San Faustino …ovvero, perché non festeggerò mai San Valentino!

cupido-mortoFra 10 giorni, compirò 34 anni.
Non sono più un ragazzino.

Da ragazzino, immaginavo di festeggiare questa ricorrenza portando delle rose rosse “alla fidanzatina”.
Qualche anno più tardi, invece, immaginavo di festeggiare portando il mio ragazzo a cena fuori, in un ristorante di classe.
Speravo di poter festeggiare quel fottuto 14 febbraio, portando dei cioccolatini all’unico che riusciva a sopportarmi.

Adesso, a 10 giorni da mio 34° compleanno… alla vista di tutti questi cioccolatini a forma di cuore, orsetti smelensi, pupazzi con gli occhioni teneroni, cuscini a forma di cuore con messaggi sopra, mushmellows a forma di cuore con lo stecco da lecca-lecca, e altre chincaglierie simili… …mi ricordo amaramente di essermi arreso!

Se dovessi raccontarne i motivi, farei meglio a mettere della musica di sottofondo…

…dopo tanti anni non ricordo cosa si faceva (se si faceva qualcosa) a scuola per San Valentino, ma (anche se magari le scuole se ne fregavano) c’erano sempre dei parenti che si ricordavano di fare domande se avevo “la fidanzatina”… …a 10 anni!
In quegli anni, e fino al 1999, credevo di essere simile a mio padre, nel senso che se mia mamma preparava una grossa colazione, lui sapeva che c’era una qualche ricorrenza in cui lui doveva preparare qualcosa… e generalmente – qualunque ricorrenza fosse – se lo ricordava per l’ora di pranzo! (Forse a riprova del detto per cui la strada per il cuore di un uomo, passa dal suo stomaco!)
Nonostante il lieve alzheimer, la pensione, e gli acciacchi, a distanza di tanti anni è ancora così: mia mamma prepara la colazione, mio padre legge il giornale e commenta da solo le notizie, poi quando si ricorda, si alza, dice che va a comprare il giornale (si, dice proprio così!) ed esce per comprare i fiori. (Niente dolci, sono entrambi diabetici!) Ieri, ha avuto la premura di organizzare una cena fuori. (E di avvisare suo nipote/mio cugino, per ricordargli la cena fuori altrimenti si sarebbe scordato!)

Allora non mi preoccupavo quindi se non provavo niente per nessuna della compagne di scuola. Anzi, a parte un paio, mi stavano quasi tutte antipatiche. E soprattutto, erano senza tette. (Si, all’epoca, per convenzione ma non per convinzione, ci badavo a queste cose!)

Nel 2000, a 17 anni, l’illuminazione: sono gay, niente ragazze, solo UN RAGAZZO!
E anche se questa rivelazione non mi ha provocato chissà quale shock (o cretinerie del tipo “se siamo due ragazzi, chi deve regalare i cioccolatini, e a chi?”), per un motivo o per un altro, purtroppo non abbiamo mai avuto modo di “festeggiare canonicamente” la ricorrenza del 14 febbraio. (Ed era irritante già allora, con tutte le pubblicità martellanti, figuriamoci adesso!)

Nel 2005, la tragedia. Mentre i miei coetanei spensierati si affacciavano al mondo, un tumore portava via il mio amore. Ma di questo ho già scritto. Anche troppo. E non voglio più pensarci. Ma voglio solo riportare questo: che chi dice che il tempo cura tutte le ferite, afferma qualcosa di inesatto, il tempo non cura una beata cippa, attenua solamente il dolore che non andrà mai via.
Passano gli anni, e ho vissuto altre storie e relazioni, buttandomi come se non avessi mai avuto un passato, e senza pensare troppo al domani, ma tutte storie in cui non ero affatto ricambiato per davvero.

Ho dato tanto, di me. Dire “perle ai porci” è un eufemismo.
Ma se anche la penultima volta mi aveva lasciato il cuore a pezzi, l’anno dopo mi sono innamorato di R., un ragazzo tenero e delicato che poi si è rivelato essere anche… …un puttanone mentecatto! Anche codardo: quando si prese la “pausa di riflessione” non ha manco avuto il coraggio di dirmelo in faccia, il vigliacco, no! Mi dette l’annuncio con un sms! UN SMS!! 140 caratteri per dire che con me non stava bene!

Un mese di riflessioni dopo, torna da me, ed io – stupido! – lo ri-accolsi a braccia aperte!
Un altro mese, ed ecco che mi manda un altro sms. Prendendosi un’altra pausa di riflessione, scrivendo espressamente che avrei potuto mandarlo a farsi fottere, se questa sua (ennesima) pausa di riflessione, non mi stava bene.
Cercavo di non pensarlo, cercavo di dimenticarlo. Ero rimasto scottato di nuovo, ferito. Con tutto questo carico emotivo addosso, mi buttai a fare la mia prima vacanza all’estero.
Ed ecco che ad Amsterdam si rifece vivo – sempre con sms – che quasi ero tentato di buttare il cellulare in un qualche canale della capitale olandese!
Fui inflessibile, lo lasciavo io. Meglio solo che col cuore infranto di nuovo.
E dovevo mostrarmi granitico.
E fu quel che feci.

Il bello venne a settembre, quando ci beccammo casualmente in chat e ci scambiammo dei messaggi in cui ognuno difendeva la propria posizione: lui con il “volevo tornare con te” ed io con il “fottiti!“… l’apice fu quando gli rinfacciai il testo dei suoi sms in cui prendeva la pausa di riflessione.
Non solo negava all’evidenza ribadendo che lui non stava bene fisicamente – e qui risparmio i dettagli – ma mi accusava di averlo mollato quando era in difficoltà.
Questo fu il colmo.
Per la prima – ed ultima volta – ho fatto il paragone! Non l’avevo mai fatto prima. Ma mi ha trascinato in basso, e ho paragonato quel nostro rapporto ormai finito col primo che ho avuto ed invece di rispondergli a tono, ho staccato il computer.
Vi assicuro che se ce l’avessi avuto fra le mani, lo avrei gonfiato come una zampogna!!!

A quel punto – inconsciamente – decisi di non volerne più sapere.

Continuai la mia vita ma quei pochi appuntamenti e flirt che ho avuto dopo erano diversi.
Giochi da una sera/notte e via. E ne ero consapevole, come ero consapevole che mi si è rotto qualcosa. (E non intendo il c… beh, avete capito!)(O almeno, non solo quello!) Ma solo ultimamente mi sto rendendo conto della portata dei danni.

Ad oggi sono passati quasi sei anni. In cui non sono più riuscito ad innamorarmi di nessuno. E per paradosso, io che non volevo assomigliare a mio padre, quanto ad incapacità di esprimere i sentimenti, sono diventato addirittura peggio di lui!
Non riesco a crederci quando qualcuno mostra interesse nei miei confronti.
Aspetto sempre il momento in cui arriva la mazzata. E puntualmente arriva!
Sempre e nel momento più inaspettato!
Un esempio?
Sono iscritto a 4… no, 3 piattaforme/chat gay (planetromeo, meetic, bearwww)… attiro l’attenzione solo di maniaci sessuali, repressi, vecchi, e serial killer!
Mi sono così arrabbiato all’ultimo appuntamento che raramente raggiungo un tale livello di incazzatura nonostante mi arrabbio parecchio: ci concordiamo per fare semplicemente sesso dopo cena, ceniamo e durante le chiacchiere tra una portata e l’altra vengono fuori cose profonde e punti comuni, che quasi mi stavo per ricredere sul finale della serata, e quando poi arriviamo a casa sua, mi spoglia come nessuno ha fatto da dieci anni a questa parte e sul più bello… non voleva fare sesso convenzionale ma del fisting, perché altrimenti avrebbe tradito il compagno!200_s

È stato il colmo!
Gli risposi che lui aveva già tradito il compagno, e lo ha fatto nel momento in cui concordava di fare sesso con me, su quella fottuta chat dalla quale mi sono cancellato il giorno dopo. Mi sono rivestito coprendolo di insulti e ho borbottato per tre chilometri tornando a casa a piedi, di notte fonda per le strade di Reggio Emilia. Non riuscii a dormire quella notte per quanto ero incazzato.

 

Sono passati alcuni mesi da questo scomodo evento e mi sono reso conto che è difficile avere un appuntamento con me. Non ci riesco.
È una cosa più forte di me. Ho avuto tante di quelle batoste che non faccio altro che affrontare la vita evitandole. O almeno provando a evitarle.
Può sembrare un ossimoro ma vi assicuro che non lo è. E se il mio ultimo ex mi diffama sulle chat di internet dicendo falsità su di me, e altri si chiedono se la mia cintura sia lunga come l’equatore o se c’ho un supermercato dentro il mio frigorifero, ed altri ancora fanno battute dicendo che ho un cuore di pietra, rispondo dicendo che:

  1. il puttanone mentecatto non sa cosa inventarsi, se gli dai credito è ovvio che tu, ciccio, con me, non ci bevi neanche un caffè;
  2. purtroppo sono uno che gli si guasta facilmente l’appetito, di conseguenza rimango inappetente per un bel po’ fino a quando lo stomaco non comincia a protestare, e se c’ho i nervi, non mangio… sbrano! Se sto incazzato in un ristorante, sono l’incubo dei camerieri… rischiano l’amputazione di una mano… a morsi;
  3. quanto al cuore di pietra, non so che pietra preziosa possa essere, so solo che è incrinata. E di brutto.

In queste tre risposte c’ho messo un bel po’ di ironia. Spesso ripeto che essa è la mia medicina per non tirare le cuoia del tutto, ma se devo dare una risposta seria, beh…  sono in pochi a conoscermi del tutto ed è colpa mia. Mi apro molto con gli amici – all’amicizia ci credo ancora e molto – ma è come aprire una porta con una catenella… se vuoi entrare, io ti lascio sulla soglia, ti permetto di sbirciare dentro, ma non ti permetto di entrare perché poi farai qualcosa – volente o nolente – che non sarà riparabile. Ti permetto di prendere un caffè con me nel soggiorno, e se succede, sei davvero fortunato/a, ma altre stanze della mia casa/anima, non te le mostro.

307248_10151137424971503_2108125965_nIl puttanone mentecatto, R., ha fatto un ottimo lavoro diffamandomi… infatti è capitato di incontrare persone abbastanza piacevoli a cui ho sentito poi dire che effettivamente “non sono quella brutta persona che R. ha descritto” e a quel punto, la situazione “non è più piacevole”. Perché se mi vien detto questo significa che si è dato credito ad un deficiente, senza conoscermi. Ma anche se viene riconosciuto che non sono una poi così cattiva persona, quel pregiudizio avuto su di me grazie alle balle di R., io non riuscirò a cancellarlo. E questo non va affatto bene.
Sono ingrassato di circa 40 kg da quando ho smesso di fumare. Fumando mi sfogavo, mi calmavo, ma – non ne abbiano a male quelli che sono “anti-fumatori” – sarebbe stato meglio non smettere: i polmoni si trapiantano, la ciccia no. Mangio poco, ma molto male. Mangio frutta, e verdura, e carni, nei momenti sbagliati. Non riesco a rinunciare alle bibite frizzanti e a quelle alcoliche, seppur mi controllo parecchio. Ma non riesco a trovare una tecnica di sfogo davvero efficace, tra il lavoro che faccio (la mia misantropia nel weekend è indiscutibilmente insopportabile!) e le soddisfazioni che vengono spesso inesorabilmente a mancare.

Quanto al cuore, beh, che sia una pietra preziosa o un meccanismo complesso, ormai non funziona più. Ormai mi serve solo per pompare il sangue e fino a quando riesce ancora a farlo, mi va bene così.

Vorrei tanto, davvero, potermi innamorare di nuovo.
Sentire l’emozione di avere qualcuno accanto che mi stringe la mano mentre dormiamo la notte nello stesso letto, con cui pianificare una bella vacanza per entrambi, con cui decidere quale formato di pasta cucinare domenica per pranzo. Piccole banalità, forse, ma il vuoto che spesso sento, è composto anche dall’assenza di quest’ultime. Ed è un vuoto davvero enorme.
Per il resto io sono fatto male: sono un uomo da un uomo solo. Io. E me stesso.

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Incompiuto o Incompleto

Questo post nasce come una riflessione. Una riposta ad una domanda postata da un amico di facebook.

Altre persone hanno commentato ma a seguito della visita di alcuni parenti, e di tante altre cose partite da quella che voleva essere la mia risposta, ho scelto di rispondere usando il mio blog.

Mauro, vedersi di fretta può essere a volte una forma di sollievo dal non vedersi per niente, e quel senso di “incompiutezza” è il prezzo da pagare. Ho vissuto un amore nascosto quando vivevo in terronia, abitando io ed il mio amore in due paesini (del cazzo) distanti una ottantina circa di chilometri (in linea d’aria), aspettavamo entrambi il week-end con impazienza, e l’unica cosa fatta di fretta in quei casi era il venirsi incontro per abbracciarsi in un posto dove nessuno poteva vederci.
Ricordo ancora di quanto mi sentissi – durante l’adolescenza – incompleto, come se mi mancasse qualcosa, nonostante cercassi di adattarmi sempre a quello che facevano gli altri. E ricordo che l’estate dei miei 17 anni fu molto complicata… lavoravo per l’ultimo anno al lido estivo e condividevo il monolocale a nostra disposizione (il lido estivo dove lavoravo reclutava camerieri in altre province, e dava a disposizione dei monolocali: 4 ragazzi/e divisi in 2 monolocali), e ci lavoravo per pagarmi i libri di scuola che mio padre aveva scelto per me senza che io fossi d’accordo, ma questa è un’altra storia… ebbene dividevo il monolocale con Johnny, che era il mio migliore amico e che una notte, dopo l’ennesima discussione telefonica con mio padre, andai a dormire di malavoglia, e mi svegliai guardandolo in faccia… era sopra di me… e mi disse che voleva darmi qualcosa che sentiva venire dal cuore…. si dichiarò… tre secondi dopo lo confessai a me stesso e a lui: lo amavo! Era la prima volta che mi sentivo così vivo, e per tante notti, passate sotto lo stesso tetto e sopra lo stesso letto, sentivo di non voler essere da nessuna altra parte al mondo!

A settembre ognuno tornava alla sua vita quotidiana, fatta di scuola e routine, io in calabria, lui in sicilia… distanti ma non col cuore, ed ogni sabato per il primo anno che stavamo “insieme”, raggiungevamo entrambi Messina (la città a metà strada) e passavamo il pomeriggio insieme (e a volte anche la notte)… e a sera, separarsi era così triste e brutto…

Ci amavamo moltissimo e avevamo tanti sogni e progetti da realizzare, posti da visitare insieme, per poter trovare il nostro posto speciale dove condividere la vita e completarci a vicenda, un futuro che appariva sempre più luminoso e vicino. Un futuro tanto desiderato che però non è mai arrivato.

Infatti, 5 anni dopo, un tumore me lo ha portato via, prima di poter realizzare la prima parte del nostro progetto: andare via insieme! Mettevamo i soldi da parte per poter scappare via da quella terra ostica (così ci appariva all’epoca) e vivere insieme alla luce del sole… (eravamo giovani ed ingenui…)

Quando a Messina ci salutavamo, eravamo nello splendido salone dei mosaici della stazione di Messina Marittima… io prendevo il traghetto, e lui correndo nell’adiacente Messina Centrale, prendeva poi il treno per tornare a casa sua… nella confusione oppure nel deserto totale, ci guardavamo furtivamente attorno se c’era qualcuno, e poi di fretta ci abbracciavamo e ci salutavamo con un bacio, sempre di fretta, tutte le volte!

Si, quella sensazione che hai descritto nel tuo post, l’abbiamo avuta anche noi. E a me – che son sopravvissuto – è rimasta tuttora impressa!

L’ultima volta che si siamo visti, quando in ospedale ha chiuso gli occhi per l’ultima volta, ero insieme a suo padre (che ormai sapeva di noi)… son rimasto forse un’ora a piangere stringendo la sua mano. E dopo dieci anni, mi sembra di essere rimasto lì troppo poco. Il futuro che aspettavamo, per andarcene via, alla fine è rimasto incompiuto. E non c’è niente di peggio di una cosa iniziata e rimasta incompiuta.

Paola ha scritto bene nel suo commento… le tue sensazioni sono più che normali. E aggiungo che le abbiamo provate tutti!

Col tempo poi, sono venuti altri amori… mai paragonati col primo, ma mai intensi allo stesso modo, mai così appaganti e passionali, mai così autentici… mai così completi… ed infatti poi saltava fuori che io ero innamorato ma non ricambiato. L’ultima volta che mi sono innamorato è stato 4 anni fa, con un ragazzo la cui tenerezza mi aveva colpito e conquistato, ma che poi in realtà si è scoperto essere un bugiardo ed un mignottone, un manipolatore, un disonesto. È stata la seconda volta che ho asciato io anzichè essere lasciato, e da allora non mi è più riuscito di innamorarmi, non ho trovato nessuno a cui interessi per quello che sono, nessuno che abbia voglia di seguirmi, nessuno che abbia voglia di scoprirmi, nessuno che mi faccia sentire completo… si… perchè col passare del tempo ogni cosa si sgretola, e la mia apparenza granitica nasconda un senso di incompletezza mostruosa. E anche la famiglia se ne sta pian piano accorgendo (Jessica Fletcher a 90 anni l’avrebbe già capito, i miei parenti no… e non so su quale pianeta vivano!), in quanto ad alcune occasioni, sono apparso stranamente freddo… stanno intuendo forse che mi sento incompleto e forse, l’hanno capito nonostante io neghi a me stesso questa sensazione.

Ero molto ingenuo allora, e se avessi avuto maggior coraggio, forse mi sarei dichiarato ai miei, e poi quel futuro si sarebbe magari compiuto, e magari… avremmo scoperto quel male in tempo, prima che fosse incurabile.

Mauro, cerca di eliminare quel senso di disagio, vai a convivere con il tuo amore: il presente è una certezza, il futuro è una cambiale che rischia di essere insolvente!

Un abbraccio, Francesco

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Una settimana fa, esattamente sabato scorso, mi sono svegliato facendo una cosa che non facevo da circa 5 anni e mezzo.

Ho pensato un numero e l’ho detto, non nella mia testa ma a voce.

Appena detto il numero, dopo qualche secondo, ho cominciato a piangere.

Ogni giorno mi svegliavo e dicevo un numero, conteggiando dalla tua morte e mi ero fermato a 1.667 alla fine di luglio del 2009. Quella mattinata in cui ero venuto a trovarti per la prima ed ultima volta da quando avevi chiuso definitivamente quei tuoi splendidi occhi verde chiaro. Quella mattina in cui ti ho lasciato andare.

A quel sabato sono passati 3.652 giorni, ovvero 10 anni esatti. È più il tempo passato senza di te che con te, eppure non ti ho pensato così tanto ultimamente mentre oggi invece, qualsiasi cosa faccia, non riesco a farla senza pensarti.

La radio aziendale tra un brano natalizio ed un altro, passa pezzi musicali che ballavamo insieme, compreso perfino un tango. Torno a casa sentendo questo freddo che mi ricorda il nostro più bel capodanno a Messina. Una telefonata della mia famiglia mi ricorda dello scorso capodanno, passato in ospedale per mio padre, molto simile all’ultimo capodanno passato con te. Uscendo di nuovo, passo davanti un’agenzia viaggio che espone poster di isole greche dove volevamo andare e non siamo mai andati, un pizzaiolo vicino casa ha una foto panoramica a 180° di Messina (scattata dallo stesso punto dove l’avevi fatta tu, quel 3 giugno 2003 quando – in pieno giorno – mi abbracciasti davanti a passanti e sconosciuti, che non ci guardavano neanche, tutti presi dalla festa cittadina della Madonna della lettera!), passo davanti la biblioteca e ricordo quanto ti piacevano le biblioteche e riportando indietro dei libri presi in prestito, vedo che nella saletta delle mostre, ce ne sta una che sicuramente ti sarebbe piaciuta… con mappe storiche e documenti antichi, ma tu non ci sei più. E non so dire se questa “ossessione” sia l’unico amore che posso provare. Un amore impossibile. In un film però, ho sentito dire una cosa vera: gli amori impossibili sono quelli più belli, perché non possono mai finire, durano in eterno.

Eppure mi sono innamorato altre volte, di altre persone, ed alcune di queste non ti somigliavano per nulla, e magari, di sfuggita, ti immaginavo felice da qualche parte sapendomi non più solo. E sono stato lasciato tante volte, perché spesso io ero innamorato ma non corrisposto.

Per te sono stato il tuo amore unico – sempre e fino alla fine – e me li ricordo ancora quegli ultimi giorni. Temevo anche di assentarmi troppo in giusto quei 40 secondi per andare in bagno. Ti sono stato accanto anche quando stordito dai medicinali, non potevamo (io e tuo padre) fare altro che aspettare che chiudessi infine gli occhi e trovassi la pace. Ti tenevo la mano e te la carezzavo e ogni tanto la stringevi accennando un piccolo sorriso.

Mi conoscevi meglio di chiunque altro. Mi hai fatto promettere di vivere anche per te, ed io ti amavo così tanto per promettertelo senza esitazione, ma sapessi – amore mio – quanto è dura mantenere questa promessa.

Hai fatto vivere il mio cuore.

Ed ora sono passati dieci anni.

E tutto è cambiato.

Il mondo di oggi è diversissimo da quello che hai lasciato. E lo sono anch’io. Ho 31 anni ed altrettanti (se non forse anche di più) chili di troppo, sono un po’ più trasandato ma sai, quando andavamo all’oviesse trovavamo sempre taglie forti, ora che ho una taglia forte, sono sparite quelle taglie forti, tanto che la mia taglia è diventata quasi una bestemmia (e di quelle forti!!)! Vado a cercare i jeans fra i modelli base alle bancarelle del mercato o… al negozio di vestiti “hip hop”… ragazzi magri come grissini che indossano roba stra-larga che a me sta quasi stretta. Ma tu pensa che mondo immondo! I miei capelli si sono scuriti così come i miei occhi… da castano chiaro a castano scuro, praticamente sono la mediocrità più diffusa ed assoluta.

Ricordo ancora i tuoi capelli color castano chiari, un viso normale e comune con un naso senza gobba ben proporzionato – né troppo grosso, né troppo piccolo – ed occhi verdi chiari che mi incantavano con la bellezza che esprimeva il tuo sguardo dolce e tenero, quando li posavi su di me. Mi chiedevo sempre cosa ti attraesse di me, nonostante i miei difetti, il mio carattere non sempre facile, le mie pecche, le mie fisse, e non mi è mai riuscito di darmi una risposta.

Avevo trovato un anello uguale a quello che doveva essere la nostra “fedina”, e per 5 anni l’ho sempre portato fino a quando (visto che sul lavoro devo obbligatoriamente toglierlo) l’ho perso nello spogliatoio. L’ho cercato per quasi due ore, ma è stato come se si fosse smaterializzato! Quello stesso giorno, un bruttissimo giorno, ho perso anche le speranze di trovare un nuovo amore. Il mondo è fatto per quelli come te: giovani, belli, buon carattere, talentuosi, magri, solari.

Si amore mio, tu sei sempre stato un tipo solare, hai sempre brillato di luce propria mentre io non lo sono affatto, e forse non lo sono nemmeno mai stato. Io sono un tipo lunare, brillavo di luce riflessa, della tua luce riflessa. Io giovane non lo sono poi tanto, bello non direi, caratteraccio di merda a metà fra Mario Brega (nei film in cui faceva il caratteristico romano verace, che ti faceva tanto ridere quando con la voce roca, sclerava dichiarandosi “communista cosìììì”!!!!) e Anna Magnani quando baccaiava (sempre nei film, e sempre in romanesco).

Roma ci piaceva tanto, da morire. Io da allora non riuscivo a starci, anzi, solo a passarci, stavo male al ricordo… …solo un anno, son riuscito a scendere dal treno (quando, tornando in terronia per le vacanze estive – quelle due settimane che passavo dai miei – il treno si fermava per un’ora alla stazione Tiburtina) e a fumarmi una sigaretta per non piangere su un marciapiede ferroviario nella città eterna.

Non mi piace scendere in terronia. Ho sempre il timore di rimanerci bloccato e di rivedere (peggiorati) i posti dove abbiamo condiviso dei bei momenti. Ad esempio, quando il treno si ferma ad Amantea, si vede sempre il castello, il monastero, e la torre. Mi ricordo ancora quando li esplorammo insieme, rovinandoci le gambe con i rovi e le sterpaglie, ma accanto a te non badavo a questo come non badavo nemmeno all’eventuale presenza di serpenti e bestie. Accanto a te potevo andare in qualsiasi parte del mondo, mi saresti rimasto sempre accanto, non potevo provare nessuna paura.

Qualsiasi cosa succedesse, eri sempre in grado di dire la cosa giusta al momento giusto, per salvare la giornata, per fare la differenza. Sapessi da quando non ci sei più quante e quante volte ho avuto bisogno di sentire la tua voce.

Quando invece eri tu ad essere giù di morale, bastava che sentissi dirmi “sono qui” e stavi subito meglio. Mi piaceva molto prendermi cura di te. Quando andavamo in giro e puntualmente ti perdevi sulla cartina, ci mettevo tre secondi per dirti dove eravamo e baciarti di sfuggita. Quante volte abbiamo girato per le stradine vecchie di Roma, tra piazza Navona ed il Tevere, incuneandoci nei portoni e coccolandoci visti solo da qualche gatto o da qualche turista perso per caso?

Ti tenevo stretto stretto, sentendo il tuo respiro sul collo ed il tuo cuore che batteva sul mio petto. Ora è tutto così lontano, così perso nel tempo.

In passato mi sono sentito in colpa.

Se avessi avuto più coraggio, ce ne saremmo andati via insieme subito, 15 anni fa… …15 anni… per me si tratta di quasi mezza vita. Fossimo andati via insieme, forse avremmo scoperto il tumore prima che fosse troppo tardi.

…è tutta colpa mia. Potrai mai perdonarmi?

Ora magari mi obbietteresti che amare non è una colpa, ma la mia paura di ferire te e i miei genitori mi ha reso colpevole. La paura vigliacca di fare del male a chi ci vuole bene, è la paura peggiore, perché ci fa sbagliare ogni cosa e alla fine, realizza proprio quei timori per cui abbiamo sbagliato e sofferto, invano.

E i miei genitori non sanno nulla, sospettano qualcosa di totalmente astratto e diverso, e non sanno di te, di noi, e di tutto quello che abbiamo vissuto. Quando ho provato a dirlo a mia sorella, caso ha voluto, che passassero accanto a noi tre ragazzini piuttosto effeminati e appariscenti, e la battuta fatta da mia sorella mi gelò il sangue nelle vene.

In quel momento mi son sentito completamente solo. Ancor di più di quando ho fatto coming out con R. che al momento sembrava l’avesse presa bene, poi invece divenne irreperibile. Piuttosto che affrontare l’argomento, ha preferito buttar via 9 anni di amicizia profonda. E chi lo sapeva che questa amicizia che sarebbe potuta durare tutta la vita, finisse così, sotto il dogma per cui “l’omosessualità è un abominio”! Lei ha preferito continuare a cantare salmi al coro della parrocchia piuttosto che continuare la nostra amicizia.

L’anno successivo, durante l’ennesima vacanza in terronia, andai a visitare la “nostra” Messina. I luoghi nascosti e romantici dove abbiamo vissuto momenti di tenerezza infinita. E sapessi che tristezza, che degrado, tanto da decidere di non andarci più. Per non soffrire.

Non è rimasta una nave, una, di quelle che usavamo per attraversare lo Stretto. L’ultima ad andarsene, è stata la più vecchia rimasta, la mitica Iginia, classe 1969, gran classe, una Signora Nave! Mi ricordo quando un inverno, entrammo nel salone di poppa completamente deserto, e seduti l’uno accanto all’altro, ci coccolavamo guardando le luci della costa che si allontanavano. In quella sala, in quel buio,con quel panorama, sognavamo un mondo dove non nasconderci, dove ammirare qualsiasi bellezza della natura e della vita senza aver nessun timore di prenderci per mano o restare abbracciati.

E adesso, dieci dopo la tua scomparsa, mi sono rimasti solo ricordi intangibili.

Ed io sto morendo, ogni giorno che passa. I miei capelli diradandosi cambieranno colore da castano a grigi o bianchi, le articolazioni mi faranno male sempre più tanto da farmi rinunciare alle lunghe passeggiate, e gli acciacchi mi impediranno di godere della brezza fredda che, accarezzandomi il collo, mi darà l’impressione che tu sia ancora accanto a me. Già ora fatico a comprendere i “nuovi giovani” – ragazzi che hanno una decina di anni meno di me, non capisco il loro slang, la loro musica, il loro fottuto modo di vestirsi (a casa hanno specchi di piombo? il cavallo dei pantaloni poco sopra le caviglie? hanno forse la giarrettiera al posto della cintura o hanno delle bretelle attaccate ai boxer?) – e poi mi ammalerò o mi succederà qualcosa (anche prima del cambio di colore dei miei capelli) che mi fermerà il respiro ed il cuore e non ci sarò più. Ogni memoria di noi, e di te, sparirà. Ed io non so se ti incontrerò in un aldilà, magari ti riconoscerò ancora giovane e bello come 10 anni fa, ma tu riuscirai a riconoscermi una volta così invecchiato? O forse quei nostri aliti di vita chiamati “anime”, vagheranno per il tempo e per lo spazio incontrandosi prima o poi e andando avanti verso l’infinito e l’ignoto. Per sempre. Di fronte all’eternità cosa sono tutti quegli anni che abbiamo passato insieme o che avremmo potuto passare insieme se le cose fossero andate diversamente e sono passati e che passeranno… senza di te… se non …nulla?

Con questi pensieri sono andato a dormire. Cercando di distrarmi con la solitudine, o con la chat, o con la musica.

Sono stati questi, giorni in cui avrei voluto non esserci. Non essere presente in nessun luogo dove non ci fossi anche tu.

Ma dopo questi giorni di spaesamento e di brutte notizie, di discussioni inutili, e di ricordi, e di nostalgie, io non posso non guardarmi attorno. E tu non ci sei più.

Ho fatto i conti col passato e li ho chiusi, nonostante qualcuno volesse impedirmelo meschinamente. È difficile guardare avanti, ma non posso fare altro.

Mi manchi.

σ’αγαπώ … πάντοτε!

 

Tango

Qualcuno più bravo di me disse:

Il tango è un pensiero triste che si balla.

Giovedì notte ho visto i campionati europei di tango su raiuno, e neanche a farlo apposta, venerdì sera, mentre rientravo dal lavoro cambio strada e vado all’ostello di Reggio Emilia dove sapevo ci fosse una serata danzante di tango. Andavo con lo scopo di veder ballare la gente.
Invece gli insegnanti invitarono le persone lì presenti a formare delle coppie e a ballare… sono stato “rapito” da una gentile signora con cui ho ballato un’oretta… erano 8 anni che non ballavo così il tango, ed ora lo facevo con una perfetta sconosciuta…

 …uno degli insegnanti ha notato che non sapevo guidare… lo so… ma provavo quasi fastidio ad essere in contatto con una sconosciuta. Badate: non perchè fosse una donna o una sconosciuta o entrambe le cose, ma perchè c’era un contatto. Ma poi ho sentito un tocco al cuore, respiro profondamente e sento un soffio sul collo, sottile, delicato, caldo come un respiro ed un volto ed una voce che non dimenticherò mai si materializzano nella mia mente… mi lascio guidare… non da quella gentile signora, ma dalla musica…

Sono passati 8 anni da quell’ultima volta… e anche allora ci lasciavamo guidare… dalla musica e dall’amore… e improvvisavamo, noi due, sempre di nascosto, ad ogni accenno di tango che la radio – che tenevi sempre accesa – passava, mollavamo tutto e ballavamo… anche se tango argentino doc magari non era….

…ci guardavamo negli occhi a dispetto della regola che impone di non farlo, e sognavamo ad occhi aperti di essere altrove, magari in mezzo alla gente che ballava senza badare a noi due… una cosa “normale”…

…e quante volte, quante,  ho guardato le coppie – e le guardavi anche tu – che nelle feste di Paese ballavano tranquillamente mentre noi non potevamo farlo… un ballo… e se lo facevamo, era di nascosto, sempre… sempre noi due, soli… guardandoci negli occhi e immaginando il nostro futuro insieme… un futuro che non è mai arrivato. E che mai arriverà!
Ricordo ancora quella volta… l’ultima… era il 29 agosto del 2004…

…e tu quella volta mi stringesti così forte, volevo che quelle notti non finissero mai… mai.

La brezza del tirreno aveva lasciato il posto alla brezza di terra, e ci baciavamo sotto un cielo stellato che pareva essere la scenografia di chissà quale polpettone romantico cinematografico. Volevo che quel momento non finisse mai.

Sono passati 8 anni, e tu sei nel mio cuore e nei miei ricordi.
Qualche giorno fa ho detto – o forse scritto – che se nasciamo con un orientamento piuttosto che con un altro, è perchè questa vita profondamente ingiusta voleva almeno aiutarci a trovare quell’amore a cui ognuno è predestinato. Ognuno di noi – nessuno escluso – è predestinato a qualcuno. L’anima gemella… se la trovi, è un miracolo di amore… se la perdi, non c’è più niente da fare.

Venerdi sera ho ballato il tango con una sconosciuta all’ostello di Reggio Emilia. La signora, al momento di congedarci, mi ha fatto pure un pò di complimenti a cui ho ricambiato, e alcune persone mi guardavano dicendo che me l’ero cavata, uno mi chiese se l’avevo già fatto… dissi che l’avevo già ballato in passato… niente di più. Non so guidare nei balli di coppia, per questo non mi piace il contatto con gli altri e preferisco quelli di gruppo.
Ma questa volta, ho ballato veramente il tango (non come provai, non riuscendoci bene, l’anno scorso), ed è vero… il tango è un pensiero triste che si balla.
E se ho ballato relativamente bene, è perchè avevo tutto questo nella mia mente mentre ballavo, mentre mi lasciavo trasportare dalla musica e dai ricordi. Non ho dormito la notte, perchè mi riesce difficile concretizzare quel pensiero che è stato interrotto dalla fine del ballo. La mia anima gemella eri tu… quant’è difficile anche solo pensarlo… che adesso che non ci sei più… les jeux son fait!

E allora, TANGO!

Desperate housebachelor in the city #7 – Non dimenticare a San Faustino…

…a fare un pieno di buon vino!

No, non sto diventando alcolizzato, ma mi son fatto un risotto alla milanese come Wilma De Angelis comanda!


(Avvertenza: se avete il cuore debole, evitate di guardare questo video!)

E per il risotto alla milanese anzichè un vino secco vi consiglio di usare (con giudizio) del buon bianco amabile, magari frizzantino, ovviamente, se vi piace la carne trita ci sta bene ma in tal caso limitate il vino perchè la carne lo assorbe molto bene!

Quest’anno, rassegnato all’eterna devozione a questo Santo protettore di noi single per scelta (altrui), ho passato il pomeriggio riposandomi un pò e poi mettendomi a cucinare. Tuttavia non potevo fare a meno di tenere la tv accesa e notare come questo Paese non sia adatto a me due volte: 1° perchè sono gay; 2° perchè sono single!
Non c’è stato un canale, uno solo, che non si sia accanito con la festa del giorno prima, e anche spegnendo la tv ed uscendo per un’oretta, non potevo fare a meno di guardare queste coppiette che mi venivano letteralmente addosso. Passando poi da Acqua e Sapone per comprare del detersivo per piatti, c’era anche la commessa che mi voleva far sentire un profumo – a suo dire – irresistibile, e che avrei potuto fare “grandi conquiste”… che c’ho scritto “ZITELLO” sulla fronte???
Mi sono girato guardandola malissimo e un lampo di soddisfazione mi ha colto quando è arrossita per la gaffe. (O per la paura!)

Ma mentre ero in fila alla cassa ho notato una coppietta di due ragazzi, di cui uno virile come una drag queen, e mentre pensavo questo, mi affaccio a vedere che dalla sua busta di carta posata per terra… usciva un ciuffo biondo…una parrucca… un pensiero e neanche a farlo aposta, la busta di carta si accascia a terra e la parrucca prendela sua forma… un caschetto biondo… e intravedevo anche un paio di lustrini… eccoci, vai, lo sapevo io! Indovina questo che fa nel tempo libero… già me lo immagino…


(no, non era lui… ma immagino combini cose del genere!)
(Quindi fra le due litigante, la terza… ride!)

  Perchè dobbiamo avere lo stereotipo che ogni gay, vuole diventare Raffaella Carrà? Io no!


(da “la hora de Raffaella” – tve – 1976)
(eh… anni ’70… bei tempi per pidocchi e piattole, e tempi duri per i barbieri!)
(Se poi i costumi erano in tessuto sintetico, ahi voja l’elettricità statica!)

Che sia questa mia anticonformità la vera ragione della mia singlitudine?
Ad ogni modo non mi vedrete mai fare cose del genere… sul mio CV, come DHD prima, e come Black Widower dopo… ho combinato di peggio!!! (Ma vi immaginate a me sul cubo? Ebbene si, questo l’ho fatto… che vergogna!!!)

Ed infine, la serata si è conclusa guardando l’ennesima puntata di “Leone – il cane fifone” seduto sul divano, a gambe incrociate, col barattolo di nutella… e la bottiglia di Garzellino a portata di mano! Ancora mi chiedo: ma come sono arrivato a questo punto?
Ce l’ho messa tutta, sono stato me stesso, senza maschere e senza finzioni, eppure niente da fare. Tento sempre di restare coi pidei per terra ma senza diventare cinico, e poi? E poi succede che comunque, ci casco con tutte le scarpe. Puntualmente. E finisce sempre alla stessa maniera, quando per un motivo, quando per un altro, ma sempre lo stesso finale: Seduto sul divano a guardare qualche scemenza in televisione… con un vasetto di nutella… ed un bottiglione di vino.
Svuoto il primo. Non tocco il secondo. Perchè non voglio dimenticare… per non sbagliare di nuovo – tentativo vano, quello di correggersi – e non cascarci più.
Ma stavolta son deciso a non cedere. Basta romanticismi, basta uscite a scopo di conoscere qualcuno, basta.
E che San Faustino mi protegga!

Vi lascio con questo video…

…e un appello: Wilma!!!! Torna in cucina!!!! Insegnami la tua arte!!! (Quella culinaria! Sono stonato come la campana caduta sulla testa di Peppone!)(Spiacente, non ho trovato il video!)

Post Scriptum: Ma l’immagine del video sopra, non vi ricorda qualcuno? …. …. …. …. …. …. ….

Puttino cretino!!!

Ma come? Giusto ieri mi affidavo a te e oggi mi fai questo cattivo e spietato scherzo? Complimenti!
Sei proprio inaffidabile!
Ho fatto di tutto, ho perfino smesso di cercare, perchè come diceva lo scrittore e poeta Pierre Teophile Gautier

l’amore è come la fortuna: non le piace che gli si corra dietro

…e cosa ho ottenuto? Nulla!
Circa due mesi fa, ho conosciuto un ragazzo biondo, occhi chiari, alto più o meno come me, e cenando e parlando, e poi passeggiando, tu, puttino cretino, ha scoccato la freccia, ed io senza lasciarmi condizionare dal passato, senza neanche svelarlo, ci casco! Ci casco con tutte le scarpe!
Mille volte, dopo una delusione mi dico che non ci casco ed invece… ma stavolta sarà diverso.
Perchè avevo messo le chiaramente le carte sul tavolo ed avevo chiesto solo onestà…

  

…ed invece no. Scusa dopo scusa, bidone dopo bidone… non voglio sapere la verità che ci sta dietro, magari già impegnato con un altro, magari con un’altra, non m’importa e non lo voglio sapere. L’unica cosa che so è che dopo il corpo, anche l’istinto mi ha tradito, ed ora ho il cuore infranto. Di nuovo.
A cosa mi serve provare dei sentimenti per poi trovarmi a soffrire di nuovo così?  υποφέρουν

In momenti come questi sono duro con chi mi ha deluso, ma sono ancora più intransigente verso me stesso… non faccio altro che chiedermi se il vero problema non sia io, visto che attraggo solo maniaci seriali. Mi chiedo perchè mi innamoro spesso di chi certo non sceglierà me, non amerà me, perchè sono cosi stupido da cascarci sempre, concedendo fiducia ed altro ancora a gente che non merita nemmeno di essere guardata in faccia?
Ma adesso basta. Non  voglio più saperne… ho mantenuto le porte del mio cuore aperte e nessuno ha voluto entrare e far parte del mio mondo e della mia essenza non gliene importa nulla a nessuno… adesso basta! Non mi serve sentire che arriverà qualcuno anche per me, anzi non mi è affatto di consolazione sapendo cosa mi è successo in passato… anzi, non mi importa cosa ho detto, adesso basta e chiudo tutto. Chiudo il mio cuore, chiudo il mio mondo interiore e la mia essenza, perchè sono stufo di dare perle ai porci!
A che cosa mi serve innamorarmi?
Adesso basta, mi inacidisco ancora di più e non sarà in chiave ironica… sarò acido con tutte le coppiette romantiche che incontrerò, sgarbato con tutti quelli che moineranno davanti a me, in particolare coi gay… non è giusto che gli altri abbiano qualcosa che io non avrò mai più. Ma il mondo è ingiusto, questo si sa, e nessuno ci ha detto che la vita è bella, ma ci hanno detto solo che vale la pena viverla… e questa è vita?
Mi chiedo a cosa mi serva tutto ciò… sono incazzato nero, e non so come sfogarmi e allora eccomi qui, scrivo, cucino, faccio partire la lavatrice, non riesco a dormire per i nervi, lascio asciugare le patate che poi sbuccerò, schiaccerò, unirò ad un impasto di farina, lievito e zucchero, e poi lo lascerò lievitare al caldo per poi fare delle ciambelle. Mentre in un altra pentola, il argù con pezzi di manzo bolle a fuoco lento da 3 ore e continuerà così fino alle 8. E intanto in frigo, i filetto di petto di pollo stanno in frigo a mollo nel latte, per farne delle cotolette alla milanese. Spero solo che mi basterà l’olio e che riesca a mangiare tutta questa roba nell’arco di una settimana. Puttino cretino, fai solo danni ma adesso non mi freghi più.
Dell’amore non ne voglio più di che sapere!

Padrone di un cuore solitario, molto meglio che padrone di un cuore infranto – Yes

 

Mi dedicherò meglio alle cose che più mi fanno stare bene… la scrittura, la lettura, la fotografia… dell’amore ormai mi resta solo qualche ricordo, nessuna speranza, nessuna aspettativa… puttino cretino!

 

10° anniversario…

…non me lo aspettavo, quando l’ultima volta ti scrissi, non m’immaginavo delle difficoltà che vennero dopo…
…non mi immaginavo neanche di potermi invaghire ancora di qualcuno… invano!
Ma non m’importa… quella notte, tra il 26 ed il 27 giugno di 10 anni fa… mi apristi il tuo cuore e lo mettesti in contatto col mio… eravamo appagati dal nostro amore… una notte indimenticabile fatta di abbracci, coccole, carezze e baci.
Ci bastava questo… ma ora… non riesco a dormire ed il cuore mi sembra scoppiare, mentre il tempo è un concetto difficile da spiegare e complica ogni cosa, perdendo di significato.
Come sempre, anche questa volta ti parlo con il cuore in mano… è tenero, ed è fragile… è come un cristallo a cui basta un semplice filo di luce per proiettare un grande e splendido arcobaleno. Quel filo di luce eri tu, che squarciavi – col tuo amore e con la tua semplicità – una fitta oscurità dove anche le emozioni ed i pensieri faticavano a formarsi, trovarsi, esprimersi.

Questo cuore ha cominciato a splendere questa notte… 10 anni fa… quando ho scoperto l’amore… quando un altro cuore splendente e puro appagò il suo bisogno di amare e di essere amato, e lo fece sempre, fino alla fine.
E anche se 5 anni fa ha smesso di battere, e anche se qualcuna ha cercato di offuscarlo, e anche se non riceve più quel filo di luce, questo cuore batte ancora… splende ancora… e ogni tanto, piange ancora… perchè ancora sa emozionarsi, dimostrazione naturale che è ancora vivo, come l’amore che ci ha legato da quella notte.
Una 
notte davvero indimenticabile… perchè da quella notte, 10 anni fa, il mio cuore cominciò a vivere.

Francesco Cuore rosso Rosa rossa Cuore rosso

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