E anche il 2019 è alle spalle!

Un altro anno sulle montagne russe è andato.

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L’anno scorso ho scritto solo 9 post, di cui solo due recensioni. Tutte le altre idee sono rimaste sospese, o messe nel cassetto del poi, o accantonate, come i vari sogni infranti.
Ho realizzato poco, ma meglio che niente.

A gennaio ho subito un outing al lavoro. È stata un’esperienza orribile, e da allora, non rivolgo la parola al collega che non si è voluto fare gli affaracci suoi, a meno che non sia strettamente necessaria e comunque, solo in ambito lavorativo. Niente saluti, niente auguri, solo occhiatacce in cagnesco.

Ormai zitello inacidito, per il 14 febbraio ho pubblicato tre post, uno con ricordi sull’unico vero amore, uno con i ricordi dei stramaledetti porci… ehm, delle storie successive, ed infine un racconto ispirato dal mio stato d’animo il giorno di San Faustino.
Dalle statistiche delle visite, direi che i miei racconti sono davvero davvero penosi. Infatti penso che non ne scriverò più.

Alla fine di marzo, una zia a me molto cara, ha lasciato questa valle di lacrime. Il colpo è stato molto duro, soprattutto quando ho dovuto dare la notizia a mia mamma. Andare al funerale e trovare lì mia mamma e le altre sue sorelle… è stato un giorno surreale che non mi dimenticherò mai. Ho visto – in quella camera ardente – l’amore della famiglia e allo stesso tempo, ho notato la freddezza di alcuni gesti. Una contrapposizione che non riuscirò mai a spiegarmi. Credo che quell’evento sia stato la soglia di confine con l’età adulta vera e propria. Alla mia età, sia lei che i suoi figli, avevano già messo su famiglia, ed io invece niente. Ricordo ancora alcune delle telefonate con mia zia: alcuni momenti in cui è stata una seconda madre, le risate, le preoccupazioni, le chiacchierate lievi  e quelle non lievi.

Poco meno di un mese e mezzo, un altro lutto in famiglia, stavolta la sorella di mio padre, quella che metteva pace fra me e mio padre quando litigavamo, con cui chiacchieravo per ore e che ogni tanto raccontava aneddoti di famiglia, unica a farlo da quando la nonna non c’è più. Una volta andai a trovarla a sorpresa con un’amica di penna che era venuta a fare le vacanze da me: ci invitò a pranzo e cucinò così tanto e con piacere, tanto di quel cibo che la mia amica quasi non credeva ai suoi occhi, e aveva paura a rifiutare un’altra portata – zia era di corporatura alta – ma il bello venne alla fine del pranzo, quando mia zia chiese alla mia amica se avesse ancora fame (dopo due antipasti, due porzioni di primo, un secondo molto abbondante, due contorni, il dolce fatto da lei e un dolce semifreddo comprato al supermercato, 4 liquori diversi e infine il caffè!)!! Era abituata a cucinare molto e amava cucinare, ma non le piaceva avere persone in cucina perché la sua cucina era piccola o perché la presenza di altre persone le faceva perdere la concentrazione, ma a chiederle una ricetta, le condivideva volentieri senza omettere particolari (come facevano le altre donne della famiglia)!

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro

02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro

Sempre in quel periodo ho ricominciato a sistemare nel mio studio i libri che dal trasloco giacciono in cantina (e ad ora, in cantina ce ne sono ancora) e catalogandoli sono arrivato a dicembre a quota 325. Alcuni doppioni li ho venduti su ebay e altri li ho regalati. Alcuni me li ero quasi dimenticati e li ho riletti con piacere, altri li ho riletti lo stesso pur sapendoli a memoria (come “Miss Alabama e la casa dei sogni” o “Odette Toulemonde”) e mi hanno aiutato un po’ a svagare la mente dalle preoccupazioni e dalle tristezze.
Dei vari libri che ho letto, ne ho recensito solo uno sul mio blog, un racconto distopico che spero non si realizzi mai.

Per la fine di maggio, due cari amici si sono sposati e mi hanno invitato al loro matrimonio, e devo dire che è stato un bel matrimonio e non mi aspettavo di essere invitato. La sorpresa dell’invito, il correre a trovare delle scarpe adatte, la cerimonia al comune, il bouffet al ristorante e la successiva cena, con tanto di canti e balli. Uno dei ricordi più belli di quest’anno!
Come un altro bellissimo ricordo è stato – a tre anni di distanza – il mio viaggio all’estero, nonché in visita ad un altro caro amico.
È stato molto bello rivedere Andrea, cantare al karaoke (e cos’altro potevo cantare in un karaoke al gay village se non la mitica Gloria Gaynor… “I will survive”), ballare e bere in compagnia, come è stato bello conoscere la sua nuova città: Manchester.
IMG_1649La Whitman Gallery con le sue esposizioni temporanee e non, il Manchester Museum contenente una vasta collezione di reperti compreso un rettilario, l’Università piena di laureandi in quei giorni, il Gay Village più bello mai visto finora, il Museo della scienza e dell’industria così immenso da meravigliarmi io stesso quanto ho camminato solo li dentro pur non avendolo visto davvero tutto, la Central Library meravigliosa vista da fuori ricorda il Pantheon, la John Ryland’s Library che pare una chiesa gotica, un vero tempio del sapere, e tanto altro ancora.
E prendendo coraggio, ho cominciato a prepararmi un coming out in famiglia, un coming out che si sarebbe dovuto tenere in settembre al termine di una settimana dai miei.
Ma l’ennesima lite con mia sorella ha messo la parola fine alla questione: non solo lei è una razzista omofoba convinta, che crede a tutte le fake news in circolazione, ma ad aggiungere coltellate alle coltellate, mia mamma, che pensavo fosse più aperta di mentalità, in una discussione concernente la politica va a toccare tutti “i danni fatti dal PD”, e fra questi inserisce la Legge sulle Unioni Civili. La frase che più mi ha fatto male è stata:

…se uno ha quella cosa lì, non la deve urlare ai quattro venti! Io non lo voglio sapere!

Inutile dire che “quella cosa lì” è l’omosessualità, vista se non come una malattia, certamente come una disgrazia.
Insomma, temevo di perdere la mia famiglia dopo il mio coming out e invece, anche senza fare coming out, l’ho persa lo stesso, da tempo, e me ne sono accorto solo in quel momento.
Un altro pezzo di me si è rotto. Ed io non mi sono formato una mia famiglia, ed è ormai tardi. Ma spero di cuore, che chiunque dovrà affrontare un coming out in famiglia, abbia molta più fortuna di me!

Ogni cosa si paga, ed io ho pagato cara la mia indipendenza.
Resto qui, sempre più spesso in casa a vedere vecchie commedie che a volte recensisco – e forse con un occhio diverso al passato – a commentare anniversari di importanti eventi passati.

In autunno, ho cominciato a fare un po’ di palestra in casa, e qualche scoperta musicale, ho presentato qualche libro riprendendo l’attività di volontariato, ma per finire l’anno in bellezza  (nonostante l’ormai tradizionale web-lite con gli animalari), ho prenotato un posto a tavola in un ristorante vicino al lavoro: nessun menù fisso, si ordinava quello che si voleva (e si pagava quello che si è consumato), poi il karaoke e a mezzanotte, un piccolo spettacolo pirotecnico nel parcheggio messo in sicurezza!
Si, ho cantato anch’io al karaoke. E ho cantato l’unico brano di capodanno che a nessuno era venuto in mente prima… …e si… …e proprio la…

 

A cosa serve San Valentino? – 3a parte

Ebbene si, ecco la terza ed ultima parte di questo lungo lungo articolo.
Non ho trovato una risposta, in mezzo ai miei ricordi, ma forse la vera domanda era un’altra. Tuttavia, anche se non ho trovato una risposta, non mi andava di rimanere in silenzio e allora eccovi qualcosa che non avevo ancora fatto su questo blog: un racconto.

Buona lettura!


15 febbraio 2019 – Reggio Emilia
Dopo una giornata di lavoro, un uomo stanco arriva a casa, di sera tardi.
Apre il cancelletto, e lo accompagna a chiudere con la mano per non fare rumore.
Apre il portone del palazzo, e accompagna anche quello con la mano, a chiudere senza far rumore.
Sale pian piano le scale che lo conducono al suo appartamento all’ultimo piano, inserisce la chiave e apre il portone per poi richiuderlo subito dopo dietro di sé, e posa a terra la sua borsa. Accende la luce, ed entra in cucina, poggiando la giacca sulla sedia e prendendo dal frigo il piatto di avanzi del pranzo, e la margarina.
Apre la valvola del gas, prende una padella, ci butta una leggera foglia di margarina e accende il fuoco per poi buttarci dentro quei 4 fusilli aglio olio e peperoncino avanzati a pranzo, intanto mette le polpette a scaldare nel microonde e va a togliersi rapidamente le scarpe per indossare le ciabatte. “Bel San Faustino!” – pensò fra sé – “Come che non bastasse quell’inutile scemenza di San Valentino! Festa inutile, ma a che serve?”
L’uomo cena in cucina, senza voglia di sentire alcun rumore attorno a se, nemmeno quello della tv.
Appena finito, lava quelle poche stoviglie e guardando verso fuori…

Indossa la giacca della tuta, apre il balcone e mette fuori il tavolino della cucina e una sedia, accende un paio di cerini, e torna dentro per prendere un bicchierino e una bottiglia di vodka alla pesca e una donna altissima e slanciata con lunghi capelli color della notte, elegante e austera con quel suo lungo abito stellato, scura ma dall’aspetto rassicurante, si siede sulla sedia vuota. L’uomo posa il tutto sul tavolino, guarda la signora e la saluta con un cenno del capo, e prende un altro bicchierino ed un’altra sedia. Riempe il bicchierino e poi lo porta vicino al labbro e annusa la vodka. Uno dei cerini si spegne.
– “Cosa fissi?” chiese la Solitudine all’uomo col bicchierino in mano.
– “Il mondo là fuori. -rispose l’uomo- E come una versione sfigata di Amélie Poulaine, mi chiedo quante coppie in questo momento stanno avendo un orgasmo.”
– “Mh. E non hai ancora bevuto!”
– “In realtà mi chiedo se ho ragione. Se è vero che nasciamo con un orientamento sessuale o un altro, in modo da avere un indizio per trovare l’anima gemella.”
– “Teoria interessante.”
– “Penso alle coppie che ho conosciuto e che stanno insieme nonostante tutto. Ammiro la loro forza, ammiro il loro amore, e in un certo senso, li invidio un po’.”
– “Se sono qui è perché non sei innamorato, lo sai bene questo, invece di guardare e invidiare, perché non ti dai da fare?”
– “Perché per me è troppo tardi ormai. All’amore che sboccia come nei film, o robe del genere, almeno per me, non ci credo più!” E detto questo, l’uomo svuota il primo bicchierino. Lo riempe di nuovo e ricomincia ad annusarlo.
– “Non ti sembra di esagerare?”
– “La mia storia la conosci. Mi conosci meglio di quanto mi conoscano i miei genitori.”
– “Sei stato innamorato anche tu.”
– “Anche troppe volte, ed ora non ci riesco più, ho fatto troppi errori.”
– “Gli errori servono a crescere, se impari dagli errori che hai fatto.”
– “Oh si, ho imparato eccome, che senso ha amare qualcuno chi non è la tua anima gemella? A niente, forse solo a sfogare gli ormoni. Ho amato uno che voleva solo farsi “sturare”. Ho amato uno che era troppo ubriaco per vedermi bene e che ci ha messo tre mesi per confessarmi la cosa illudendomi. Ho amato uno che prendeva più uomini che ossigeno. Ho amato uno che mi ha preso per nave scuola per mollarmi poi per un modello. Ho amato uno che se la spassava con qualsiasi creatura vivente e respirante, d’età compresa fra i 18 ed i 40. Ho amato uno psicolabile fissato che se torna a contattarmi è la volta buona che lo denuncio per diffamazione e stalking e gli andrebbe pure di lusso!” Giù il secondo bicchierino, e riempe il terzo.
– “Ci sarà qualcun altro se solo gli andassi incontro.”
– “Chi? Un altro psicolabile fissato come quello che voleva fistarmi per non tradire il suo fidanzato? Giusto per dirne uno, ma anche no, basta! Mi sono stancato! Ormai, quelli della mia età, se sono buoni e validi, sono già accoppiati. Altrimenti nessuno li ha voluti perché hanno qualche magagna, qualche tara.”
– “Quindi tu che magagna o che tara hai?”
– “Io? Ho avuto la sfortuna di incontrare il mio ultimo ex, ma maledetto quel giorno! Dopo di lui ho paragonato lui ed i suoi predecessori con l’unico che mi ha amato veramente. Da allora non riesco nemmeno a concepire l’idea di innamorarmi, ecco qual’è la mia tara!”
– “Chi ti ha amato veramente?”

L’uomo non risponde, mantiene lo sguardo fisso sul vuoto. tracanna il terzo bicchierino e  lo riempe nuovamente.
E la Solitudine incalza:
– “Avanti, dimmelo. Chi ti ha amato veramente?”
– “Lo sai già chi era la mia anima gemella. Non c’è più, rien ne va plus!”
E detto questo, tracanna anche il quarto bicchierino. Riempe il quinto.
– “A volte mi manca da matti. Eppure sono andato avanti. Ho fatto da solo quello che avrei voluto fare con lui.”
– “Ti ho visto infatti, i viaggi, le esperienze, la casa. Io sono la Solitudine, ricordatelo.”
– “Se solo avessi avuto il coraggio allora.”
– “Cosa sarebbe cambiato?”
– “Forse ora non saresti qui a tormentarmi.”
– “Io non tormento, osservo soltanto. Io sono un’astrazione, mica mi diverto, in questi momenti non sei molto simpatico.”
– “Ah questa poi! Sto sui cohones anche alla Solitudine!” E tracannò il quinto bicchierino, riempì poi il sesto.

L’uomo cominciò a sentire il calore dei cinque bicchierini di vodka, e si giro a contemplare la bottiglia di vodka alla pesca, comprata anni prima.
– “Non ricordo più quando ho comprato questa bottiglia.”
– “Era il periodo che andavi spesso in discoteca, è un peccato che non ci vai più!”
– “Non ho più il fisico, dopo che ho smesso di fumare mi son lasciato andare.”
– “Ah non ricominciare con quest’altro piagnisteo, ti prego!”
– “Per essere la Solitudine sei un po’ troppo pretenziosa, lo sai?!”
– “Disse il gran maestro dell’imprecazione creativa!”
La Solitudine continuava a sorridere enigmatica e pacata.
L’uomo tracannò il sesto bicchierino di vodka e automaticamente riempi il settimo.
– “Passano i giorni, passano gli anni, e il tempo cura solo in teoria. Ormai è troppo tardi!”
– “Che fai? Citi le canzoni della Carrà adesso?”
– “Non reggo più bene l’alcol come una volta.”
– “Bere non ti riempirà il vuoto che provi dentro.”
– “Lo so, ma che alternative ho per non pensarci?”
– “Io sono la Solitudine, non una psicologa!”
– “Nemmeno il cibo lo riempe. Neanche mi piace mangiare.”
– “Quando cucini, sei uno spettacolo, con pochi ingredienti fai dei piatti gustosi, e anche quando ti dedichi alle tue passioni te la cavi. Dovresti dedicare più tempo alle tue passioni e a te stesso.”
L’uomo beve lentamente il settimo bicchierino. E l’ottavo si riempì da solo.
La Solitudine fissava l’uomo, tante volte aveva visto sguardi così tristi, e quello che osservava adesso non era diverso dagli altri.
– “Il mio cuore è come questa bottiglia di vodka. Ogni bicchierino è stato l’uomo sbagliato di cui sono stato innamorato, e adesso quella bottiglia è vuota.”
– “E chi ha riempito quella bottiglia?”
L’uomo beve l’ottavo bicchierino e riempe il nono portando alle labbra il bicchiere, ma la risposta arriva prima del bicchierino e all’uomo stesso, la risposta non piacque affatto.
– “L’Amore!” -disse l’uomo dopo aver tracannato il nono bicchierino tutto d’un fiato.
La Solitudine sorrise teneramente all’uomo.
– “Mi chiedo dove sia andato a finire. -continuo l’uomo- Mi chiedo perché non torna da me, per alleviare questa pena.”
– “L’Amore non è come me, l’Amore è un’astrazione così complicata che nemmeno voi avete capito bene, nei secoli l’avete rappresentata in molti modi così diversi.”
– “Dici che potrei riempire da solo quella bottiglia?”
– “Hai viaggiato, hai fatto tante altre cose e con gusto, se hai fatto quelle, certo che puoi riempire quella bottiglia!”
– “E come?”
– “Ti lascio un suggerimento ma tanto ci sei arrivato da solo: amati prima te stesso, solo così puoi trovare l’amore di un altro uomo!”
L’uomo osservò il bicchierino che aveva riempito ormai per la decima volta.
Lo annusò e si bagno il labbro, poi lo allontanò da se, e pensando confusamente ai suoi viaggi, alle foto, alle escursioni in bici, alle letture, avvicinò il bicchierino al collo della bottiglia. Con pazienza e precisione, versò la vodka dentro la bottiglia, ma la bottiglia scivolò dalle mani e si schiantò a terra frantumandosi in mille pezzi.


L’uomo si svegliò nella sua cucina, con ancora i piatti da lavare.
Lavati i piatti, si recò in soggiorno, aprì il mobile bar e vide la bottiglia di vodka alla pesca ancora intatta. Ma mentre stava chiudendo l’anta, notò che mancava uno dei bicchierini.

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