E anche il 2019 è alle spalle!

Un altro anno sulle montagne russe è andato.

IMG_1393

L’anno scorso ho scritto solo 9 post, di cui solo due recensioni. Tutte le altre idee sono rimaste sospese, o messe nel cassetto del poi, o accantonate, come i vari sogni infranti.
Ho realizzato poco, ma meglio che niente.

A gennaio ho subito un outing al lavoro. È stata un’esperienza orribile, e da allora, non rivolgo la parola al collega che non si è voluto fare gli affaracci suoi, a meno che non sia strettamente necessaria e comunque, solo in ambito lavorativo. Niente saluti, niente auguri, solo occhiatacce in cagnesco.

Ormai zitello inacidito, per il 14 febbraio ho pubblicato tre post, uno con ricordi sull’unico vero amore, uno con i ricordi dei stramaledetti porci… ehm, delle storie successive, ed infine un racconto ispirato dal mio stato d’animo il giorno di San Faustino.
Dalle statistiche delle visite, direi che i miei racconti sono davvero davvero penosi. Infatti penso che non ne scriverò più.

Alla fine di marzo, una zia a me molto cara, ha lasciato questa valle di lacrime. Il colpo è stato molto duro, soprattutto quando ho dovuto dare la notizia a mia mamma. Andare al funerale e trovare lì mia mamma e le altre sue sorelle… è stato un giorno surreale che non mi dimenticherò mai. Ho visto – in quella camera ardente – l’amore della famiglia e allo stesso tempo, ho notato la freddezza di alcuni gesti. Una contrapposizione che non riuscirò mai a spiegarmi. Credo che quell’evento sia stato la soglia di confine con l’età adulta vera e propria. Alla mia età, sia lei che i suoi figli, avevano già messo su famiglia, ed io invece niente. Ricordo ancora alcune delle telefonate con mia zia: alcuni momenti in cui è stata una seconda madre, le risate, le preoccupazioni, le chiacchierate lievi  e quelle non lievi.

Poco meno di un mese e mezzo, un altro lutto in famiglia, stavolta la sorella di mio padre, quella che metteva pace fra me e mio padre quando litigavamo, con cui chiacchieravo per ore e che ogni tanto raccontava aneddoti di famiglia, unica a farlo da quando la nonna non c’è più. Una volta andai a trovarla a sorpresa con un’amica di penna che era venuta a fare le vacanze da me: ci invitò a pranzo e cucinò così tanto e con piacere, tanto di quel cibo che la mia amica quasi non credeva ai suoi occhi, e aveva paura a rifiutare un’altra portata – zia era di corporatura alta – ma il bello venne alla fine del pranzo, quando mia zia chiese alla mia amica se avesse ancora fame (dopo due antipasti, due porzioni di primo, un secondo molto abbondante, due contorni, il dolce fatto da lei e un dolce semifreddo comprato al supermercato, 4 liquori diversi e infine il caffè!)!! Era abituata a cucinare molto e amava cucinare, ma non le piaceva avere persone in cucina perché la sua cucina era piccola o perché la presenza di altre persone le faceva perdere la concentrazione, ma a chiederle una ricetta, le condivideva volentieri senza omettere particolari (come facevano le altre donne della famiglia)!

02.02.2020. La notte che uscimmo dall'euro

02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro

Sempre in quel periodo ho ricominciato a sistemare nel mio studio i libri che dal trasloco giacciono in cantina (e ad ora, in cantina ce ne sono ancora) e catalogandoli sono arrivato a dicembre a quota 325. Alcuni doppioni li ho venduti su ebay e altri li ho regalati. Alcuni me li ero quasi dimenticati e li ho riletti con piacere, altri li ho riletti lo stesso pur sapendoli a memoria (come “Miss Alabama e la casa dei sogni” o “Odette Toulemonde”) e mi hanno aiutato un po’ a svagare la mente dalle preoccupazioni e dalle tristezze.
Dei vari libri che ho letto, ne ho recensito solo uno sul mio blog, un racconto distopico che spero non si realizzi mai.

Per la fine di maggio, due cari amici si sono sposati e mi hanno invitato al loro matrimonio, e devo dire che è stato un bel matrimonio e non mi aspettavo di essere invitato. La sorpresa dell’invito, il correre a trovare delle scarpe adatte, la cerimonia al comune, il bouffet al ristorante e la successiva cena, con tanto di canti e balli. Uno dei ricordi più belli di quest’anno!
Come un altro bellissimo ricordo è stato – a tre anni di distanza – il mio viaggio all’estero, nonché in visita ad un altro caro amico.
È stato molto bello rivedere Andrea, cantare al karaoke (e cos’altro potevo cantare in un karaoke al gay village se non la mitica Gloria Gaynor… “I will survive”), ballare e bere in compagnia, come è stato bello conoscere la sua nuova città: Manchester.
IMG_1649La Whitman Gallery con le sue esposizioni temporanee e non, il Manchester Museum contenente una vasta collezione di reperti compreso un rettilario, l’Università piena di laureandi in quei giorni, il Gay Village più bello mai visto finora, il Museo della scienza e dell’industria così immenso da meravigliarmi io stesso quanto ho camminato solo li dentro pur non avendolo visto davvero tutto, la Central Library meravigliosa vista da fuori ricorda il Pantheon, la John Ryland’s Library che pare una chiesa gotica, un vero tempio del sapere, e tanto altro ancora.
E prendendo coraggio, ho cominciato a prepararmi un coming out in famiglia, un coming out che si sarebbe dovuto tenere in settembre al termine di una settimana dai miei.
Ma l’ennesima lite con mia sorella ha messo la parola fine alla questione: non solo lei è una razzista omofoba convinta, che crede a tutte le fake news in circolazione, ma ad aggiungere coltellate alle coltellate, mia mamma, che pensavo fosse più aperta di mentalità, in una discussione concernente la politica va a toccare tutti “i danni fatti dal PD”, e fra questi inserisce la Legge sulle Unioni Civili. La frase che più mi ha fatto male è stata:

…se uno ha quella cosa lì, non la deve urlare ai quattro venti! Io non lo voglio sapere!

Inutile dire che “quella cosa lì” è l’omosessualità, vista se non come una malattia, certamente come una disgrazia.
Insomma, temevo di perdere la mia famiglia dopo il mio coming out e invece, anche senza fare coming out, l’ho persa lo stesso, da tempo, e me ne sono accorto solo in quel momento.
Un altro pezzo di me si è rotto. Ed io non mi sono formato una mia famiglia, ed è ormai tardi. Ma spero di cuore, che chiunque dovrà affrontare un coming out in famiglia, abbia molta più fortuna di me!

Ogni cosa si paga, ed io ho pagato cara la mia indipendenza.
Resto qui, sempre più spesso in casa a vedere vecchie commedie che a volte recensisco – e forse con un occhio diverso al passato – a commentare anniversari di importanti eventi passati.

In autunno, ho cominciato a fare un po’ di palestra in casa, e qualche scoperta musicale, ho presentato qualche libro riprendendo l’attività di volontariato, ma per finire l’anno in bellezza  (nonostante l’ormai tradizionale web-lite con gli animalari), ho prenotato un posto a tavola in un ristorante vicino al lavoro: nessun menù fisso, si ordinava quello che si voleva (e si pagava quello che si è consumato), poi il karaoke e a mezzanotte, un piccolo spettacolo pirotecnico nel parcheggio messo in sicurezza!
Si, ho cantato anch’io al karaoke. E ho cantato l’unico brano di capodanno che a nessuno era venuto in mente prima… …e si… …e proprio la…

 

Suffragette

suffragetteUn film molto semplice ma fatto molto bene sulla storia delle attiviste inglesi che si batterono anche al costo della loro vita per il diritto di voto alle donne.

Nel 1912, nell’East Ends, sobborgo di Londra, la giovane Maud Watts/Carey Mulligan lavora come lavandaia sotto gli abusi del suo datore di lavoro, fin dall’età di 7 anni, ha un figlio – George – ed è sposata con Sonny Watts/Ben Whishaw. La vita trascorre grigia e monotona quando durante una consegna, la giovane Maud viene a contatto con le suffragette in una manifestazione, e conosce la farmacista Edith Ellyn/Helena Bonham Carter, che nel retrobottega della farmacia sua e di suo marito ospita una base operativa delle suffragette.
Entrata nel mondo dell’attivismo politico, Maud viene a contatto con figure storiche come quella di Emmeline Pankhurst/Meryl Streep e con Alice Haughton/Romola Garai, quest’ultima convince le donne della lavanderia a testimoniare la loro condizione in parlamento, e sarà proprio Maud a tenere un discorso a David Lloyd George sulle loro condizioni di vita, e di conseguenza, sull’importanza del diritto di voto alle donne. Dopo un’iniziale fiducia, passano un paio di mesi, e le aspettative delle donne vengono tradite dal dibattito parlamentare. Immediatamente dopo quest’annuncio, la loro manifestazione spontanea viene repressa violentemente dalla polizia davanti al Parlamento, ed in questa occasione Maud viene arrestata e lasciata in galera per una settimana. Qui conoscerà Emily Davison/Natalie Press, e conoscerà un nuovo livello di lotta davanti alla quale, le sue convinzioni tentenneranno. Uscita di galera, la sua situazione familiare peggiorerà e il momento peggiore sarà quando il marito Sonny da in adozione il piccolo George ad una coppia benestante.

Si susseguono le varie azioni clandestine delle suffragette, Maud partecipa sempre più convinta alle azioni della sua causa.

A L L E R T A   S P O I L E R

Dopo varie azioni e peripezie, Maud ed Emily si recano per un’azione dimostrativa di grande impatto alla corsa ippica di Epsom, con l’obbiettivo di bardare il cavallo di Re Giorgio V con i colori del movimento di cui fanno parte, con il signor Taylor – funzionario della polizia metropolitana – sempre alle calcagna, Emily entra nella pista dei cavalli mentre la corsa è in pieno svolgimento e viene travolta proprio dal cavallo del Re.

Maud, sconvolta lascia l’ippodromo per recarsi nella lavanderia dove lavorava per prelevare la ragazza che aveva preso il suo posto e sottrarla agli abusi del padrone e la porta a prendere servizio dalla borghese Alice Haughton. Dopo qualche giorno, Maud venuta a sapere della tragica fine di Emily, prenderà parte al suo funerale, che porterà la questione del suffragio femminile davanti agli occhi del mondo.

F I N E   A L L E R T A   S P O I L E R 

Poco prima dei titoli di coda, veniamo a sapere come e quando nel Regno Unito venne concesso il diritto di voto alle donne. E quando venne concesso lo stesso diritto in altri Paesi del mondo.

La regista Sarah Gavron ha diretto molto bene un ottimo cast e ha saputo – insieme al cast – illustrare la storia del movimento politico per il suffragio femminile con serietà e schiettezza. Triste sapere che la storia di questo movimento non viene  affatto insegnato come merita nelle scuole del nostro Paese (soprattutto in un periodo oscuro per la nostra vita civile, come questo), dove figure storiche come Emmeline Pankhurst ed Emily Davison sono ignorate dagli studenti italiani!
La colonna sonora è molto azzeccata, Alexandre Desplat sa fare bene il suo lavoro, come ha già dimostrato con le colonne sonore di “The Queen”, “Il discorso del Re” e “The Danish girl”.

Buona visione!