zia a me molto cara, ha lasciato questa valle di lacrime. Il colpo è stato molto duro, soprattutto quando ho dovuto dare la notizia a mia mamma. Andare al funerale e trovare lì mia mamma e le altre sue sorelle… è stato un giorno surreale che non mi dimenticherò mai. Ho visto – in quella camera ardente – l’amore della famiglia e allo stesso tempo, ho notato la freddezza di alcuni gesti. Una contrapposizione che non riuscirò mai a spiegarmi. Credo che quell’evento sia stato la soglia di confine con l’età adulta vera e propria. Alla mia età, sia lei che i suoi figli, avevano già messo su famiglia, ed io invece niente. Ricordo ancora alcune delle telefonate con mia zia: alcuni momenti in cui è stata una seconda madre, le risate, le preoccupazioni, le chiacchierate lievi  e quelle non lievi.

Poco meno di un mese e mezzo, un altro lutto in famiglia, stavolta la sorella di mio padre, quella che metteva pace fra me e mio padre quando litigavamo, con cui chiacchieravo per ore e che ogni tanto raccontava aneddoti di famiglia, unica a farlo da quando la nonna non c’è più. Una volta andai a trovarla a sorpresa con un’amica di penna che era venuta a fare le vacanze da me: ci invitò a pranzo e cucinò così tanto e con piacere, tanto di quel cibo che la mia amica quasi non credeva ai suoi occhi, e aveva paura a rifiutare un’altra portata – zia era di corporatura alta – ma il bello venne alla fine del pranzo, quando mia zia chiese alla mia amica se avesse ancora fame (dopo due antipasti, due porzioni di primo, un secondo molto abbondante, due contorni, il dolce fatto da lei e un dolce semifreddo comprato al supermercato, 4 liquori diversi e infine il caffè!)!! Era abituata a cucinare molto e amava cucinare, ma non le piaceva avere persone in cucina perché la sua cucina era piccola o perché la presenza di altre persone le faceva perdere la concentrazione, ma a chiederle una ricetta, le condivideva volentieri senza omettere particolari (come facevano le altre donne della famiglia)!

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro

02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro

Sempre in quel periodo ho ricominciato a sistemare nel mio studio i libri che dal trasloco giacciono in cantina (e ad ora, in cantina ce ne sono ancora) e catalogandoli sono arrivato a dicembre a quota 325. Alcuni doppioni li ho venduti su ebay e altri li ho regalati. Alcuni me li ero quasi dimenticati e li ho riletti con piacere, altri li ho riletti lo stesso pur sapendoli a memoria (come “Miss Alabama e la casa dei sogni” o “Odette Toulemonde”) e mi hanno aiutato un po’ a svagare la mente dalle preoccupazioni e dalle tristezze.
Dei vari libri che ho letto, ne ho recensito solo uno sul mio blog, un racconto distopico che spero non si realizzi mai.

Per la fine di maggio, due cari amici si sono sposati e mi hanno invitato al loro matrimonio, e devo dire che è stato un bel matrimonio e non mi aspettavo di essere invitato. La sorpresa dell’invito, il correre a trovare delle scarpe adatte, la cerimonia al comune, il bouffet al ristorante e la successiva cena, con tanto di canti e balli. Uno dei ricordi più belli di quest’anno!
Come un altro bellissimo ricordo è stato – a tre anni di distanza – il mio viaggio all’estero, nonché in visita ad un altro caro amico.
È stato molto bello rivedere Andrea, cantare al karaoke (e cos’altro potevo cantare in un karaoke al gay village se non la mitica Gloria Gaynor… “I will survive”), ballare e bere in compagnia, come è stato bello conoscere la sua nuova città: Manchester.
IMG_1649La Whitman Gallery con le sue esposizioni temporanee e non, il Manchester Museum contenente una vasta collezione di reperti compreso un rettilario, l’Università piena di laureandi in quei giorni, il Gay Village più bello mai visto finora, il Museo della scienza e dell’industria così immenso da meravigliarmi io stesso quanto ho camminato solo li dentro pur non avendolo visto davvero tutto, la Central Library meravigliosa vista da fuori ricorda il Pantheon, la John Ryland’s Library che pare una chiesa gotica, un vero tempio del sapere, e tanto altro ancora.
E prendendo coraggio, ho cominciato a prepararmi un coming out in famiglia, un coming out che si sarebbe dovuto tenere in settembre al termine di una settimana dai miei.
Ma l’ennesima lite con mia sorella ha messo la parola fine alla questione: non solo lei è una razzista omofoba convinta, che crede a tutte le fake news in circolazione, ma ad aggiungere coltellate alle coltellate, mia mamma, che pensavo fosse più aperta di mentalità, in una discussione concernente la politica va a toccare tutti “i danni fatti dal PD”, e fra questi inserisce la Legge sulle Unioni Civili. La frase che più mi ha fatto male è stata:

…se uno ha quella cosa lì, non la deve urlare ai quattro venti! Io non lo voglio sapere!

Inutile dire che “quella cosa lì” è l’omosessualità, vista se non come una malattia, certamente come una disgrazia.
Insomma, temevo di perdere la mia famiglia dopo il mio coming out e invece, anche senza fare coming out, l’ho persa lo stesso, da tempo, e me ne sono accorto solo in quel momento.
Un altro pezzo di me si è rotto. Ed io non mi sono formato una mia famiglia, ed è ormai tardi. Ma spero di cuore, che chiunque dovrà affrontare un coming out in famiglia, abbia molta più fortuna di me!

Ogni cosa si paga, ed io ho pagato cara la mia indipendenza.
Resto qui, sempre più spesso in casa a vedere vecchie commedie che a volte recensisco – e forse con un occhio diverso al passato – a commentare anniversari di importanti eventi passati.

In autunno, ho cominciato a fare un po’ di palestra in casa, e qualche scoperta musicale, ho presentato qualche libro riprendendo l’attività di volontariato, ma per finire l’anno in bellezza  (nonostante l’ormai tradizionale web-lite con gli animalari), ho prenotato un posto a tavola in un ristorante vicino al lavoro: nessun menù fisso, si ordinava quello che si voleva (e si pagava quello che si è consumato), poi il karaoke e a mezzanotte, un piccolo spettacolo pirotecnico nel parcheggio messo in sicurezza!
Si, ho cantato anch’io al karaoke. E ho cantato l’unico brano di capodanno che a nessuno era venuto in mente prima… …e si… …e proprio la…

 

02.02.2020 – La notte che uscimmo dall’Euro

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euroSergio Rizzo ha pienamente dimostrato di appartenere alla vecchia scuola di giornalismo e scrittura con questo “romanzo” che descrive in maniera semplice e iper-realistica il peggior scenario che l’attuale Governo possa provocare (e che gli dei ce ne scampino)!

Tutto comincia dall’esito disastroso di un summit tenuto segreto “e a titolo personale” condotto dal Presidente del Consiglio italiano con il Ministro delle finanze tedesco – la cancelliera a questo giro non voleva perdere tempo con l’avvocato – in cui il Presidente si rende conto di essere stato una semplice marionetta in un gioco al massacro più grande di lui. Sergio Rizzo annota la sequenza di eventi che porterà al più grande disastro dell’Italia Repubblicana: l’uscita dell’Italia dalla moneta unica e dall’Unione Europea.
In sottofondo l’ottusità, le mediocrità, le meschinità, l’ignoranza dei politici che compongono l’esecutivo, descritti minuziosamente ma senza mettere nomi – è facilissimo individuare chi è chi – e alcuni personaggi di contorno: una funzionaria di banca che osserva non senza timore le speculazioni che agitano i mercati, con un marito portavoce del vicepremier che non esita a “intascare qualche piccolo extra facendo favori agli amici venuti da lontano”, un grafico incisore in cerca di vana notorietà, ed uno speculatore senza scrupoli.

Lo scenario raccontato dal libro al momento dell’attuazione del cosiddetto piano “B” (piccolo spoiler necessario: si, quello ipotizzato dal Ministro Savona che voleva stampare ed immettere una nuova moneta nazionale nel giro di un fine settimana) è stato già enunciato da molti giornali finanziari e raccontato da Sergio Rizzo assume una verosimiglianza, un riscontro con la realtà, che fa davvero rabbrividire per la crudezza e la rapidità con cui si avvia il Paese alla catastrofe.
Dei tanti libri di romanzi distopici (o di fantapolitica, se vogliamo) che ho letto, questo è il libro più oggettivo e raggelante che abbia mai letto, con buona pace di “2061”.

Il finale è forse scontato o magari deludente (soprattutto per chi si dichiara “sovranista”) e Sergio Rizzo “ritrae” l’attuale Presidente del Consiglio (pur senza nominarlo mai) con una personalità decisamente diversa da quella mostrata dal soggetto reale stesso ai mass media, ma per la prima volta, voglio finire una recensione consigliando un libro molto più utile per capire in che punto ci troviamo e che mi è stato consigliato a mia volta da una persona che stimo: è un libro di Carlo Cottarelli (si, quello sfanculato in una trasmissione televisiva da colei che fu poi nominata viceministro all’economia) e si intitola “I sette peccati capitali dell’economia italiana”.

Rainbow Republic

copertina_rainbow_republicIn copertina, due rami di quercia circondano il viso di Maria Callas, ed è questo l’emblema della nuova Rainbow Republic: la Grecia che dopo il default e l’uscita dall’euro, si è reinventata e convertita alla “pink economy”, attirando gay/lesbiche/bisex/trans da tutto il mondo prima, e capitali dopo, divenendo una potenza economica, culturale, e tecnologica di prim’ordine. Ulisse Amedei è il primo giornalista italiano invitato dal capo del governo ellenico per illustrare agli italiani quanto il Paese sia cambiato, ed in pochi giorni incontra ministri a raffica che illustrano come la diversità del Paese sia una ricchezza da sfruttare per creare benessere non solo economico, ma anche morale. Ulisse scriverà ottimi articoli sottolineando come la toponomastica sia cambiata, come la festa nazionale sia il 28 giugno, anniversario dei moti di Stonewall, osservando le singolari banconote della nuova moneta: la DraGma – su ogni banconota è raffigurata una drag queen passata alla storia, gli sconti fiscali che godono i locali che trasmettono musica anni ’80! In queste e tante altre sorprese che attendono solo di essere lette e scoperte, il colpo di scena è dietro l’angolo e dalla satira si passa a qualcosa di un po’ più profondo. Ulisse intraprende un viaggio in cui scoprirà quanto variegato è l’universo gay, e di quali potenzialità è capace. Quando Ulisse arriverà al termine del suo viaggio, sarà un uomo completamente diverso.

Romanzo distopico, satira intelligente, un po’ caricaturale – a detta stessa del suo autore, nella postilla alla fine del libro – contiene moltissime citazioni interessanti e curiose, spesso ignorate dal grande pubblico: una che mi aveva colpito in particolare e di cui ignoravo l’esistenza, la “National Gay and Lesbian Chamber of Commerce”, la Camera di Commercio Gay e Lesbica che esiste negli Stati Uniti, giusto per dirne, una.

I capitoli sono intitolati ognuno ad un colore diverso, colore chiave del capitolo, la lettura molto scorrevole ed i personaggi a dir poco fantastici nonostante alcuni rispecchino un po’ dei cliché… …ma d’altronde, l’ho già scritto prima che è anche un po’ caricaturale. Il libro di Fabio Canino è stato per me una vera sorpresa, e devo dire, davvero gradevole.

L’amore a cinque colori

Piccola recensione per questo libro che con la sua copertina mi ha attirato e con il suo finale mi ha ricordato il detto sul non giudicare un libro dalla copertina.

lamore-a-cinque-colori

Diviso in cinque parti, con cinque colori ed ambientazioni e date diverse, le prime tre parti sono abbastanza interessanti e calzanti, le finali due un po’ meno.

Nella prima parte, molto breve, si accenna ad una morte improvvisa e prematura, ma a differenza di quanto pensavo, la vicenda non ha influenzato il seguito della storia. O così mi è parso.

Invece nella seconda parte , l’autore Renzo Gorini mostra una particolare conoscenza del centro storico di Reggio Emilia, tanto da sbalordirmi nella lunga descrizione (quasi manzoniana) di un percorso in cui alla fine mi chiedevo se – già che c’era – ci fosse scritto chi ci fosse ad abitare nel mio bilocale che affaccia su una delle vie citate nel capitolo. Insieme alla terza parte, questo è il capitolo più intrigante.

La quarta e la quinta parte sono invece ambientate in un ipotetico futuro. Non farò altri spoiler ma ammetto che sono stati interessanti quanto forse anche un po’ smelensi. Il finale vira – perdonatemi il gioco di parole – dal giallo al rosa, anzi, dal giallo al blu, passando per il rosso ed il grigio. Un conoscente che l’ha letto, l’ha trovato molto carino, io invece non avendo forse la sua stessa sensibilità e/o gusti (basta vedere le birre che beviamo) non ho trovato il finale così coinvolgente come le due parti centrali, ma anche se ne sono rimasto un po’ deluso, lo consiglio comunque. (Come sapete, ho letto libri di gran lunga peggiori!)

Un piccolo spoiler ma anche un piccolo sassolino dalla scarpa, però, me lo voglio levare: posso capire che raccontando lo scenario futuro, si possa fare un mini accenno all’attuale residente di Palazzo Chigi, ma la slecchinata al Papa-marketing, no! Quella è stata pure peggio del finale tronco ed asciutto!

Tempo di seconda mano

Svetlana Aleksievic, giornalista ucraino/bielorussa, cronista di quasi tutte le vicende degli ultimi 20 anni dell’Unione Sovcietica, in questo libro propone interviste raccolte dalla caduta del comunismo fino a quasi i giorni nostri.

La citazione più importante è quella che un’intervistata rivolge alla giornalista:

Per me non è tanto importante che tu scriva quello che ti ho raccontato, ma che andando via ti volti a guardare la mia casetta, e non una ma due volte.

In questo libro sono raccolte testimonianze di vita di gente che è nata e cresciuta in URSS e che si è ritrovata a vivere in un altro Paese: la nuova Russia. Ci sono nostalgici, ci sono i delusi dalla perestrojka e i delusi del “post-comunismo”, ci sono quelli che lasciati a se stessi c’hanno solo rimesso, ci sono quelli che hanno fatto i soldi negli anni ’90 durante l’anarchia dell’era El’cin, ci sono i superstiti della guerra in Afghanistan (quella del 1979!) e ci sono i superstiti delle guerre e degli orrori caucasici e dei Paesi dell’Asia centrale, quelli che si ricordano la Grande Guerra Patriottica e Stalin e i gulag. Quindi i nuovi russi, e non solo loro, anche i tagiki, gli armeni, gli uzbeki, gli azeri, e altri ancora, una volta uniti sotto la bandiera con falce e martello.

Non mi soffermo molto a fare un riassunto del libro, vi dico solo che se volete davvero capire i russi, questo è il libro che dovete leggere, e vi avverto che non è una lettura facile. La lettura è scorrevole e non affatto pomposa ma spesso succede che a frasi ingenue, seguano frasi in cui sono descritte atrocità e tragedie da far accapponare la pelle! Svetlana Aleksievic riporta fedelmente tutto, senza freni e censure. In fondo al libro si trovano due appendici, una che spiega termini ostici come ad esempio “samizdat“, o “sovok” o la “kruschoba” o le citazioni di canzoni di regime o ancora alla letteratura russa e via di seguito, l’altra appendice, curata dalla stessa giornalista riporta per sommi capi la cronologia degli ultimi eventi che portarono alla caduta del comunismo e fino ai giorni nostri.

Nonostante il libro sia scritto in maniera diretta e scorrevole, questa è stata certamente una delle letture più impegnative degli ultimi anni, ma ne valeva la pena!

In tempi di luce declinante

Devo ammettere che è difficile trovare un altro libro con un titolo così poetico e allo stesso tempo così azzeccato in tutte le sue metafore…

…infatti la luce declinante è quella dell’autunno del comunismo poco prima della fine, l’autunno in cui il 1° ottobre 1989, giorno cardine da cui si dipana tutta la storia, o meglio, si dipanano le storie dei vari personaggi.

Protagonista è la famiglia Umenitzer, una famiglia quasi borghese, che torna dal Messico nel 1952 e le quattro generazioni che si affacciano in questa storia, sono tutte diverse fra loro ma accomunate solo dal declino che avanza…

  1. Charlotte e Wilhelm per cominciare, sono due comunisti convinti che il loro “nuovo” Paese, la DDR (per noi italiani “la Germania orientale”) abbia bisogno di loro, ed è per questo che Charlotte lascia quella vita che tutto sommato non era male in Messico e sposare e stare accanto a Wilhelm, anche se tutto sommato si accorge quasi subito che non è oro tutto ciò che luccica e verso la fine andrà sempre più in declino psicologico quanto più il marito andrà incontro al declino fisico…
  2. Kurt – figlio di Charlotte ma non di Wilhelm – e sua moglie Irina – e la madre di quest’ultima, Nadezda Ivanovna – invece, sono due comunisti convinti che ci vuole un rinnovamento democratico, Kurt in particolare, che trascorse alcuni anni all’interno di un gulag staliniano, è un riformatore, un “Kruscioviano” che per anni ha temuto un ritorno dello stalinismo più becero ed intollerante, ma poi ha finito in qualche modo per rassegnarsi all’andare delle cose, tra scappatelle e l’occhio di vetro, mentre sua moglie Irina – conosciuta in URSS e trasferitasi in quella Germania dove non imparerà mai bene il tedesco – è una donna che sa quel che vuole e che sa cosa significa essere moglie e madre in un Paese socialista, facendo buon viso a cattivo gioco (non solo le scappatelle del marito ma anche il modo in cui procurarsi delle albicocche quando ancorala DDR era più solida del muro che attraversava e divideva Berlino) e disperandosi quando il figlio…
  3. Alexander – figlio di Kurt e Irina che ci tiene tantissimo a questo figlio prima della “Svolta” e del successivo alcolismo – detto anche Sacha, è un giovane che cresciuto all’interno del sistema messo in piedi dal regime filosovietico cerca di capire cosa non va nella sua vita, e cresce con incertezza e disillusione, non credendo in niente e distinguendosi dalle due generazioni precedenti con la sua non-coerenza e la voglia di non impegnarsi, e che sembra trovare se stesso e un proprio equilibrio solo dopo la “Svolta”, ovvero la riunificazione delle due Germanie e la fine della DDR, ma rimanendo disincantato fino a quando nel 2001…
  4. ed infine Marcus – figlio di Alexander e della sua prima moglie, Melitta – che sarà solo testimone di quel giorno di ottobre del 1989 e che tanta rabbia covava verso il padre che non riesce a capire e che lo aveva abbandonato insieme alla madre e che di quel loro mondo ha visto solo il declino…

Ogni capitolo racconta punti di vista diversi in date diverse sotto il punto di vista di un personaggio alla volta, circondato sempre da quel corredo di personaggi minori e dal contesto sociale di quegli anni, nonché dalle proprie esperienze e dai propri ricordi. L’unica data che viene “ri-vista” dal punto di vista di tutti i personaggi principali (compresa la vecchia Nadezda Ivanovna, che sotto sotto ispira tanta tenerezza) è quella del 90° compleanno del vecchio Wilhelm Umenitzer, il 1° ottobre 1989, un giorno di festa a cui mancheranno solo Alexander che la notte prima era riuscito ad emigrare nella Germania Ovest, e sua madre Irina, distrutta dal dolore di non poter più rivedere il figlio ormai “passato di là”.

In questo libro, oltre all’atmosfera di un mondo perduto che solo chi lo ha vissuto lo poteva conoscere, oltre alle passioni, alle illusioni e disillusioni, e alle paure agli inganni, alle bugie e ai tradimenti, e alle tragedie personali che ci si porta dentro, c’è anche un pizzico di ironia – bella la frase con cui il 90 enne Wilhelm accoglie i fiori … “porta la verdura al cimitero!” 😀

Oltre a consigliarvelo vi do un consiglio fondamentale per riuscire a stare a passo con questo libro e a non farselo pesare…. all’inizio, leggete uno, massimo due capitoli per volta… quando arriverete ad apprezzare appieno i personaggi, allora gustatevelo tutto fino alla fine. 😉

Oriana – incontri e passioni di una grande italiana

Pubblicato per la prima volta nel 2002 e successivamente aggiornato nel 2006 in seguito alla morte della scrittrice… pardon… scrittore fiorentino.

Quest’opera rappresenta un’ottima “biografia non autorizzata” di un personaggio che ha sollevato molte polemiche e controversie perché autenticamente sé stessa! In una società conformista in ogni suo aspetto (anche in quelli che si definiscono anticonformisti), come quella del tardo 20° secolo, una persona autentica e controcorrente come lei, non poteva non destare tutte le invidie e le cattiverie che le sono state riservate.

Maria Giovanna Maglie, senza romanzare chissà quanto, ha racchiuso in questo libro non solo una semplice biografia, ma proprio lo spirito della Fallaci, e con un’ottima suddivisione in capitoli, ne narra l’infanzia, le prime battaglie con le interviste, la scoperta del mondo, poi l’età adulta, l’amore – chiuso in tre capitoli – e la “maturità” in clausura prima dell’11 settembre, e quel che ne consegue. In fondo al libro, oltre ai dovuti ringraziamenti, c’è una raccolta di opere ed articoli di rilievo della Fallaci, nonché alcune pubblicazioni su di lei.

Chi ha letto la Fallaci, in particolare i suoi libri prima della sua famosa ultima trilogia, non può non apprezzare questo libro!
In periodi come questo, in cui ogni cosa viene sformata e deformata in maniera tanto indecorosa, una lettura come questa serve a sottolineare a certe persone che non si può manipolare un simile personaggio, o i suoi scritti, o le sue parole, con una certa facilità. Ho cominciato la lettura delle sue opere in un periodo molto terribile della mia vita, cominciando dalla trilogia (in particolare, la sua auto-intervista, che mi ha salvato la vita!) all’indietro, ed ogni sua opera, il ritmo di lettura che invoglia, è di stravolgente vitalità, e trovo scandaloso che “destroidi” e “pseudofascisti” la usino come stendardo, come i vecchi comunisti usavano Lenin per stendardo! Proprio a lei che i destroidi, i fascisti, gli pseudofascisti, li disprezzava e li combatteva!

Per chiudere questa recensione, anche se non obiettivo e freddo come al solito, voglio sottolineare una cosa parafrasando Odette Toulemonde: i suoi scritti avrebbero dovuto iniettarmeli per endovena, non avrei sprecato tempo.

Miss Alabama e la casa dei sogni

Mi accorgo che, dopo questo, me ne è rimasto solo un libro da leggere… …scritto da Fannie Flagg!

Tutto parte dall’autunno 2008, quando Margaret Fortenberry, sessantenne, ex Miss Alabama, seconda classificata a Miss America, agente immobiliare disillusa e delusa dalla vita, pianifica il suo suicidio fin nei minimi dettagli, da gran signora (anzi, “signorina”) qual è. Tuttavia, per una serie di motivi sempre più importanti quanto imprevedibili, rinvia di volta in volta la sua tanto progettata dipartita. I personaggi che ruotano attorno alla sua vita (sia quella attuale che nei suoi ricordi) sono molto eterogenei: c’è Brenda, la collega nera sovrappeso che si vuole candidare a sindaco, con due sorelle e dei nipoti…; c’è Ethel, altra collega che non vuole svelare la sua età (ma alla fine sarà svelata e sarà un po’ una sorpresa) e che preferisce gli animali alle persone; c’è Hazel, la nana, portetntosa donna d’affari, fondatrice dell’Agenzia Immobiliare “Montagna Rossa”, dove lavorano le tre nominate sopra, ma anche se in realtà Hazel è morta 5 anni prima, la sua presenza si sente in tutto il libro; c’è Babs Bingington dal New Jersey, detta “la Belva”, una sleale concorrente dell’agenzia immobiliare Montagna Rossa, che non si fa scrupoli pur di avere successo negli affari; e c’è la vecchia signora Dalton con una casa particolare da vendere… Crestview… un simbolo della vecchia borghesia di Bimingham, Alabama, in cima alla montagna Rossa e che sovrasta il migliore panorama della città.

Una storia piena di donne e che sfiora molti temi, tutti presentati davanti al lettore, dall’imprevedibilità degli eventi e della vita!

Crestview, contiene uno scheletro nell’armadio, anzi, nel baule… …ma i gemelli Edward ed Edwina Crocker, non sono gli unici ad avere un segreto. Ogni personaggio ha un suo segreto ed una sua storia, gli intrecci divertenti ed intriganti tipici dei libri di Fannie Flagg, non deludono neanche stavolta. Il finale arriva a giugno del 2009 e, in fondo in fondo, è un po’ tirato ma è comunque un “lieto fine”! Ma mi fermo qui… …spoilerare un libro di Fannie Flagg non è carino! 😉

Ve lo consiglio caldamente!

Hamburger e miracoli sulle rive di Shell Beach

Ormai chi mi conosce su questo blog ha capito che mi piacciono i libri di Fannie Flagg…

Come tutti i libri di Fannie Flagg, anche questo è ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti, per essere precisi – a differenza di Elmwood Springs che si trova nel Missouri – ci troviamo nel Mississipi, con una ragazzina che attraverso un diario ci presenta la sua vita, dalle sue avventure di bimba maschiaccio all’adolescenza e poco oltre, e le persone che la circondano. Dai genitori – un padre ubriacone ed inconcludente, ed una madre affettuosa e in contrasto col marito – all’amico di papà, l’onnipresente Jimmy Snow. Gli altri parenti come ad esempio nonna Pettibone e la zia Bess – che sono spunti di aneddoti divertenti sul bingo – sono presenti nei momenti più importanti della sua vita. Ed una ampia varietà di amici da Micheal Romeo – il vicino di casa a Shll Beach è italo-americano – a Betty Caldwell – la ragazza storpia – senza dimenticare la signora Dot (che ci anticipa, per certi versi, il personaggio di “Neighbour Dorothy” nella saga di Elmwood Springs – alla maestra, la signorina Underwood –  a cui toccherà un “particolare” compito femminile nell’educazione della fanciulla – e il predicatore truffaldino Billy Bundy, e ancora il professor Teasly – con la vecchia madre sorda – e i controversi fratelli Pistal, e la nera Peachy Wigham e la sua amica Ula Sour – una nera albina – e l’immancabile antipatica ragazza che se la tira… Kay Bob Benson – sempre in mezzo ai piedi! – e non dimenichiamoci di Vernon Mooseburger (che all’inizio viene presentato che ricorda quasi Charlie Brown), e i fratelli Pickle e Lem Watkins, e la presto sposata Amy Jo Snipes, e… insomma, un insieme di personaggi variegati che formano un piccolo delizioso universo.

In ogni libro di Fannie Flagg, c’è sempre un contesto di personaggi lgbt… qui è presente una figura che sarà non di poco conto nella vita di Daisy Fay… il signor Cecil, il migliore cappellaio e costumista teatrale della città, con il suo seguito detto “le Ceciliette”, che saranno figure davvero positive .

Ogni paragrafo, come ogni diario che si rispetti, è una data, che parte dal  – per noi lontano – 1 aprie 1952, mentre i capitoli sono divisi per anni. Nei primi due capitoli, si trova un ritmo un po’ lento ma andando avanti con la lettura, gli eventi andranno in crescendo, per arrivare alla grande competizione di Miss Mississipi 1959…  risate garantite, ma come in ogni libro della Flagg, sono presenti momenti esilaranti, si, ma anche momenti tristi, eventi assurdi, qualche segreto che sarà svelato (qualche altro segreto invece resterà tale) ed un paio di omicidi…

È difficile recensire questo bel libro cercando di evitare spoilers.

Questo è il secondo romanzo scritto dalla Flagg, pubblicato nel 1993, a soli due anni dal più famoso “Pomodori verdi fritti alla fermata di Whistle Stop” – del 1991 – e dentro troviamo praticamente tutto lo stile della scrittrice che si perfezionerà coi libri successivi. Personalmente, al di fuori della saga dei personaggi di Elmwood Springs, lo trovo molto molto bello (tanto da rinnovarne il prestito in biblioteca per il solo gusto di rileggerlo!) e conoscendo i libri successivi, beh… non vedo l’ora a questo punto di leggere gli ultimi due libri che ancora mi mancano. Parlo di “Miss Alabama e la casa dei sogni” – del 2011 – e di “Voli acrobatici e pattini a rotelle a Wink’s Phillips Station” – del 2013 – che sono proprio gli ultimi due pubblicati. Guai a chi mi fa spoilers!!!

In piedi sull’arcobaleno

Bentornati tutti ad Elmwood Springs, Missouri…

…in questo romanzo, ritroviamo i personaggi di “Torta al caramello in paradiso“, da Neighbor Dorothy e la sua famiglia, ad Elner Shimfissle e sua nipote Norma col marito Macky Warren. La saga di Elmwood Springs è la storia di un piccolo mondo – potremmo paragonarlo ad una versione americana del piccolo mondo di Guareschi nella bassa reggiana – a partire dalla sua quotidianità vista dagli occhi dei suoi personaggi, incominciando dal piccolo Bobby Smith, dalla fine della seconda guerra mondiale, fino agli anni ’90 passando per Hamm Sparks (ambizioso politico venuto dal basso) e sua moglie Betty Raye (timida e ritrosa ma…), la particolare famiglia Oatman (sempre in viaggio fra un gospel e l’altro) e altri personaggi come le sorelle Goodnight, Monroe Newberry, Jimmy Head, Beatrice “piccolo usignolo cieco”, Cecil Figgs (il re dei funerali), e fa capolino, sin dall’introduzione, la “povera Tot” Whooten… che poi se la spasserà un sacco, ad un certo punto del libro.

La scrittura snella ed il ritmo incalzante della narrazione rendono molto piacevole la lettura di questo libro, che non parla solo di rosee amenità. Vi sono anche momenti tristi e tragici, ma aiutano a far capire meglio di che pasta son fatti i personaggi che prendono quasi vita autonoma man mano che si avanza di capitolo in capitolo, e possono essere d’ispirazione su come reagire alle batoste che la vita ci mena davanti. Come nel libro del 2006 e sopra citato, si nasconde un piccolo mistero, ma nessun personaggio ci salterà fuori, solo il lettore saprà com’è andata…

(Stavolta, niente ricette!)

Buona lettura! 🙂