L’amore a cinque colori

Piccola recensione per questo libro che con la sua copertina mi ha attirato e con il suo finale mi ha ricordato il detto sul non giudicare un libro dalla copertina.

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Diviso in cinque parti, con cinque colori ed ambientazioni e date diverse, le prime tre parti sono abbastanza interessanti e calzanti, le finali due un po’ meno.

Nella prima parte, molto breve, si accenna ad una morte improvvisa e prematura, ma a differenza di quanto pensavo, la vicenda non ha influenzato il seguito della storia. O così mi è parso.

Invece nella seconda parte , l’autore Renzo Gorini mostra una particolare conoscenza del centro storico di Reggio Emilia, tanto da sbalordirmi nella lunga descrizione (quasi manzoniana) di un percorso in cui alla fine mi chiedevo se – già che c’era – ci fosse scritto chi ci fosse ad abitare nel mio bilocale che affaccia su una delle vie citate nel capitolo. Insieme alla terza parte, questo è il capitolo più intrigante.

La quarta e la quinta parte sono invece ambientate in un ipotetico futuro. Non farò altri spoiler ma ammetto che sono stati interessanti quanto forse anche un po’ smelensi. Il finale vira – perdonatemi il gioco di parole – dal giallo al rosa, anzi, dal giallo al blu, passando per il rosso ed il grigio. Un conoscente che l’ha letto, l’ha trovato molto carino, io invece non avendo forse la sua stessa sensibilità e/o gusti (basta vedere le birre che beviamo) non ho trovato il finale così coinvolgente come le due parti centrali, ma anche se ne sono rimasto un po’ deluso, lo consiglio comunque. (Come sapete, ho letto libri di gran lunga peggiori!)

Un piccolo spoiler ma anche un piccolo sassolino dalla scarpa, però, me lo voglio levare: posso capire che raccontando lo scenario futuro, si possa fare un mini accenno all’attuale residente di Palazzo Chigi, ma la slecchinata al Papa-marketing, no! Quella è stata pure peggio del finale tronco ed asciutto!

In tempi di luce declinante

Devo ammettere che è difficile trovare un altro libro con un titolo così poetico e allo stesso tempo così azzeccato in tutte le sue metafore…

…infatti la luce declinante è quella dell’autunno del comunismo poco prima della fine, l’autunno in cui il 1° ottobre 1989, giorno cardine da cui si dipana tutta la storia, o meglio, si dipanano le storie dei vari personaggi.

Protagonista è la famiglia Umenitzer, una famiglia quasi borghese, che torna dal Messico nel 1952 e le quattro generazioni che si affacciano in questa storia, sono tutte diverse fra loro ma accomunate solo dal declino che avanza…

  1. Charlotte e Wilhelm per cominciare, sono due comunisti convinti che il loro “nuovo” Paese, la DDR (per noi italiani “la Germania orientale”) abbia bisogno di loro, ed è per questo che Charlotte lascia quella vita che tutto sommato non era male in Messico e sposare e stare accanto a Wilhelm, anche se tutto sommato si accorge quasi subito che non è oro tutto ciò che luccica e verso la fine andrà sempre più in declino psicologico quanto più il marito andrà incontro al declino fisico…
  2. Kurt – figlio di Charlotte ma non di Wilhelm – e sua moglie Irina – e la madre di quest’ultima, Nadezda Ivanovna – invece, sono due comunisti convinti che ci vuole un rinnovamento democratico, Kurt in particolare, che trascorse alcuni anni all’interno di un gulag staliniano, è un riformatore, un “Kruscioviano” che per anni ha temuto un ritorno dello stalinismo più becero ed intollerante, ma poi ha finito in qualche modo per rassegnarsi all’andare delle cose, tra scappatelle e l’occhio di vetro, mentre sua moglie Irina – conosciuta in URSS e trasferitasi in quella Germania dove non imparerà mai bene il tedesco – è una donna che sa quel che vuole e che sa cosa significa essere moglie e madre in un Paese socialista, facendo buon viso a cattivo gioco (non solo le scappatelle del marito ma anche il modo in cui procurarsi delle albicocche quando ancorala DDR era più solida del muro che attraversava e divideva Berlino) e disperandosi quando il figlio…
  3. Alexander – figlio di Kurt e Irina che ci tiene tantissimo a questo figlio prima della “Svolta” e del successivo alcolismo – detto anche Sacha, è un giovane che cresciuto all’interno del sistema messo in piedi dal regime filosovietico cerca di capire cosa non va nella sua vita, e cresce con incertezza e disillusione, non credendo in niente e distinguendosi dalle due generazioni precedenti con la sua non-coerenza e la voglia di non impegnarsi, e che sembra trovare se stesso e un proprio equilibrio solo dopo la “Svolta”, ovvero la riunificazione delle due Germanie e la fine della DDR, ma rimanendo disincantato fino a quando nel 2001…
  4. ed infine Marcus – figlio di Alexander e della sua prima moglie, Melitta – che sarà solo testimone di quel giorno di ottobre del 1989 e che tanta rabbia covava verso il padre che non riesce a capire e che lo aveva abbandonato insieme alla madre e che di quel loro mondo ha visto solo il declino…

Ogni capitolo racconta punti di vista diversi in date diverse sotto il punto di vista di un personaggio alla volta, circondato sempre da quel corredo di personaggi minori e dal contesto sociale di quegli anni, nonché dalle proprie esperienze e dai propri ricordi. L’unica data che viene “ri-vista” dal punto di vista di tutti i personaggi principali (compresa la vecchia Nadezda Ivanovna, che sotto sotto ispira tanta tenerezza) è quella del 90° compleanno del vecchio Wilhelm Umenitzer, il 1° ottobre 1989, un giorno di festa a cui mancheranno solo Alexander che la notte prima era riuscito ad emigrare nella Germania Ovest, e sua madre Irina, distrutta dal dolore di non poter più rivedere il figlio ormai “passato di là”.

In questo libro, oltre all’atmosfera di un mondo perduto che solo chi lo ha vissuto lo poteva conoscere, oltre alle passioni, alle illusioni e disillusioni, e alle paure agli inganni, alle bugie e ai tradimenti, e alle tragedie personali che ci si porta dentro, c’è anche un pizzico di ironia – bella la frase con cui il 90 enne Wilhelm accoglie i fiori … “porta la verdura al cimitero!” 😀

Oltre a consigliarvelo vi do un consiglio fondamentale per riuscire a stare a passo con questo libro e a non farselo pesare…. all’inizio, leggete uno, massimo due capitoli per volta… quando arriverete ad apprezzare appieno i personaggi, allora gustatevelo tutto fino alla fine. 😉