Stregata dalla Luna

stregata_dalla_luna_locandinaQuesta volta scrivo del primo film che abbia mai visto in lingua originale. Un (ormai) classico del (lontano) 1987, vincitore di tre premi Oscar: Cher come Migliore attrice protagonista, Olympia Dukakis come Migliore attrice non protagonista, e John Patrick Shanley per la Migliore sceneggiatura.

Loretta Castorini/Cher è una vedova 37enne, figlia unica di una coppia di italoamericani di seconda generazione, che vive la sua vita quotidiana da ragioniera con una certa rassegnazione, fino a quando un uomo che lei frequenta, Johnny Cammareri/Danny Aiello, le chiede di sposarlo e lei accetta (non senza fare un po’ di storie). Prima del matrimonio però, lui deve partire per la Sicilia per andare al capezzale della madre moribonda, e chiede a Loretta di contattare suo fratello Ronnie/Nicolas Cage con cui non corre buon sangue da cinque anni. Lui parte, e lei comunica alla famiglia la notizia: la madre Rose/Olimpia Dukakis non appare molto convinta, tormentata nel frattempo dal sentore di una relazione extraconiugale del marito, ed il padre, Cosmo/Vincent Gardenia, non approva il matrimonio e si rifiuta anche di pagare per il matrimonio. L’unico che non si esprime sul matrimonio ma che cercherà poi di far ragionare Cosmo, è il nonno di Loretta.
La vita prosegue e la notizia raggiunge lo zio materno di Loretta, Raymond Capomaggi/Louis Guss e sua moglie Rita/Julie Bovasso, e proprio quest’ultimo, davanti alla tavolata imbandita, enuncia di vecchi ricordi sul fidanzamento di sua sorella Rose con Cosmo, e l’aneddoto che poi è una scena ricorrente durante il film: una luna incantevole, che ispira all’amore.
Loretta si da da fare per il matrimonio e come promesso al suo fidanzato, va a trovare il fratello di quest’ultimo. Ronnie non prende bene la notizia e svela il motivo in maniera molto teatrale: cinque anni prima, suo fratello Johnny era andato a trovarlo in negozio per complimentarsi per il fidanzamento del fratello e per distrazione, poggiando una mano su una’affettatrice, si mozzò le dita, e da allora, vive con una mano artificiale e lavora nel sotterraneo infornando e sfornando il pane.
La discussione fra Loretta e Ronnie prosegue nell’appartamento di quest’ultimo e finite le parole, passano “ai fatti”. Conscia dell’errore commesso andando a letto con Ronnie, Loretta scappa ma Ronnie le fa promettere che tutto rimarrà solo un ricordo se lei andrà quella sera al Metropolitan Theather a vedere “La Bohème” di Puccini.

Loretta, dopo essersi confessata dal prete che la invita a mettere giudizio nella sua vita, riprende a lavorare come se niente fosse, ma sa già che non è così, e dopo una prima tappa di lavoro (ritirare l’incasso degli zii da versare poi in banca), entra dalla parruchiera a darsi una sistemata (la parrucchiera, a vederla esclama “erano anni che sognavo una cliente così”, e ho detto tutto!), e poi a comprare vestiti e scarpe.
Rientra a casa, e sola, beve un bicchiere di vino davanti al caminetto acceso mirando i suoi ultimi acquisti (e le pubbicità di Zalando mute!) e si prepara per la serata.
Mentre lei e Ronnie – meravigliato dalla trasformazione di Loretta – assistono alla rappresentazione, la madre di Loretta va a mangiare da sola, tormentata dal dubbio e dalla gelosia, quando al tavolo accanto al suo, un professore di mezza età viene scaricato dall’ennesima studentessa. Fra Rose ed il professore si instaura un dialogo, lei vuole sapere cosa spinge gli uomini a cercare altre donne, lui tenta una risposta e la corteggia ma viene cortesemente respinto. A teatro, intanto, nell’intervallo, Ronnie incrocia il padre di Loretta (ancora non lo conosce) e Loretta incrocia l’amante di suo padre (lei non la conosce), alla fine della rappresentazione i quattro si incrociano e dopo uno scambio di battute, ognuno riprende la propria strada.
Loretta accompagna Ronnie a casa, e dopo un breve dialogo sull’amore lei accetta finalmente i suoi sentimenti e passa la notte con lui. Nel frattempo Rose, tornata a casa riceve la visita di Johnny, tornato trafelato dalla Sicilia per comunicare una novità importante a Loretta, ma dopo aver dato la risposta che Rose aspettava alla sua domanda (“perché gli uomini tradiscono?”) se ne va, con l’intenzione di ripassare la mattina dopo.

La mattina dopo, Loretta torna a casa innamorata e trasognante, e trova sua madre in cucina a dirle che Johnny è tornato e che sarebbe ripassato in mattinata, e rimproverandola per un vistoso succhiotto sul collo! Intanto anche gli altri componenti della famiglia raggiungono la cucina:

  • papà Cosmo che dopo essere stato affrontato con determinazione da sua moglie con un breve scambio di battute, decide di lasciare l’amante, ribadendo (per la prima volta nel film) quanto lui amasse ancora sua moglie,
  • il nonno che per quasi tutto il film, non faceva altro che andare a spasso coi cani o a funerali, darà una lezione al figlio su come si sta al mondo (no, non lo pesta col giornale, gli fa una ramanzina),
  • Ronnie che non riusciva a stare lontano da Loretta,
  • gli zii Raimond e Rita che erano passati in banca e non sapevano che fine avessero fatto gli incassi che Loretta doveva versare il giorno prima (che invece si era pure dimenticata di passare dalla banca)
  • ed infine arriva Johnny.

Anche se il film è vecchio, ho già spoilerato abbastanza, e le carte in tavola, rispetto all’inizio del film cambiano radicalmente per il meglio e si arriva al finale con un sonoro brindisi, tutti felici e contenti.


Ottimo cast, e gli Oscar l’hanno dimostrato, carine la colonna sonora e la trama, ma lo devo dire: il film è pieno zeppo di stereotipi sugli italiani! (Ogni italiano che parlava gesticolava in maniera esagerata! Loretta che si confessa subito dopo aver fatto sesso con quello che dovrebbe diventare suo cognato, ma avanti! Gli italiani, tutti appassionati di opera?! La cucina di 50 metri quadri?! La scena con la madre moribonda, poi!! Per non parlare della scena in aereoporto: ma quali italiani – o presunti tali – all’estero si vestivano così nel 1987??!!) La regia e la sceneggiatura, in America sono stati ampiamente apprezzati per questo, per aver venduto il classico stereotipo degli italiani. Non è quindi un caso che in America sia risultato il film con maggiore incassi della stagione.  Forse non è un caso che non abbia partecipato al Festival cinematografico di Venezia, tuttavia, in Italia, Cher ha vinto un David di Donatello come Migliore attrice straniera.

Nonostante siano passati più di 30 anni, rimane una delle commedie più gradevoli degli anni ’80, da vedere sul divano con tanto di popcorn e bibite.

Pupazzi senza gloria

pupazzi-senza-gloria-locandina-v.m.14Erano quasi vent’anni che non si vedeva un film di pupazzi – se non della famiglia Muppets, a loro correlati per stile – sul grande schermo – a memoria, l’ultimo fu “I Muppets venuti dallo spazio” – ma soprattutto, questo film era rivolto sicuramente a quei ragazzi o bambini che nel frattempo sono cresciuti. Pieno di situazioni scorrette, un po’ di violenza, battute sessiste, e sesso, questo film è stato classificato vietato ai minori di 14 anni.

In una Los Angeles in cui umani e pupazzi convivono ma non alla pari (i pupazzi sono emarginati, discriminati, trattati dagli esseri umani come inferiori, richiamando quindi il razzismo) Phil Philips, pupazzo blu, ex agente di polizia e investigatore privato, riceve un ingaggio da Sandra White, una pupazza di bell’aspetto segretamente ninfomane, in quanto ricattata e mettendosi sulle tracce del ricattatore, si reca in un sex shop dove, mentre indaga nel retrobottega, assordato da un film porno a tutto volume (non si vede nulla, tranne un uomo per lo più vestito e legato ed una cagna-pupazzo che lo maltratta con un frustino), una figura nera e incappucciata commette una strage uccidendo tutti i pupazzi presenti sul posto. Quando arriva la detective Connie Edwards/Melissa McCarthy, ex compagna di lavoro di Phil, viene fuori che la strage non è una rapina finita male, ma qualcos’altro ed è a questo punto che il Tenente Banning decide di assumere Phil come consulente e farlo lavorare con Connie per risolvere il caso, ma la scia di “pupazzicidi” è appena iniziata, e ben presto interverrà anche l’FBI con l’agente Campbell/Joel McHale a complicare le cose. Ma ben presto (molto presto) si scoprirà una pista da percorrere e comincia una lotta contro il tempo.

Il regista Brian Henson, figlio del defunto creatore dei Muppets, e continuatore di questo genere, ha diretto un film molto veloce nello sviluppo della trama, e a differenza di altri film Muppet, non ci sono canzoncine ogni quarto d’ora.
La trama scritta e sceneggiata da Todd Berger è simile a quelle di altri classici del giallo forse (ho risolto il mistero poco dopo aver scoperto il motivo per cui Phil era stato buttato fuori dalla polizia)(facile come un episodio della “signora in giallo”), ma l’ironia tagliente lo rende comunque un prodotto molto originale e intelligente.

Melissa McCarthy si conferma brava, anche se un po’ confinata nello stereotipo della donna che si è un po’ lasciata andare. Bravo anche il resto del cast umano, fra tutti Maya Rudolph (nella parte di Bubbles, la segretaria di Phil), vecchio nome del cast di Sathurday Night Live e già vista in “Idiocracy” in cui il suo talento comico, va oltre le espressioni facciali viste nel trailer.
Divertimento a tratti demenziale, ma risate garantite!

Buona visione!

Un figlio all’improvviso

un_figlio_allimprovvisoEd ecco sui grandi schermi l’adattamento di una piece teatrale di Sébastien Thiéry coprotagonista insieme ad altri due grandi attori francesi, Christian Clavier e Catherine Frot (che, chi mi segue ormai lo sa, è diventata una delle mie attrici preferite)!

 

La trama del film si dipana velocemente, mentre i coniugi Prioux fanno la spesa, compare un giovane sordo che terrorizza il povero signor Prioux per poi sparire prima dell’arrivo della moglie, e in serata ricompare a casa Prioux dichiarandosi figlio dei signori Prioux e con una vecchia foto dei due coniugi – una lontana vacanza giovanile – con scritto dietro “mamma e papà”. I due coniugi rimangono sconvolti all’inizio e mentre lui si arrovela in ragionamenti scettici, lei si affeziona subito al giovane sordo, gli presta l’auto del marito, e poi chiede al marito resoconto delle sue scappatelle (scena davvero comica) ma il mistero rimane: come fa il giovane Patrik ad essere figlio di quei due?
Il giovane torna con la sua fidanzata, che si scopre esse cieca con tanto di cane guida) e incinta!
La soluzione a questo enigma arriva poco prima che si rompano le acque, e tutto sommato il lieto fine riserva ancora un paio di risate.

Il cinema francese ha sfornato una commedia con un ritmo più veloce del solito, probabilmente perché adattamento di un’opera teatrale. Risultato non eccezionale ma molto apprezzabile, colonna sonora minima e poco influente, di quelle che si dimenticano non appena si esce dalla sala cinematografica, ma la bravura degli attori è indiscutibile, e vale ogni centesimo del prezzo del biglietto.

Un ultima cosa… a me quello pare un pastore belga, e non tedesco! 😉

Buona visione!! 

Quello che so di lei

Un film uscito di recente e che ho visto ieri sera al cinema estivo…

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…se dal trailer può sembrare una commedia, in realtà si tratta più di un film drammatico e che fa esordire sul grande schermo una strana coppia composta da due grandi attrici francesi… Catherine Frot, nei panni di Claire, è una levatrice vecchio stile che sta per perdere il suo lavoro a causa dell’avanzare del “nuovo mondo” che vede ormai le nuove tecnologie soppiantare l’esperienza (e l’umanità stessa)… Catherine Deneuve è invece Beatrice, l’amante del padre di Claire, uno “spirito libero” che dopo più di 30 anni, irrompe nella vita di Claire.

All’inizio, il rapporto fra le due donne è piuttosto teso e rigido come la vita di Claire, ma pian piano, dipanandosi la trama, fra segreti mai rivelati prima, ed emozioni affrontate dopo molto tempo, si distende e si apre al nuovo. Come la nuova vita di Claire, sconvolta (stavolta in positivo) da Beatrice.

Il ritmo del film, come la colonna sonora è moderata e permette di seguire il film senza essere soporifero (difetto di moltissimi film francesi), la regia ed i costumi sono eccellenti, ed ogni personaggio risulta genuinamente credibile, non sforzato né scontato. Ed un finale che mozza il fiato!

Un buon film da vedere!

Collateral Beauty

Appena visto il trailer un mese fa, ero impaziente di vedere questo film. Ed oggi, ci sono riuscito!

locandina-collateral-beautyLa trama è abbastanza semplice: Howard/Will Smith, è un uomo distrutto dalla perdita della propria figlia, non riesce ad accettare la tragedia e vive un limbo che trascina dietro anche i suoi amici – Whit/Edward Norton, Simon/Michael Peña, e Claire/Kate Winslet – anche perché gli stessi sono i suoi più stretti collaboratori della sua agenzia pubblicitaria, un tempo portata al successo dalla creatività e dalla positività di Howard, ora sull’orlo del fallimento a causa – appunto – della sua depressione. Tre personaggi vengono coinvolti – Aimee/Keira Knightley, Raffi/Jacob Latimore, e Brigitte/Helen Mirren – e con i loro interventi, sbloccano la situazione. Questi tre personificano l’amore, il tempo, e la morte. Tre astrazioni che toccano ed intrecciano le vite di tutti gli esseri umani, nessuno escluso.

Detto questo, basta spoiler. Il film si dipana abbastanza velocemente, e vista la trama semplice, potrebbe sembrare forse banale, ma la sceneggiatura abbastanza diretta e senza fronzoli inutili, ed i personaggi interpretati da attori di grosso calibro, sono elementi costruiti così bene da lasciare allo spettatore delle profonde emozioni e riflessioni. La colonna sonora è ben calibrata, ottima la regia.

Sono rimasto colpito da questo film, e vi suggerisco di andarlo a vedere con calma e a gustarlo con molta attenzione, vale ogni centesimo del biglietto e non delude le aspettative né dei “sognatori” né dei “cinici” (e ve lo confesso candidamente: se riesco, andrò a rivederlo)!

Woman in gold

Per questo film, Helen Mirren merita un altro Oscar… …e se non glielo danno, vado a Los Angeles a dar fuoco all’Academy!

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Il film narra la storia di Maria Altmann (magistralmente interpretata da Helen Mirren), una donna ebrea fuggita dalla sua natale Vienna sotto il nefasto regime nazista, che nel 1998, a 82 anni, viene a sapere che il governo austriaco vuole restituire le opere d’arte requisite durante l’occupazione nazista, e comincia una battaglia legale per riavere indietro i cinque quadri commissionati da suo zio al pittore Gustav Klimt e – in particolare, il “ritratto di Adele Bloch-Bauer” del 1907 – che furono appunto requisite dagli occupanti nazisti e poi esposti alla Galleria del Belvedere. Nonostante le ovvie riluttanze Maria – convinta dall’avvocato Randol Schoenberg (interpretato da Ryan Reynolds) – tornerà nella natia Austria per la prima volta dalla fine della guerra, e tornerà in contatto con le sue origini, riceverà l’aiuto prezioso di Hubertus Czernin (interpretato da Daniel Brühl, lo storico protagonista di “Good-bye, Lenin”) e si ritroverà il rifiuto del governo austriaco, ma la battaglia legale – fra alti e bassi – continuerà ad essere portata avanti fino all’epilogo nel 2006.

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La vera Maria Altmann (1916-2011) con il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer I” di Gustav Klimt

Il film è pieno di toccanti flashback che aggiungono molto alla trama del film: le emozioni di una donna in cerca di giustizia ed i ricordi di tempi orribili che segnarono la sua vita.
La colonna sonora merita, la ricostruzione della Vienna negli anni successivi all’Anschluss è davvero suggestiva, alcuni personaggi sono stati abbelliti un pò (vedi Ryan Reynolds…), e ultimo ma non meno importante, un finale di quelli che restano davvero impressi nel cuore e nella mente degli spettatori.

Per l’ennesima volta, il mio istinto ha valutato bene il trailer, e anche per questo film, appena esce il dvd lo compro, quanto costa costa!.