San Faustino 2020

singlitudineEcco arrivare la ricorrenza più attesa – compleanno escluso – tra Capodanno e le mie vacanze estive!

Certo, quest’anno parto in posizione svantaggiata visto che ha inizio mese mi hanno inciso una ciste e sono ancora in convalescenza a casa, ma cazzo, non ho intenzione di ridurmi alla versione gay di Bridget Jones che canta “all by myself” seduto sul letto, circondato da bottiglie di vino!

Finalmente ecco il giorno in cui noi single – nella ragione – ci pigliamo la ribalta, mentre le coppiette che ieri si sono abbuffate di amore e cioccolato oggi ripigliano fiato, noi ribadiamo la nostra esistenza alla faccia di:

  • delle coppiette smelensi ed esibizioniste che non esitano un secondo a baciarsi lavandosi le tonsille a vicenda davanti a tutti!
  • degli/delle ex che ci hanno mollato non hanno ancora capito cosa hanno perso, e che perbacco, non avranno mai più, ma manco se tornano in ginocchio sui ceci a romperci i coglioni!
  • degli/delle ex che abbiamo mollato perché alla fine non ne potevamo più delle loro fisse/gelosie/manie/comportamenti malati, e che abbiamo giustamente mandato dove meritavano, e cioè a fare… …un viaggio ovunque lontano lontano da noi!
  • degli strateghi del marketing che ignorano la nostra esistenza, perché diciamolo, oggi c’è un’impennata nella vendita generale di birre ed altri allegri alcolici, grazie a noi!

Questa ricorrenza ha un effetto che definisco “BIRRAscoso” ha dunque vari effetti a seconda dell’età e dello stato d’animo di chi la celebra. (Come una sbronza da birra!)
Partendo quindi dal 2006 – anno in cui ho cominciato a celebrare questa sacra ricorrenza, ecco i vari stati d’animo:

  • dal 2006 al 2009 – birrascosamente allegra e frizzante, ballando e cantando tutta la sera;
  • 2010 e 2011 – birrascosamente allegro e frizzante, ballando e cantando in casa tutta la sera;
  • 2012 – birrascosamente moderato e pieno di sedativi, a casa dopo essermi esibito in  “Culiday on ice“! (Sostanzialmente sono scivolato fantozzianamente su una lastra di ghiaccio e ho passato tutto il pomeriggio in pronto soccorso con un dolore indicibile.)
  • 2013 e 2014 – birrascosamente al bar vicino casa con una piccola compagnia;
  • 2015 e 2016 – birrascosamente a casa a far le pulizie cantando;
  • 2017 – birrascosamente prendendo atto che ormai con l’amore ho chiuso, e rassegnandomi al fatto che non sono più capace di innamorarmi.
  • 2018 – birrascosamente al pub che frequentavo nel quartiere dove abitavo;
  • 2019 – birrascosamente sottotono, distrutto dal lavoro (avevo il turno di chiusura), sul balcone della mia nuova casa, col bicchiere in mano. (Ne ho tratto un piccolo racconto che non ha interessato nessuno.)

sala d'attesaQuest’anno, il mio birrascoso San Faustino è cominciato nel poliambulatorio dell’ospedale, dove – dopo un’attesa di venti minuti in una sala d’attesa vuota – sono stato medicato dalle due infermiere che ascoltavano tutto il repertorio di Tiziano Ferro.
Anche stavolta, niente infermiere bonazzo!

Tornando a casa con l’autobus, mi sono fermato al forno a prendere un po’ di pane e poi della carne trita, arrivato a casa ho fatto un risotto con carne trita – sfumata nel vino bianco – patate – le ultime due rimaste senza germogli, troppo poche per farne un piatto fritte – e carote. Il risotto è venuto bene, nonostante abbia improvvisato, ma esagerando col vino, mi sono poi abbioccato pesantemente fino alle 19.
E dopo mi sono messo al pc a scrivere queste poche righe, ascoltando vecchia musica su Youtube, ripensando alle cose belle degli anni passati e inevitabilmente ad alcuni miei ex, alcuni con rancore (troppi) e qualcuno con molta nostalgia (l’unico che mi ha amato e che non c’è più da ormai 15 anni).


Per stasera la birra è finita e domani si riprende con la solita vita, o quasi. Sono ancora convalescente e i miei movimenti sono limitati, ma ho già in mente cosa fare per recuperare la giornata di oggi: userò la restante carne trita per fare un bel ragù con cipolla rossa e carote, e se per primo non so ancora se fare tagliatelle o mafalde, per secondo, quasi sicuramente farò polpette in umido. A fine pranzo, un po’ di dolce comprato stamani al forno: crostata con crema pasticcera.
Chef svedese, non ti temo!

 

A cosa serve San Valentino? – 2a parte

Come affermato nel post precedente, questo articolo è stato diviso in tre parti per via degli argomenti trattati. La terza parte, uscirà fra 24 ore circa. Sempre se avrò voglia di terminarlo. Si consiglia di ascoltare anche i brani che non sono stati scelti in maniera casuale, anzi!

Buona lettura e buon ascolto!


20 agosto 2005, Teramo
Due ragazzi camminano per il centro storico, deserto quella notte, dopo aver cenato insieme e parlato a lungo, stavolta dal vivo e non per email come dallo scorso marzo erano soliti fare. Ad un tratto uno dei due si ferma e afferra l’altro per le spalle, lo porta sotto l’arco al riparo dalla luce del lampione e si baciano con trasporto. L’altro ragazzo non credeva di poter provare di nuovo qualcosa di simile. Non così a breve dopo la tragedia… Sembrava un sogno, ma stavolta non voleva commettere errori, a costo di lasciare la sua casa. Qualunque cosa potesse accadere, non avrebbe permesso al destino di ostacolare di nuovo l’amore.

26 novembre 2005, Roma – Stazione Termini
Le speranze avevano mosso un ragazzo a trasferirsi per amore. Un nuovo amore. Qualcosa che potesse far dimenticare la morte. E invece no, il ragazzo scoprì di non essere ricambiato dopo aver rinunciato al suo lavoro per trasferirsi a Teramo prima e a Pescara poi. Un guaio dopo l’altro, il lavoro precario in abruzzo sparito, e una dozzina di giorni passato inosservato nella stazione cercando di non spendere niente, in balia di un dubbio: tornare a casa dei propri genitori con una mano davanti e una di dietro, con tutti i giudizi negativi e le paternali conseguenti il fallimento, o farla finita buttandosi nel Tevere?
L’ultima notte, il vero amore si porse a dare consiglio nell’unico luogo possibile: il sogno. E svegliatosi alle 3 del mattino, uscito dal suo nascondiglio perfetto, il ragazzo si avvicinò ad una biglietteria automatica e fece il biglietto più economico per tornare a casa. Pagando, gli rimasero 20 €, e le conseguenze dei suoi errori, dell’amore non ricambiato, e del lutto che ancora provava nel suo cuore.


2 luglio 2009, Sant’Ilario
Dopo aver mangiato insieme, due ragazzi si dirigono a casa di uno dei due. Mentre guida, il ragazzo lascia la sua mano sul pomello della leva del cambio e muovendo due dita, cerca di attirare l’attenzione dell’altro ragazzo. Gli afferra la mano e la tiene stretta, quella sera sarà speciale. Sarà per la prima volta sul letto di qualcun altro, timoroso di provare dolore, e trovando invece un amante premuroso, dolce, sensibile e passionale allo stesso tempo.

22 settembre 2009, Bologna
Sull’autobus per andare al lavoro, un ragazzo con gli occhi rossi è in balia della rabbia e non vede l’ora di scendere per fumarsi qualche sigaretta prima di attaccare al lavoro e di bere qualche drink superalcolico dopo il lavoro, prima di riprendere il treno per tornare a casa. Quel mese di trasferta sembra non finire mai, e col cuore infranto, ancor di più.
Il giorno prima, mentre stava recandosi a Bologna con il regionale del mattino presto, mandò un sms al suo innamorato “buon inizio d’autunno, mi manchi!” ricevendo per risposta qualche ora dopo un sms con su scritto “voglio vederti stasera, dobbiamo vederci, voglio parlarti”… …12 ore dopo, con un giro di parole durato un quarto d’ora, quest’ultimo rispose a quel sms dicendo chiaro e tondo che non gli mancava per niente.
Era solo una storiella estiva senza importanza, preferiva star da solo.

29 settembre 2009, Reggio Emilia
Quella trasferta sembrava non finire mai, e quel ragazzo era talmente esausto da essersi addormentato sul treno prima e sul’autobus poi… dovette scendere alla fermata vicino al capolinea e attendere in quel vasto parcheggio l’autobus che lo portasse indietro, ma riconobbe un’auto con a bordo il ragazzo che una settimana prima gli aveva spezzato il cuore. Stava staccando il labbro superiore di un altro ragazzo dal fisico molto più tonico. E mentre loro si concedevano l’uno all’altro, il ragazzo alla fermata attuò la sua vendetta, soddisfacendo il suo ego ferito ma rimanendo col cuore svuotato.


10 ottobre 2010, Reggio Emilia
Un ragazzo pianifica di vedersi con la sua nuova fiamma, un angelo biondo che poco più di due mesi prima, aveva conquistato con pochi gesti semplici il suo cuore.
Dopo aver mandato un sms, riceve la risposta negativa di quest’ultimo ma dopo neanche pochi minuti, un altro sms svelava l’inghippo… si stava vedendo con una ragazza.
L’incredulità lasciò spazio alla rabbia quasi subito. Ancora una volta, una presa in giro.
Adesso basta farsi mollare, adesso basta farsi prendere in giro.

Settembre 2011, Reggio Emilia
A quasi un anno di distanza, il ragazzo tornava a casa quando nella distesa estiva di un locale, vide il suo ex angelo biondo in compagnia di una ragazza incinta e di una coppia di loro amici. Rapidamente il ragazzo si sedette in modo da farsi vedere dall’angelo biondo e dalla sua compagnia. Il ragazzo ordinò un long drink e cominciò a sorseggiarlo in maniera esasperatamente lenta ammiccando e facendo smorfie rasenti l’osceno in direzione del ragazzo biondo che cominciava a sudare sempre di più. Dopo un’abbondante mezzora si alzò e si avvicino a lui e alla sua compagna, E quando aprì bocca, il biondo sudato e bianco in volto, trattenne il respiro, mentre la ragazza incinta ringraziò il ragazzo in piedi per averle detto che era caduto il suo foulard, neanche se ne era accorta.


23 aprile 2011, Modena, Bologna, e Reggio Emilia
Un ragazzo che ha finito di lavorare si precipita in stazione per prendere il treno che porterà lui ed il suo ragazzo – salito a Reggio Emilia – a Bologna. Fa giusto in tempo ad arrivare e salire su una vettura a caso, per poi cercare il ragazzo che lo sta aspettando.
Lo trova due carrozze dopo, che parla con un altro uomo. Per un attimo un campanello d’allarme suona agitato dalla gelosia, ma il sentimento calma l’anima, nessuno è perfetto.
Un salto alla libreria gay, una cena sotto le due torri (o quasi), e si rientra a casa a Reggio Emilia. Si festeggia un mese di relazione con una notte di passione. E pazienza se uno dei due vuole la colonna sonora.

26 giugno 2011, Amsterdam
Un ragazzo cammina lungo i canali della capitale olandese con in mano la sua fotocamera, dopo aver visto musei, e fotografato piccoli particolari che attirano la sua curiosità, il suo occhio, un sorriso. Il telefono riceve un sms e la sua suoneria spaventa e fa andare via le oche che stava fotografando mangiare pezzi di pane buttati da una ragazza e da quella che ad un occhio attento sembra essere qualcosa di più di una semplice amica. Letto l’sms, il ragazzo è tentato di buttare il telefono nel canale, anche se in realtà vorrebbe buttarci il mentecatto che glielo ha mandato. Si trattiene a stento. Il pomeriggio rovinato da un’insulsa richiesta di scuse e un patetico tentativo di allacciare una relazione tossica e ormai disintegrata dalla vigliaccheria e dalla “voglia”, finisce in una birreria.

Ottobre 2011, Reggio Emilia
Un ragazzo è appena tornato a casa da uno speed date bolognese. Gli unici due interessati a lui erano un sadomasochista ed un insegnante sulla soglia della pensione. Qualche ora dopo, si mette in chat, alla ricerca di un incontro per dare libero sfogo ai suoi ormoni repressi. Invece litiga in chat con il ragazzo che ha mollato mesi prima e che gli aveva rovinato un pomeriggio della sua vacanza ad Amsterdam. Inorridito dalle bugie che si sono svelate in quella litigata, comincia a vomitare come se non ci fosse un domani. Chiama al lavoro e avvisa che non andrà perché sta male. Innervosito, comincia a bere del thè sperando che passi, ma niente da fare. E tra una tazza di thé ed una volata presso tutt’altro tipo di “tazza”, mette a fuoco una tremenda verità, svenendo sul pavimento.


Fine della seconda parte

A cosa serve San Valentino? – 1a parte

Una piccola premessa: quest post è stato diviso in tre parti non tanto per la lunghezza del post in sé, quanto per il tema trattato nei vari paragrafi. Il tutto rientra sia nelle riflessioni profonde che negli sfoghi. Il tutto accompagnato da brani musicali non scelti a caso.

Buona lettura e buon ascolto.



Giugno 2004, Roma, Galleria Sordi – ex Galleria Colonna
Presso la libreria, un ragazzo osserva vecchi cd scontati del 15 %, cercando la canzone della sua storia d’amore, invece ne afferra un altro e mentre sta leggendo le tracce, girandolo, gli scivola dalle dita e quasi gli cade per terra. Uno strano presentimento gli attraversò la schiena e comprò quel cd, pensando che anche quello, come regalo, non era affatto male. Non riuscì a farlo incartare, non voleva farsi vedere dalla comitiva di vecchietti con cui era, e poi dovevano andare alla vecchia autostazione Tiburtina se non volevano rimanere appiedati. SI ricongiunse lì con il suo ragazzo a cui passò il cd regalo che aveva comprato per lui. Fu un regalo molto apprezzato. E complice il pannello con mensola davanti, si tennero per mano per tutto il viaggio di ritorno. Unico contatto che potevano permettersi, nascosto agli occhi degli sconosciuti conterranei o no, che viaggiavano su quello stesso autobus.

14 Settembre 2004, Milano e Roma
In quella notte di fine estate, una delle migliori voci italiane si spegne dopo aver lottato per anni contro il cancro. Giuni Russo, una vita dedicata interamente e con passione alla musica, aveva da poco compiuto 53 anni. In quello stesso giorno, una terribile sentenza medica non dava più speranza, le precedenti sere d’agosto sarebbero state – da li a breve – un dolce/amaro ricordo. Di uno dei due.

Agosto 2004, pressi di Amantea
Una notte in campeggio solitari, due ragazzi hanno montato la tenda vicino a dei ruderi di un antico monastero caduto in rovina da secoli. Stanchi, ascoltano un po’ di musica che passa la radio, e nonostante la tenda sia montata, dormiranno abbracciati dopo aver spento il fuoco, sotto le stelle, la mattina uno dei due ha uno stano pallore sul volto, forse una reazione allergica delle sterpaglie…

22 Dicembre 2003, Stretto di Messina
Sul traghetto “Rosalia” della compagnia “Blu-via” – ex Ferrovie dello Stato – due amanti clandestini, dal salone (deserto) di poppa,  ammirano la costa messinese illuminata nel buio e ricordano le stelle viste quella notte di fine settembre da quella torre. Fa molto freddo e tutti sono al caldo del bar, qualcuno in macchina fa partire l’autoradio a tutto volume, un brano in particolare, Mediterranea, un brano perfetto scelto dal caso fa decidere ai due giovani amanti di ballare insieme abbracciati, per non sentire freddo, come quella notte. Anche quella volta, quelle due anime innamorate si fusero – con un ballo – in un corpo solo, nel salone deserto.

28 settembre 2003, San Fantino
Due amanti clandestini hanno approfittato del black out che in quella notte ha colpito il Paese, escono per le strade deserte di quel piccolo villaggio ove erano e camminano mano nella mano fino ad una collina. Scavalcano un recinto malandato e attraversano una terra incolta fino ad arrivare ad un promontorio ma si sbagliano a causa del buio. Arrivano ad un’antica torre d’avvistamento semi abbandonata, salgono la scala di ferro ed entrano dentro, salgono un’altra scala e arrivano sul terrazzino/tetto, e ammirano dall’alto il mare e le stelle che illuminano tutto.

La brezza è un po’ fredda ma si riscaldano abbracciandosi e ammirando le stelle. Sogni e progetti si accavallano fra baci e tenerezze.
Passata l’alba, i due amanti lasciano la torre e camminano nel villaggio in riva al mare, fra gente che pesca incazzata per non sapere cosa diavolo sia successo e soprattutto, lamentandosi di non poter seguire le partite di calcio, anzi non sapendo nemmeno se si sarebbero svolte o meno, in quella domenica così particolare.

31 dicembre 2003 – Messina
Sulla terrazza di un piccolo appartamento sulla fascia collinare della città peloritana, due ragazzi attendono la mezzanotte con la radio accesa – non c’è la tv in quell’appartamento affittato per pochi giorni – e davanti a loro si para un maestoso panorama naturale, la costa tirrenica calabrese da Capo Vaticano fino a Reggio Calabria, con le luci dei paesini adagiati sulla costa, e aspettando con una bottiglia di spumante e due bicchieri, ballano ancora una volta, a modo loro, un tango. Neanche fosse un film, quando alla fine del pezzo i due ragazzi si baciano, ecco uno spettacolo pirotecnico unico illuminare il cielo lungo 50 chilometri di costa! Milioni di fuochi d’artificio, per niente sincronizzati, in parte riflessi dalle acque marine, e stringendo la persona amata, i due amanti non potevano accogliere in modo migliore l’anno nuovo.


Fine della prima parte

San Faustino …ovvero, perché non festeggerò mai San Valentino!

cupido-mortoFra 10 giorni, compirò 34 anni.
Non sono più un ragazzino.

Da ragazzino, immaginavo di festeggiare questa ricorrenza portando delle rose rosse “alla fidanzatina”.
Qualche anno più tardi, invece, immaginavo di festeggiare portando il mio ragazzo a cena fuori, in un ristorante di classe.
Speravo di poter festeggiare quel fottuto 14 febbraio, portando dei cioccolatini all’unico che riusciva a sopportarmi.

Adesso, a 10 giorni da mio 34° compleanno… alla vista di tutti questi cioccolatini a forma di cuore, orsetti smelensi, pupazzi con gli occhioni teneroni, cuscini a forma di cuore con messaggi sopra, mushmellows a forma di cuore con lo stecco da lecca-lecca, e altre chincaglierie simili… …mi ricordo amaramente di essermi arreso!

Se dovessi raccontarne i motivi, farei meglio a mettere della musica di sottofondo…

…dopo tanti anni non ricordo cosa si faceva (se si faceva qualcosa) a scuola per San Valentino, ma (anche se magari le scuole se ne fregavano) c’erano sempre dei parenti che si ricordavano di fare domande se avevo “la fidanzatina”… …a 10 anni!
In quegli anni, e fino al 1999, credevo di essere simile a mio padre, nel senso che se mia mamma preparava una grossa colazione, lui sapeva che c’era una qualche ricorrenza in cui lui doveva preparare qualcosa… e generalmente – qualunque ricorrenza fosse – se lo ricordava per l’ora di pranzo! (Forse a riprova del detto per cui la strada per il cuore di un uomo, passa dal suo stomaco!)
Nonostante il lieve alzheimer, la pensione, e gli acciacchi, a distanza di tanti anni è ancora così: mia mamma prepara la colazione, mio padre legge il giornale e commenta da solo le notizie, poi quando si ricorda, si alza, dice che va a comprare il giornale (si, dice proprio così!) ed esce per comprare i fiori. (Niente dolci, sono entrambi diabetici!) Ieri, ha avuto la premura di organizzare una cena fuori. (E di avvisare suo nipote/mio cugino, per ricordargli la cena fuori altrimenti si sarebbe scordato!)

Allora non mi preoccupavo quindi se non provavo niente per nessuna della compagne di scuola. Anzi, a parte un paio, mi stavano quasi tutte antipatiche. E soprattutto, erano senza tette. (Si, all’epoca, per convenzione ma non per convinzione, ci badavo a queste cose!)

Nel 2000, a 17 anni, l’illuminazione: sono gay, niente ragazze, solo UN RAGAZZO!
E anche se questa rivelazione non mi ha provocato chissà quale shock (o cretinerie del tipo “se siamo due ragazzi, chi deve regalare i cioccolatini, e a chi?”), per un motivo o per un altro, purtroppo non abbiamo mai avuto modo di “festeggiare canonicamente” la ricorrenza del 14 febbraio. (Ed era irritante già allora, con tutte le pubblicità martellanti, figuriamoci adesso!)

Nel 2005, la tragedia. Mentre i miei coetanei spensierati si affacciavano al mondo, un tumore portava via il mio amore. Ma di questo ho già scritto. Anche troppo. E non voglio più pensarci. Ma voglio solo riportare questo: che chi dice che il tempo cura tutte le ferite, afferma qualcosa di inesatto, il tempo non cura una beata cippa, attenua solamente il dolore che non andrà mai via.
Passano gli anni, e ho vissuto altre storie e relazioni, buttandomi come se non avessi mai avuto un passato, e senza pensare troppo al domani, ma tutte storie in cui non ero affatto ricambiato per davvero.

Ho dato tanto, di me. Dire “perle ai porci” è un eufemismo.
Ma se anche la penultima volta mi aveva lasciato il cuore a pezzi, l’anno dopo mi sono innamorato di R., un ragazzo tenero e delicato che poi si è rivelato essere anche… …un puttanone mentecatto! Anche codardo: quando si prese la “pausa di riflessione” non ha manco avuto il coraggio di dirmelo in faccia, il vigliacco, no! Mi dette l’annuncio con un sms! UN SMS!! 140 caratteri per dire che con me non stava bene!

Un mese di riflessioni dopo, torna da me, ed io – stupido! – lo ri-accolsi a braccia aperte!
Un altro mese, ed ecco che mi manda un altro sms. Prendendosi un’altra pausa di riflessione, scrivendo espressamente che avrei potuto mandarlo a farsi fottere, se questa sua (ennesima) pausa di riflessione, non mi stava bene.
Cercavo di non pensarlo, cercavo di dimenticarlo. Ero rimasto scottato di nuovo, ferito. Con tutto questo carico emotivo addosso, mi buttai a fare la mia prima vacanza all’estero.
Ed ecco che ad Amsterdam si rifece vivo – sempre con sms – che quasi ero tentato di buttare il cellulare in un qualche canale della capitale olandese!
Fui inflessibile, lo lasciavo io. Meglio solo che col cuore infranto di nuovo.
E dovevo mostrarmi granitico.
E fu quel che feci.

Il bello venne a settembre, quando ci beccammo casualmente in chat e ci scambiammo dei messaggi in cui ognuno difendeva la propria posizione: lui con il “volevo tornare con te” ed io con il “fottiti!“… l’apice fu quando gli rinfacciai il testo dei suoi sms in cui prendeva la pausa di riflessione.
Non solo negava all’evidenza ribadendo che lui non stava bene fisicamente – e qui risparmio i dettagli – ma mi accusava di averlo mollato quando era in difficoltà.
Questo fu il colmo.
Per la prima – ed ultima volta – ho fatto il paragone! Non l’avevo mai fatto prima. Ma mi ha trascinato in basso, e ho paragonato quel nostro rapporto ormai finito col primo che ho avuto ed invece di rispondergli a tono, ho staccato il computer.
Vi assicuro che se ce l’avessi avuto fra le mani, lo avrei gonfiato come una zampogna!!!

A quel punto – inconsciamente – decisi di non volerne più sapere.

Continuai la mia vita ma quei pochi appuntamenti e flirt che ho avuto dopo erano diversi.
Giochi da una sera/notte e via. E ne ero consapevole, come ero consapevole che mi si è rotto qualcosa. (E non intendo il c… beh, avete capito!)(O almeno, non solo quello!) Ma solo ultimamente mi sto rendendo conto della portata dei danni.

Ad oggi sono passati quasi sei anni. In cui non sono più riuscito ad innamorarmi di nessuno. E per paradosso, io che non volevo assomigliare a mio padre, quanto ad incapacità di esprimere i sentimenti, sono diventato addirittura peggio di lui!
Non riesco a crederci quando qualcuno mostra interesse nei miei confronti.
Aspetto sempre il momento in cui arriva la mazzata. E puntualmente arriva!
Sempre e nel momento più inaspettato!
Un esempio?
Sono iscritto a 4… no, 3 piattaforme/chat gay (planetromeo, meetic, bearwww)… attiro l’attenzione solo di maniaci sessuali, repressi, vecchi, e serial killer!
Mi sono così arrabbiato all’ultimo appuntamento che raramente raggiungo un tale livello di incazzatura nonostante mi arrabbio parecchio: ci concordiamo per fare semplicemente sesso dopo cena, ceniamo e durante le chiacchiere tra una portata e l’altra vengono fuori cose profonde e punti comuni, che quasi mi stavo per ricredere sul finale della serata, e quando poi arriviamo a casa sua, mi spoglia come nessuno ha fatto da dieci anni a questa parte e sul più bello… non voleva fare sesso convenzionale ma del fisting, perché altrimenti avrebbe tradito il compagno!200_s

È stato il colmo!
Gli risposi che lui aveva già tradito il compagno, e lo ha fatto nel momento in cui concordava di fare sesso con me, su quella fottuta chat dalla quale mi sono cancellato il giorno dopo. Mi sono rivestito coprendolo di insulti e ho borbottato per tre chilometri tornando a casa a piedi, di notte fonda per le strade di Reggio Emilia. Non riuscii a dormire quella notte per quanto ero incazzato.

 

Sono passati alcuni mesi da questo scomodo evento e mi sono reso conto che è difficile avere un appuntamento con me. Non ci riesco.
È una cosa più forte di me. Ho avuto tante di quelle batoste che non faccio altro che affrontare la vita evitandole. O almeno provando a evitarle.
Può sembrare un ossimoro ma vi assicuro che non lo è. E se il mio ultimo ex mi diffama sulle chat di internet dicendo falsità su di me, e altri si chiedono se la mia cintura sia lunga come l’equatore o se c’ho un supermercato dentro il mio frigorifero, ed altri ancora fanno battute dicendo che ho un cuore di pietra, rispondo dicendo che:

  1. il puttanone mentecatto non sa cosa inventarsi, se gli dai credito è ovvio che tu, ciccio, con me, non ci bevi neanche un caffè;
  2. purtroppo sono uno che gli si guasta facilmente l’appetito, di conseguenza rimango inappetente per un bel po’ fino a quando lo stomaco non comincia a protestare, e se c’ho i nervi, non mangio… sbrano! Se sto incazzato in un ristorante, sono l’incubo dei camerieri… rischiano l’amputazione di una mano… a morsi;
  3. quanto al cuore di pietra, non so che pietra preziosa possa essere, so solo che è incrinata. E di brutto.

In queste tre risposte c’ho messo un bel po’ di ironia. Spesso ripeto che essa è la mia medicina per non tirare le cuoia del tutto, ma se devo dare una risposta seria, beh…  sono in pochi a conoscermi del tutto ed è colpa mia. Mi apro molto con gli amici – all’amicizia ci credo ancora e molto – ma è come aprire una porta con una catenella… se vuoi entrare, io ti lascio sulla soglia, ti permetto di sbirciare dentro, ma non ti permetto di entrare perché poi farai qualcosa – volente o nolente – che non sarà riparabile. Ti permetto di prendere un caffè con me nel soggiorno, e se succede, sei davvero fortunato/a, ma altre stanze della mia casa/anima, non te le mostro.

307248_10151137424971503_2108125965_nIl puttanone mentecatto, R., ha fatto un ottimo lavoro diffamandomi… infatti è capitato di incontrare persone abbastanza piacevoli a cui ho sentito poi dire che effettivamente “non sono quella brutta persona che R. ha descritto” e a quel punto, la situazione “non è più piacevole”. Perché se mi vien detto questo significa che si è dato credito ad un deficiente, senza conoscermi. Ma anche se viene riconosciuto che non sono una poi così cattiva persona, quel pregiudizio avuto su di me grazie alle balle di R., io non riuscirò a cancellarlo. E questo non va affatto bene.
Sono ingrassato di circa 40 kg da quando ho smesso di fumare. Fumando mi sfogavo, mi calmavo, ma – non ne abbiano a male quelli che sono “anti-fumatori” – sarebbe stato meglio non smettere: i polmoni si trapiantano, la ciccia no. Mangio poco, ma molto male. Mangio frutta, e verdura, e carni, nei momenti sbagliati. Non riesco a rinunciare alle bibite frizzanti e a quelle alcoliche, seppur mi controllo parecchio. Ma non riesco a trovare una tecnica di sfogo davvero efficace, tra il lavoro che faccio (la mia misantropia nel weekend è indiscutibilmente insopportabile!) e le soddisfazioni che vengono spesso inesorabilmente a mancare.

Quanto al cuore, beh, che sia una pietra preziosa o un meccanismo complesso, ormai non funziona più. Ormai mi serve solo per pompare il sangue e fino a quando riesce ancora a farlo, mi va bene così.

Vorrei tanto, davvero, potermi innamorare di nuovo.
Sentire l’emozione di avere qualcuno accanto che mi stringe la mano mentre dormiamo la notte nello stesso letto, con cui pianificare una bella vacanza per entrambi, con cui decidere quale formato di pasta cucinare domenica per pranzo. Piccole banalità, forse, ma il vuoto che spesso sento, è composto anche dall’assenza di quest’ultime. Ed è un vuoto davvero enorme.
Per il resto io sono fatto male: sono un uomo da un uomo solo. Io. E me stesso.

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