Addio Franca Valeri

Alla fine di luglio aveva compiuto 100 anni ed una decina di giorni dopo ci ha lasciato una grande attrice, sceneggiatrice, regista, autrice, interprete caratterista, artista dalla grande intelligenza, sensibilità, ed ironia Franca Valeri.

Franca_Valeri_1

Non sono abituato a scrivere articoli su personalità recentemente passate a miglior vita, l’ho fatto poche volte e mi è sembrato di “sciacallare” sulla notizia del momento, ma stavolta non posso fare a meno di scrivere le mie impressioni, i miei pensieri.

Franca_Valeri_2Franca Valeri era straordinaria, l’ho sempre pensato, fin da bambino quando in tv si vedeva sempre col telefono in mano, a parlare con “mammà”, come poi da ragazzino in alcuni telefilm che venivano trasmessi la domenica, mi ricordo ad esempio di una serie intitolata “Norma e Felice” (in coppia con un altro suo illustre concittadino, Gino Bramieri), e ancora in film come “Il segno di Venere“, “Gli onorevoli”, “I motorizzati”, “Il vedovo”, e in quello che era il suo capolavoro “Parigi o cara“.

Quest’ultimo ho avuto modo di vederlo quando lo hanno passato in televisione in occasione del suo centesimo compleanno. Ed è stata – per me che non avevo mai visto questo film – una sorpresa la scena del suo arrivo a Parigi…

Franca_Valeri_4Era il 1962, e nell’Italia di quel periodo, l’omosessualità era qualcosa di scandaloso e sconcio, eppure, nella scena da lei scritta ed interpretata, vi è un’accettazione semplice, naturale, con quella sua risposta, quel suo “ah, non  lo sapevo!” che se oggi potrebbe sembrare quasi banale, in realtà, per l’epoca non lo era affatto! 
In quegli anni, l’omosessualità era ancora considerata una malattia e spesso, ogni tentativo di accettazione veniva avversato e messo a tacere. Erano gli anni dello scandalo dei “balletti verdi”, del “caso Braibanti”, e poi ci fu anche l’emarginazione di Umberto Bindi dovuta appunto al suo orientamento sessuale. Giusto per citare alcuni esempi di come venisse affrontata questa tematica in quel decennio.
Franca_Valeri_3Nel film stesso, la protagonista – Delia – non è la classica prostituta immorale e dal linguaggio triviale (o presunto tale) che si vede nei film dello stesso periodo, anzi è al contrario un personaggio attento ai soldi (fa anche la strozzina: bella la battuta quando contando una mazzetta di banconote dice “non è diffidenza, è usanza!”) e piuttosto snob, molto curata nel vestirsi, con acconciature e abbinamenti camp (personaggi simili, al cinema, saranno riproposti decenni dopo. E neanche in Italia.) che l’hanno resa un’icona anche nel mondo lgbt.

Non poteva non esserlo: controcorrente “sin da giovanissima” (come lei stessa affermava in un’intervista rilasciata pochi anni fa), e lo si vede anche nel personaggio di un altro film in cui ha scritto la sceneggiatura: Cesira ne “Il segno di Venere” del 1955, in cui spavalda afferma a sua zia (interpretata da Tina Pica) che…

…non siamo più nel medioevo, che la donna c’ha lo stesso giro dell’uomo, anche in campo amoroso, perché c’ha la sua indipendenza lavorativa, almeno dalle mie parti!

Era il 1955.
Ed in quel periodo, l’opinione dominante era quella rispecchiata dalla “zia Tina Pica” per cui “il posto della donna era la casa, e la cucina.”


Cinema/Addio a Franca Valeri, la prima a creare scene comiche al telefono

Appassionata di lirica, oltre che di teatro, alcuni anni fa come anche più recentemente, in alcune interviste aveva espresso il suo pensiero sulle attuali condizioni culturali e civili del Paese e puntualmente si riversarono sui social commenti al vetriolo che dimostrarono ampiamente quanto avesse ragione!
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera due anni fa, ripercorrendo la sua vita, dichiarava inoltre quanto le mancasse il teatro, e parlò suo amore per gli animali,  e del suo rifiuto di privarsi di interessi e di cedere alla noia, e alla domanda se avesse un sogno ancora irrealizzato, rispose dicendo che ci avrebbe pensato su, e che se le fosse venuto in mente, glielo avrebbe detto al telefono!

Ma nell’ultima intervista, rilasciata ancora una volta al Corriere della Sera, lo scorso 28 giugno, un ultimo sogno da realizzare lo disse: rivedere la Bohème alla Scala. E sempre in quell’ultima intervista, rilascia altre piccole perle della sua vita, di quando alla fine di aprile 1945 andò a vedere di persona il dittatore morto, e di quello che provò in quell’istante. Di come la sua giovinezza era cominciata in ritardo a causa della guerra. Di suo padre e del momento che ricordava come il più brutto della sua vita. E fra le altre cose, una frase che è quella che mi venne in mente quando ho saputo della sua scomparsa:

«Sono anche diventata un’icona gay, anche se non ho mai capito perché. Ma sono fiera di esserlo»

La comunità lgbt italiana ha perso una delle sue icone. Una delle poche che meritavano davvero di esserlo.

Addio signora Franca.
Grazie per la sua arte.

Franca_Valeri_ACabras

20 anni dal primo amore

Questo era uno dei tormentoni estivi che circolavano in radio quell’estate. Divenne “la nostra canzone”.

Era la notte tra il 26 ed il 27 giugno del 2000.

La sera precedente avevo discusso al telefono con mio padre perché ero andato a lavorare come cameriere ad un lido estivo, fuori provincia. Nel sonno piangevo perché mi sentivo solo e “sbagliato”.
A scuola non andavo molto bene nelle materie tecniche, che erano quelle principali del mio piano di studi, scelto da mio padre nonostante fossi contrario. Avrei preferito il Liceo classico o il Professionale alberghiero, e per anni abbiamo discusso migliaia di volte per questo. Così anche quella sera. Ed ero andato a dormire, con il mio migliore amico che aveva trovato quel lavoro anche a me.
Mi ero addormentato con le lacrime agli occhi, sfiancato dai sensi di colpa e di inadeguatezza, e poi mi svegliai.

Quello che era il mio migliore amico dichiarò di non riuscire a vedermi così triste anche in sonno e dichiarò di amarmi.
Per tutta risposta, dopo tre interminabili secondi in cui sentii come del calore nel mio petto, capii che lo amavo anch’io, che non poteva quel sentimento essere sbagliato visto che era corrisposto.
In quel momento magico, il silenzio era rotto dai nostri respiri, dalla brezza che entrava dalla finestra, dal rumore delle onde del mare che si infrangevano sulla vicina spiaggia.
Le nostre labbra si unirono con tenerezza come se non fosse stata quella la prima volta.
I nostri cuori batterono all’unisono, forti, fortissimi.

La luna piena illuminava il suo volto rigato da lacrime di felicità, che scendevano da quei meravigliosi occhi verde chiaro. La brezza che entrava dalla finestra mi inebriava dell’odore della sua pelle abbronzata misto alla salsedine. Il momento perfetto, il più bello della mia vita. Oh Dio! Quanto mi manca tutto questo!
Quanto mi manca lui.


Il fatto che vivessimo in due città distanti era un po’ un problema ma trovavamo spesso il modo di aggirare questa difficoltà. Mi ricordo quando un fine settimana aveva casa libera ed io mi fiondai da lui. Quel fine settimana sembrava un anticipo di quel che voleva essere il nostro futuro insieme. Almeno fino a quando la mattina mi svegliai con lui ancora addormentato abbracciato a me, e… …con suo padre che ci guardava con gli occhi sgranati! Eravamo stati scoperti!
Mi ricordo ancora la sua reazione: non disse una parola, e chiuse la porta, io mi sentivo sbiancato mentre cercavo di svegliare il mio amore che spalancò gli occhi quando dissi “è tornato tuo padre, ed ha appena chiuso la porta di questa camera!”
Ci rivestimmo in fretta e furia e suo padre era in cucina, a mettere la caffettiera sul fuoco. Ci fece un sacco di domande con calma ma con un tono di voce pesante, per poi alla fine accettare la nostra relazione. Che spavento quella mattina, ricordo che non volevo lasciargli la mano, temevo di venir scaraventato fuori e di perderlo.


Tante volte siamo stati a Roma a causa del mio lavoro e lui trovava sempre il modo di inserirsi nel gruppo che dovevo accompagnare. Era il nostro modo di stare insieme, e quando avevamo qualche ora di libertà, la passavamo insieme passando per i vicoli del centro tra Piazza Navona ed il Tevere, per esempio, o mi ricordo ancora una lunga passeggiata notturna nel quartiere dell’EUR, o ancora il Pincio, o quella volta che per colpa di un imprevisto restai a Roma mentre lui e il resto del gruppo andarono a Palestrina. Fu la nostra penultima volta a Roma. Quando gli dissi che ci saremmo tornati insieme e che stavolta avrebbe fatto lui da guida a me, forse lo sapeva che non sarebbe mai successo. Quello sguardo sul suo volto forse sapeva che Preneste, la Dea Fortuna, non ci era favorevole.


Quando ci vedevamo nei fine settimana, in tarda primavera, ci fermavamo in aperta campagna a mirare il cielo e a volte, a fantasticare sul futuro insieme che ci si prospettava davanti, e nelle varie fantasie che ci facevamo cambiava soltanto il posto: a volte a Messina, a volte in calabria, a volte in Grecia, a volte altrove ma sempre vicino al mare. Quante volte abbiamo passato insieme lo Stretto di Messina? Ho perso il conto, ma ricordo quante e quante volte entravamo nel salone con meno gente e ci coccolavamo mirando il paesaggio, in silenzio per non essere scoperti, di nascosto.
Come quella volta in inverno in cui ci rifugiammo in un salone chiuso solo da un nastro sulla porta, la sua testa sulla mia spalla, e con gli occhi rivolti alle luci della costa che si allontanava, vivemmo un altro momento di magica perfezione.
Ci immaginavamo adulti e realizzati, casa di proprietà, macchina, buon lavoro, risvegli teneri al mattino, le nostre labbra unite in un bacio prima di uscire e appena tornati, a coccolarci sul divano guardando film in tv di sera tardi, prima di andare a dormire, e d’estate quanti viaggi che avremmo voluto fare.
Quanti sogni, quanti rimpianti.
Quanta paura. Quanta rabbia.


Ogni tanto ho poi provato amore per qualcun altro, ma nessuno ha saputo ricambiarmi, ed io ora sono stanco. No, non avevo mai fatto paragoni col primo amore, anzi, sarebbe stato illogico farli: età diverse, luoghi diversi, contesti diversi, esperienze diverse… Non può esserci un amore uguale o simile ad un altro, lo sapevo, anzi, l’ho sempre saputo, ma dopo quell’ultimo idiota quell’unica volta che ho fatto un riassunto e mi è stata fatale.
Il paragone anzi, l’ho fatto solo fra i miei ex, non fra le relazioni, e sono arrivato ad una conclusione: attiro solo malati mentali, maniaci perversi, uomini senza palle, infantili egoisti, e disperati. Cosa ho io che non va?
Non lo so e non lo voglio nemmeno più sapere. Con l’amore ho chiuso ormai 9 anni fa, ormai non ho più né l’età né l’energia per innamorarmi, e anche se volessi, non ci riesco proprio ad innamorarmi. Troppe delusioni e a me non piace perdonare (piuttosto gli darei calci in culo fino a consumarmi le scarpe), avrei preferito non soffrire.
Lui non è un mio ex, non ci siamo lasciati, è stata la morte a separarci. Noi eravamo anime gemelle.


Quanti anni sono che non vado in Sicilia, a Messina? e a Roma? e a San Fantino? e ad Amantea? e a Paola? e a Taormina? e a Nicotera? e a Catanzaro?
Tutti luoghi che evito per non soffrire più.
E guardando come e quanto è cambiato il mondo in questi ultimi 20 anni, i rimpianti aumentano, con la consapevolezza che ho lasciato alle mie spalle quanto di più bello abbia mai vissuto.


Oggi sarebbe il nostro 20° anniversario.
Ma dopo 5 anni, una malattia ti portò via la vita, ed io sono rimasto solo.
Dell’amore che ti ho dato è rimasta solo polvere e dell’amore che mi hai dato è rimasto solo un ammasso di  intangibili ricordi.

 

Coming out day

Coming Out Day 2019Il Coming Out Day è una ricorrenza lanciata nel 1988 da un gruppo di attivisti statunitensi per ricordare l’anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay, tenutasi appunto l’11 ottobre 1987.

Oltre ad essere celebrato negli Stati Uniti (dal 1988 in alcuni e poi dal 1991 in tutti i 50 Stati), viene celebrato anche in Italia da pochi anni – da tre anni, se ricordo bene – e in Europa, oltre a Paesi più avanti del nostro nell’ambito dei diritti civili delle persone lgbt+ – come Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, giusto per citarne alcuni – questa ricorrenza è arrivata perfino in Paesi come la Polonia o la Croazia, dove la vita della comunità lgbt+ è anche più difficile che da noi.

Negli Stati Uniti, Human Rights Campaign – la più grande associazione lgbt+ statunitense – si impegna ad offrire per questa ricorrenza – oltre a tutto quello che fa nel corso dell’anno – aiuto sotto forma di sostegno e di risorse a tutte quelle persone della nostra comunità che sono alle prese con questo passo – il coming out appunto – che porta poi la persona a vivere la propria vita in maniera più limpida, aperta, e onesta, soprattutto con i propri cari.


Io ho fatto coming out.
Tre volte.

coppia_gay_sims3_thumb.jpgIl mio primo coming out fu con la mia migliore amica all’epoca: nel 2010: andai a trovarla a Messina e prendemmo una granita allo storico chiosco di piazza Cairoli. Avevamo passato mezza mattinata ricordando i vecchi tempi, a parlare di quello che non ci siamo detti nelle nostre periodiche telefonate, di che fine avessero fatto tutti gli altri con cui pian piano abbiamo perso ogni contatto. Mi disse che si stava fidanzando ed io le feci le mie congratulazioni e dopo un attimo di silenzio, aggiunsi che “spero un giorno di poterti anch’io presentare un fidanzato. Rimase immobile, e mi sorrise.

La seconda volta fu più facile, nel 2016: la barista del caffè che frequentavo, parlando del più e del meno con un altro avventore si accorse che bevevo un sorso in più quando quest’ultimo parlava di amore (si stava lasciando con la morosa dopo aver fatto una sciocchezza), il giorno dopo, quando mi servi la solita birra, complice la vicinanza con San Valentino, mi chiese se fossi mai stato innamorato, e alla mia risposta affermativa mi chiese “di una donna o di un uomo?” Rimasi basito per un paio di secondi quando imbarazzato e rosso in faccia risposi che si, si trattava di un ragazzo. La sua reazione fu un ampio sorriso.

logo1E la terza volta venne dopo il Pride di Reggio Emilia nel 2017: dopo dieci anni al lavoro feci coming out. Il mio capo sapeva che mi serviva il sabato per dare una mano a degli amici, ed il lunedì successivo mi chiese come fosse andata, e gli mostrai una foto che mi ritraeva alla bancarella del merchandising ufficiale del REmilia Pride, intento a vendere oggettistica. Rimase a bocca aperta e la notizia si sparse fra i colleghi a macchia d’olio.

Gli esiti dei miei coming out?

Il primo fu un disastro! Quando ci salutammo capii che qualcosa non tornava, e di li a poco si rese irreperibile, terminando un’amicizia lunga quasi dieci anni. Ci rimasi molto male, e questo pregiudicò il corso degli eventi.

Il secondo era quasi indotto, non avevo l’esigenza di dire alla mia barista preferita che mi piacevano gli uomini ma lei da sola si accorse che nelle mie chiacchiere con la compagnia, l’argomento “donne” era quasi completamente assente, o che comunque non partiva mai da me. Qualche mese dopo, mi disse che era bello vedermi un po’ più rilassato da quando avevo fatto coming out. E mi sbloccai un po’.

La terza volta, al lavoro sapevano che ero nel volontariato ma non sapevano dove, e pian piano lasciai indizi, mi preparai il campo, e poi andò bene, con una foto ed un sorriso a trentadue denti! Il mio capo non mi fece mai domande stupide o invadenti, e a sorpresa, nonostante sia molto cattolico e praticante, non si dimostrò omofobo, anzi, mi difese in un paio di conversazioni con un paio di colleghi omofobi (uno dei due, ora ex collega). Qualche tempo dopo, un mio collega mi disse che era più piacevole lavorare con “il vero me” che con il precedente antipatico che ero prima. E ciò mi rese felice.

IMG_1234La quarta volta… …fu troncata proprio all’inizio della frase, da mia sorella con l’esternazione della sua opinione sullo stilista Gianni Versace, di cui ricorreva il 20° anniversario della morte proprio quel giorno. Un’opinione così greve, che a riproporla a degli scaricatori di porto atei, questi si mettono a farsi il segno della croce per due ore!

Quest’anno, mi ero ripromesso che stavolta non mi sarei fermato a mezza frase, che sarei andato fino in fondo. Tanto deciso da prepararmi anche su facebook con un ashtag #Imcoming… Avevo anche letto – a spezzoni per farmi coraggio – un interessante libro a riguardo, scritto da Giovanni e Paola Dall’Orto, intitolato “Mamma, papà: devo dirvi una cosa!” Sinceramente un ottimo libro per un adolescente, ma non certo per me che mi avvicino ormai ai 40 anni e che ormai “ho perso il treno”!

Infatti, questa volta, lo scorso settembre, a casa dei miei, in un’altra discussione più ampia, mia mamma – principale destinataria del mio coming out – si è rivelata essere meno aperta di mentalità rispetto a quanto ho sempre pensato, e si è espressa in maniera molto negativa sul tema dell’omosessualità…

All’inizio del bellissimo video che vi ho proposto, alla prima schermata la scritta recita “Molte persone omosessuali non si dichiarano ai genitori pensando che preferirebbero non saperlo” … … … ecco qui: parlando di scelte politiche siamo finiti a parlare della Cirinnà che avrebbe fatto “quel pasticcio” per interesse, al chè ho risposto che la Cirinnà non è lesbica, e mia mamma ha detto testualmente che “va bene, ma quando delle persone hanno quella cosa lì, devono tenersela e a casa loro e basta, invece di rompere le scatole per strada alle persone normali! Se uno ha questa cosa di essere gay, io non lo voglio sapere!“… …ed in quel momento, quelle parole pesanti come macigni piombati sulla pancia, mi hanno spento.
Se sa o se sospetta, non lo saprò mai, e lei non vuole sapere se ha ragione in un verso o in un altro.

No. #ImNOTcoming…
Avrei voluto davvero finire questo post scrivendo l’esatto opposto. Scrivendo di come mia mamma si fosse alzata dalla sedia per venirmi incontro ed abbracciarmi, e di come quell’abbraccio mi avesse sollevato di tutte le lacrime e le pene passate negli anni passati.
Invece no.
Invece di togliermi un fardello di dosso, sono poi tornato a casa mia, nella mia Reggio Emilia, con la consapevolezza di lasciare in Calabria non più una famiglia, ma un gruppo di estranei consanguinei.

In questa ricorrenza che dovrebbe essere di festa, e che per me – purtroppo, e come per molti altri come me – non lo sarà, auguro a tutti i ragazzi e ragazze la fuori, di avere più fortuna di me, soprattutto con le proprie famiglie.

Con tutto il cuore.

IMG_0097 - Copia

L’uomo che cade

uomo-che-cade_copertinaQuarto libro di Marino Buzzi, ci narra la storia di Marco – schivo, riflessivo ed introverso – che dopo 20 anni di relazione con Federico – al contrario di Marco, è intraprendente e ambizioso – si trova ad affrontare la tragica perdita del suo compagno, la scoperta di sorprese certo non belle, ed un percorso in salita verso una nuova vita, di cui non vi farò spoiler.

Il libro è diviso in tre parti, e già nella prima la situazione “precipita” – letteralmente – per il povero Marco che si ritroverà davanti ad un evento che nessuno di noi vorrebbe mai affrontare, e come se non bastassero la madre ed il fratello di Federico – molto ostili al contrario del padre – e gli amici (rivelatisi falsi), Marco si trova a che fare con le conseguenze e le scoperte amare, e a mettere in discussione un rapporto ormai dato per scontato chiedendosi cosa è stato del suo amore, rivedendo sotto critiche lenti d’ingrandimento 20 anni passati insieme. Tuttavia, grazie anche all’aiuto degli amici – Linda e Antonio – e di condomini – come Pina e la simpatica Gioconda – un po’ impiccioni, Marco troverà la strada per smaltire il dolore e la rabbia e rinascere a nuova vita. Ogni capitolo è narrato in prima persona dai protagonisti di questo libro: Marco che si dispera e reagisce e Federico che dall’aldilà commenta e segue passo passo le mosse di Marco , nella prima parte; e Marco e Sara nella seconda e terza parte. Chi è Sara? Ah no, ho detto che non vi faccio altri spoiler!!! 😉

La lettura è molto scorrevole e in men che non si dica, ci si ritrova a metà libro chiedendosi quanto tempo sia passato dalla prima pagina del libro. Ben scritto, mostra molto a fondo le emozioni e le sensazioni dei vari personaggi, inoltre è un libro che ha un bel lieto fine. Consigliato caldamente!

Rainbow Republic

copertina_rainbow_republicIn copertina, due rami di quercia circondano il viso di Maria Callas, ed è questo l’emblema della nuova Rainbow Republic: la Grecia che dopo il default e l’uscita dall’euro, si è reinventata e convertita alla “pink economy”, attirando gay/lesbiche/bisex/trans da tutto il mondo prima, e capitali dopo, divenendo una potenza economica, culturale, e tecnologica di prim’ordine. Ulisse Amedei è il primo giornalista italiano invitato dal capo del governo ellenico per illustrare agli italiani quanto il Paese sia cambiato, ed in pochi giorni incontra ministri a raffica che illustrano come la diversità del Paese sia una ricchezza da sfruttare per creare benessere non solo economico, ma anche morale. Ulisse scriverà ottimi articoli sottolineando come la toponomastica sia cambiata, come la festa nazionale sia il 28 giugno, anniversario dei moti di Stonewall, osservando le singolari banconote della nuova moneta: la DraGma – su ogni banconota è raffigurata una drag queen passata alla storia, gli sconti fiscali che godono i locali che trasmettono musica anni ’80! In queste e tante altre sorprese che attendono solo di essere lette e scoperte, il colpo di scena è dietro l’angolo e dalla satira si passa a qualcosa di un po’ più profondo. Ulisse intraprende un viaggio in cui scoprirà quanto variegato è l’universo gay, e di quali potenzialità è capace. Quando Ulisse arriverà al termine del suo viaggio, sarà un uomo completamente diverso.

Romanzo distopico, satira intelligente, un po’ caricaturale – a detta stessa del suo autore, nella postilla alla fine del libro – contiene moltissime citazioni interessanti e curiose, spesso ignorate dal grande pubblico: una che mi aveva colpito in particolare e di cui ignoravo l’esistenza, la “National Gay and Lesbian Chamber of Commerce”, la Camera di Commercio Gay e Lesbica che esiste negli Stati Uniti, giusto per dirne, una.

I capitoli sono intitolati ognuno ad un colore diverso, colore chiave del capitolo, la lettura molto scorrevole ed i personaggi a dir poco fantastici nonostante alcuni rispecchino un po’ dei cliché… …ma d’altronde, l’ho già scritto prima che è anche un po’ caricaturale. Il libro di Fabio Canino è stato per me una vera sorpresa, e devo dire, davvero gradevole.

Non posso proprio stare zitto.

lgbt_rainbow_flag_in_windLo scorso 19 febbraio, ho affrontato un piccolo intervento di asportazione di un calazio.
La tempestività dell’intervento ha posto fine alle mie ferie invernali per dare inizio ad un periodo di malattia che si sarebbe dovuto concludere lo scorso 3 marzo. Invece in seguito ad una caduta casalinga e ad un bubboncino non notato un mese e mezzo fa, mi ritrovo con un buco di drenaggio sulla schiena per una ciste sul coccige incisa d’urgenza (avevo già un febbrone a 40°) poco prima del termine della mia malattia. Insomma, mi ritrovo una scatola del kleenex poco sopra il fondoschiena, ed è l’unico modo che ho per dirlo per non lasciarmi abbattere. Ed essendo un pessimista superstizioso, è meglio così!

Non posso starmene zitto vedendo tutto quello che succede fuori casa mia. A partire dal 19 febbraio, molti sono i malumori che mi sono preso guardando i tg nazionali. L’avvilente spettacolo che abbiamo assistito al Senato non mi ha affatto sorpreso ed anzi, pare un copione che è meglio posare da parte, senza dimenticare. Me lo sentivo che sarebbe andata così male, perché in fondo, nel nostro discutibilissimo Parlamento, una seria Legge sulle Unioni Civili (guai ad osare il termine “Matrimonio egualitario”), non la voleva nessuno. Nessuno!

Italia rainbowDico questo perché la mia lunga esperienza di elettore attento e deluso e turlupinato e tradito, stuzzica di continuo lo sdegno che ho dovuto sopportare. E anche perché questa volta, avrei voluto davvero rimettere piede a Roma, anche solo per lanciare qualche dozzina di uova marce a quei trecentodieci Giuda (ne salvo solo 5) che siedono fra i banchi di Palazzo Madama. Il 24 febbraio, in molti sono scesi a Roma per una manifestazione spontanea davanti alla sede del Senato della Repubblica, e nessuno di quei politicanti se lo aspettava: la prova è la polizia mandata ad impedire al corteo improvvisato, partito da piazza delle cinque lune, di arrivare alle porte del suddetto Palazzo romano. Il giorno successivo, il DdL Cirinnà, svuotato di molte sue parti importanti, è stato approvato grazie ai voti del NCD. Un partitino nato dopo le elezioni, che vale meno del 2% e che purtroppo fa da ago della bilancia nella tenuta di questo Governo… basta vedere con chi si è accaparrato un Ministero delicato come quello della Sanità. Giochetti infami da far rimpiangere la prima Repubblica!

A seguito di ciò, negli ambienti dell’attivismo lgbt, è stato un continuo discutere su chi avesse la colpa politica del disastro. Perché è così che è stato visto lo stralcio delle adozioni del figlio del/della partner, e lo stralcio del vincolo di fedeltà. Quest’ultimo, a vanto e gloria del partitino che fa capo al nostro Ministro degli Interni, che – parole sue – si vanta di aver “fermato una rivoluzione antropologica contro natura!”

Negli ambienti attivisti, è stato un continuo discutere “colpa del m5s”, “colpa del pd”, “colpa dei teo-dem”, eccetera eccetera. E spero che alcuni di voi vogliano rispondere a questa mia domanda: nessuno ha pensato di mettere da parte questa diatriba – per me sono tutti colpevoli senza distinzione – e di ricordarsene quando sarà utile alle prossime elezioni politiche, fra due anni?roma5marzo

È stata organizzata una manifestazione il 5 marzo. Ed io, convinto di rientrare al lavoro il 4, ero già sicuro che non sarei riuscito ad andarci. Come tutte le volte, negli ultimi 11 anni, per un motivo o per un altro, non sono mai riuscito a rimettere piede a Roma (al di fuori delle stazioni ferroviarie). Piazza del Popolo con circa 40.000 manifestanti è sicuramente una piazza più pesante di quella del Circo Massimo, nemmeno lontanamente riempito all’ultimo “family day” organizzato da quella infame accozzaglia di cattofascisti. Il 5 marzo, cittadini italiani sono scesi in piazza per ricordare all’organo legislativo di questo Paese che esiste una società civile che non vuole e non merita di essere oltremodo ignorata. E lo vuole ricordare anche a quegli arroganti e prepotenti che vanno nascondendosi all’ombra di una croce e di un fascio littorio. È stata una cosa potente.

manifestazione 5 marzo

Quello che io spero adesso, è che non si riprenda a discutere e a perdere tempo. Già un assaggio si è avuto: un dimostrante a piazza del Popolo c’è andato con una foglia di fico ed una bandiera arcobaleno a mò di mantello. Personalmente anch’io l’ho trovato fuori luogo ma è stato il suo modo di scendere in piazza e non posso criticarlo. Sui social sono già circolate le foto di questa persona e i commenti pesantemente a suo sfavore. E molti altri commenti che invece lo difendevano a spada tratta… dando del “bacchettoni” a chi invece criticava. Lo stesso manifestante ha al suo conto una storia da attivista certo meritevole. Ed io proprio per questo non posso criticarlo.

Ma quello che invece voglio chiedere a tutto il movimento lgbti italiano, e lo chiedo con insistenza e a gran voce è: vogliamo mettere da parte questa pagliuzza nell’occhio e rimanere uniti e compatti come una trave per sfondare il fronte omofobo? Vogliamo rimanere concentrati sul pezzo? Il fronte sta per cedere ed è questo il momento in cui prestare la massima attenzione, perché lo sanno anche loro che stanno per perdere e non risparmieranno nefandezze ed immoralità in questa battaglia, proprio come i nazisti, che dopo il 1943 cominciarono i rastrellamenti ed i crimini peggiori!

#temposcadutoConcentriamoci e restiamo uniti e compatti per chiedere a voce alta e coi piedi ben piantati per terra, di non perdere tempo: fra meno di due anni, scadrà questa XVIIma legislatura, e se il DdL non sarà stato approvato, cadrà nel vuoto. Per l’ennesima volta, i nostri diritti non saranno riconosciuti!

Non perdiamo tempo, chiediamo alla Camera dei Deputati di migliorare la Legge da rinviare al Senato (e li dovremo poi davvero assediarli!) e chiediamo di rimettere mano al DdL contro l’omofobia, che approvato da una camera dopo l’emendamento Vietti che tutela i peggiori omofobi (i cattofascisti, per intenderci) dall’applicazione della Legge stessa, ormai è rimasto fermo e dimenticato nei cassetti dall’autunno 2013!

Questo è il momento per farlo, e non posso proprio stare zitto.
Nessuno di noi può più!

J’ai tué ma mère

Opera prima del giovane regista e sceneggiatore canadese Xavier Dolan – che in questo film semi-autobiografico interpreta il protagonista – è un film difficile da trovare in Italia, nonostante sia uscito nel 2009.

jai-tue-ma-mere-locandina

Locandina originale del film.

(trailer originale con sottotitoli in inglese)

Il protagonista è Hubert, un adolescente gay di 17 anni, figlio di una coppia divorziata. Vive a Montreal con sua madre, Chantale, ed ha con quest’ultima un rapporto abbastanza turbolento – un pò come molti adolescenti suoi coetanei – a tratti, anche troppo… daltronde il titolo del film, tradotto, significa “ho ucciso mia madre” e per la maggior parte del film, il dialogo fra i due avviene attraverso grida ed urla. La madre – Anne Dorval – è ritratta come una donna molto stressata ma c’è da dire che ciò è il ritratto fatto dagli occhi del protagonista quindi un pò viziato, ma che diventerà un pò più “obbiettivo” verso la fine del film stesso.

Chi non vuole spoilers, salti il prossimo paragrafo! – SIETE AVVERTITI!!

Durante un importante compito in classe, a seguito di un litigio avvenuto quella mattina stessa con la madre, Hubert dice alla sua (giovane) professoressa che sua madre è morta, e quando la verità viene a galla – non spoilero la reazione della madre!!!! – la professoressa si avvicinerà ad Hubert comprendendo la sua rabbia e cercherà di invogliarlo a migliorare e a farlo partecipare ad un concorso riservato a studenti. Nel frattempo Hubert frequenta un ragazzo, Antonin, e sono fidanzati e la madre di quest’ultimo – di mentalità aperta – farà l’outing di Hubert proprio a sua madre, che non la prenderà molto bene. Il rapporto fra i due andrà avanti fra alti e bassi fino a quando, Chantale, dopo aver trovato le cassette “video-diario” del figlio, decide d’accordo con l’ex-marito, il padre (latitante) di Hubert, di mandare il figlio in un collegio cattolico fuori città. Presa male la novità, Hubert affronterà il collegio con la consapevolezza che la sua (ormai ex-)professoressa ha lasciato l’incarico per scappare a sua volta dal proprio padre, e conoscerà Eric che ci proverà con lui. Invano. Nonostante un’uscita in discoteca condita di anfetamine, resterà fedele ad Antonin. In collegio avrà anche a che fare con degli omofobi, che una sera lo pesteranno per strada. A questo punto, per Hubert, la misura è colma: scapperà dal collegio con l’aiuto di Antonin – che gli darà una bella strigliata in macchina invitandolo a crescere – e sarà raggiunto dalla madre (che in una telefonata al direttore del collegio, svelerà parte del suo vero personaggio, e l’affetto che prova per suo figlio), in un luogo caro ad entrambi.

FINE DEGLI SPOILER

Il film affronta delle tematiche un pò difficili da digerire, e certo non molto semplici:

  • il rapporto tra figli adolescenti e genitori;
  • il passaggio dall’adolescenza alla prima età adulta;
  • l’omofobia giovanile ed il relativo bullismo.

Tutto il film è intervallato da auto interviste in cui il protagonista esprime i suoi pensieri più profondi, e da sogni iconici che riguardano sé stesso e sua madre. La scelta della musica è molto azzeccata e ben ritmata con le immagini che scorrono sullo schermo. In particolare mi è rimasto in mente questo…

…non tanto per il lato piccante, ma per la musica in sé!

Anne Dorval è magnifica e sono stupito di scoprire che questa attrice molto dotata è in Italia quasi sconosciuta: per quasi tutto il film ho pensato che come madre, Chantale fosse un zinzino str… ehm… dispotica e isterica, ma la scena della telefonata, verso la fine del film ha svelato buona parte della sua profondità. La sceneggiatura è stata scritta da Xavier Dolan (che ha anche interpretato, diretto e prodotto questo film) all’età di 19 anni! (Qualcuno mi trovi un omologo qui in Italia oggigiorno!)

Peccato che bisogna penare un pò per trovarlo, ma ne vale la pena!

Incompiuto o Incompleto

Questo post nasce come una riflessione. Una riposta ad una domanda postata da un amico di facebook.

Altre persone hanno commentato ma a seguito della visita di alcuni parenti, e di tante altre cose partite da quella che voleva essere la mia risposta, ho scelto di rispondere usando il mio blog.

Mauro, vedersi di fretta può essere a volte una forma di sollievo dal non vedersi per niente, e quel senso di “incompiutezza” è il prezzo da pagare. Ho vissuto un amore nascosto quando vivevo in terronia, abitando io ed il mio amore in due paesini (del cazzo) distanti una ottantina circa di chilometri (in linea d’aria), aspettavamo entrambi il week-end con impazienza, e l’unica cosa fatta di fretta in quei casi era il venirsi incontro per abbracciarsi in un posto dove nessuno poteva vederci.
Ricordo ancora di quanto mi sentissi – durante l’adolescenza – incompleto, come se mi mancasse qualcosa, nonostante cercassi di adattarmi sempre a quello che facevano gli altri. E ricordo che l’estate dei miei 17 anni fu molto complicata… lavoravo per l’ultimo anno al lido estivo e condividevo il monolocale a nostra disposizione (il lido estivo dove lavoravo reclutava camerieri in altre province, e dava a disposizione dei monolocali: 4 ragazzi/e divisi in 2 monolocali), e ci lavoravo per pagarmi i libri di scuola che mio padre aveva scelto per me senza che io fossi d’accordo, ma questa è un’altra storia… ebbene dividevo il monolocale con Johnny, che era il mio migliore amico e che una notte, dopo l’ennesima discussione telefonica con mio padre, andai a dormire di malavoglia, e mi svegliai guardandolo in faccia… era sopra di me… e mi disse che voleva darmi qualcosa che sentiva venire dal cuore…. si dichiarò… tre secondi dopo lo confessai a me stesso e a lui: lo amavo! Era la prima volta che mi sentivo così vivo, e per tante notti, passate sotto lo stesso tetto e sopra lo stesso letto, sentivo di non voler essere da nessuna altra parte al mondo!

A settembre ognuno tornava alla sua vita quotidiana, fatta di scuola e routine, io in calabria, lui in sicilia… distanti ma non col cuore, ed ogni sabato per il primo anno che stavamo “insieme”, raggiungevamo entrambi Messina (la città a metà strada) e passavamo il pomeriggio insieme (e a volte anche la notte)… e a sera, separarsi era così triste e brutto…

Ci amavamo moltissimo e avevamo tanti sogni e progetti da realizzare, posti da visitare insieme, per poter trovare il nostro posto speciale dove condividere la vita e completarci a vicenda, un futuro che appariva sempre più luminoso e vicino. Un futuro tanto desiderato che però non è mai arrivato.

Infatti, 5 anni dopo, un tumore me lo ha portato via, prima di poter realizzare la prima parte del nostro progetto: andare via insieme! Mettevamo i soldi da parte per poter scappare via da quella terra ostica (così ci appariva all’epoca) e vivere insieme alla luce del sole… (eravamo giovani ed ingenui…)

Quando a Messina ci salutavamo, eravamo nello splendido salone dei mosaici della stazione di Messina Marittima… io prendevo il traghetto, e lui correndo nell’adiacente Messina Centrale, prendeva poi il treno per tornare a casa sua… nella confusione oppure nel deserto totale, ci guardavamo furtivamente attorno se c’era qualcuno, e poi di fretta ci abbracciavamo e ci salutavamo con un bacio, sempre di fretta, tutte le volte!

Si, quella sensazione che hai descritto nel tuo post, l’abbiamo avuta anche noi. E a me – che son sopravvissuto – è rimasta tuttora impressa!

L’ultima volta che si siamo visti, quando in ospedale ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, ero insieme a suo padre (che ormai sapeva di noi)… son rimasto forse un’ora a piangere stringendo la sua mano. E dopo dieci anni, mi sembra di essere rimasto lì troppo poco. Il futuro che aspettavamo, per andarcene via, alla fine è rimasto incompiuto. E non c’è niente di peggio di una cosa iniziata e rimasta incompiuta.

Paola ha scritto bene nel suo commento… le tue sensazioni sono più che normali. E aggiungo che le abbiamo provate tutti!

Col tempo poi, sono venuti altri amori… mai paragonati col primo, ma mai intensi allo stesso modo, mai così appaganti e passionali, mai così autentici… mai così completi… ed infatti poi saltava fuori che io ero innamorato ma non ricambiato. L’ultima volta che mi sono innamorato è stato 4 anni fa, con un ragazzo la cui tenerezza mi aveva colpito e conquistato, ma che poi in realtà si è scoperto essere un bugiardo ed un mignottone, un manipolatore, un disonesto. È stata la seconda volta che ho asciato io anzichè essere lasciato, e da allora non mi è più riuscito di innamorarmi, non ho trovato nessuno a cui interessi per quello che sono, nessuno che abbia voglia di seguirmi, nessuno che abbia voglia di scoprirmi, nessuno che mi faccia sentire completo… si… perchè col passare del tempo ogni cosa si sgretola, e la mia apparenza granitica nasconda un senso di incompletezza mostruosa. E anche la famiglia se ne sta pian piano accorgendo (Jessica Fletcher a 90 anni l’avrebbe già capito, i miei parenti no… e non so su quale pianeta vivano!), in quanto ad alcune occasioni, sono apparso stranamente freddo… stanno intuendo forse che mi sento incompleto e forse, l’hanno capito nonostante io neghi a me stesso questa sensazione.

Ero molto ingenuo allora, e se avessi avuto maggior coraggio, forse mi sarei dichiarato ai miei, e poi quel futuro si sarebbe magari compiuto, e magari… avremmo scoperto quel male in tempo, prima che fosse incurabile.

Mauro, cerca di eliminare quel senso di disagio, vai a convivere con il tuo amore: il presente è una certezza, il futuro è una cambiale che rischia di essere insolvente!

Un abbraccio, Francesco

17 maggio 2015, un “tradizionale” giorno di festa (mancato) – Desperate Housebachelor #11

Qualche giorno fa era il 17 maggio e dal 2007, l’Unione Europea ci ricorda in tutto il continente quel 17 maggio 1990 in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità depennò l’omosessualità dalla lista dei disordini mentali riconoscendola universalmente come una caratteristica della personalità umana. Non siamo malati, siamo fatti proprio così!

Tuttavia, in alcuni Paesi, questa caratteristica vuole essere corretta, anzi, punita dal legislatore: in 86 Paesi rischio la galera (se mi va bene!) ed in 7, addirittura la pena di morte!!!

imrs

Tuttavia, in altri Paesi, questa caratteristica viene osteggiata in ogni modo, e anche in Paesi per definizione “civili” – in questa categoria di Paesi ci sarebbe anche la nostra tanto bella quanto vituperata Italiagruppi di persone combattono infatti contro le persone che hanno questa caratteristica, e non si rendono conto di quanto antistoriche, inutili, e stupide, siano!

Me la prendo con chi “all’ombra della Croce” (o peggio, all’ombra di un “italico simbolo” che la Storia ha infine condannato nel 1945), ci addita come nemici da annientare, dimenticando quel che il figlio di Dio disse essere il maggiore ed il più importante dei comandamenti: ama il prossimo tuo come te stesso!

In quella stessa ombra si nascondono in tanti, per ignoranza, per moda, oppure – e questo è quello che più mi fa arrabbiare – per convenienza! (E su questi individui ne ho sempre sottolineato peste e corna, e non me ne dilungherò in questa sede.) Mi chiedo se siano consapevoli dei danni che arrecano non solo agli individui, ma all’intero Paese!

Chi è informato sa che nei Paesi che se la cavano meglio del nostro, le persone omosessuali non hanno niente (o quasi) da temere passeggiando per strada tenendosi per mano, o quando al Comune intendono contrarre l’istituto giuridico del matrimonio (perché per lo Stato questo è! Per la Chiesa un sacramento, ma non per lo Stato che – almeno per definizione – è laico!), e in tante altre situazioni che ora non mi va qui di elencarle tutte perché sono alquanto banali per chi omosessuale non è. Anche questo concorre a rafforzare la coesione sociale e di conseguenza, la risoluzione dei problemi collettivi. Porcamiseria, un conflitto sociale in meno! E invece qui, in questo Paese no!

Abbiamo una pessima Legge – anzi, un testo normativo licenziato solo da un ramo del Parlamento nazionale – contro l’omofobia che esonera dal rispetto della Legge stessa principalmente i pricipali omofobi per definizione! Ed è ferma in una commissione parlamentare dall’autunno del 2013. Abbiamo un Presidente del Consiglio nonché segretario politico del principale partito della maggioranza, che annuncia varie volte un provvedimento per metterci al passo con il resto dell’Unione Europea sul fronte dei diritti civili, e rimanda sempre, l’ultimo esempio il DdL Cirinnà che non prevede il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ma le “unioni civili” che sono ormai uno strumento giuridico obsoleto, e non solo non concede la possibilità di adottare, ma non concede nemmeno la possibilità di adottare il figlio del/la partner, la cosiddetta “stepchild adoption” consentita in altri Paesi quale ad esempio la Germania.

A partire dalla Danimarca nel lontano 1989, e poi Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo, Islanda, Lussemburgo, Francia, Finlandia, Austria, Germania, Slovenia (si, quel piccolo Paese fuoriuscito dalla Jugoslavia nel 1992 e che confina con il Friuli), Islanda (che non fa nemmeno parte dell’Unione Europea!), Estonia (un’ex occupazione sovietica!), il Regno Unito (un Primo Ministro laburista ha fatto le “unioni civili” ma un Primo Ministro conservatore ha fatto il matrimonio! Un conservatore che ai suoi detrattori che lo accusavano dicendo che così indeboliva l’istituto del matrimonio replicò sottolineando che faceva tutto questo invece per rafforzarlo questo benedetto istituto!!!) e non ricordo quale altro Paese ancora, ma tutti sulla scia del riconoscimento giuridico di un legame affettivo uguale ne più ne meno a quello riconosciuto tra un uomo e una donna! Pochi giorni fa, il Primo Ministro del Lussemburgo (un democristiano!!!) ha sposato il proprio compagno!

6171299

(A destra il Primo Ministro del Lussemburgo e a sinistra suo marito, all’entrata del municipio della capitale)

E noi invece siamo ancora al medioevo se non ancora più indietro. Siamo il Paese degli antichi romani infatti, quelli che dicevano “dividi et impera”… cioè “dividi i tuoi nemici e li vincerai e comanderai su di loro”! La coesione civile della società italiana è molto “fluida e frammentata” perché nonostante siamo uniti da 154 anni, abbiamo ancora un troppo forte legame con il più vicino campanile, abbiamo leghisti settentrionali che additano ed inveiscono contro i nemici del momento nel più becero populismo, e “meridionalisti” meridionali che additano scrivendo peste e corna di Garibaldi e Mazzini e che quasi quasi vorrebbero rimettere un trono a Napoli su cui far sedere gli eredi dei Borbone-Due Sicilie! Abbiamo progressisti laici, e moderati cattolici. Abbiamo gente di sinistra che non ha letto Marx e che dei lavoratori se ne sbatte (quella che Oriana Fallaci definiva la “sinistra al caviale”) e gente di destra che è ben lungi dall’essere di una destra europea liberale e rispettosa della laicità dello Stato ma anzi orgogliosamente parte di un carrozzone becero, antistorico, che si rifà al fascismo. Abbiamo invidie e faide di ogni sorta in questo Paese, potevamo non essere tirati in ballo noi altri?

Veniamo accusati di minare la famiglia “tradizionale” quando invece, vorremmo semplicemente che venga riconosciuta la nostra (per chi ha avuto la fortuna, e soprattutto l’amore, la costanza, ed il coraggio, di formarsene una)!

Che poi diciamocelo: che cos’è la famiglia tradizionale? Quella della pubblicità delle merendine e dei biscotti della colazione e degli alimentari di una nota multinazionale parmigiana? Quella in cui sono tutti bellissimi e freschissimi dopo 8 ore di sonno o dopo una lunga giornata di lavoro? Quella i cui bambini si svegliano pettinati di tutto punto e col pigiamino che sembra appena stirato e indossato? Quella i cui bambini giocano su una casetta di legno su un albero ed il più piccino chiede aiuto ad un mugnaio/fornaio/pasticcere/ex-giustiziere-spadaccino che parla alla gallina? Allora mettiamo i puntini sulle “i”: quel tipo di famiglia non esiste, e se non ve ne siete accorti mi chiedo su quale pianeta vivete!

La vera famiglia tradizionale è quella che cambia abitudini col tempo, è quella in cui almeno una volta è capitato di scordare il bimbo all’asilo, è quella in cui marito e moglie non sono d’accordo sulle cose da comprare al supermercato il sabato pomeriggio e discutono per le corsie, è quella in cui ci si dimentica sempre una cosa da mettere in lavatrice prima di farla partire, è quella in cui i suoceri sono benvenuti in casa solo se la visita dura meno di 3 ore o se badano alla prole quando i coniugi sono al lavoro o vanno da soli al cinema, è quella in cui anche gli esponenti di secondo e terzo grado e acquisiti, si impicciano degli affari di tutti!

Secondo l’ultimo censimento ISTAT, io sono una “famiglia mononucleare”. Che è come dire che non sono single ma che sono sposato morganaticamente con l’aria di casa mia.

Ogni famiglia, qualsiasi sia la formazione, è tradizionale, perché tradizionale è l’amore ed il sentimento che li lega. La mia famiglia tradizionale quindi conta un sacco di componenti e proprio oggi, tre di questi sono venuti a trovarmi. E ad impicciarsi degli affari miei!

Avvisato del loro arrivo sabato sera, mi hanno tolto il sonno… in fretta e furia ho messo i dvd di film palesemente gay e il calendario dei bei manzi iberici in costume da bagno, nella valigia grande dentro l’armadio (che c’è? Mica sono di legno!), aspettavo il loro arrivo per l’ora di pranzo. E invece sono arrivati poco dopo le 7 del mattino! (Giusto due ore dopo che ero riuscito finalmente a prendere sonno!)

Nella mia ultima domenica libera dal lavoro, non solo non ho potuto godermi una bella ronfata fino a metà mattina, ma anzi ho accompagnato mio cugino S., sua moglie N,. e la cognata C. a vedere la città ed alcune mostre del circuito OFF di Fotografia Europea, che è stata inaugurata proprio questo week-end. Ed è proprio per questo che hanno anticipato il loro viaggio per venirmi a trovare e per visitare alcune mostre… le altre (quelle a pagamento) hanno promesso di venire a vederle insieme ad altri due cugini (L. – sorella di S. – e relativo marito) ed annessi marmocchi (fortunatamente sono solo due)!

E tra una mostra e l’altra, le solite chiacchiere sono partite dal funerale di zio S. in cui quella branca della famiglia non mi riconosceva, passando per l’atelier di via due gobbi e le domande su quando mi comprerò una casa, successivamente a pranzo al ristorante abbiamo parlato sulle mie frequentazioni e su quando presenterò loro una donna con cui mettere su famiglia. Passati poi per altre due mostre abbiamo toccato anche altri argomenti spinosi che vi sto a risparmiare e che riconducevano comunque agli argomenti dibattuti prima. E questo copione è durato fino alle 18 passate quando sono ripartiti per la volta della Lombardia.

Poco prima della loro partenza è calata la maschera. Non interessava una beata ceppa della fotografia, erano venuti con quel pretesto per capire “cosa avessi”, in quanto, ad osservazione di C., il mio comportamento al sopra citato funerale era alquanto anormale anche per un parente che non stava molto in contatto: sono stato freddo, distaccato, ho fatto parlare molto i figli e la vedova dello zio appena defunto, ho elargito “sentitissime condoglianze” solo a loro e non anche ai fratelli e sorelle della vedova (ma perché???), ma soprattutto, a funerale finito, sono andato ad abbracciare F. che era quella che ha pianto più di tutti. Un abbraccio “di una persona che ha tanto da dare ma che non sa dimostrare”. Ma dimostrare cosa???

Quindi la mia famiglia ha colto la mia ultima domenica libera di primavera per potermi fare psicanalizzare da C. (che è una parente acquisita, ed è una psicoterapeuta) perché – parole loro – c’è qualcosa che non va in me. Di carattere sono sempre stato simile ai parenti materni e di colpo loro non mi riconoscevano perché “asettico e distaccato” come i miei parenti paterni (nei confronti loro, e delle occasioni puramente formali!)!!

Avevo pensato anch’io che col tempo sono diventato un po’ più cinico e freddo, e allontanavo quei pensieri perché non voglio assomigliare caratterialmente a mio padre. (Condividiamo la testardaggine, questa caratteristica basta e avanza!)

Preparatevi le aspirine!

Il nodo gordiano è il seguente: l’osservazione che ha scatenato il caos è partita dalla mente di C. che l’ha detto a sua sorella N. che l’ha detto a suo marito/mio cugino S. che a sua volta l’ha detto a sua madre/mia zia P. che a sua volta l’ha detto a sua sorella/mia madre G. che si è preoccupata tanto da parlarne con C. (la sorella della moglie di mio cugino S. che domenica mattina è venuto a Reggio Emilia con la suddetta moglie e la suddetta cognata per… si vabbè avete capito!) che ha messo a punto questa “spedizione psicoanalitica”!

Nel silenzio più assoluto, tutti si fanno i fatti di tutti: più tradizionale di così, la mia famiglia non poteva essere!

Manca qualcosa?

Ah già. C. ha intuito che io nascondo qualcosa, ma pensa sia un trauma sentimentale, una storia d’amore tenuta segreta e finita per volontà della donzella per cui mi si è sfrantumato il cuore che ormai batte solo per lei…

Beh, c’ha azzeccato il 50 %, è stata brava.

Quello che non ha azzeccato è che io ho si tenuto una storia d’amore segreta, ma la tengo segreta per non far star male loro che non sapevano, non sanno, non possono immaginare, tutto quello che in realtà è successo e che ho omesso con successo per tanti anni.

Ed il mio essere freddo deriva ormai dalla convinzione – sempre più salda – che ormai per me, le vie dell’amore sono finite. Fi-ni-te! L’ultima storia risale a 4 anni fa, e gli strascichi non fanno male solo perché ho trasformato le “cicatrici” in “tatuaggi”, per ricordare ad imperitura memoria che io in amore non ho fortuna.

Motivo ultimo per cui in famiglia, non mi sono ancora dichiarato.

In questo ammetto di non essere molto tradizionale: in famiglia mi faccio i fatti miei!

(Ci pensa mia mamma a stordirmi con i fatti degli altri nella telefonata del week-end!)

(La “tradizionale” telefonata del week-end!)